Labico on Video

6 1 0: Difendiamo la nostra Valle

29 gennaio 2015

Un Presidente di tutti per salvare la Costituzione

Proviamo a mettere un po’ d’ordine. Questo Parlamento è stato eletto nel 2013. I risultati elettorali sono stati i seguenti (mi limito, per ragioni pratiche, ad utilizzare le percentuali della Camera, ma l’approssimazione che ne deriva mi sembra non incida sul ragionamento complessivo):
Partito
Perc.
Perc. corretta
Seggi Camera
Seggi Senato
Totale
Perc. seggi
Grandi elettori
Perc.
Partito Democratico
25.4
19.0
297
109
406
43.0
446
44.2
SEL
3.2
2.4
37
7
43
4.5
34
3.3
CD
0.5
0,.4
6

6
0.6
13
1.3
SVP
0.4
0.3
5

5
0.5


PDL
21.6
16.2
98
98
196
20.7


NCD






75
7.4
Forza Italia






142
14.1
PSI






32
3.2
GAL






15
1.5
Lega Nord
4.1
3.0
18
17
35
3.7
38
3.8
Fratelli d’Italia
1.9
1.4
9

9
0.9
10
1.0
M5S
25.5
19.1
109
54
163
17.2
129
12.8
Ex M5S






32
3.2
Scelta Civica
8.3
6.2
39
19
58
6.1
32
3.2
UDC
1.8
1.3
8

8
0.8



Dallo schema si vede che già la legge elettorale, definita non a caso “porcellum” e – sempre non a caso – dichiarata incostituzionale dalla Corte Costituzionale, altera in modo rilevante il risultato elettorale. Se consideriamo che circa il 7 per cento di coloro i quali hanno espresso un voto non sono rappresentati in Parlamento per la presenza di soglie di sbarramento e che circa il 25 per cento dei cittadini non è proprio andato alle urne, vediamo che le percentuali reali andrebbero ulteriormente corrette. L’ultima colonna restituisce gli equilibri di potere all’interno del Parlamento ed è facile vendere quanto siano alterati rispetto alla distribuzione dei consensi nel corpo elettorale.

Questo quadro, al netto della legittimità costituzionale della legge elettorale, è comunque quello determinato dopo le elezioni del 2013. C’erano delle coalizioni, con dei programmi, con dei leader e che, in qualche modo, avanzavano una proposta politica. Chi nel 2013 aveva votato per il PD, ad esempio, probabilmente non pensava che si sarebbe trovato ad allearsi con Berlusconi e gli elettori del Popolo della Libertà avranno avuto qualche perplessità nel vedere la scissione del proprio partito, così come quelli di SEL, che si sono ritrovati con un premio di maggioranza senza far parte della maggioranza e vittime, anche loro, di un’altra scissione per la fuga dei deputati in “soccorso del vincitore”. Per non parlare della scelta del Presidente del Consiglio, negli ultimi anni sempre frutto di accordi tra i partiti e l’ultimo ad avere avuto un’investitura popolare è stato proprio Berlusconi. Il quadro politico frutto delle “transumanze” di deputati e senatori, unito agli accordi PD – Forza Italia per la nomina dei grandi elettori è ancora più sbilanciato rispetto al reale consenso elettorale. Dando per buoni i dati pubblicati in questi giorni dai quotidiani la situazione è quella descritta nell’ultima colonna, con il Partito Democratico che, rispetto ai voti “reali” presi nel 2013, ha il doppio del peso politico. E’ evidente che, in una situazione così anomala, chi governa dovrebbe puntare ad un consenso estremamente ampio nel momento in cui affronta temi importanti come la riforma costituzionale, la legge elettorale o l’elezione dei Presidente della Repubblica. Sarebbe immorale far valere la forza dei numeri senza tenere conto della loro effettiva rappresentanza nella società civile. Giudico già abbastanza grave la prova di forza su singoli provvedimenti di carattere legislativo (con decretazione d’urgenza, fiducie, contingentamento e tagliole varie), ma quando si sceglie una figura terza come il Capo dello Stato o quando si scrivono le regole comuni, imporle con la forza è un segnale di profondo disprezzo per la democrazia. Il quorum dei 3/5 previsto dalla nostra Carta Costituzionale dovrebbe essere l’obiettivo minimo a cui aspirare per la scelta di un Presidente della Repubblica che sia davvero super partes. Spero che in queste ultime ore di frenetiche consultazioni prevalgano i valori fondanti della nostra Repubblica, il senso dello Stato e il senso delle Istituzioni. Sarebbe un buon auspicio nella speranza di fermare una riforma costituzionale che sembra scritta per scardinare il delicato sistema di garanzie e tutele pensato dai nostri padri costituenti.

