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26 marzo 2014

Per il bene del paese...

Da quando, con l’afflato di democrazia degno di Goebbels e la predisposizione alla trasparenza tipica del Ku Klux Klan, Alfredo Galli ha vietato la registrazione dei consigli comunali e, col rispetto per i cittadini che lavorano tipico di chi non ha mai avuto questa sventura, ha deciso di convocarli in giorni e orari lavorativi, è davvero difficile formarsi un’opinione su quello che succede nei palazzi del potere labicano, visto che le fonti sono necessariamente di parte (maggioranza e opposizione) o di presunte testate giornalistiche che non fanno certo dell’imparzialità la propria ragione di vita. Eppure, tra le austere mura di Palazzo Giuliani, si prendono decisioni rilevanti per i cittadini e sarebbe molto importante sapere quali sono e in che modo condizionano la vita dei cittadini labicani. Si pensi, ad esempio, all’ultimo consiglio comunale, nel quale è stato approvato un unico atto deliberativo. La convocazione riporta in modo asettico il titolo dell’atto: “Approvazione del piano di riequilibrio finanziario pluriennale 2013-2022 ai sensi dell’articolo 243-bis e seguenti d.lgs. 267/2000”. Buracratese puro. Lontano anni luce dalla percezione del cittadino. Così, a prima vista, sembrerebbe quasi una sorta di atto dovuto, un provvedimento contabile di quelli previsti dalla normativa (“ai sensi dell’articolo…”), di modesta rilevanza all’atto pratico… E invece? Invece l’atto che il consiglio comunale ha approvato lunedì 17 marzo 2014 è un atto di straordinaria importanza per il futuro della nostra piccola città. Ho già avuto modo di illustrare genesi e funzionamento di questo strumento amministrativo ( 27 dicembre 2013 e 28 dicembre 2013) e di come il nostro sindaco abbia deciso di utilizzarlo. Vorrei però provare a mettermi nei panni di un comune cittadino, possibilmente non prevenuto, che decida di informarsi sull’attività amministrativa del proprio comune. Ovviamente cosa può fare il nostro malcapitato cittadino? L’unica fonte possibile di informazione (teoricamente neutra) è il sito istituzionale del Comune. Con google ci mette pochi secondi a trovare l’indirizzo e va subito in home page, dove vede scorrere le ultime notizie. Si sofferma sulla più recente, il cui titolo recita: “Approvato il piano di riequilibrio finanziario. Debito ridotto a 2 milioni e 900 mila euro”. Perbacco! Due notizie positive in una sola riga, pensa il nostro ingenuo cittadino. Ora, cliccando sul titolo, è in grado di ottenere qualche informazione in più. Ed è così che si trova di fronte a testo predisposto in pieno stile “stampa e propaganda” dei bei tempi andati. Lanciamoci così in una rapida esegesi del testo…

In un consiglio comunale durato diverse ore è stato approvato a maggioranza il piano di riequilibrio finanziario del Comune di Labico. Un passaggio cruciale dell’amministrazione Galli che dovrebbe portare ad una soluzione definitiva l’annoso problema del sequestro dei depuratori. Problema con il quale l’amministrazione si sta scontrando quotidianamente sin dal giorno dopo della vittoria elettorale.

L’azione amministrativa di Galli sembra un atto di eroismo – notare il “passaggio cruciale” e la “soluzione definitiva” - peccato per quel condizionale (dovrebbe) che, con un rigurgito di sincerità, fa capire che non ci credono neppure loro. Al secondo periodo l’inevitabile balla (è una dote naturale): il sequestro dei depuratori è avvenuto prima della “vittoria” elettorale, tant’è che le prime ordinanze le ha firmate Giordani. Meglio precisare che chi ha amministrato il paese è lo stesso identico gruppo di potere da circa vent’anni.

Il punto sulla situazione è stato fatto dal sindaco Alfredo Galli che ha letto una lunga relazione dettagliata nella quale ha spiegato passo per passo tutto quello che è successo. Ora la Corte dei conti avrà 90 giorni di tempo per dare l’ok definitivo e per scongiurare il commissariamento.

“Scongiurare il commissariamento” sembra far capire che sarebbe una iattura per il paese. Forse è vero il contrario: la vera iattura di questo paese è avere avuto degli amministratori che hanno portato Labico al disastro.

“Abbiamo deciso dopo il consiglio comunale del 27 dicembre 2013 di ricorrere alla strada del riequilibrio di bilancio. Da due anni stiamo gestendo una situazione veramente difficile per quanto riguarda il debito creato dal sequestro dei depuratori.

