Qualcosa che mi
affascina molto è
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19 settembre 2012
La sfrontatezza del nulla
Qualcosa che mi
affascina molto è 26 ottobre 2011
Allergici alla democrazia
Siamo
alla fine di un ciclo. Da adesso in poi ogni atto che verrà portato in
consiglio comunale sarà l’ultimo, della sua categoria, di questa consiliatura.
E ognuno di essi servirà a delineare una valutazione sull’operato
dell’amministrazione e, in una certa misura, anche dell’opposizione. Dalla
lunghezza dell’intervallo tra un consiglio comunale e l’altro – il record è
stato recentemente battuto con un’interruzione di tre mesi e mezzo (da giugno a
ottobre) – già ci si può fare un’idea delle difficoltà della maggioranza nel
prendere parte al più importante momento di partecipazione democratica e di
confronto: il consiglio comunale. Questo sia perché fondamentalmente allergici
sia alla partecipazione che alla democrazia, sia perché preoccupati dal
confronto con l’opposizione, che li ha sempre visti in enorme difficoltà. Basta
assistere ad un consiglio comunale per rendersene conto. E così è stato anche
negli ultimi due. Era passato talmente tanto tempo dal precedente che un
consiglio comunale non è bastato ad affrontare tutte le questioni che si erano
accumulate. Basta pensare che il primo punto all’ordine del giorno – il
rendiconto del bilancio 2010 – avrebbe dovuto essere approvato entro il 30
aprile 2011. E per l’approvazione del secondo punto – gli equilibri di bilancio
2011 – si è resa necessaria una diffida da parte del Prefetto a convocare il
consiglio comunale, per non correre il rischio – in caso di mancata
approvazione nei tempi indicati dall’organo prefettizio – di essere
commissariati.
Da
questi aspetti si capisce molto bene quale sia l’atteggiamento della nostra
amministrazione, il cui impegno e la cui solerzia sono ineguagliabili solo ed
esclusivamente quando si devono affrontare temi, come l’urbanistica, che
preludono alla devastazione speculativa del territorio. Per esaminare le
osservazioni alla variante al piano regolatore si riuniva il consiglio comunale
ogni settimana. In quel caso la conclusione dell’iter procedurale per
l’approvazione della variante aveva la priorità su tutto e la maggioranza era
letteralmente precettata. Altrettanto solerte è stata l’amministrazione quando
ci si doveva occupare di questioni che riguardavano direttamente il sindaco.
Come l’istituzione di una commissione ad hoc per garantirgli la possibilità di
organizzare “Caput Lucis” nel suo ristorante o l’organizzazione di una sagra
delle nocciole – con soldi pubblici – che sembrava una kermesse pubblicitaria
per la sua azienda.
Ovviamente
la solerzia e l’impegno vengono meno quando i problemi da affrontare riguardano
la collettività. In quel caso l’amministrazione diventa improvvisamente
distratta e assente e così abbiamo la zona dei cerchi in stato di abbandono da
oltre tre anni, la via Casilina senza illuminazione e con cantieri privi dei
requisiti di sicurezza per l’intera estate, la scuola pubblica piena di disagi
e problemi, aggravati dai tagli operati dalla giunta con l’ultimo bilancio, una
biblioteca inesistente, l’assoluta inadeguatezza di gran parte dei servizi per
la collettività e i mille altri problemi che i cittadini devono vivere ogni
giorno, nell’assoluta indifferenza dei nostri amministratori.
Un’indifferenza
che si è manifestata in modo inequivocabile proprio negli ultimi due consigli
comunali, al termine dei quali sindaco e vicesindaco sono fuggiti di fronte all’obbligo
che la legge impone loro di rispondere alle interrogazioni presentate dai
consiglieri di opposizione. In pratica sono rimaste inevase tutte le
interrogazioni del 2011, che vertono su argomenti di interesse dei cittadini e
della collettività. Purtroppo non c’è nulla da fare, né il sindaco, né il
vicesindaco hanno tempo da perdere per i propri concittadini, salvo andarli a
cercare per chiedere nuovamente il consenso convinti di poter continuare a
gestire il potere in questo modo plumbeo e clientelare, sempre nell’interesse
di pochi furbi e alla faccia di molti, spesso inconsapevoli. Quello che abbiamo
fatto in questi anni e quello che faremo nei prossimi mesi sarà di cercare di dare
a quei molti tutti gli strumenti necessari per garantire loro la massima
consapevolezza. Poi saranno loro, i
cittadini labicani, a scegliere se vorranno tenersi questi amministratori o se
vorranno, finalmente, aprire una pagina nuova – e pulita – nella politica
labicana.