22 gennaio 2015

L'ultimo sorriso

C’è sempre bisogno di qualcosa a cui aggrapparsi. Nel mare di dolore, di rimorsi e di rimpianti. Tra i sensi di colpa per una frase non detta, un abbraccio non dato, delle scuse mancate, c’è bisogno di un appiglio, un sostegno, una conforto. Quell'ancora di salvezza per me è il tuo sorriso – forse il tuo ultimo sorriso – in quel letto di ospedale. Eri confusa e spaurita come una bimba e quando mi hai visto ti sei illuminata e mi hai sorriso e abbracciato.Ti sei girata verso il medico e gli hai detto – con un orgoglio che ancora fatico a spiegarmi – “E’ mio figlio, lo vede?, è proprio mio figlio”. Il giorno dopo è iniziato il sonno che, dopo una settimana, ti ha portato via. Sono venuto tutti i giorni a guardarti dormire, come facevi tu – anche per ore - con i tuoi nipoti quando erano piccoli. Ho un debito con te. Ed è la mia vita. Una vita bella, intensa e felice, soprattutto grazie a te. E l’unica cosa che posso fare per onorare il tuo dono è di viverla al meglio anche adesso che tu non ci sei più. Senza smettere di pensarti, senza smettere di amarti. Ti porteremo al Magra per il tuo compleanno.  Ciao, mamma.