Anche qui sembra che il “sequestro dei depuratori” sia una sorta di calamità piombata sull’incolpevole amministrazione comunale, come un meteorite o un terremoto. Peccato che i depuratori siano stati sequestrati perché non rispettavano le norme vigenti. E la responsabilità politica e amministrativa è da attribuire a chi ha trascorso gli ultimi due decenni nelle stanze dei bottoni.

In questi tempi duri a livello socio economico chiedere ulteriori sforzi ai cittadini non è facile.

No, che non è facile. Però saranno gli unici a pagare. Non certo gli amministratori il cui stipendio è l’unica voce di bilancio che non viene ridotta dai tagli.

Prima di tutto abbiamo voluto risolvere l’empasse ambientale che si era creata e da subito abbiamo avuto 200 mila euro dalla Regione per i lavori di messa a norma dei due impianti comunali ed abbiamo attivato un mutuo di 600 mila euro con la BCC.

L’”empasse ambientale”? Stiamo scherzando? Non si può definire “empasse” (e magari voleva dire “impasse”) una chiara violazione della normativa ambientale, che comporta danno agli ecosistemi e rischio per la salute dei cittadini. Stiamo parlando di reati gravissimi (ambientali ed amministrativi) che non possono essere derubricati in modo così superficiale.

A settembre avevamo terminato i lavori di adeguamento ai limiti tabellari ma poi sono passati altri 8 mesi per la concessione delle autorizzazioni con un ulteriore aggravio per tutti i nostri cittadini.

Ecco. Guarda quanto sono stati bravi. Lasciamo perdere gli anni di ritardo con cui hanno affrontato il problema, ma quando hanno, finalmente, avviato la pratica hanno dovuto attendere l’esito dell’iter procedurale. Dannata burocrazia!

Questa che stiamo per intraprendere è la soluzione migliore e meno dannosa nonostante le critiche senza senso dell’opposizione. Da oltre 4 milioni di debiti con le ditte che hanno smaltito i liquami siamo arrivati a 2 milioni e novecento mila euro e vi è la possibilità di una ulteriore riduzione.

Che la soluzione sia la migliore è tutto da dimostrare. Il fatto che ci sia stata una riduzione dei costi fa temere che magari fossero gonfiati. Ma non è che possiamo rallegrarci per lo sconto di un milione di euro. Noi siamo preoccupati per il fatto di doverne pagare comunque quasi quattro.

Il dissesto non sarebbe stato una soluzione giusta per il bene del nostro paese perché avrebbe portato ulteriori tasse ed il blocco di ogni attività ed iniziativa amministrativa.

No, Alfredo Galli. Tu non hai titolo per parlare di “bene del paese”, visti i danni che hai causato al paese. La sensazione è che chi a rimetterci con il commissariamento sarebbero solo gli amministratori, che perderebbero i loro emolumenti e quel pizzico di potere a cui sono pervicacemente attaccati. Il “bene del paese” è altro.

Il comune ha deciso di auto commissariarsi riducendo al massimo tutte le spese in modo da abbattere il debito per il massimo possibile e spalmandolo su più anni, fermo restando che i debiti derivanti da responsabilità di terzi (vedi le aziende che gestivano i depuratori) verranno fatti pagare a chi di dovere.

Sì, ridurre tutte le spese, tranne gli stipendi di sindaco & soci. Ok, il debito viene spalmato. Peccato che a causarlo non siano stati i cittadini, ma siano loro a pagarlo. Per quanto riguarda le responsabilità, la lista Legalità e Trasparenza aveva chiesto due anni fa l’avvio di un’azione di rivalsa. Perché non è stato fatto subito? Il dubbio è che, per inconfessabili ragioni, l’amministrazione abbia preferito attendere.

C’è stato un abbattimento dei costi sulla gestione dei rifiuti che è passato da 1 milione e duecento mila euro ad un milione di euro l’anno con un risparmio di 200 mila euro, ma purtroppo ci sono stati oltre 240 mila euro di trasferimenti in meno dallo Stato.

Non c’è stato un abbattimento dei costi, ma una riduzione del servizio. Sono bravi tutti a risparmiare così.

Abbiamo fatto tutto il possibile per salvare il nostro paese e non ci fermeremo davanti a nulla.


La frase esatta è “abbiamo fatto tutto il possibile per affossare il paese e non ci fermeremo davanti a nulla”. Sì, è vero, non si fermano davanti a nulla. In questa circostanza, non so se è un merito.