3 ottobre 2011
Interrogazione lavori via Casilina
Al Sindaco di
Labico, con richiesta di risposta al primo Consiglio Comunale utile e contestuale
iscrizione del punto all’odg
I sottoscritti
consiglieri interrogano il sindaco, per sapere, premesso che:
-
da diversi mesi sono in corso i lavori di
rifacimento dei marciapiedi lungo la via Casilina e i cui cantieri stanno creando
molti problemi, sia al traffico veicolare, sia a chi percorre la strada a
piedi;
-
per quasi tutta l’estate è addirittura mancata
l’illuminazione, con grave pericolo per i pedoni che – a causa dell’inagibilità
di un lato della strada – si trovavano costretti ad attraversare, anche più
volte, la sede stradale;
-
con l’avvio dell’anno scolastico, la
preoccupazione per i genitori e i nonni che accompagnano i bambini a scuola è
aumentata ulteriormente, a causa delle difficoltà di parcheggio,
l’impossibilità di camminare lungo un lato della strada e la pericolosità di
attraversare;
-
appare evidente, anche per chi non ha una
specifica competenza, che in molte circostanze le condizioni dei cantieri sono
state ben al di sotto degli standard di sicurezza imposti dalla normativa
vigente e, nonostante le segnalazioni e qualche intervento da parte della ditta
che esegue i lavori, la situazione appare tuttora insufficiente, come dimostra,
ad esempio, la completa assenza delle prescritte segnalazioni luminose;
-
dalla documentazione relativa all’appalto
risulta che la ditta sia riuscita ad ottenere l’appalto grazie all’ottimo
punteggio ottenuto nella cosiddetta “parte tecnica” dell’offerta, ossia quella
soggetta ad una valutazione discrezionale da parte della commissione di gara;
in questo modo la ditta si è aggiudicata un appalto nonostante l’irrisorio
ribasso contenuto nell’offerta economica (inferiore al 3 per cento);
-
la parte tecnica dell’offerta comprendeva anche
l’organizzazione del cantiere e il punteggio ottenuto è risultato essere il
massimo stabilito dal capitolato di gara; in pratica, secondo quanto promesso
in sede di gara, a Labico si sarebbe dovuto realizzare un cantiere ineccepibile
sotto il profilo della sicurezza, mentre era in tutta evidenza privo dei
requisiti minimi;
Quali
provvedimenti intenda adottare l’amministrazione comunale per garantire che il
prosieguo dei lavori avvenga garantendo la massima sicurezza lungo la via Casilina , sia per
gli automobilisti, sia e soprattutto per i pedoni;
in che tempi si
preveda verranno ultimati i lavori di rifacimento dei marciapiedi.
29 settembre 2011
Interrogazione affidamento trasporto scolastico
Al Sindaco di Labico.
Per sapere, premesso che:
l’amministrazione comunale aveva indetto una gara, mediante procedura aperta, per l’affidamento del trasporto scolastico per gli anni scolastici dal 2011 al 2016;
non risulta che vi fossero elementi di irregolarità nella procedura individuata dagli uffici;
il Sindaco, in data 1 settembre 2011, ha emanato un decreto sindacale per la sospensione della gara;
come viene spiegato nella premessa del provvedimento del Sindaco, la principale motivazione della sospensione andrebbe individuata nella lettera mandata dalla ditta Cilia il 17 agosto, con la quale denunciava la carenza “dei requisiti di congruità rapportati al criterio di aggiudicazione prescelto rendendo impossibile l’inoltro di un’offerta in quanto gli oneri, con particolare riferimento alle passività correlate al lavoro dipendente, supererebbero abbondantemente la base d’asta rendendola consequenzialmente antieconomica”;
come ammesso nello stesso provvedimento del sindaco, il nostro comune è attualmente privo di una figura che ricopra l’incarico di responsabile di un servizio importante e delicato come quello che si occupa di pubblica istruzione, cultura e affari sociali;
il sindaco sembra paventare il rischio che le ditte che hanno partecipato alla gara potrebbero avere un comportamento “dissennato” e non rispettare i diritti dei lavoratori;
il sindaco ha, di fatto, ordinato una sorta di “affidamento diretto” del servizio per il periodo di sospensione della gara proprio alla stessa ditta che ne aveva chiesto la sospensione;
- a quali conclusioni siano pervenuti gli approfondimenti chiesti con il decreto del sindaco;
- per quale ragione, di fronte ad una problematica così delicata, non abbia provveduto a chiedere la convocazione urgente del consiglio comunale o, quantomeno, della commissione consiliare competente, come richiesto nella lettera del 9 settembre u.s.