28 dicembre 2014

Fanfare e fanfaroni


Ogni tanto, come si suol dire, riciccia. Noi da tempo lo chiamiamo affettuosamente il “bugiardino”, un vezzeggiativo che serve un po’ a stemperare quel sentimento misto di sconcerto e indignazione che si crea man mano che si va avanti con la lettura di una così corposa mole di amenità concentrata in così poco spazio. Un vero record. L’opuscolo in questione, denominato "Labico news",  non è altro che un normale strumento di comunicazione politica (chiamarla informazione sarebbe improprio) della maggioranza che viene spacciato per un periodico (la cui periodicità non è dato conoscere, ma possiamo solo dire che nella migliore delle ipotesi trascorre un anno tra un’uscita e l’altra) per di più “gratuito”, quando è noto che il costo della pubblicazione medesima è sostenuto con i soldi pubblici, quindi con i soldi dei cittadini che pagano le tasse e lo stipendio al sindaco ed alla giunta.
Non ho né tempo né voglia di fare l’analisi del testo, secondo il quale l’amministrazione attuale – praticamente la stessa dallo scorso millennio – avrebbe fatto un lavoro meraviglioso e non si capisce come mai qualche ingeneroso detrattore non apprezzi gli straordinari risultati conseguiti, ma mi limiterò ad alcune considerazioni:
1.       Non si capisce come mai dal sito del comune di Labico siano scomparsi i numeri precedenti della pubblicazione dell’amministrazione. Forse perché il confronto con le promesse di qualche anno fa rende meno credibili quelle attuali? In effetti questa pubblicazione sembra ricalcare il sistema comunicativo del celebre romanzo 1984, nel quale c’erano gli addetti alla cancellazione della memoria collettiva per evitare che i cittadini potessero notare le contraddizioni e gli errori dei governanti. Peccato che non basti rimuovere pagine dal sito del comune e siamo in grado di recuperare qualche cimelio (molto istruttivo) del passato.
2.       Conti del comune. Tra il sindaco e il vicesindaco fanno a gara per confondere le idee. Si mescolano fatti veri (la riduzione dei trasferimenti da parte dei governi Berlusconi, Monti, Letta, Renzi è un dato effettivo) con ricostruzioni molto fantasiose di ben poco edificanti vicende (come la questione dei depuratori, per la quale la responsabilità amministrativa e politica di Galli & C. è lampante ed è sufficiente leggere le carte per rendersene conto) con vere e proprie sciocchezze, come l’ineluttabilità dell’aumento delle tasse. Non è vero che “tutti i comuni d’Italia di dimensioni simili a Labico” abbiano aumentato le tasse. Alcuni comuni hanno aumentato le tasse. Altri hanno eliminato alcune spese. Altri hanno ridotto alcuni servizi. Il comune di Labico è uno dei pochi, se non l’unico, ad essere riuscito a: aumentare le tasse (quasi fino al massimo consentito dalla legge); aumentare in modo considerevole il costo dei servizi a domanda individuale; non eliminare gli sprechi; ridurre i servizi. Un capolavoro.
3.       L’urbanistica. E’ il principale fallimento di questa amministrazione. L’espansione edilizia di questo comune è frutto di una cattiva programmazione urbanistica accompagnato da una pessima attuazione degli strumenti di piano, dal generoso ricorso a meccanismi di deroga (di cui ha usufruito anche il sindaco per edificare in zona agricola) e da una certa accondiscendenza nei confronti degli abusi edilizi. Per non farsi mancare niente è stata progettata una nuova variante urbanistica di stampo squisitamente elettorale con la quale si è prevista l’edificabilità disordinata ed irrazionale di una porzione enorme del territorio. La prima ipotesi di quella variante era stata presentata nel 2004 come il frutto della condivisione del lavoro della maggioranza e della minoranza dell’epoca. Noi l’avevamo giudicata irricevibile e l’abbiamo contestata prima fuori dal consiglio comunale e poi – durante la fase dell’esame delle osservazioni – in consiglio comunale. Ora è ferma su un binario morto della Regione Lazio ed è stato già annunciato un nuovo incarico ad un professionista e l’adozione di misure per risolvere tutte le criticità rilevate. Tradotto dal politichese vuol dire che si aprirà un nuovo mercato delle vacche, con la devastazione del territorio usata come merce di scambio per il consenso elettorale. Nel frattempo proprio questa scellerata politica urbanistica – che ha favorito la speculazione edilizia - ha ridotto drasticamente il valore degli immobili situati nel comune di Labico (basta guardare la borsa immobiliare per rendersene conto), impoverendo i suoi abitanti che, con molti sacrifici, avevano investito i propri risparmi sulla casa.
4.       Opere pubbliche. Se andiamo a ripescare i vecchi bugiardini troviamo alcune opere che ancora adesso campeggiano in bella evidenza sul programma attuale. Prima tra tutte la ristrutturazione del palazzo Ex Eca, che ancora deve vedere la luce (la colpa, ovviamente, è delle lungaggini burocratiche). Poi c’è una serie di opere, delle quali non è chiaro il motivo di vanto, visto che si parla di infrastrutture minime per un paese civile: illuminazione pubblica, marciapiedi, impianti fognari, plessi scolastici adeguati al numero di residenti. Alcune di queste opere – dette appunto di urbanizzazione primaria – avrebbero dovuto farle “prima” della costruzione e della vendita delle case (in realtà i costruttori, amici e parenti degli amministratori, hanno potuto aggirare allegramente la normativa vendendo case prive dei requisiti minimi di decenza) e invece la loro tardiva realizzazione sembra quasi un’opera meritoria. Per quanto riguarda il marciapiede di via Casilina, il vero scandalo è che i lavori siano ancora in corso dopo ben sei anni. Anche sulle scuole ci sarebbe molto da dire. Sono anni che le strutture scolastiche sono insufficienti e non sono rispettati gli standard di legge sul rapporto tra superficie delle aule e numero di studenti. Per non parlare degli spazi dedicati al miglioramento dell’attività didattica, talvolta sacrificati per creare le classi necessarie.
5.       Ambiente. Per la prima volta nella storia di questo comune c’è un assessorato che si occupa di ambiente, tema finora considerato marginale dai nostri amministratori. Non sarà facile sanare i danni degli ultimi anni, ma staremo a vedere. Nel frattempo, a sei anni dall’inizio della raccolta differenziata, viene fornito un primo vago dato sui risultati (tra l’altro non è vero che sia stato raggiunto un “obiettivo europeo”, casomai siamo, nonostante i progressi, ancora in violazione della normativa vigente che prevede il raggiungimento del 65 per cento entro il 2012, ossia due anni fa). Peccato che siano anni che chiediamo inutilmente di fornire un quadro completo dei dati sulla gestione dei rifiuti. Le amministrazioni comunali serie ed efficienti pubblicano periodicamente tutti i dati sul proprio sito internet. Il Comune di Labico, sulla cui serietà ed efficienza preferisco non esprimermi, non ha mai pubblicato un solo dato negli ultimi sei anni. Speriamo che con il nuovo assessore (cui, con l’occasione, formuliamo gli auguri di buon lavoro) qualcosa cambi.
6.       I grandi successi di Galli. Per un’incomprensibile distrazione nel bugiardino non sono riportati alcuni straordinari risultati ottenuti dall’amministrazione Galli. Ci sembra doveroso colmare questa lacuna con un breve – e purtroppo incompleto - riepilogo: 1) Città dell’arte. Nel 2005 veniva sbandierato lo straordinario ritrovamento di un’opera attribuita a nientepopodimeno che Gustave Eiffel. Subito pronta una bella speculazione edilizia per trasformare un’estesa area agricola in terreni edificabili. Poi non ne abbiamo saputo più nulla. 2) Biblioteca. Con andamento ciclico assistiamo a: corposi investimenti pubblici, annunci entusiasti, inaugurazione in pompa magna (preferibilmente poco prima delle elezioni) fino alla silenziosa sospensione del servizio. In questo momento Labico, paese di oltre seimila abitanti non ha una biblioteca. 3) Pista ciclabile. Un velo pietoso su 200mila euro buttati per una striscia d’asfalto senza capo né coda, mai ultimata. 4) Area di sviluppo industriale. Fanfare e grancasse per annunciare la realizzazione dell’area industriale e logistica che sarebbe dovuta sorgere presso Colle Spina e ritirata in gran fretta (buttando via, anche lì, qualche decina di migliaia di euro). 5) Centro giovanile. Qualcuno si ricorda l’enfasi con cui veniva annunciata la creazione del luogo di incontro per i nostri ragazzi? Ebbene, il luogo è scomparso. 6) Albergo diffuso a Labico. Anche in questo caso l’annuncio in grande stile in sala consiliare di una straordinaria opportunità economica per il Paese è svanito nel nulla. 7) Centro vaccinale. Il centro vaccinale è stato chiuso e a Labico, paese di oltre seimila abitanti (tra l’altro quello con l’età media più bassa nel Lazio), manca un centro vaccinale. A quanto pare il problema sembra non interessare gli amministratori.