P.S. - Proprio oggi è stata pubblicata la delibera di consiglio. Avremo modo di riparlarne.

28 dicembre 2013

Il regalo di Natale ai labicani. Cronaca di un deprimente consiglio comunale.

Quando entriamo nell’aula consiliare il sindaco è visibilmente seccato. Il ritardo della segretaria comunale gli ha impedito di portare a termine nel migliore dei modi il blitz che aveva sapientemente architettato. La convocazione del consiglio comunale nel bel mezzo del periodo natalizio aveva, infatti, due straordinari pregi: la probabile assenza della parte più scomoda dell’opposizione e una comprensibile ridotta attenzione della cittadinanza (soprattutto se, per agevolare il tutto, ci si dimenticava finanche di far affiggere i manifesti di convocazione del consiglio). Insomma se la segretaria fosse stata puntuale, Galli avrebbe potuto fare a meno di “illustrare” (mi si passi il termine forte) il provvedimento da approvare. Purtroppo, però, la segretaria – impegnata peraltro in attività legate al suo incarico – è entrata quando c’era qualche cittadino nell’aula consiliare e Galli si è sentito in dovere di dare una breve spiegazione di quello che il comune si accingeva ad approvare.
Terminato l’appello ha iniziato a farfugliare alcune frasi sconclusionate il cui senso si potrebbe sintetizzare così: purtroppo a causa di eventi imprevedibili e del tutto indipendenti da noi (i più avranno pensato che un meteorite si deve essere abbattuto sul paese) ci ritroviamo con un debito pazzesco (ma non dice quanto), ma per fortuna io, che sono il miglior sindaco che si possa immaginare, ho già trovato una bella soluzione. Utilizziamo l’articolo 243-bis del testo unico degli enti locali e il problema svanisce come neve al sole. Sorvolando sugli effetti che può causare la neve, anche in modica quantità, merita di essere ricordato l’intervento di supporto di Scaccia, l’assessore al bilancio perfetto per questa maggioranza, il quale ha spiegato ad una platea basita che la scelta era stata fatta nel pieno interesse dei cittadini.  Nel senso che non pagheranno i cittadini il danno causato da altri (ossia da loro)? No, nel senso che il qu… antum ce lo metteranno i cittadini in comode fette, o meglio rate.
Tutto questo purtroppo non è stato registrato, perché – sempre per colpa di un destino cinico e baro – il costoso impianto di registrazione/amplificazione acquistato poco tempo fa (coi soldi pubblici) non funziona e non sono nemmeno in grado di fare una banalissima registrazione su un qualunque altro supporto. Non parliamo poi – sia mai – di eventuali riprese video che metterebbero in evidenza la distonia tra le affermazioni (fasulle) e le espressioni dei volti (pur essendo attori consumati, la qualità della recitazione è tale da non essere credibili neppure per un bambino). E così, zitti zitti, quatti quatti, i nostri bravi – nel senso manzoniano del termine – amministratori hanno approvato il “ricorso alla procedura di riequilibrio finanziario pluriennale”, termine con il quale il legislatore ha voluto occultare il senso vero di una norma che illustri giuristi hanno definito una “contraddizione ideologica e in termini” e che, nei fatti, sembra essere stata costruita su misura per salvare qualche amministrazione comunale in difficoltà. La norma, però, non solo presenta molti difetti strutturali ab origine, ma è anche stata modificata e corretta durante l’esame parlamentare al punto da renderla uno strumento molto pericoloso. Pochi giorni dopo la sua approvazione il Sole 24 ore, in un articolo felicemente intitolato “Il pre-dissesto e i rischi della politica irresponsabile” metteva in guardia dalle possibili conseguenze di una scelta troppo disinvolta di questo strumento e, evidentemente ben conoscendo la classe politica italiana, profetizzava: “Saranno molti gli amministratori che, abbagliati dal miraggio di vedere risolti i problemi dei loro enti e ritenendo il predissesto dotato di qualità salvifiche, agiranno con superficialità, trascurando le responsabilità cui è facile andare incontro”. Sembra quasi che gli autori dell’articolo avessero esattamente in testa i nostri azzeccarbugli locali. Già si immaginavano Galli e Scaccia riuniti insieme ai loro più fidi consiglieri tirare fuori dal cilindro la soluzione ottimale grazie alla quale continuare allegramente – per altri dieci anni! – a fingere non solo di non avere alcuna responsabilità per i problemi, ma finanche della loro inesistenza. E magari anche andare a raccontare in giro – come hanno provato a fare in consiglio comunale – che va tutto bene, che loro sono tanto coscienziosi e che se il paese è allo sfascio la colpa è dei marziani e dell’opposizione.