31 luglio 2011
Usi e abusi di potere
Il 24 luglio 2010 grazie ad uno straordinario gruppo di ragazzi è nata una delle più belle iniziative che si siano organizzate a Labico negli ultimi anni, la “Fraschetta al Fontanone”. In quell’occasione una struttura pubblica che versava in uno stato indecoroso è stata completamente sistemata, riverniciata, ripulita e allestita per ospitare una cena all’aperto, a cui hanno preso parte circa 130 persone. E’ stato necessario un grande lavoro, durato alcuni giorni, ma che ha permesso a molti labicani di riscoprire e un pezzo del paese condannato – da un’amministrazione apatica - all’abbandono e al degrado.
Il successo è stato eccezionale. Per molti mesi si è parlato di quella serata come qualcosa di magico, del quale tutti quelli che hanno partecipato serberanno un ricordo particolare, mentre quelli che non c’erano aspettavano con ansia la “seconda edizione” per poterci essere. Non a caso appena sono iniziate le prenotazioni si è raggiunto il tutto esaurito. L’aspettativa era tanta e gli organizzatori ce la stavano mettendo tutta per riuscire a bissare il successo dell’anno prima.
A gelare gli entusiasmi ci ha pensato il sindaco del Paese. La fraschetta non si poteva fare. Nella comica lettera con cui negava l’autorizzazione si arrampicava sugli specchi di improbabili motivazioni (ordine pubblico, rispetto dell’ambiente, sicurezza personale) che dessero una credibilità all’incomprensibile divieto.
Le ragioni del divieto sono, evidentemente, altre. Se una serata all’aperto è un problema per l’ordine pubblico bisognerebbe impedirle tutte, a meno che il problema non sia “chi” le organizza. Sul rispetto dell’ambiente davvero non si capisce cosa volesse dire. Vedersi, parlare, stare insieme, rappresentano un rischio di contaminazione ambientale? O non sono – invece – il rischio concreto di una contaminazione positiva tra le persone, che hanno la possibilità di conoscersi, di confrontarsi, di capire quello che succede? E poi chi parla di tutela ambientale? Gli stessi amministratori che si sono resi responsabili di un colossale scempio del territorio per favorire interessi speculativi. E la sicurezza personale cosa significa? Una persona è caduta. Succede. Lo scorso inverno c’è stata una nevicata di venerdì. La tanto attenta amministrazione non si è minimamente curata di provvedere alla pulizia e messa in sicurezza di strade e marciapiedi nelle 48 ore successive. Il lunedì mattina per molti bambini andare a scuola è stato un vero problema. Decine di persone sono scivolate sul ghiaccio per l’indifferenza degli amministratori. In quel caso la sicurezza non è stata una priorità.
Quali sono, dunque, le ragioni del divieto? Vanno cercate esclusivamente nel grande successo dell’iniziativa. Un successo che faceva risaltare troppo l’incapacità di un’amministrazione che – nonostante disponga di soldi pubblici e di qualunque spazio – non riesce a competere con chi ha più idee e creatività. Troppo imbarazzante sarebbe stato il divario tra la fraschetta al fontanone e Miss Intimo. Meglio proibire la prima e inserire il calendario dell’estate labicana in un quadro volutamente desolante.
