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22 giugno 2017

Io sto con Socialmente Donna, senza se e senza ma

A quanto pare il candidato sindaco di Tradizione e Progresso ha presentato una richiesta di accesso agli atti “contro” l’associazione Socialmente Donna. La capziosa furia nomotetica che pervade il testo dell’interrogazione cela un proposito abbastanza evidente: mettere i bastoni tra le ruote ad un’associazione composta da donne coraggiose e determinate che si impegnano da anni per combattere la violenza di genere e per aiutare le donne vittime di abusi e maltrattamenti. L’abnegazione di queste persone – che tutti noi dovremmo ringraziare – è a titolo gratuito ed ognuna di loro spende il proprio tempo e le proprie risorse semplicemente per aiutare altre persone in difficoltà e per promuovere azioni di conoscenza e di sensibilizzazione. Il valore straordinario di tutto questo è stato riconosciuto anche dalla precedente amministrazione che ha sempre aiutato e supportato l’associazione Socialmente Donna nella sua attività.
Tra le iniziative promosse da Socialmente Donna anche negli scorsi anni ci sono stati eventi teatrali e rassegne cinematografiche, che avevano il duplice obiettivo di trasmettere consapevolezza e di raggranellare un po’ di risorse per sostenere i costi dell’attività associativa (manifesti, locandine, ecc.). Queste iniziative sono state patrocinate dall’amministrazione Galli ed esponenti della giunta sono stati spesso presenti (in primis l’ex assessora Nadia Ricci). All’epoca, il consigliere Dell’Omo non aveva trovato nulla da eccepire, mentre adesso firma un atto che ha tutta l'aria di essere finalizzato ad impedire che si svolga la rassegna cinematografica.
Per carità, niente da dire se uno si sveglia la mattina con un improvviso afflato legalitario e decide di controllare con insolito rigore ogni singolo stormir di fronda. Anzi, considerato che nella sua personalissima scala delle priorità di intervento il primo atto sembra quello di “sparare sulla croce rossa” (che purtroppo è una metafora solo fino ad un certo punto), vorrei suggerirgli di farlo almeno in grande stile: attesa la pericolosità dell’oscura compagine perché non attivare i NAS, la Forestale, il KGB, le teste di cuoio, i NOCS, gli alpini, i cavalieri di malta, l’armata rossa, la finanza, la CIA, la NATO, i caschi blu e tutti insieme, armati fino ai denti, circondare la sede della pericolosa cellula eversiva, assicurare alla giustizia le temibili malviventi e riportare finalmente la piena legalità nel nostro piccolo paese?


P.S. – Proprio in queste ore a Sant’Omero si piange la morte di un’altra donna, vittima dell’ennesimo femminicidio. Un altro caso in cui la vittima aveva inutilmente segnalato il pericolo alle autorità competenti. Speriamo che non fossero troppo impegnate ad impedire l’illecita somministrazione di patatine per trovare il tempo di salvarle la vita.

P.S. 2 - Nella prima stesura del post facevo erroneamente riferimento ad un'interrogazione, mentre in realtà si tratta sembra si tratti di una richiesta di accesso agli atti. Mi scuso per l'imprecisione anche se, ovviamente, sul piano sostanziale la questione non cambia di una virgola.



9 giugno 2017

S’è girato i monno

Avrei volentieri evitato di entrare nella polemica sollevata dal miserabile volantino anonimo diffuso in lungo e in largo per il paese pieno di veleno nei confronti non solo dei candidati della lista n. 4, ma anche di chi in qualche modo deve avere commesso l’imperdonabile errore di “schierarsi”, più o meno manifestamente, a favore della coalizione guidata da Danilo Giovannoli. Ne avrei fatto volentieri a meno, ma trovo stupefacente che adesso il volantino si trasformi in un pretesto per attaccare ancora una volta proprio la lista Labico bene comune. “Sì, vabbé il volantino – è l’ardita tesi – ma quanto è brutta questa cosa che si facciano collegamenti più o meno espliciti ai propri avversari”. I quali, a quanto pare, si destano ora dal sonno virginale di coloro ai quali Biancaneve “je spiccia casa”. Proviamo dunque a mettere in fila alcune considerazioni.
  1. Il volantino è la sommatoria disgustosa e vomitevole di insinuazioni, allusioni, mistificazioni, insulti, anche squallidamente sessisti, che nel complesso integra senza se e senza ma un chiaro reato di diffamazione.
  2. Dei tre candidati sindaci avversari, uno solo (a quanto mi risulta), Fausta Ledda del Partito Comunista, ha espresso solidarietà nei confronti della lista n. 4, un altro ha semplicemente detto qualcosa tipo “non sono stato io” e il terzo – quello che ci ha tenuto a spiegare il significato della parola “diffamazione” – ha fatto finta o non si è accorto di niente.
  3. Prima ancora dei candidati sindaci, ciò che è davvero inquietante è il silenzio assordante del sindaco attuale, al secolo Alfredo Galli. Il primo cittadino avrebbe il dovere morale di intervenire al verificarsi di quello che giudico un vero e proprio attentato alle regole della civile convivenza democratica. Il nostro, invece, se n’è rimasto tranquillo e beato nel Palazzo. Un vero sindaco sarebbe corso dai carabinieri e avrebbe presentato lui una querela per diffamazione, perché quell’atto ingiurioso ha colpito non i singoli cittadini bersaglio dell’anonimo estensore del volantino, ma un’intera comunità, la “sua” comunità, la comunità di cui lui è – dovrebbe essere – il punto di riferimento e il garante. Perché non è intervenuto? Perché non ha espresso una dura censura nei confronti dell’autore del gesto? Perché ha lasciato che poche settimane prima venissero regolarmente affissi ben due manifesti anonimi finalizzati a screditare la lista Labico bene comune? Per incapacità, indolenza, menefreghismo? Qualcuno potrebbe addirittura leggere nell’inerzia del sindaco un atteggiamento implicitamente collusivo.
  4. Trovo preoccupante che molti – soprattutto tra i candidati e sostenitori di altre liste – tendano a sottovalutare la gravità di quanto avvenuto. Perché questo genere di episodi minano le basi del confronto democratico. Perché non si può parlare di un paese civile, libero e democratico se un cittadino (non dico un candidato consigliere, ma un semplice cittadino) non ha il diritto di esprimere la propria personale opinione a favore di uno schieramento, perché altrimenti rischia di essere messo alla berlina da un infamante foglietto di carta. Perché a quel punto non è importante che quello c’è scritto sia vero, verosimile o falso. Conta che in qualche modo si possa instillare il dubbio che in fondo qualcosa di vero ci sia, soprattutto se si ha l’abilità di mescolare mezze verità o riferimenti a fatti reali, perché una volta che hai mischiato merda e farina, non è che sia facile separarle.

In tutto questo, l’attività prevalente rimane quella di fare le pulci ai candidati e simpatizzanti della Lista n. 4. Come si dice a Labico “S’è girato i monno”. Ma non preoccupiamoci. Alle 23 di domenica 11 giugno succederà davvero.

6 giugno 2017

11 giugno. A Labico si volta pagina

Mancano pochi giorni alle elezioni amministrative in cui i cittadini di Labico sceglieranno la prossima amministrazione. In qualche misura sarà una data storica per la nostra città, che vedrà l’uscita definitiva di chi nel bene o nel male – e il mio giudizio è netto e noto - è stato il principale protagonista della scena politica labicana: Alfredo Galli.
Non sono un assertore della teoria che in politica rinnovamento sia necessariamente sinonimo di miglioramento, ma in questo caso è evidente il bisogno che una classe politica, un metodo politico ed una cultura politica – dei quali il sindaco uscente è l’ineguagliabile incarnazione – chiudano definitivamente il ciclo. Questo cambiamento non sta avvenendo per caso, ma è il naturale epilogo di un percorso, durato dieci anni e costruito da molte persone (inter alios l’impareggiabile passione del vulcanico Maurizio Spezzano) che hanno avvertito la necessità di voltare finalmente pagina e che hanno lavorato con impegno e costanza per dare una proposta davvero alternativa, fatta di contenuti, credibilità e preparazione. Il percorso non è stato facile, ci sono stati problemi, difficoltà, sono stati anche commessi degli errori. E’ il fisiologico limite di un progetto democratico, partecipato e condiviso, ma è anche la sua ricchezza e la sua forza.
Dal 12 giugno Labico avrà l’opportunità di rinascere. Sarà una sfida ardua e decenni di pessimo governo locale peseranno come un macigno sui nuovi amministratori, ma sono convinto che la squadra di Labico bene comune abbia le capacità e le competenze per affrontarla in modo appropriato.

