Labico on Video

Alle colonne d'Ercole

Alle colonne d'Ercole
La mia prossima avventura

19 febbraio 2016

Qualche appunto in replica all'autocelebrazione Galliana

La corposa replica di “Rinnovare per Labico”, almeno per l’attenzione riservata alla mia proposta, merita senz’altro una risposta. Per renderla più chiara proverò ad avventurarmi in una lettura esegetica del testo.
Buona lettura!

Rinnovare per Labico
Il mio commento
Dopo la richiesta di dimissioni del Sindaco, dopo l’istanza di convocazione straordinaria del consiglio, dopo la consegna ai contribuenti di modelli in bianco non idonei, dopo l’opera certosina di persuasione dei cittadini, dopo la raccolta di firme, arriva puntuale l’ultimo strenuo tentativo di mettere in crisi l’amministrazione con un consiglio ad hoc…Berlenghi pubblica la SUA mozione di sfiducia per mandare a casa il Sindaco e la maggioranza, chiedendo che altri la condividano, lasciando chiaramente intendere che si tratta di un pretesto per obbligare il Sindaco a convocare il consiglio.
Nel mio post suggerivo molto semplicemente uno strumento per cercare di ottenere quello che – in una vera democrazia – sarebbe un atto dovuto: un confronto pubblico in cui gli amministratori spiegano una situazione a dir poco incresciosa e danno vita ad un’interlocuzione con l’opposizione e i cittadini. Invece i nostri amministratori se la danno a gambe levate e si aggrappano a sofismi e capziosità giuridiche e regolamentari per cercare (senza successo, peraltro) di giustificare qualcosa di molto semplice: la vergogna e l’imbarazzo per essere i responsabili di un disastro amministrativo senza precedenti. Non è un caso che il sindaco sia ormai una specie di ologramma e i suoi avvistamenti in paese sono stati superati da quelli di UFO, sirene e gnomi viola.
Prescindendo dal fatto che, anche dal punto di vista formale, ci sarebbero molte cose da precisare che rendono tale mozione a dir poco discutibile, è la sostanza che conta e qui di sostanza non se ne vede neppure l’ombra…..ma se il promotore ritiene ci siano i numeri per presentare la mozione e, soprattutto, quelli per sfiduciare il Sindaco, lo faccia pure.
Questa frase non ha senso. Al sindaco non è attribuito un potere discrezionale tale da stabilire la bontà sostanziale delle mozioni di sfiducia, anche perché altrimenti sarebbe uno strumento affatto privo di efficacia.
Sul fatto dei numeri sono d’accordo. So bene che non ci sono molte probabilità che qualche consigliere eletto con la lista di Rinnovare per Labico avrà il coraggio di firmare un atto di questo genere. Però almeno si evitano ambiguità e adesso è chiaro quali consiglieri comunali sono disposti ad affrontare pubblicamente il tema e chi continua a dare credito alle scelte di Galli.
Intanto gli preannunciamo, in sintesi, – così ha tutto il tempo di prepararsi per migliorare il suo testo,– cosa andremmo a confutare della SUA mozione, qualora la stessa trovasse qualche idoneo sostenitore per arrivare al numero richiesto dalla legge ai fini della presentazione in consiglio.
Fa piacere che Rinnovare per Labico (non ho il piacere di sapere chi sia il mio interlocutore) si proponga per dare lezioni di redazione di atti consiliari. Vorrei sapere solo se sono previste offerte in combinazione con lezioni di contabilità pubblica e urbanistica, perché anche su quello sono certo abbiano molto da insegnare.
L’amministrazione Galli non ha prodotto i danni del depuratore ma se li è trovati sul groppone e ha fatto quanto in suo potere per ridurne l’entità; le relazioni al piano di riequilibrio e la discussione riportata nelle deliberazioni che ognuno può consultare sul sito web del Comune lo confermano in quanto si basano su fatti e atti certi;
Qui cominciamo con le balle. Se non è stata l’amministrazione Galli, a chi vogliamo attribuire la responsabilità? Sono già stati accusati: la ditta (scelta dall’amministrazione), il Corpo Forestale dello Stato (per fortuna verrà cancellato), il fosso di Centogocce (che ha pensato bene di ridurre la portata per fare un dispetto a Galli), le leggi ingiuste (che, in quanto tali, hanno deciso di ignorare), la siccità (come Johnny Stecchino), l’opposizione (quella ha sempre colpa). Ovviamente c’è ancora spazio per molti altri potenziali responsabili. Mi permetto di suggerire anche qualcosa tipo: “Ero... rimasto senza benzina. Avevo una gomma a terra. Non avevo i soldi per prendere il taxi. La tintoria non mi aveva portato il tight. C'era il funerale di mia madre! Era crollata la casa! C'è stato un terremoto! Una tremenda inondazione! Le cavallette! Non è stata colpa mia! Lo giuro su Dio”.
Il resto della frase non significa nulla. Si dice che l’amministrazione “ha fatto in quanto in suo potere per ridurne l’entità” (dei danni del depuratore). Cosa avrebbe dovuto fare? Aumentarne l’entità? Oddio, sarebbero capaci.
Come pure si evince dagli atti, l’ammontare complessivo della massa passiva inserito nel piano di riequilibrio pluriennale non è di 5.000.000,00 (cinque milioni) di euro ma di € 3.584.343,78 per la parte corrente ed € 185.565,38 per quella in conto capitale mentre il debito ad oggi riconosciuto dal consiglio comunale per il trasporto dei liquami è di € 2.050.268,87;
A parte il fatto che si parla di un danno economico enorme causato dall’incapacità di chi ha amministrato il Paese negli ultimi trent’anni, la cui gravità non muterebbe con 3,5 milioni al posto di 5, le cifre “come si evince dagli atti” le hanno date sempre loro, ed è scritto chiaramente nella delibera n. 28 del 27 dicembre 2013, approvata con il voto favorevole dei consiglieri Galli, Ulsi, Scaccia, Paoletti, Ricci (che mi risulta facciano parte di Rinnovare per Labico). Eventuali tentativi di ridurre l’entità dei contenziosi, di spalmare il debito, di riconoscerne solo una parte, ecc. ecc. non cambiano la sostanza del problema: un paese sull’orlo della bancarotta.
stralcio delibera 28/2013