Ovviamente dalle spiegazioni (chiamiamole così) balbettate da Galli e Scaccia si è capito ben poco del famigerato piano di rientro e la sensazione è che ne sappiano meno di quello che hanno fatto capire. Si intuisce che stanno andando avanti con lo stile amministrativo che da sempre li caratterizza: vanno a tentoni, sperando di imbroccarne qualcuna (purtroppo per noi non succede spesso). Dal dibattito (anche qui usiamo con generosità i termini di cui ci dota la lingua italiana) sul punto sono emerse solo un paio di cose: la prima è che il debito ammonta ad oltre 5 milioni di euro (alla faccia…); la seconda è che, visto che si è trovato il coniglio nel cilindro, nel conto finale si è infilato un po’ di tutto, compresa una non meglio identificata somma relativa alla gestione 2005, quando in giunta con Galli sedeva Nello Tulli. Ora bisognerà capire a chi bisognerà imputare quest’altro buco di bilancio: all’allora sindaco, come sembra sostenere Tulli, all’allora assessore, come sembra far capire Galli, o al responsabile tecnico, come spesso avviene quando inizia a girare la ruota delle responsabilità e non si sa mai dove si va a fermare? L’unica, granitica, certezza riguarda il destinatario del conto finale. E’ sempre lui, il cittadino labicano, al quale però, l’amministrazione ha tenuto a formulare “i più sentiti auguri di un sereno Natale ed un felice anno nuovo” (e per la spending review ha preferito affiggere questi manifesti e non quelli di convocazione del consiglio comunale). Del resto, come si fa a non essere sereni e felici con un’amministrazione così?


14 luglio 2013

Una cosa è certa


Una cosa è certa

Una cosa è certa. L’opposizione che preoccupa Alfredo Galli si chiama Legalità e Trasparenza. Tra denunce, cause civili, intimidazioni di vario tipo Galli ha dimostrato – con le sue scomposte reazioni – di soffrire molto la nostra azione politica. Non stupisce quindi sapere che, nei giorni scorsi, alla vista della nostra pubblicazione “Agorà” in un locale pubblico del paese, sia andato su tutte le furie. La sola idea che qualcuno possa muovere delle critiche nei suoi confronti, abbia la supponenza di vergarlo nero su bianco e finanche l’ardire di diffonderlo nel “suo” paese, gli fa perdere il lume della ragione. Sembra – a sentire le chiacchiere del paese – che, alla vista dell’odioso oltraggio (ossia Agorà), abbia iniziato a lanciare contumelie, asserendo che quella pubblicazione sarebbe illegale con una velata accusa di connivenza (se non di complicità) nei confronti del gestore del locale per non aver prontamente provveduto ad eliminare l’illecita pubblicazione. Strano che il primo cittadino – a cui la legge attribuisce importanti responsabilità in merito alla pubblica sicurezza – di fronte ad un evidente (almeno a suo dire) illecito non abbia avviato una procedura per il ripristino della legalità. Avrebbe potuto – e dovuto – chiamare gli organi preposti e far sequestrare il corpo del reato, nonché avviare un’azione giudiziaria nei confronti dei responsabili. Niente di tutto questo. In compenso, subito dopo la sua uscita si è notata la sparizione delle numerose copie di Agorà. Che buffa coincidenza.
Ora è difficile ricostruire con esattezza l’episodio, che però parte da un dato di fatto inconfutabile: la convinzione del sindaco che la nostra pubblicazione sia illecita. Comprensibile persuasione da parte di chi interpreta in modo così distorto il concetto di democrazia da pensare che aver vinto le elezioni con poco più di un quarto dei voti dei cittadini labicani significhi essere il sovrano del paese, nei confronti del quale non sono ammesse le critiche. Non è un caso che abbia promosso azioni civili e penali nei confronti dei suoi detrattori, non è un caso che abbia abusato del suo potere per proibire con miserabili giustificazioni le riprese dei consigli comunali, non è un caso che – lui sì, violando apertamente la legge che pretende di insegnare agli altri – non abbia calendarizzato le mozioni dell’opposizione e abbia atteso oltre un anno per rispondere alle interrogazioni (ma non in consiglio comunale, sottraendosi, come sempre, al confronto). E allora noi, instancabili, lo interroghiamo nuovamente – per il momento in forma libera, riservandoci di porre le medesime domande nelle sedi proprie – per chiedergli: davvero ha nuovamente affermato che Agorà sarebbe illegale? E, in tal caso, perché non ne ha fatto disporre il sequestro? Perché non ha il coraggio di affrontare in nostra presenza – in consiglio comunale o in un dibattito pubblico - la presunta illegittimità della nostra pubblicazione? Teme di fare l’ennesima brutta figura, che è la ragione per la quale fa di tutto per rendere difficile ai cittadini la partecipazione ai consigli comunali?
Per quanto riguarda la sparizione delle copie di Agorà le risparmiamo la domanda e proviamo ad immaginare che siano sparite nel nulla. Del resto, con lei ad amministrare questo paese sono già spariti nel nulla 4 milioni di euro, cosa vuole che siano alcune decine di fogli in formato A4?