In una lista di persone qualitativamente così elevata non è semplice sceglierne due – una donna e un uomo, per la doppia preferenza di genere – a cui dare la propria fiducia. Io ho deciso di esprimere la mia preferenza per due persone in grado di unire l’entusiasmo della giovane età alla necessaria competenza ed alla sensibilità sui temi che personalmente mi stanno più a cuore, a partire dalla tutela del territorio e dell’ambiente in cui viviamo. L’11 giugno darò il mio voto alla lista n. 4, Labico bene comune, ed esprimerò la mia preferenza per Giulia Lorenzon e Paolo Galli, i quali, ne sono certo, daranno un apporto prezioso all’attività della futura amministrazione comunale. A Giulia e Paolo, a Danilo Giovannoli e a tutta la lista formulo i miei migliori auguri di buon lavoro perché Labico torni ad essere quel “bene comune” di cui noi cittadini abbiamo bisogno.

18 maggio 2017

Il figurone sul manifesto abusivo in 10 mosse

1.               Vedo su via Casilina un enorme cartellone pubblicitario con la propaganda politica a favore di una lista per le prossime elezioni amministrative. E’ chiaro che il cartellone non dovrebbe essere lì. Chi l’ha messo non conosceva la norma, non l’ha capita o l’ha volutamente ignorata.
2.                  Scrivo un post sul mio blog con cui segnalo l’anomalia.
3.                 La lista in questione risponde con un post su facebook nel quale si cita a vanvera la legge e si afferma, in sostanza, che quel cartellone sta bene dov’è.
4.                  Qualche simpatizzante della lista si premura di individuare le screpolature del dito (anche di qualcun altro), ma non si preoccupa di osservare con attenzione la luna (che proprio lì non ci dovrebbe stare).
5.               C’è chi fa presente tutte le violazioni di legge commesse negli ultimi vent’anni in tutto il territorio della Regione Lazio (eh, ma mica ti sei lamentato della locandina fuori posto affissa nel ’97 ad Alatri…). Faccio sommessamente presente che non faccio il carabiniere ed è un mio preciso diritto di cittadino segnalare ciò che ritengo opportuno.
6.             Altri dicono: se pensi che sia un illecito avvisa chi di competenza. Ok, lo faccio, ma era abbastanza visibile e se ne potevano accorgere da soli.
7.                  Replico alla risposta anonima della lista responsabile dell’affissione abusiva spiegando in modo ancora più semplice (forse un disegnetto avrebbe aiutato) le ragioni dell’illecito.
8.           Arriva una controreplica (sempre anonima) un po’ contorta con una simpatica metafora geometrica sull’angolo giro il cui senso sembra proprio di voler girare intorno alla questione. L’ignoto estensore insiste pervicacemente sul fatto che il manifesto sia perfettamente in regola, citando, quasi con saccenteria, la legge violata e altre norme la cui attinenza con la questione sollevata è paragonabile ad un intervento sulla meccanica quantistica molecolare ad un convegno sul simposio di Platone. Molto interessante, ma – citando un autorevole politico – che c’azzecca? La replica, tanto per chiarire ulteriormente l’intenzione di cambiare argomento senza affrontare il problema, termina invitandomi a commentare cose che ho scritto cinque anni fa. Lo ringrazio per l’attenzione ma proprio non credo di essere  la persona più adatta per fare l’esegesi di un testo scritto da me. Però sono sempre disponibile ad un confronto , anche pubblicamente, su qualsiasi cosa (a parte meccanica quantistica e simposio di Platone). Ovviamente il requisito necessario è quello di esistere e non temere il confronto.
9.                  Tolgono il manifesto.
10.               Sipario.




16 maggio 2017

Sì, quel manifesto viola la legge.

“non c’è la firma dell’autore … forse si vergogna?”  Citazione tratta dal sito Rinnovare per Labico


Tradizione e Progresso replica al mio post di ieri sulla propaganda elettorale con un intervento un po’ schizofrenico in cui prima mi dà ragione in pieno e poi mi attacca personalmente. Proviamo a rileggere insieme il post del quale sarebbe interessante conoscere l’estensore.
L’inizio è la riscrittura pedissequa del testo dell’art. 2 della legge a cui io avevo fatto riferimento nel mio post (sì, l’avevo letta grazie) al termine del quale viene scritta la frase “il Comune di Labico non ha definito alcuno spazio”, confermando quindi che alla base di tutto c’è l’inadempimento dell’amministrazione comunale e di un sindaco che governa la città di Labico da tempo immemore, ma che non è stato in grado di dare attuazione ad una legge dello Stato non proprio recentissima (promulgata nel 1956 e modificata nel 1975, come ci ricorda puntigliosamente il post di Tradizione e Progresso).
Subito dopo Tradizione e Progresso ammette implicitamente (e candidamente) di essere in torto, affermando che l’affissione è stata precedente al 33° giorno, come se questo sanasse l’illecito. La legge infatti afferma in modo non opinabile che quel cartello è vietato e non dice che basta fare i furbi e metterlo prima dell’entrata in vigore della disciplina che regola il corretto andamento della propaganda elettorale.
Non ho alcuna voglia di rispondere ad attacchi alla mia persona, però mi piacerebbe sapere chi si assume la responsabilità di scrivere certe amenità. Politicamente ritengo che si debba attribuire al candidato sindaco, Antonio dell’Omo, quanto viene scritto nella pagina di Tradizione e Progresso ed è a lui che vorrei chiedere a che titolo si permetta di attribuirmi l’orientamento politico. Trovo molto grave che dietro ad un post sostanzialmente anonimo si facciano apprezzamenti sulle persone. In ogni caso voglio rassicurare tutti: sono una persona libera e sono abituato a non rendere conto a nessuno delle mie idee e delle mie scelte. Immagino che per qualcuno non sarà facile comprenderlo, ma me ne farò una ragione.
Per quanto riguarda il riferimento all’interrogazione di Storace – che sulla questione c’entra come i cavoli a merenda – posso solo dire che non mi interessano molto le considerazioni di un nostalgico del ventennio che ha regalato una voragine nella sanità del Lazio. L’interrogazione è rivolta a Zingaretti e sarà lui a rispondere.


Sulle ultime due considerazioni davvero sono senza parole. Accostare a me le critiche sulla nazionalità della moglie del candidato o sull’assenza di “labicanità” (di cui sono stato anche oggetto in un recente passato) mi sembra davvero ridicolo. Al limite, ma proprio volendo, si potrebbe parlare dell’impegno sociale e culturale dei candidati a favore di Labico prima della pubblicazione delle liste, ma non vorrei sparare sulla croce rossa.





15 maggio 2017

Più tradizione che progresso

Qualcosa non quadra. C’è una legge nazionale che disciplina le modalità di svolgimento della campagna elettorale. La norma ha l’obiettivo di garantire il più possibile l’equilibrio tra le forze in campo e stabilisce regole ben precise di comportamento a cui tutti si dovrebbero attenere. Il primo onere stabilito dalla legge è in capo all’amministrazione comunale che ha l’obbligo di “stabilire in ogni centro abitato speciali spazi da destinare, a mezzo di distinti tabelloni o riquadri, esclusivamente all'affissione degli stampati, dei giornali murali od altri e dei manifesti, avendo cura di sceglierli nelle località più frequentate ed in equa proporzione per tutto l'abitato”. In questo modo tutti i concorrenti potranno affiggere i propri manifesti negli appositi spazi. Questo evita spreco di risorse e di tempo e contribuisce a mantenere il decoro della città. Inutile dire che la nostra amministrazione comunale non ha ancora provveduto.