7.       Sulla questione depuratori abbiamo già detto e scritto abbastanza, ma visto che la ferita brucia e il sindaco continua a ripetere come un mantra di non avere alcuna responsabilità, ma che si è trattato di una sorta di sfortunata ed imprevedibile fatalità. Chi poteva mai immaginare, in effetti, che triplicando (e, col nuovo piano regolatore, sestuplicando) la popolazione labicana sarebbe stato necessario l’adeguamento degli impianti di depurazione (già non proprio impeccabili)? Chi poteva anche lontanamente sospettare che la continua, inesorabile cementificazione del territorio e l’alterazione del normale deflusso delle acque avrebbe potuto azzerare la portata di un invaso al punto da modificarne la classificazione? Chi avrebbe mai pensato di attivare delle serie verifiche sulla gestione degli impianti di depurazione, per accertare che tutto venisse svolto in modo corretto e rispettoso della normativa vigente? Chi mai si sarebbe sognato di rispondere ai continui e numerosi quesiti dell’opposizione sulla situazione degli impianti fognari e di depurazione, la cui malfunzionalità era evidente anche per i non addetti ai lavori? Chi avrebbe mai potuto prevedere che qualche organo di polizia giudiziaria un po’ troppo zelante sarebbe andato a fare dei controlli e a verificare una situazione disastrosa, con numerose violazioni amministrative e penali, al punto da rendere necessario il sequestro degli impianti? La risposta è semplice: qualche amministratore onesto, giudizioso e competente. Certamente non i nostri amministratori, bravi con le chiacchiere e le fanfare, un po’ meno con i fatti. Buon 2015 a tutti i labicani.

5 dicembre 2014

Come nascono le terre di mezzo?