Tullio Berlenghi e Maurizio Spezzano

19 settembre 2012

La sfrontatezza del nulla


Qualcosa che mi affascina molto è la sfrontatezza. Ci sono situazioni che andrebbero affrontare con un certo pudore e con evidente imbarazzo. Si pensi a qualcuno che sta amministrando una comunità da oltre vent’anni e che non può certo considerarsi estraneo a tutti i problemi causati proprio dal modo in cui si è deciso di governare lo sviluppo di quel paese. Quel qualcuno dovrebbe abbassare lo sguardo ogni volta che incrocia quello di un cittadino che sarà costretto – con i propri soldi – a pagare gli enormi danni economici (e non parliamo di quelli ambientali) derivanti da una gestione sconsiderata della cosa pubblica. Quel qualcuno dovrebbe sentirsi in terribile imbarazzo al pensiero che prima o poi potrebbe trovarsi a spiegare che, sempre per sanare i guai, si sta pensando di vendere gli immobili di proprietà del comune, ossia di tutti noi. Quegli stessi locali che tante volte sono stati negati alle associazioni senza una plausibile ragione, se non quella di aver voluto amministrare il paese come se fosse una proprietà privata. Ecco, quel qualcuno dovrebbe, quantomeno, dare piena disponibilità di dialogo e di interlocuzione con i cittadini e con i loro rappresentanti, a cominciare dai consiglieri comunali di opposizione. Magari per spiegare le ragioni di alcune scelte, lo stato dell’arte di determinate situazioni più critiche (non solo quella dei depuratori). E non per cortesia istituzionale. Ma semplicemente perché ci sono precise norme di legge – nonché disposizioni statutarie - che prevedono l’obbligo di rispondere alle interrogazioni consiliari e di calendarizzare le mozioni eventualmente presentate. Ebbene il nostro sindaco si è guardato bene non solo dal convocare un consiglio comunale per ottemperare ai propri doveri, ma quando si è trovato costretto a convocarne uno per approvare un atto non più differibile (il rinnovo della convenzione col segretario comunale) ha avuto la sfacciataggine di inserire un solo punto all’ordine del giorno. Lasciamo perdere il bilancio comunale che, come avevo facilmente previsto, verrà rinviato il più possibile, ma almeno avere il senso di responsabilità di confrontarsi sulle numerose questioni sollevate dall’opposizione. Niente da fare. Non è un caso, infatti, che Alfredo Galli abbia deciso di non procedere alla nomina di un presidente del consiglio comunale. Una figura che non c’era e che era stata imposta, nella scorsa legislatura, per sistemare gli equilibri interni della coalizione. I maligni sostengono che servisse anche per togliere la conduzione del consiglio comunale ad un sindaco così poco stimato dalla sua stessa maggioranza da essere stato scaricato dai suoi stessi alleati nella consiliatura successiva. Ovviamente Alfredo Galli fa e disfa come meglio crede e non c’è statuto o regolamento da cui si senta vincolato. Lui è il sovrano - legibus solutus per definizione - e quindi non rende conto a nessuno del suo operato. Sarà per questo che preferisce non rispondere alle interrogazioni, magari è anche convinto che, non affrontandoli, i problemi scompaiano. Una vecchia e consolidata tecnica che, forse, funzionava in passato, quando il confine tra maggioranza ed opposizione era più incerto. Non adesso. Non certo con Legalità e Trasparenza. E le domande continueremo a farle, anche se scomode, anche se indigeste. E i cittadini, ormai, non ci mettono molto a capire che, dietro ad ogni silenzio, non c’è solo l’atteggiamento arrogante di chi diserta il confronto, c’è ben altro: il nulla.

Alle colonne d'Ercole

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La mia ultima avventura