La stessa legge impone alcune limitazioni, sempre con la finalità di garantire il massimo equilibrio nella competizione elettorale. Tra queste c’è l’espresso divieto di “ogni forma di propaganda elettorale luminosa o figurativa, a carattere fisso in luogo pubblico”. E chi ha – almeno a mio avviso – violato palesemente questo divieto? Proprio la lista che si è dichiarata in continuità con l’attuale amministrazione, con un mega manifesto decisamente molto visibile. Talmente visibile da destare stupore che nessuno degli organi competenti se ne sia ancora accorto.

In attesa del ritorno alla legalità, c’è qualcuno che trae indebito vantaggio da questa situazione. Per fortuna l’11 giugno si volta pagina.



4 maggio 2017

Non è mai troppo tardi, Alfry.


Caro Alfry,

davvero complimenti. Il video autocelebrativo è proprio ben fatto e di straordinaria efficacia comunicativa. Se non conoscessi abbastanza bene la situazione labicana probabilmente mi sarei lasciato sedurre dall’elegante e a tratti commovente narrazione, accompagnata da immagini impeccabili sotto il profilo tecnico, con sapienti inquadrature ad esaltare il bello (magari appena sistemato dopo anni di incuria) e a nascondere la trascuratezza e il degrado, che, non hai bisogno che te lo spieghi, rimangono purtroppo all’ordine del giorno.
Mi conosci abbastanza bene da sapere che proprio non ce la faccio a resistere alla tentazione di fare qualche doverosa precisazione. Non so se avrò tempo a sufficienza, visto che gli argomenti trattati sono davvero tanti e molti sono quelli non trattati e che meriterebbero di essere citati, però qualcosa proverò a dirla, magari a rate.
Oggi voglio iniziare da quello che vorrei definire “paradosso del verde”. Proprio tu, Alfry caro, che brandisci con orgoglio la tua innata propensione alla cementificazione di ogni centimetro quadrato di suolo, al punto da essere riuscito nella non facile operazione di farti bloccare dalla Regione la variante al piano regolatore (presentata in bozza nel 2004, adottata nel 2007, trasmessa con le osservazioni alla regione nel 2008 e che ancora non vede la luce), ti improvvisi amante della natura e dell’ambiente e decanti orgoglioso le splendide virtù di ben due parchi urbani a Labico, lasciando la parola a cittadine estasiate per la munificenza con cui hai concesso alla popolazione questi due bei fazzoletti di verde.
Ecco, proprio a questo proposito, mi preme farti notare qualche aspetto non marginale della pochezza della tua propaganda. Ci tengo ad informarti che le due paradisiache aree verdi sono rispettivamente di circa 3600 (compreso il campo di calcetto) e 2700 mq. Se ci aggiungiamo tutte le aree sportive del paese (pallone e campo di calcio) dobbiamo aggiungere altri 6800 mq, per un totale di 13.100 mq. Se consideri che il nostro comune ha una popolazione di circa 6300 abitanti possiamo dire di avere circa 2 metri quadrati di aree verdi (e sportive) a testa.
Ora prima di sperticarmi a tessere le tue lodi per questo grande risultato mi sono andato a leggere le norme che disciplinano la pianificazione urbanistica e che tu - che ti vanti di aver dedicato la vita a questo - dovresti conoscere abbastanza bene. Nello specifico il dm 1444 del 1968 (pensa, Alfry, c’era già quando hai iniziato a fare politica) all’articolo 3, lettera c), stabilisce che ogni cittadino ha diritto (diritto, Alfry, non gentile concessione del sovrano) a spazi verdi e per lo sport ad una dotazione minima (minima, Alfry, quindi volendo anche di più) di 9 metri quadrati, ossia il quadruplo di quella dei cittadini labicani. E si ti vai a dare un’occhiata ai dati ISTAT scoprirai che per quanto riguarda i capoluoghi di provincia (quindi ambiti urbani di maggiore concentrazione abitativa) la dotazione media di verde urbano è di oltre 31 metri quadrati, quindici volte quella dei cittadini labicani.

Ecco, Alfry, allora volevo dirti che intendo unirmi al coro di gratitudine che ha animato gli interventi del tuo video. Grazie, Alfry, ma certo non per quei due spicci di verde. Grazie per aver annunciato che levi il disturbo. Come diceva il maestro Manzi, non è mai troppo tardi.


P.S. - Per arrampicatori di specchi, portatori di travi e cercatori di pagliuzze: in effetti all'appello mancano parchi urbani di pregevole consistenza, quali, ad esempio, l'area verde dei cerchi e quella di Colle Spina. L'ordine di grandezza finale non varia (circa 14.400 mq totali) e i 2,1 mq pro capite potrebbero diventare 2,3 (magari andando a cercare qualche aiuoletta). Siamo sempre ad un quarto del minimo previsto dalla legge e ad un quindicesimo della media ISTAT. 

31 agosto 2016

Né case né scuole di sabbia

“La colpa non è di Dio, ma di chi costruisce case di sabbia”. Con queste parole il vescovo di Rieti,  monsignor Domenico Pompili, ha messo a tacere l’irresponsabile e comodo appello al fatalismo di buona parte del ceto politico. Diamo la colpa al destino crudele e pensiamo subito a come gestire la ricostruzione, che significa soldi, appalti, commesse. Non c’è mai tempo per riflettere. All’inizio è il momento del cordoglio. Nei giorni successivi bisogna rimboccarsi le maniche. Poi bisogna tornare alla normalità. E quando sei tornato alla normalità mica ti puoi mettere a pensare alla prevenzione… fino alla prossima volta. Del resto, come ha sottolineato cinicamente Bruno Vespa, i terremoti sono un ottimo volano dell’economia. Negli ultimi 48 anni abbiamo speso qualcosa come 121 miliardi di euro in ricostruzione, spesso sprecati in appalti sospetti e interventi di pessima qualità (Bertolaso docet), mentre per un serio intervento di prevenzione e messa in sicurezza il costo complessivo sarebbe di gran lunga più basso (circa 40 miliardi). A quanto pare i governi centrali sembrano incorrere ogni volta nel medesimo errore e l’atteggiamento di Renzi all’indomani della tragedia del 24 agosto ricorda la sicumera con cui Berlusconi nel 2009 prometteva agli aquilani  "Non vi lasceremo soli, la ricostruzione sarà rapida". Talmente rapida che ancora adesso, dopo sette anni, il centro storico del capoluogo abruzzese è un immenso cantiere. Ma gli amministratori locali quanto si preoccupano di questo aspetto? Sì, perché il loro ruolo è determinante per garantire che gli edifici, in particolare quelli pubblici, siano sicuri. E il crollo della scuola di Amatrice, ristrutturata nel 2012, preoccupa non poco da questo punto di vista. Non è la prima volta che una scuola crolla e ogni volta viene da pensare: E le nostre scuole? Saranno abbastanza sicure?

Ricordo perfettamente che dopo il terremoto dell’Aquila avevamo presentato un’interrogazione – a prima firma Spezzano - per chiedere garanzie sulla sicurezza strutturale degli edifici scolastici e che, visto che il sindaco non rispondeva, eravamo stati costretti a trasformarla in una mozione con la quale chiedevamo cose molto semplici come la ricognizione dello stato di salute degli edifici pubblici con particolare attenzione per le strutture scolastiche. Inutile dire che la mozione venne respinta dalla maggioranza e che sindaco e vicesindaco liquidarono la questione citando la relazione di uno studio tecnico e sostenendo di fatto che Labico non è un comune a rischio sismico. Nella mia replica dovetti spiegare che: 1) la relazione dello studio tecnico era tutt’altro che rassicurante perché vi si affermava che la scuola media non era in grado di resistere ad un’eventuale evento sismico; 2) il nostro comune, nella classificazione sismica, è inserito nella zona 2, ossia appena un gradino più in basso di quella dell’Aquila, ma non certo esente da rischi (basti pensare che i comuni colpiti dal sisma dell’Emilia Romagna sono di classe 3 e 4).