Proibire è verbo che evoca momenti storici sgradevoli. Proibire è il verbo più utilizzato nei regimi. E a Labico qualcuno è convinto che un regime ci sia. Qualcuno che confonde il ruolo di amministratore (io al servizio della cosa pubblica) con quello di padrone (la cosa pubblica al mio servizio). E pensa, davvero, di poter “proibire” ai cittadini di esprimersi, di dare vita ad iniziative, di vivere liberamente il proprio paese. Questo atteggiamento denota, tra l’altro, una sesquipedale ignoranza. Gente che amministra da venti, trent’anni e che palesa un’avvilente impreparazione in tema di diritto amministrativo. E forse anche semplicemente di diritto, visto che sono convinti di avere il potere di negare diritti incomprimibili e sanciti dal dettato costituzionale. Davvero il sindaco pensava di avere l’autorità di impedire l’accesso alla fontana? Quella è la fontana chiusa, caro sindaco, notoriamente di sua proprietà, la fraschetta si è fatta nell’altra fontana, quella “aperta”.
I cittadini di Labico non si lasciano prendere facilmente in giro. Hanno capito tutti che col suo gesto rozzo e autoritario aveva abusato del proprio potere. E hanno deciso di contestare, pacificamente e allegramente, il suo patetico tentativo di imbrigliare tutto ciò che non fosse controllato da lui e dalla sua congrega. Si è avviata così, con un tam-tam in rete e qualche volantino, un’inattaccabile alternativa alla fraschetta. Alla fontana ci si andava, lo stesso giorno previsto per la fraschetta, per utilizzarla per la sua funzione propria: lavare i panni. Niente da fare, il nostro sindaco, un ectoplasma dell’impegno amministrativo, ma attivissimo nell’azione di censura e di veto, inviava prontamente un’informativa alle forze dell’ordine per impedire anche di lavare i panni.
Qualcuno deve avergli pazientemente spiegato che la qualità di sindaco non gli conferisce un potere assoluto e se i cittadini decidono di andare a lavare i panni alla fontana nessuno – nemmeno il sindaco, no, non insista – glielo può impedire. Fatto sta che una spensierata e tranquilla passeggiata dalla piazza, con bagnarole e cestini, è diventata, giocoforza, l’avvenimento di maggiore rilievo sotto il profilo dell’ordine pubblico. Una pattuglia dei carabinieri si è dovuta preoccupare di vigilare sul pericolosissimo assembramento di facinorosi. Gente armata di calzini sporchi, sapone di marsiglia, pane e pomodoro, che – secondo qualcuno - poteva certo compromettere l’incolumità dell’intera popolazione labicana.
Alla faccia del sindaco e della sua arroganza le cento persone che hanno partecipato si sono divertite tantissimo e si sono appropriate nuovamente di uno spazio che non è del sindaco (aperta, non chiusa, santa pazienza), ma dell’intera collettività. Tutti loro, ma non solo loro, hanno potuto rendersi conto della meschinità con cui viene amministrato questo paese. Una meschinità che ha portato ad una situazione che dall’esterno potrebbe sembrare divertente. Invece, per chi la vive sulla propria pelle, è semplicemente ridicola, surreale, grottesca.
14 luglio 2011
Bilancio, la pubblicità ingannevole della maggioranza
“Il comunicato dell’amministrazione in materia di bilancio è basato su un ottimismo che rasenta l’utopia. Parlare di 4 milioni di investimenti per il 2011 è una vera e propria pubblicità ingannevole nei confronti dei cittadini da parte dell’amministrazione”. Lo dichiara Tullio Berlenghi, capogruppo di minoranza, commentando le dichiarazioni sul bilancio rilasciate dall’amministrazione.
“Che sul bilancio abbiano predisposto un elenco di opere il cui costo (il costo, non il valore) ammonta a circa 4 milioni di euro è vero. Ma è altrettanto vero – prosegue Berlenghi — che nemmeno un quarto di quanto annunciato verrà realizzato nei tempi previsti. E gli amministratori lo sanno bene. E’ giusto quindi che i cittadini sappiano come stanno le cose: le opere sono un libro dei sogni che chissà se e quando vedrà la luce”.
“L’amministrazione ci dica se è disposta a mettere in gioco la propria credibilità politica sulla realizzazione, nei tempi stabiliti dal bilancio, di opere come l’ampliamento della pista ciclopedonale (ossia l’ampliamento di un’opera ancora incompleta) o la ristrutturazione del palazzo di caccia Doria Pamphili. In caso contrario – conclude il capogruppo di Cambiare e Vivere Labico — i nostri amministratori, se davvero vogliono essere corretti nei confronti dei propri cittadini, farebbero bene a dire chiaramente quali opere ritengono che verranno davvero realizzate come da programma. Siamo stufi di sentire sempre le solite chiacchiere e di vedere un paese immobile e abbandonato a sé stesso”.