L’intreccio tra affari, politica e criminalità organizzata scoperchiato a Roma dallo straordinario lavoro della magistratura e delle forze dell’ordine mette in luce la principale debolezza del nostro Paese rispetto ai nostri partner europei: l’insofferenza – culturale, prima di tutto – alle regole ed alla trasparenza. Intervenire su questo aspetto sarebbe la vera grande “riforma” che permetterebbe di riallinearci agli altri paesi occidentali. Non la riduzione delle tutele per i lavoratori, non la cancellazione delle norme di salvaguardia ambientale, non certo le semplificazioni procedurali su appalti e opere pubbliche (che, anzi, facilitano illegalità e ruberie). Peccato che sia un intervento molto difficile, soprattutto da parte di quella politica che alimenta, almeno in parte, i propri consensi proprio grazie a meccanismi di gestione non proprio inappuntabile delle risorse pubbliche. E, attenzione, questo non significa necessariamente contiguità con pezzi di criminalità organizzata. Significa però creare le condizioni per contaminare un sistema istituzionale. All’inizio con piccole irregolarità che diventano sempre più gravi e sistematiche e che possono trasformarsi in veri e propri illeciti, dando vita alla fine ad un meccanismo in cui la violazione diventa norma e dal quale è difficile tornare indietro. E’ importante allora intervenire al primo segnale, perché non è necessario che le irregolarità abbiano rilevanza penale per creare distorsioni, sprechi ed iniquità. E, tantomeno, bisogna aspettare che vengano fuori collusioni con la mafia e la criminalità organizzata per gridare allo scandalo. Bisogna intervenire prima. Bisogna intervenire subito.
Ed è questa la ragione per la quale 5 anni fa abbiamo esaminato con molta attenzione il caso di un appalto pubblico a Labico, rilevando numerose anomalie. La storia è in parte nota e ne farò una brevissima ricostruzione. A novembre del 2009 venimmo a sapere dell’esistenza di una procedura d’appalto per i lavori di ampliamento della scuola media. L’importo, per un piccolo comune, era significativo. Si parla di qualcosa come 700mila euro, che però vennero “frazionati” nel bando di gara, forse per stare sotto la soglia di 500mila euro (opportunamente elevata dal Governo Berlusconi poco tempo prima) e potersi avvalere di una procedura ristretta (quindi soggetta a meno controlli). Nonostante la procedura ristretta rilevammo una serie inquietante di anomalie, delle quali mettemmo a conoscenza il sindaco di Labico, chiedendo di sospendere la procedura di gara. Né il sindaco di allora, Andrea Giordani, né il sindaco di oggi (all’epoca responsabile degli appalti pubblici), Alfredo Galli, ritennero che ci fossero delle irregolarità e fecero tranquillamente concludere il bando. A quel punto non potemmo fare altro che raccogliere l’intera documentazione, predisporre una dettagliata relazione e portarla all’esame del nostro gruppo politico per un’azione comune. La nostra ferma intenzione era quella di trasmettere tutto immediatamente alla magistratura affinché verificasse eventuali illeciti. Alcuni consiglieri ci hanno chiesto di aspettare per valutare se aggiungere la propria firma e siamo stati costretti ad attendere oltre un mese per poter depositare il fascicolo alla Procura della Repubblica di Velletri. Un mese durante il quale, a quanto pare, tutta la nostra documentazione è finita nelle mani di uno degli attuali imputati, facilitando eventuali strategie difensive.
Probabilmente questa vicenda è stata una delle cause della rottura della coalizione e il segretario del Partito Democratico di Labico ne ha, in seguito, preso pubblicamente le distanze.
In realtà le cose stanno un po’ diversamente, abbiamo dovuto aspettare qualche anno, ma, alla fine, a maggio di quest’anno, siamo venuti a sapere, poiché chiamati in qualità di testimoni al processo, che la magistratura aveva confermato la presenza di illeciti, avviato un’indagine e rinviato a giudizio alcune persone. Di tutto ciò era informato il sindaco di Labico, il quale, oltre ad essersi guardato bene dal rendere nota la vicenda, non si è neppure preoccupato di tutelare gli interessi economici della comunità che è chiamato ad amministrare, costituendosi parte civile. Sì, perché un reato contro la pubblica amministrazione vuol dire, verosimilmente, danno economico per la pubblica amministrazione. E nel nostro caso i conti sono presto fatti, basta leggere le carte processuali: l’appalto di 500mila euro l’ha vinto una ditta che ha fatto un ribasso di pochi punti percentuali, mentre sarebbe stato possibile un ribasso tra il 20 e il 25 per cento (come affermato dal responsabile di una ditta il cui nome era stato utilizzato per presentare una falsa domanda, al fine di raggiungere il numero minimo di offerte), con un risparmio di circa 100mila euro. Basta moltiplicare questo valore per tutti gli appalti per capire l’entità dello spreco di risorse pubbliche che può essere causato da una “maldestra” amministrazione.
Al processo abbiamo deciso di avvalerci della cosiddetta “azione popolare” che consente anche ai semplici cittadini di intervenire in sede penale in sostituzione della pubblica amministrazione inerte e costituirsi parte civile. In pratica ci siamo fatti carico noi (e a nostre spese) di quello che Galli & company non hanno voluto fare. Abbiamo chiesto anche ai nostri ex compagni di viaggio di unirsi in questa battaglia, ma – in coerenza forse con il cambio di rotta di due anni prima – hanno preferito non rispondere.
L’aspetto che accomuna questa vicenda a quella – indubbiamente ben più grave – che ha sconquassato la politica della Capitale - in un intreccio che vede coinvolti esponenti di spicco di Forza Italia, Alleanza Nazionale e Partito Democratico – è che uno dei reati più contestati ai 100 tra indagati e arrestati dell’operazione “Terra di mezzo” è quello di “turbativa d’asta”, ossia lo stesso reato contestato agli imputati del processo labicano. La turbativa d’asta consente, in linea teorica, a soggetti estranei all’amministrazione di costruire un accordo per pilotare dall’esterno l’esito di un bando pubblico. E’ facile intuire che è molto difficile un’operazione di questo tipo senza nessun tipo di informazione che provenga dall’interno dell’amministrazione e, tantomeno, se – durante l’iter procedimentale – viene segnalata – come abbiamo fatto noi - la presenza di un’anomalia grave.
Come abbiamo avuto modo di dire in piazza, non crediamo che il nostro giudizio si debba basare esclusivamente su vicende che abbiano un rilievo penale e non ci interessa quale sarà l’esito del processo, perché la documentazione processuale dimostra in modo inequivocabile quello che noi abbiamo evidenziato sin dall’inizio: la regolarità dell’affidamento di quei lavori era fortemente incrinata da molteplici anomalie che non potevano certo attribuirsi al caso e questo ha comportato un esborso di soldi pubblici più elevato e minori garanzie di qualità di esecuzione dei lavori. La responsabilità – politica e amministrativa – per noi è già sufficiente per esprimere un giudizio negativo su chi ha permesso che ciò avvenisse. E un po’ di responsabilità – sempre politica – ce l’ha anche chi ha preferito tapparsi gli occhi di fronte all’evidenza. Ed è proprio chi si gira dall’altra parte, chi fa finta di niente, chi non vuole pestare i piedi a lasciare libero – più o meno consapevolmente – quello spazio dove si può insediare la “terra di mezzo”. Noi non ci siamo girati dall’altra parte.