Sempre nello stesso periodo presentammo diversi atti per esprimere perplessità su alcune anomalie nelle procedure di affidamento degli appalti pubblici e anche in questo caso le nostre istanze vennero bocciate. Ricordo che ancora adesso è in corso un processo penale per le irregolarità riscontrate nell’appalto alla scuola media, un processo nel quale gli unici ad essersi costituiti parte civile siamo stati io e Maurizio Spezzano, nell’indifferenza di buona parte della politica labicana.  Eppure siamo tutti consapevoli che dalla procedura di affidamento dei lavori per le opere pubbliche dipendono due cose importanti: la prima è un costo congruo dell’intervento, che permette di risparmiare soldi pubblici; la seconda è un intervento qualitativamente adeguato, che permette di dare maggiore sicurezza a chi – come i bambini  e i ragazzi – usufruirà della struttura. Io non posso che rinnovare l’invito a chi amministra – e soprattutto a chi amministrerà in futuro – ad assumersi la responsabilità di garantire quanto prima la sicurezza sismica degli edifici scolastici. Sarebbe un atto dovuto nei confronti delle future generazioni.



La scuola media di Labico (immagine street view di google)


12 luglio 2016

Non ci resta che piangere

Anche io controreplico brevemente alla risposta della maggioranza. Lo faccio dicendo che c’è proprio poco da ridere. L’interiezione beffarda che fa da contrappunto ad ogni affermazione sembra una vera e propria presa in giro della cittadinanza di Labico, non solo amministrata in modo pessimo, ma anche grottescamente dileggiata. Premesso che la tecnica delle repliche galliane consiste nell’ignorare alcune critiche, presumibilmente quelle più insidiose, e di concentrarsi solo su quelle per le quali riesce a trovare qualche appiglio dialettico da contrapporre (con modesta efficacia, peraltro).
Per esempio torniamo alla questione dell’addizionale IRPEF. L’espediente è quello di aggrapparsi a qualcosa di oggettivamente inoppugnabile: la riduzione di un decimo di punto percentuale, cosa che nessuno aveva negato. Peccato non si voglia tenere conto che questi stessi amministratori avevano scelto la massima imposizione possibile e solo in vista delle elezioni cercano di abbindolare il proprio elettorato con quella che si può considerare una “mancetta”. Se facciamo un calcolo a spanna basato sull’imponibile medio IRPEF (fonte Agenzia delle Entrate) possiamo dire che la riduzione per ogni contribuente sarebbe di circa 5 euro. Non sembra esattamente una svolta epocale.
Sulla questione del “favor rei” si conferma di fatto la mia lettura, ossia che l’amministrazione si è limitata a fare quello che la legge impone. Non c’è alcuna discrezionalità, né – come sembra voler far credere il tenore del manifesto istituzionale – un atto di magnanimità del generoso sindaco Galli nei confronti della cittadinanza. Sarebbe interessante sapere quando i consiglieri di opposizione avrebbero votato contro il “favor rei”. Questa è una forzatura abbastanza ridicola. Non si spiega nemmeno in quale circostanza e in merito a quale atto. Al posto dei consiglieri di opposizione chiederei conto al Sindaco di un’affermazione lesiva del loro ruolo.
Sull’articolo 243-bis del TUEL ho fatto un’affermazione molto semplice quanto incontestabile e, in effetti, indirettamente, nella replica mi viene riconosciuto. Peccato che poi, con un triplo carpiato con doppio avvitamento della logica e del diritto si riesca a trasformare questa mia affermazione in un’arma impropria per attaccare Benedetto Paris su un argomento che io non ho proprio toccato e che non intendo affrontare nemmeno adesso (mai parlato di tariffe idriche nel mio post). Per quanto riguarda la deliberazione della sezione regionale della Corte dei Conti che viene citata come se fosse l’Oracolo di Delfi, vorrei sommessamente fare notare alcune cose:
-          la Corte dei Conti è chiamata semplicemente ad esprimere una valutazione di congruità del piano di riequilibrio e non interviene sulle cause scellerate che hanno determinato la situazione che il piano cerca di risolvere;
-          nelle premesse della deliberazione, la Corte dei Conti ha evidenziato quanto sia stato difficile convincere il Comune a scrivere qualcosa di decente e le numerose correzioni, integrazioni riformulazioni e modifiche citate nell’atto la dicono lunga sull’approssimazione con cui è stato fatto il piano di rientro;
-          la Corte dei Conti ha sottolineato che l’Amministrazione ha introdotto modifiche al piano in “maniera poco ordinata e chiara” e che “la versione definitiva del piano emerge da una serie di sovrapposte deliberazioni consiliari di difficile lettura a sistema, per mancanza di coordinamento delle relative disposizioni e dei report riportanti i dati del piano”; qualcuno meno elegante dei giudici contabili avrebbe detto fatto con i piedi, ma i giudici - si sa - hanno un certo stile, come dimostra la locuzione che si incontra poco dopo “ferma restando la valutazione, rimessa ad altri soggetti, sulla regolarità degli atti e la liceità dei comportamenti che hanno determinato la situazione di fatto rilevata dal giudice”, ossia, sempre tradotto in un linguaggio più diretto, chissà che impicci ci stanno sotto, per fortuna se la vede la magistratura penale;
-          ancora la Corte dei Conti ha evidenziato la presenza di debiti fuori bilancio (circa 150mila euro) per i quali “il competente Ufficio, pur in assenza di fatture, ha certificato la congruità dei lavori e l’effettiva utilità e arricchimento per l’Ente”; ossia il Comune ha speso un mucchio di soldi pubblici, quindi nostri, senza uno straccio di fattura per fare non si sa bene cosa, ma è bastato che il Comune stesso dicesse che erano soldi ben spesi per passarci sopra, della serie “famo a fidasse”;
-          sempre a proposito della Corte dei Conti, sono costretto a ricordare ancora una volta che Labico vanta il ben poco onorevole privilegio di essere finita nella relazione inaugurale dell’anno giudiziario 2015 per la vicenda dei depuratori. La parte dedicata a Labico inizia con “la polizia erariale segnalava molteplici profili di danno erariale ed ipotesi di illecito penale”, per poi proseguire specificando le gravi violazioni di legge perpetrate, sottolineando che “il direttore dell’impianto inviava al Comune di Labico le relazioni sul buon funzionamento dell’impianto e sulla corretta gestione del rapporto, che venivano sistematicamente avallate dall’amministrazione comunale”, fino a stigmatizzare la “Situazione ancora più incredibile se si pensi al fatto che detti comportamenti sono proseguiti anche in costanza delle indagini penali, tanto ad indurre la Procura della Repubblica a chiedere il sequestro degli impianti” e a concludere che “La situazione di grave crisi nella gestione degli impianti e dei gravi inadempimenti […] era ben nota all’amministrazione”. Non esattamente un encomio solenne.
In una situazione così disastrosa c’è davvero poco da ridere. Ma trovo davvero inquietante che a ridere ci sia chi, di questa situazione, ne ha la responsabilità politica e amministrativa.