15 giugno 2011
E questa è casa mia, e qui comando io...
La risposta di Galli sulla vicenda della sala di Palazzo Giuliani, conferma ancora una volta – se mai ce ne fosse bisogno – che la sua visione dell’amministrazione della cosa pubblica si basa su un gigantesco equivoco. Il nostro vicesindaco è convinto, infatti, che il conferimento di un ruolo politico-amministrativo a seguito di un successo elettorale equivalga all’attribuzione di un potere assoluto su tutto ciò che è di competenza comunale. Se il comune possiede degli immobili, lui ne può fare l’uso che vuole, concedendone l’uso a chi decide lui, senza essere tenuto a spiegare alcunché a chicchessia. Riesce a considerare suoi anche i soldi del bilancio comunale. Gli capita spesso, infatti, di parlarne in prima persona, qualche volta al plurale, molto spesso al singolare. “Ho finanziato questo, ho comprato quello, ti ho dato 1000 euro per l’iniziativa”. Ché uno potrebbe pensare che i soldi siano i suoi. E invece sono i soldi nostri. Ne è talmente convinto da essere imputato per un reato contro la pubblica amministrazione. Aveva, infatti, deciso di dare soldi pubblici ad un privato senza degnarsi di dare troppe spiegazioni.
Tornando alla questione della sala forse è il caso di ricostruire brevemente i fatti. Il comitato elettorale – non il sottoscritto e non l’opposizione consiliare – aveva presentato una richiesta di utilizzo della sala per un’iniziativa informativa sui referendum. Il vicesindaco aveva risposto di no, adducendo come motivazione l’esistenza di uno stravagante regolamento adottato in fretta e furia dalla giunta comunale con il preciso obiettivo di negare gli spazi comunali alle realtà sgradite all’amministrazione. Un regolamento sconfessato dalla stessa maggioranza con l’approvazione di un ordine del giorno che ne chiedeva l’immediato ritiro. Per fortuna è ormai risaputo gli impegni che assume questa maggioranza – e in particolare il sindaco - valgono quanto il due di coppe quando regna bastoni e nessuno con un po’ di buonsenso farebbe affidamento sulle loro chiacchiere. Sta di fatto che la delibera n. 95 è la norma più derogata d’Italia. Lo stesso Giordani ha organizzato – in barba alla delibera – una bella cerimonia privata per la sua investitura a cavaliere templare.
A seguito del primo diniego un esponente del comitato, Ilario Ilari , è andato a parlare con il vicesindaco e, dopo una breve conversazione in presenza di tutta la giunta, ha ottenuto – verbalmente – la disponibilità della sala. “Bisogna solo ripresentare la domanda, per ragioni burocratiche”. La presidente del comitato ripresenta la domanda e, dopo un’altra settimana, arriva il secondo rifiuto. Questa volta firmato dal sindaco, perché, a suo dire, la richiesta era priva della motivazione. Altra visita ai potenti – questa volta con due esponenti del comitato, Giulia Lorenzon e Ilario Ilari , accompagnati dal sottoscritto -, altro chiarimento e, in mancanza di ragionevoli motivazioni per negare l’uso della sala, hanno dato il nulla osta.
La portavoce del comitato se n’era andata soddisfatta, pensando che i problemi fossero finiti lì. Le due massime autorità cittadine – sindaco e vicesindaco – avevano riconosciuto che non c’era un motivo plausibile per precludere la disponibilità della sala al comitato e il sindaco aveva sottoscritto l’autorizzazione. Solo nel pomeriggio Giulia Lorenzon aveva scoperto che – secondo le brillanti menti che amministrano il nostro comune – avrebbe dovuto farsi carico di trovare le chiavi. Anzi avrebbe anche dovuto sapere “chi” aveva le chiavi. Già perché a Labico non c’è nulla di chiaro. Non si è neppure mai capito quale dipendente del comune abbia la responsabilità della sala. Il “capo area” non c’è da tempo e gli amministratori non si sono mai preoccupati di affrontare il problema. Del resto è difficile aspettarsi che affrontino i problemi coloro i quali sono soliti crearli, i problemi. Resta il fatto che il patetico tentativo di ostacolare l’iniziativa referendaria non è andato in porto. Il referendum è andato benissimo e Labico ha registrato un’affluenza media sopra al dato nazionale. Alla faccia di Galli e Giordani.