Tullio Berlenghi e Maurizio Spezzano

6 novembre 2014

L'urlo di dolore

La nuova ondata di maltempo che si è abbattuta sull’Italia sembra quasi la risposta di un paese martoriato alla definitiva approvazione dello sblocca Italia, un mix di norme accomunate da un unico denominatore: la prevalenza degli interessi, degli affari e della speculazione sulla tutela del territorio, la difesa dell’ambiente, la sicurezza dei cittadini. Il paradosso è che uno degli argomenti a favore del decreto si basava proprio sul ricatto dell’esigenza di intervenire sulla messa in sicurezza del territorio. Peccato che di risorse per la prevenzione (ma anche per le emergenze) ce ne siano ben poche e non siano neppure stati stanziati i fondi promessi per Genova. Peccato soprattutto che il vero problema di chi governa è una mentalità chiusa e incapace di comprendere che l’unico intervento possibile non è quello di risolvere il problema dell’impermeabilizzazione e cementificazione con altro cemento per imbrigliare e incanalare canali, torrenti e fiumi. Servirebbe un approccio diverso, rispettoso della territorio, della natura e delle sue dinamiche. Certo altro cemento significa stanziamenti, appalti, speculazioni, interessi. Non è un caso che – indifferenti all'altra emergenza, quella delle tangenti e delle malversazioni, che ha colpito tutto il territorio nazionale, dal MOSE di Venezia alla ricostruzione dell’Aquila, passando dall’EXPO di Milano – nello sblocca Italia si allentino ulteriormente le maglie e i controlli sulle opere. Così, ancora una volta, con la scusa dell’emergenza sarà più facile violare le norme, affidare i lavori agli amici, fare la cresta sulla sicurezza e sulla qualità degli interventi. Salvo poi, alla prossima tragedia, essere tutti di nuovo in prima fila a battersi il petto. Ovviamente già pronti alla prossima spartizione.