Tullio Berlenghi




Per correttezza trascrivo integralmente l’articolo della maggioranza:

Dopo il commento di Berlenghi sul manifesto del Sindaco relativo alla programmazione e al bilancio 2016, non abbiamo saputo resistere a una sia pur breve replica.
Nessun tono né tanto meno fine propagandistico: è un dato di fatto che le tasse sono state abbassate anche se a qualcuno questo non va proprio giù… ah! ah! ah!;
l’applicazione del favor rei, dice Berlenghi, è un principio di garanzia per i cittadini: giusto…e allora perché la minoranza “compatta” ha votato contro in consiglio comunale, senza peraltro motivare?  forse per fare un dispetto ai due terzi di cittadini che dice di rappresentare con riferimento all’anno 2012?…… o perché non ha capito di cosa si stesse trattando? ah! ah! ah! Sull’acqua, il comune è riuscito a far pagare meno rispetto a quanto previsto e consentito dal 243 bis del tuel…e ne e’orgoglioso, anche perché la corte dei conti ha approvato il piano finanziario di riequilibrio nel quale sono riportati i tassi di copertura…… o forse c’è chi si crede più bravo e ritiene di poter contestare la delibera di approvazione della corte o addirittura di sostituirsi all’organo esterno di controllo!? ….ah! ah! ah! Finalmente qualcuno ha capito come funziona la tassazione del servizio idrico per i comuni sub 243 bis e in questo apprezziamo la non certo voluta collaborazione di Berlenghi; pertanto, visto che a noi non ci ascolta, gli chiediamo di spiegarlo anche a chi in questi giorni sta facendo opera di persuasione verso i cittadini inducendo qualcuno a fargli presentare reclami raffazzonati sulle bollette dell’acqua, che non stanno nè in cielo né in terra, completamente infondati sul piano giuridico, che fanno perdere tempo ai contribuenti  e agli uffici……..ma che volete, questo è il livello dell’opposizione” di Labico………….
ah! ah! ah!


Grazie Tullio!

6 luglio 2016

Chiacchiere e distintivo


Come spesso succede i nostri amministratori fanno una gran confusione tra il bene pubblico, che sono chiamati a gestire nell’interesse della collettività, e perseguimento del proprio interesse privato, legittimo, ma che dovrebbe essere distinto dall’azione amministrativa. Il manifesto affisso nei giorni scorsi in giro per il paese è l’ennesima conferma di questa commistione. Il manifesto e il sito internet del Comune sono strumenti che hanno carattere squisitamente istituzionale e non dovrebbero essere usati (è una questione di stile, non tanto di legittimità) per fare propaganda politica. Per quella ci sono gli strumenti che usiamo tutti, ovviamente pagandoli con i nostri soldi, mentre se il sindaco utilizza spazi e risorse del Comune fa pagare a noi la sua attività di propaganda personale. Se il manifesto si fosse limitato a dare delle informazioni non ci sarebbe stato nulla da eccepire. Certo, qualche volta non è facile distinguere la comunicazione istituzionale dalla propaganda, ma un manifesto che titola “Fatti non chiacchiere” mi sembra che parta con un tono che non si può certo definire neutro. Al di là dello stile - che non mi sembra che fino ad ora abbia contrassegnato positivamente una gestione amministrativa personalistica, autoritaria e priva di rispetto per le più elementari regole di democrazia, come dimostra la decisione di approvare il bilancio in piena solitudine, privando la maggioranza della popolazione labicana della possibilità di essere rappresentata in consiglio comunale durante l’esame dell’atto più importante dell’amministrazione ordinaria – vorrei soffermarmi sul contenuto dell’informazione “istituzionale” arrivata ai cittadini (e pagata con i nostri soldi). Vediamo dunque, una per una, le mirabolanti novità su cui il sindaco ci ha reso edotti:

  1.  L’addizionale IRPEF passa da 0,8 a 0,7 per cento un anno prima delle elezioni. Questo significa che per i quattro anni precedenti abbiamo pagato il massimo previsto dalla legge e adesso scenderemo di un misero decimale. Grazie, eh.
  2.  Riduzione della TARI. Al momento sembra una chiacchiera, più che un fatto. Non ho trovato l’atto con cui è stata deliberata questa riduzione. Per il momento posso solo notare che lo stato di pulizia del paese lascia a desiderare. Attendo fiducioso.
  3.  Vedi punto 2.
  4.  Il principio del favor rei è un principio giuridico di carattere generale (nasce col diritto penale), che risponde all’esigenza di non penalizzare ingiustamente il cittadino. Non è una concessione fatta dal Sindaco Galli nella sua magnanimità, ma un principio di garanzia a tutela del contribuente.
  5.  Valgono le considerazioni del punto 5.
  6. In effetti è prevista una piccola riduzione del costo dei buoni pasto (che era aumentato notevolmente negli anni scorsi), ma solo per i redditi più bassi.
  7.  Le colonie estive si facevano anche trent’anni fa. Quello che è grave che non si siano fatte negli ultimi anni.
  8. Qui ci vuole il bronzeo volto del nostro primo cittadino, il quale, avendo la responsabilità politica dello sperpero di svariati milioni di euro di soldi pubblici (ossia nostri) si attribuisce il merito di farci sprecare “appena” due milioni di euro. Grazie, eh (2).
  9. Arriveranno, forse, sei milioni di euro di soldi pubblici (ossia nostri) e, forse, verranno spesi per realizzare opere pubbliche. Vorrei vedere! Comunque grazie, eh (3).
  10. Si ripristina la situazione della precedente convenzione, sul cui merito mi astengo, quindi niente di particolarmente nuovo.
  11. L’articolo 243-bis del Testo Unico disciplina il cosiddetto “predissesto” (ossia lo stato fallimentare dei conti in cui si trova il comune e sappiamo bene per colpa di chi) ed impone alcuni vincoli, tra cui quello di “assicurare, con i proventi della relativa tariffa, la copertura integrale dei costi della gestione”. Sarebbe un obbligo, non un indirizzo e il Sindaco si vanta di non rispettare la procedura a cui ha fatto ricorso per evitare il commissariamento. Tra l’altro i soldi con cui si arriva al 100 per cento del costo del servizio sono sempre pubblici, quindi nostri. Mi sfugge il motivo di tanta soddisfazione.
  12. Ah, quindi adesso funziona tutto alla perfezione. Grazie, eh (4).


Per chi non li aveva letti, ecco i fatti (e non chiacchiere) pubblicati dall’amministrazione comunale:

1. ABBASSAMENTO DI UN PUNTO DELL’ADDIZIONALE IRPEF - DA 0,8 A 0,7
2. RIDUZIONE GENERALE DELLA TARI E ABBATTIMENTO DEL 10% DELLA QUOTA VARIABILE PER I NUCLEI CHE HANNO PERSONE A CUI È STATO RICONOSCIUTO LO STATO DI HANDICAP GRAVE
3. ULTERIORE RIDUZIONE TARI PER CHI FA IL COMPOSTAGGIO DOMESTICO – DAL 10% DELLO SCORSO ANNO AL 20% DI QUEST’ANNO
4. APPLICAZIONE DEL PRINCIPIO DEL “FAVOR REI” IN MERITO ALLE SANZIONI, CON LA RIDUZIONE A UN SESTO DELLE STESSE
5. APPLICAZIONE DEL PRINCIPIO DEL RAVVEDIMENTO OPEROSO PERPETUO PER I CONTRIBUENTI CHE SI RENDONO CONTO DI NON AVERE IN BUONA FEDE PAGATO QUALCHE IMPOSTA O TASSA, CON LE CONSEGUENTI AGEVOLAZIONI
6. RIDUZIONE DELLE TARIFFE PER LA MENSA SCOLASTICA CON RIGUARDO ALLE FASCE DI REDDITO PIU’ BASSE
7. ORGANIZAZIONE DA QUEST’ANNO DELLE COLONIE ESTIVE A FAVORE DEI BAMBINI E RAGAZZI DA 9 A 15 ANNI
8. ABBATTIMENTO DEL DEBITO DEL DEPURATORE (DA 5 MILIONI DI EURO A POCO PIU’ DI DUE MILIONI, (VISTE LE ADESIONI DI ALCUNI CREDITOIRI CHE STANNO ARRIVANDO IN QUESTI GIORNI)
9. INVESTIMENTI PER LAVORI PUBBLICI PARI A CIRCA 6 MILIONI DI EURO
10. AUMENTO DEI CONTRIBUTI DEL COMUNE PER L’ASILIO NIDO CHE QUEST’ANNO GARANTISCONO LA PARTECIPAZIONE DI DIECI BAMBINI CONTRO I 5 DELLO SCORSO ANNO
11. MANTENIMENTO DELLE TARIFFE IDRICHE AL DI SOTTO DEL MASSIMO CONSENTITO DALL’ART. 243 BIS DEL TUEL ( LA TARIFFA A CARICO DEI CITTADINI NON COPRE, COME DOVREBBE, IL 100% DEI COSTI DEL SERVIZIO IDRICO INTEGRATO E QUESTO GRAZIE ALLA SPENDING REVIEW FATTA DAL COMUNE SU ALTRE VOCI DI SPESA CORRENTE, AL RECUPERO TRIBUTI E AL PIANO DI RIEQUILIBRIO APPROVATO DALLA CORTE DEI CONTI
12. RIORGANIZZAZIONE DEGLI UFFICI, AVVALENDOSI DELL’AZIENDA SPECIALE PER GARANTIRE SERVIZI ESSENZIALI, SOPRATTUTTO SUL TERRITORIO ( CIMITERO, VERDE PUBBLICO, MANUTENZIONE PATRIMONIO E PIU’ IN GENERALE TUTELA DELL’AMBIENTE)