26 aprile 2011
Labico - Viabilità insostenibile. Non era meglio pensarci prima?
Il capogruppo di minoranza, Tullio Berlenghi, replica alle dichiarazioni del sindaco, Andrea Giordani.
Fa piacere che il sindaco di Labico si sia accorto che l’imminente apertura del parco giochi di Valmontone aggraverà la già difficile situazione della viabilità e del traffico del comprensorio. Purtroppo, però, né il sindaco, né chi sta permettendo una così imponente trasformazione del territorio, sembrano rendersi conto dell’inevitabile aumento della domanda di mobilità che le scelte (urbanistiche, commerciali e produttive) comportano.
Là dove si è capaci di fare programmazione prima si progettano gli adeguamenti infrastrutturali e poi si propongono i cambiamenti. In questo caso non solo non si è pensato di intervenire prima sulle infrastrutture, ma si sono individuati interventi – come la bretella Cisterna-Valmontone - che non risolveranno il problema e potrebbero persino causare ulteriori disagi al territorio ed alle popolazioni. Non bisogna dimenticare che il Programma delle infrastrutture strategiche, allegato al Documento di Economia e Finanza, all’esame in questi giorni in Parlamento, ha ribadito che la bretella Cisterna-Valmontone, il cui costo ammonta ad oltre 700 milioni di euro, non dispone ancora dei finanziamenti necessari (mancano all’appello 427 milioni di euro), e non è facile immaginare quando vedrà la luce. Il territorio ha bisogno invece di interventi certi e in tempi brevi, a cominciare dall’adeguamento e dal potenziamento della linea ferroviaria Roma-Cassino (che interessa, per l’appunto, i comuni di Labico, Valmontone e Colleferro) dove migliaia di pendolari devono fare i conti quotidianamente con carenze e disservizi, imputabili principalmente alla continua erosione di risorse da destinare al trasporto pubblico locale.
Anziché lanciare un allarme viabilità quando ormai la situazione appare irreversibile e sostenere acriticamente un progetto viario incerto e dannoso, sarebbe stato meglio se il primo cittadino di Labico avesse cercato di garantire, con ogni mezzo a sua disposizione, la tutela di un territorio e di un comune che, dopo essere stato sommerso dal cemento, ora rischia il vero collasso ambientale.
20 aprile 2011
Lettera aperta al Sindaco Andrea Giordani
Lettera aperta al Sindaco Andrea Giordani
Caro Andrea,
ti scrivo questa lettera perché credo che le associazioni locali abbiano bisogno di un po’ più di attenzione e di rispetto da parte dell’amministrazione che tu guidi. Vorrei ricordarti che il Comune di Labico ha da tempo regolamentato un meccanismo di sostegno economico alle associazioni. Questo regolamento – migliorabile, come ogni cosa – è in vigore da molto tempo e ogni anno le associazioni presentano i propri progetti per accedere ai finanziamenti comunali per svolgere la propria attività. Teniamo conto che si tratta di associazioni impegnate sui temi sociali, culturali, di tutela del territorio e le loro iniziative regalano un importante valore aggiunto alla nostra piccola comunità. L’aiuto economico del comune è sicuramente molto importante, ma la vera ricchezza è data dal tempo, dalle competenze, dall’entusiasmo che molte persone dedicano alla realizzazione di bellissime iniziative.
Anche per il 2011 le associazioni hanno presentato i propri progetti (entro ottobre del 2010). L’amministrazione, attraverso la commissione consiliare competente, avrebbe dovuto esaminarli e ripartire le risorse, sulla base di precisi criteri. Ogni associazione ha bisogno di conoscere in tempi ragionevoli le risorse su cui può contare, anche per organizzare le proprie iniziative e per capire se la disponibilità finanziaria è tale da poter mettere in cantiere tutte le proposte fatte. Purtroppo siamo alla fine di aprile e nessuna comunicazione è stata ancora data alle associazioni, la commissione competente, nonostante una precisa richiesta da parte dell’opposizione, non è stata convocata e nulla, ufficialmente, si sa dei propositi dell’amministrazione.
Provo a spiegare come stanno le cose. Dalle dichiarazioni di qualche esponente della maggioranza, a cominciare dall’assessore competente, sembra che l’amministrazione abbia deciso che “non si possono dare soldi alle associazioni”. Perché? “Perché lo dice la legge”. Punto. Ad un più attento esame delle apodittiche affermazioni dei nostri assessori, si intuisce che l’amministrazione si vuole avvalere di una norma contenuta nel decreto-legge n. 78 del 2010, che prevede che le amministrazioni pubbliche non possano effettuare spese per sponsorizzazioni. Ricordo che la norma è entrata in vigore il 31 maggio del 2010, ossia circa un anno fa, e che, se davvero chi amministra ne ha dato un’interpretazione così restrittiva, c’era tutto il tempo di comunicare in via ufficiale alle associazioni e, perché no?, al consiglio comunale l’orientamento del sindaco e della giunta. Invece nulla. E’ stato per mesi tutto un “si dice”, un “sembra che”, un “vediamo come”. Di chiaro e trasparente nulla, come troppo spesso capita con questa amministrazione. La sensazione è che, ancora una volta, ci si faccia scudo di una norma dello Stato – che, peraltro, non dice quello che si vuol far credere – per usare in modo discrezionale le risorse pubbliche, magari elargendo con maggiore generosità nei confronti delle associazioni che si considerano “vicine” all’amministrazione. Lo abbiamo già visto con la famigerata delibera di regolamentazione degli spazi pubblici, una vera e propria trappola – sconfessata peraltro proprio dal consiglio comunale – e sguainata all’occorrenza come alibi per negare spazio e visibilità alle associazioni sgradite al “Palazzo”.
Non è un bel modo né di fare politica, né di amministrare. Ti invito pertanto ad affrontare in consiglio comunale la vicenda, invitando i rappresentanti di tutte le associazioni e dando vita ad un confronto aperto e costruttivo, per restituire – ancorché con qualche mese di ritardo – alle associazioni che danno valore e animano la vita sociale e culturale del nostro piccolo paese, il giusto e dignitoso riconoscimento per la passione e l’impegno che offrono a tutti noi.
Colgo l’occasione per augurarti una buona Pasqua.
Tullio Berlenghi
13 marzo 2011
Gli indifferenti
Il primo consiglio comunale dell’anno si è tenuto il 22 febbraio. L’ultimo dell’anno precedente il 3 dicembre. Per i nostri amministratori le vacanze di Natale sono durate quasi tre mesi. Non c’è male. E pensare che di questioni da affrontare ce n’erano parecchie, molte delle quali avrebbero avuto la sede “naturale” proprio nel consiglio comunale. Invece per ben 11 settimane c’è stato il silenzio totale, fatta salva la pubblicazione di “regime”, che, con assoluto disprezzo del senso del ridicolo, celebrava i presunti fasti di un’amministrazione assente e distratta.
Non è difficile immaginare che l’opposizione abbia approfittato di una circostanza sempre più rara come la convocazione del consiglio comunale per segnalare agli amministratori alcuni dei problemi più urgenti del paese. Abbiamo quindi parlato della scuola, dei lavori pubblici, dei rifiuti, della sicurezza stradale, dell’uso privato degli spazi pubblici. Le domande poste agli amministratori sono state diverse e circostanziate. Le risposte però non sono arrivate, dando così conferma – se mai ce ne fosse bisogno - di una palese indifferenza. Addirittura c’è stato un tentativo di impedirmi di parlare del problema dei lavori della scuola elementare, perché la questione non era all’ordine del giorno. Il guaio è che i problemi del paese non sono mai all’ordine del giorno di questa amministrazione. Eppure i lavori stanno creando molti disagi a bambini e genitori e di questi lavori non si sa assolutamente nulla, perché nessuno si è degnato di dare spiegazioni. Ad un certo punto sono arrivati, hanno tirato su un muro, isolando completamente un ala della scuola, senza che si capisse la ragione dell’intervento. Abbiamo chiesto al sindaco di spiegarci quali lavori devono fare, in che tempi verranno realizzati, come si intenda ovviare ad alcuni importanti disagi (come il fatto che per recarsi a pranzo i bambini devono uscire all’aperto con non pochi problemi, anche per le insegnanti e il personale scolastico, in caso di pioggia). Abbiamo scritto una lettera un mese fa per chiedere un sollecito intervento del sindaco e della giunta. Nulla da fare. Sembra che il problema non li riguardi. E comunque i soldi per realizzare una copertura non ci sono. O non si trovano. Perché quando il sindaco doveva organizzare la “sua” festa delle nocciole i soldi si sono trovati, quando l’amministrazione si è dovuta pagare la propria propaganda i soldi si sono trovati, quando al sindaco è servita un segretaria i soldi si sono trovati. Quasi sempre mentendo sull’onerosità delle scelte. La festa delle nocciole non doveva costare al comune di Labico (che invece ci ha messo del suo), la segretaria “non avrebbe comportato maggiori oneri” (e invece si è resa necessaria una variazione di bilancio) e il giornalino sarebbe costato quanto l’anno precedente: peccato che oltre ad avere la metà della consistenza (e quindi a costare di più in proporzione) ha beneficiato di un prelievo dal fondo di riserva per pagare la registrazione al tribunale (su questo punto suggeriamo la visione dell’ultimo “Pinocchio” del TG LOV su www.vimeo.com/labico).