ABBIAMO GIÀ DIMOSTRATO COME QUESTA AMMINISTRAZIONE DIA SEMPRE PIÙ IMPORTANZA AI FATTI CHE ALLE PAROLE. ALTRI, AL CONTRARIO, FANNO GIRARE IN RETE E STAMPANO CHIACCHIERE PER PRESENTARE AI CITTADINI UN'IMMAGINE DISTORTA DELLA REALTÀ.

19 febbraio 2016

Qualche appunto in replica all'autocelebrazione Galliana

La corposa replica di “Rinnovare per Labico”, almeno per l’attenzione riservata alla mia proposta, merita senz’altro una risposta. Per renderla più chiara proverò ad avventurarmi in una lettura esegetica del testo.
Buona lettura!

Rinnovare per Labico
Il mio commento
Dopo la richiesta di dimissioni del Sindaco, dopo l’istanza di convocazione straordinaria del consiglio, dopo la consegna ai contribuenti di modelli in bianco non idonei, dopo l’opera certosina di persuasione dei cittadini, dopo la raccolta di firme, arriva puntuale l’ultimo strenuo tentativo di mettere in crisi l’amministrazione con un consiglio ad hoc…Berlenghi pubblica la SUA mozione di sfiducia per mandare a casa il Sindaco e la maggioranza, chiedendo che altri la condividano, lasciando chiaramente intendere che si tratta di un pretesto per obbligare il Sindaco a convocare il consiglio.
Nel mio post suggerivo molto semplicemente uno strumento per cercare di ottenere quello che – in una vera democrazia – sarebbe un atto dovuto: un confronto pubblico in cui gli amministratori spiegano una situazione a dir poco incresciosa e danno vita ad un’interlocuzione con l’opposizione e i cittadini. Invece i nostri amministratori se la danno a gambe levate e si aggrappano a sofismi e capziosità giuridiche e regolamentari per cercare (senza successo, peraltro) di giustificare qualcosa di molto semplice: la vergogna e l’imbarazzo per essere i responsabili di un disastro amministrativo senza precedenti. Non è un caso che il sindaco sia ormai una specie di ologramma e i suoi avvistamenti in paese sono stati superati da quelli di UFO, sirene e gnomi viola.
Prescindendo dal fatto che, anche dal punto di vista formale, ci sarebbero molte cose da precisare che rendono tale mozione a dir poco discutibile, è la sostanza che conta e qui di sostanza non se ne vede neppure l’ombra…..ma se il promotore ritiene ci siano i numeri per presentare la mozione e, soprattutto, quelli per sfiduciare il Sindaco, lo faccia pure.
Questa frase non ha senso. Al sindaco non è attribuito un potere discrezionale tale da stabilire la bontà sostanziale delle mozioni di sfiducia, anche perché altrimenti sarebbe uno strumento affatto privo di efficacia.
Sul fatto dei numeri sono d’accordo. So bene che non ci sono molte probabilità che qualche consigliere eletto con la lista di Rinnovare per Labico avrà il coraggio di firmare un atto di questo genere. Però almeno si evitano ambiguità e adesso è chiaro quali consiglieri comunali sono disposti ad affrontare pubblicamente il tema e chi continua a dare credito alle scelte di Galli.
Intanto gli preannunciamo, in sintesi, – così ha tutto il tempo di prepararsi per migliorare il suo testo,– cosa andremmo a confutare della SUA mozione, qualora la stessa trovasse qualche idoneo sostenitore per arrivare al numero richiesto dalla legge ai fini della presentazione in consiglio.
Fa piacere che Rinnovare per Labico (non ho il piacere di sapere chi sia il mio interlocutore) si proponga per dare lezioni di redazione di atti consiliari. Vorrei sapere solo se sono previste offerte in combinazione con lezioni di contabilità pubblica e urbanistica, perché anche su quello sono certo abbiano molto da insegnare.
L’amministrazione Galli non ha prodotto i danni del depuratore ma se li è trovati sul groppone e ha fatto quanto in suo potere per ridurne l’entità; le relazioni al piano di riequilibrio e la discussione riportata nelle deliberazioni che ognuno può consultare sul sito web del Comune lo confermano in quanto si basano su fatti e atti certi;
Qui cominciamo con le balle. Se non è stata l’amministrazione Galli, a chi vogliamo attribuire la responsabilità? Sono già stati accusati: la ditta (scelta dall’amministrazione), il Corpo Forestale dello Stato (per fortuna verrà cancellato), il fosso di Centogocce (che ha pensato bene di ridurre la portata per fare un dispetto a Galli), le leggi ingiuste (che, in quanto tali, hanno deciso di ignorare), la siccità (come Johnny Stecchino), l’opposizione (quella ha sempre colpa). Ovviamente c’è ancora spazio per molti altri potenziali responsabili. Mi permetto di suggerire anche qualcosa tipo: “Ero... rimasto senza benzina. Avevo una gomma a terra. Non avevo i soldi per prendere il taxi. La tintoria non mi aveva portato il tight. C'era il funerale di mia madre! Era crollata la casa! C'è stato un terremoto! Una tremenda inondazione! Le cavallette! Non è stata colpa mia! Lo giuro su Dio”.
Il resto della frase non significa nulla. Si dice che l’amministrazione “ha fatto in quanto in suo potere per ridurne l’entità” (dei danni del depuratore). Cosa avrebbe dovuto fare? Aumentarne l’entità? Oddio, sarebbero capaci.
Come pure si evince dagli atti, l’ammontare complessivo della massa passiva inserito nel piano di riequilibrio pluriennale non è di 5.000.000,00 (cinque milioni) di euro ma di € 3.584.343,78 per la parte corrente ed € 185.565,38 per quella in conto capitale mentre il debito ad oggi riconosciuto dal consiglio comunale per il trasporto dei liquami è di € 2.050.268,87;
A parte il fatto che si parla di un danno economico enorme causato dall’incapacità di chi ha amministrato il Paese negli ultimi trent’anni, la cui gravità non muterebbe con 3,5 milioni al posto di 5, le cifre “come si evince dagli atti” le hanno date sempre loro, ed è scritto chiaramente nella delibera n. 28 del 27 dicembre 2013, approvata con il voto favorevole dei consiglieri Galli, Ulsi, Scaccia, Paoletti, Ricci (che mi risulta facciano parte di Rinnovare per Labico). Eventuali tentativi di ridurre l’entità dei contenziosi, di spalmare il debito, di riconoscerne solo una parte, ecc. ecc. non cambiano la sostanza del problema: un paese sull’orlo della bancarotta.
stralcio delibera 28/2013

l’importo da pagare, infatti, grazie al lavoro svolto dall’amministrazione comunale, è stato sensibilmente ridotto attraverso gli accordi transattivi con alcuni creditori e sono attualmente in corso trattative per ulteriori accordi a favore dell’Ente, nell’interesse della Comunità;
Stesse considerazioni del paragrafo precedente: al momento i debiti ci sono, gli accordi transattivi non si sa dove porteranno e, in ogni caso, anche se il Comune dovesse pagare un solo euro, saranno i cittadini (incolpevoli) a farlo e non gli amministratori (che di quell’euro di debito sono i responsabili).
il piano di riequilibrio finanziario decennale, che rappresenta la migliore soluzione in assoluto che il Comune potesse adottare per evitare danni ai cittadini, è stato APPROVATO DALLA COMPETENTE SEZIONE DELLA CORTE DEI CONTI e non è finanziato con le entrate derivanti dal recupero dei tributi né attraverso un aumento dell’imposizione fiscale ma da una operazione straordinaria di riduzione della spesa pubblica cui si aggiunge l’eventuale ma improbabile – perché prevista solo in via cautelativa – alienazione di immobili comunali non indispensabili. Il recupero tributario non serve pertanto a far cassa per finanziare il debito del depuratore in quanto non esistono condizioni di criticità che possano incidere sul rispetto degli impegni assunti con il suddetto piano di riequilibrio finanziario approvato ai sensi dell’art. 243 bis del TUEL, come avvalorato anche da specifica attestazione del responsabile del servizio finanziario;
Punti di vista. La norma introdotta con l’inserimento degli articoli 243-bis e seguenti al Testo Unico degli Enti Locali dà la possibilità agli amministratori che hanno portato il Comune quasi al dissesto di proporre un piano decennale di rientro. Un po’ come affidare l’ambulanza che deve portare all’ospedale i feriti di un incidente stradale all’automobilista che quell’incidente ha causato (magari per guida pericolosa).
Per quanto riguarda l’imposizione fiscale è praticamente al massimo e le tariffe dei servizi a domanda individuale sono state aumentate considerevolmente, quindi stiamo già spremendo come limoni i cittadini. Del resto basta leggersi la lettera con cui il dipartimento degli affari interni e territoriali del Ministero dell’interno del 10 aprile 2014 per capire che il comune di Labico aveva già messo in conto di trasferire ai cittadini l’onere del dissesto (“Il ripiano della massa passiva verrebbe assicurato in dieci anni attraverso una manovra finanziaria attuata mediante maggiori entrate tributarie ed extratributarie, già deliberate nel 2013”) . Mentre parlare di “riduzione della spesa pubblica” come di un successo avrebbe un senso se si tagliassero gli sprechi, mentre in realtà si tagliano i servizi (e si vede dalle condizioni di degrado del paese).



Non bisognerebbe citare a vanvera gli organi giurisdizionali, perché si corre il rischio di rimediare brutte figure. Infatti Labico vanta il ben poco onorevole privilegio di essere finita nella relazione inaugurale dell’anno giudiziario 2015, proprio per la vicenda dei depuratori, prodiga di apprezzamenti per l’operato dei nostri amministratori. La parte dedicata a Labico inizia con “la polizia erariale segnalava molteplici profili di danno erariale ed ipotesi di illecito penale”, per poi proseguire specificando le gravi violazioni di legge perpetrate, sottolineando che “il direttore dell’impianto inviava al Comune di Labico le relazioni sul buon funzionamento dell’impianto e sulla corretta gestione del rapporto, che venivano sistematicamente avallate dall’amministrazione comunale”, fino a stigmatizzare la “Situazione ancora più incredibile se si pensi al fatto che detti comportamenti sono proseguiti anche in costanza delle indagini penali, tanto ad indurre la Procura della Repubblica a chiedere il sequestro degli impianti” e a concludere che “La situazione di grave crisi nella gestione degli impianti e dei gravi inadempimenti […] era ben nota all’amministrazione”. Proprio un figurone.