L’atto più importante approvato in consiglio è stato il capitolato per le pubbliche affissioni e la tassa di occupazione del suolo pubblico. Questione rinviata per molti mesi e che alla fine si è conclusa positivamente. Dopo un incomprensibile tentativo di impedire la votazione degli emendamenti che avevamo presentato (il 3 dicembre scorso) la maggioranza ha accettato un confronto sul merito e si è resa conto che le nostre proposte erano finalizzate a migliorare l’impianto dell’atto nell’interesse dell’amministrazione e della collettività e ha accolto la stragrande maggioranza dei nostri suggerimenti. Unico neo l’impuntamento su una proposta di principio che chiedeva garanzie di tutela per i diritti dei lavoratori. Altro tema su cui evidentemente la maggioranza non è troppo sensibile. Resta la soddisfazione per aver dato un fattivo contributo alla redazione di un testo che, se correttamente applicato, potrebbe dare al nostro paese, a differenza di adesso, un servizio efficiente e dignitoso.
Al termine del consiglio – considerata l’esiguità dell’ordine del giorno – c’è stato il tempo per esaminare alcune interrogazioni. Non è il caso di elencarle tutte. In fondo la dinamica è sempre la stessa. L’opposizione mette sul tavolo alcune importanti questioni che riguardano il paese - la scuola, la sicurezza, i diritti dei cittadini, la difesa del territorio e dell’ambiente – e un esponente della giunta (di solito Giordani o Galli, ma prevalentemente il secondo) risponde con un tono misto tra l’evasivo e l’indifferente fornendo argomentazioni tanto vaghe quanto inconsistenti che lasciano intendere che il problema non si è affrontato realmente e neppure si intende affrontarlo in futuro, fatti salvi, ovviamente, i buoni propositi di circostanza.
In tutto questo si rafforza la sgradevole sensazione di essere guidati da un’amministrazione priva di un progetto politico, indaffarata prevalentemente a consentire speculazioni fondiarie, che non solo non portano alcun beneficio alla collettività, ma anzi la danneggiano, aumentando disagi e problemi. Qualcuno ovviamente ci guadagnerà ed è difficile immaginare che tutto avvenga per caso. Una variante al piano regolatore già ad elevato impatto sul territorio è stata ulteriormente peggiorata con l’inserimento di ben due grandi zone commerciali nell’immediata prossimità del centro storico e la progressiva cancellazione delle zone agricole. Zone sulle quali, tra abusi, deroghe e permessi di incerta legittimità, lo spazio per la loro utilizzazione naturale (ossia l’agricoltura) è sempre più ridotto. Sindaco e vicesindaco intanto si lambiccano nel tentativo di mettere a tacere chi davvero sta cercando di mandare in tilt questo sistema di potere. Il ricorso alla magistratura non più, come dovrebbe, per garantire il rispetto della legalità, nell’interesse dell’amministrazione e dei cittadini, ma semplicemente nel tentativo di intimidire chi non si allinea. Intanto il vicesindaco continua ad essere contumace (si avvarrà del legittimo impedimento?) in un processo in cui è accusato di un reato contro la pubblica amministrazione. Accusa di cui ne fa persino vanto. In un lontano paese asiatico, per molto meno, un ministro che aspirava a diventare premier si è dimesso dal suo incarico. Ma l’Oriente sembra davvero essere ad una distanza siderale, più o meno la stessa distanza che separa, in chi amministra Labico, la pratica dall’etica.
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