l’indirizzo agli uffici per il recupero tributario è stato dato nel 2012 su proposta dell’allora Capo Dipartimento che giustamente aveva rappresentato la grave situazione dell’organico comunale, assolutamente insufficiente al fine di attivare proficuamente le procedure di recupero e aggiornare le banche dati dell’Ente;
a seguito di gara pubblica indetta nel rispetto della normativa europea, il Comune, nel 2015, ha affidato alla società A e G S.p.A. il servizio di supporto tecnico all’ufficio tributi;
Su questo mi permetto di obiettare che un’amministrazione capace e lungimirante non avrebbe dormito per interi lustri e avrebbe aggiornato costantemente le proprie banche dati, in modo da effettuare un continuo ed efficace controllo delle entrate fiscali e tributarie senza dover ricorrere a soggetti privati esterni che di mestiere lucrano sui soldi che i cittadini versano all’ente locale. Ricordiamoci che loro guadagnano anche sui pagamenti non dovuti e chi ha deciso di affidare ad un tale modello punitivo il rapporto tributario tra ente e cittadini dovrebbe fare un bell’esame di coscienza.
gli atti di accertamento notificati a fine anno 2015, sono più di novemila non solo per gli errori commessi dalla società ma perché riguardano anche cittadini non residenti a Labico e soggetti che, singolarmente, sono destinatari di diverse imposte e tasse; in realtà gli utenti destinatari di accertamento sono 4.625 e quindi non il numero o i numeri che qualcuno insiste nel pubblicare impropriamente su internet per confondere le idee ai cittadini e infangare l’immagine del Sindaco e della giunta comunale, facendoli apparire come sprovveduti;
Qui si gioca con i numeri per smentire senza smentire i dati (che, del resto, loro stessi hanno fornito). Il numero totale degli avvisi di accertamento (9538) l’hanno fornito loro. Che gli utenti destinatari di accertamento fossero meno degli avvisi era fuori di dubbio, ma Galli ci tiene a dimostrare di averlo capito persino lui, spiegando che non ci sono abbastanza cittadini a cui recapitare tutta quella roba.
a seguito della notificazione degli avvisi di accertamento (e non di cartelle esattoriali) è emerso che un numero considerevole di avvisi presenta vari errori;
Ecco, appunto: “è emerso che un numero considerevole di avvisi presenta vari errori”. In pratica è stato fatto un disastro ai danni dei cittadini (chi pagherà infatti tutti quegli avvisi di accertamento – mi raccomando non fate confusione - mandati a casaccio, il sindaco o i cittadini?). Invece di ammetterlo continuano a prendersela con chi lo sta facendo notare.
l’amministrazione guidata dal Sindaco Galli ha affrontato la situazione in modo del tutto adeguato, sia facendosi valere con la società affinchè rimediasse tempestivamente agli errori commessi, sia coinvolgendo la minoranza nelle valutazioni delle problematiche e relative soluzioni (purtroppo senza ricevere alcun contributo costruttivo), sia attraverso comunicazioni istituzionali chiare e tranquillizzanti, rispettose dei cittadini e di tutti gli altri interlocutori, diversamente da quanto ha fatto la minoranza, con espressioni offensive che arrivano al limite della diffamazione, piene di disprezzo verso le Pubbliche Istituzioni;
Qui si dice che gli amministratori sono tanto bravi e coscienziosi e la colpa è della società (se non della società, del responsabile ufficio tributi). Ma chi ha deciso di affidare questa operazione ad una società esterna, l’opposizione forse? Ovviamente l’eventuale contenzioso legale con la società chi lo dovrà pagare, se non i cittadini?
Sulla chiarezza delle comunicazioni ci sarebbe molto da dire, visto che ne hanno mandate un paio a settimana, con continue contraddizioni, incertezze e persino velate minacce (tipico delle comunicazioni istituzionali, immagino).
la ditta ha provveduto subito ad annullare una serie di avvisi impropriamente emessi, accomunati dal medesimo errore e sta provvedendo ad annullare ovvero rettificare tutti gli avvisi sbagliati;
E vorrei vedere! Ma qui siamo al delirio. L’alternativa qual era? Far pagare comunque la somma ingiustamente richiesta?
il responsabile dell’ufficio tributi ha contestato alla società A e G S.p.A. gli addebiti e sta replicando alle controdeduzioni per gli eventuali ulteriori provvedimenti richiesti dal caso;
Attendiamo con ansia il conto dell’ufficio legale che seguirà la vicenda.
nel frattempo, oltre a potenziare lo sportello di supporto ai contribuenti, sono stati diffusi sul sito web istituzionale diversi comunicati e pubblicati sul territorio avvisi alla popolazione per spiegare come sono andate le cose e comunicare le iniziative intraprese a favore dei contribuenti e della P.A, anche – come si ripete – con l’intento di tranquillizzare i cittadini che hanno ricevuto avvisi di accertamento erronei;
I cittadini labicani sono tranquillissimi. Abbiamo ordinato un container di valium. La posologia prevede una compressa ogni comunicazione istituzionale per tranquillizzare i cittadini.
in data 02/02/2016 il Responsabile dell’ufficio tributi, dott. Francesco Laudoni, ha adottato apposita determinazione dirigenziale, che sospende tutti gli effetti degli atti di accertamento fino al 30 giugno 2016 in modo che i contribuenti possano verificare con tutta calma le loro posizioni e gli uffici e lo sportello di front-office regolarizzare le varie situazioni risultate errate; tale provvedimento trova giustificazione nella necessità di evitare un dannoso e generalizzato annullamento, avvalendosi di strumenti offerti dalla legislazione vigente;
Anche qui siamo al minimo sindacale. Non era materialmente possibile che gli uffici esaminassero la valanga di avvisi pieni di errori inviati alla cittadinanza in soli 60 giorni. Magari non utilizzerei la parola “calma” per quanto riguarda la verifica. Invito il sindaco, da qui al 30 giugno, a trascorrere le proprie giornate nella sede dove si esaminano le posizioni dei singoli cittadini. Potrà apprezzare il clima di calma e serenità che si respira e di cui tutti gli tributeranno piena gratitudine.
IL RECUPERO TRIBUTARIO È UN ATTO DOVEROSO CHE L’ENTE DEVE ESERCITARE SIA PER RISPETTARE LA LEGGE CHE PER ATTUARE UNA POLITICA DI SOSTANZIALE EQUITÀ FISCALE E DI GIUSTIZIA SOCIALE, NONCHÈ AL FINE DI ASSICURARE UNA SERIE DI SERVIZI ATTUALMENTE NON GESTIBILI PER OBIETTIVA INSUFFICIENZA DI RISORSE FINANZIARIE, SENZA CONTARE I POSITIVI RIFLESSI CHE TALE OPERAZIONE POTRÀ AVERE A BREVE E MEDIO TERMINE SULLA REVISIONE DI TARIFFE ED ALIQUOTE TRIBUTARIE, A FAVORE DEI CITTADINI E SOPRATTUTTO DEI CETI MENO ABBIENTI.
Dopo trent’anni di malgoverno Galli farebbe bene a non parlare di equità fiscale e giustizia sociale, perché ha avuto tutto il tempo di mettere in pratica questi principi prima di adesso. Se non c’è riuscito è un suo limite (e un nostro problema, purtroppo).
Sulla base delle suesposte considerazioni, si ritiene che:
l’Amministrazione guidata dal Sindaco Galli abbia affrontato le situazioni in modo del tutto adeguato, attraverso iniziative concrete e comunicazioni istituzionali appropriate e rispettose degli interlocutori;
l’Amministrazione Galli abbia adottato tutte le iniziative necessarie ed opportune a difesa dei cittadini, dei contribuenti e dell’Ente Pubblico;
l’Amministrazione Galli stia continuando ad attivarsi per risolvere tutte le problematiche insorte sino alla loro completa e soddisfacente soluzione, nell’interesse dei cittadini e della P.A.
Questa è una patetica autocelebrazione del tutto priva di aderenza con la realtà. La situazione dei cittadini, dei contribuenti e dell’Ente Pubblico è tutt’altro che rosea e non basta scriverlo sul sito web per pensare che qualcuno ci creda davvero.
Al contrario, i consiglieri di minoranza, lungi dal fornire qualsiasi contributo e anzi alimentando l’onda del malumore e della generale preoccupazione, non riuscendo a raggiungere diversamente l’obiettivo di far cadere il Sindaco, si sono fatti promotori di una petizione popolare ed hanno convinto numerosi cittadini a firmare una farraginosa e non chiara istanza di annullamento generale dell’accertamento tributario, anche nei casi di sussistenza di un debito legittimamente accertato dalla P.A., con ciò intraprendendo una politica di incoraggiamento all’evasione fiscale, contraria ai loro doveri di pubblici amministratori, travisando del tutto il proprio ruolo istituzionale, mettendosi a disposizione di tutti i cittadini, senza distinzione tra onesti e non, spogliandosi della maschera di paladini della LEGALITA’ E TRASPARENZA, che da sempre indossano per carpire la buona fede dei cittadini.
Quanto sono cattivi gli altri, anzi forse è quasi colpa loro se le cose vanno così male a Labico, perché se c’è l’evasione fiscale la responsabilità è praticamente la loro.
A scanso di equivoci e per non far perdere ulteriore tempo ai cittadini, già abbastanza confusi dalla minoranza in queste ultime settimane, si precisa che una eventuale raccolta di firme non potrebbe, di per sé, legittimare la presentazione di alcuna mozione di sfiducia.
Questa della perdita di tempo dei cittadini è meravigliosa. Dopo aver ricevuto uno o più avvisi ogni contribuente ha dovuto – in media – andare una volta dal geometra (pagandolo), una volta dal notaio (pagandolo), una prima volta all’ufficio tributi, una prima volta in banca (perché non basta aver pagato ed avere la ricevuta, ma pretendono una certificazione ulteriore), una seconda volta dal geometra o dal notaio (se non da tutti e due), una seconda volta all’ufficio tributi (perdendo giornate di lavoro). Il tutto per risolvere un guaio causato dall’incapacità amministrativa di Galli. E quello che fa perdere tempo ai labicani sarebbe un cittadino che osa scrivere le sue opinioni sul suo blog?
D’altra parte, alla luce del numero esiguo di istanze presentare sul modello distribuito dalla minoranza e dei più recenti commenti apparsi sulla rete, provenienti da persone inizialmente critiche verso l’operato del Comune, che ora si dissociano dalle posizioni della minoranza e dei suoi seguaci più fedeli, si ha motivo di credere che questa volta i Labicani, grazie anche alla chiarezza e trasparenza dei comunicati pubblicati dall’Amministrazione, non si lasceranno influenzare dalla politica del Pifferaio locale in cerca di notorietà.
Su questo siamo d’accordo. Questa volta i labicani non si faranno influenzare dalla politica del pifferaio locale. Ne sono certo.


Concludo dicendo che la vera anomalia è questa incomprensibile resistenza al confronto democratico, che la dice lunga sulla pochezza e sulla senescenza culturale  di questa amministrazione, ancora convinta che il Comune possa essere governato con i principi del feudalesimo. Eppure basterebbe che Galli si girasse intorno per accorgersi che il mondo è cambiato. Basterebbe che Galli guardasse pochi chilometri più in là – a Colleferro - dove un sindaco molto più giovane e illuminato di lui, a fronte di una richiesta di convocazione da parte dell’opposizione, non si è trincerato grottescamente dietro inesistenti cavilli burocratici. Pierluigi Sanna, sindaco di Colleferro, ha semplicemente preso atto dell’esigenza del confronto ed è bastata una semplice richiesta dell'opposizione, perché si convocasse il consiglio comunale, che è stato riunito in un orario in cui i cittadini potessero essere presenti e partecipare. Non dobbiamo stupirci e non c’è nulla di straordinario. Si tratta dell’applicazione di un valore molto importante. Si chiama democrazia.


Alle colonne d'Ercole

Alle colonne d'Ercole
La mia ultima avventura