l’importo da pagare, infatti, grazie al lavoro svolto dall’amministrazione comunale, è stato sensibilmente ridotto attraverso gli accordi transattivi con alcuni creditori e sono attualmente in corso trattative per ulteriori accordi a favore dell’Ente, nell’interesse della Comunità;
Stesse considerazioni del paragrafo precedente: al momento i debiti ci sono, gli accordi transattivi non si sa dove porteranno e, in ogni caso, anche se il Comune dovesse pagare un solo euro, saranno i cittadini (incolpevoli) a farlo e non gli amministratori (che di quell’euro di debito sono i responsabili).
il piano di riequilibrio finanziario decennale, che rappresenta la migliore soluzione in assoluto che il Comune potesse adottare per evitare danni ai cittadini, è stato APPROVATO DALLA COMPETENTE SEZIONE DELLA CORTE DEI CONTI e non è finanziato con le entrate derivanti dal recupero dei tributi né attraverso un aumento dell’imposizione fiscale ma da una operazione straordinaria di riduzione della spesa pubblica cui si aggiunge l’eventuale ma improbabile – perché prevista solo in via cautelativa – alienazione di immobili comunali non indispensabili. Il recupero tributario non serve pertanto a far cassa per finanziare il debito del depuratore in quanto non esistono condizioni di criticità che possano incidere sul rispetto degli impegni assunti con il suddetto piano di riequilibrio finanziario approvato ai sensi dell’art. 243 bis del TUEL, come avvalorato anche da specifica attestazione del responsabile del servizio finanziario;
Punti di vista. La norma introdotta con l’inserimento degli articoli 243-bis e seguenti al Testo Unico degli Enti Locali dà la possibilità agli amministratori che hanno portato il Comune quasi al dissesto di proporre un piano decennale di rientro. Un po’ come affidare l’ambulanza che deve portare all’ospedale i feriti di un incidente stradale all’automobilista che quell’incidente ha causato (magari per guida pericolosa).
Per quanto riguarda l’imposizione fiscale è praticamente al massimo e le tariffe dei servizi a domanda individuale sono state aumentate considerevolmente, quindi stiamo già spremendo come limoni i cittadini. Del resto basta leggersi la lettera con cui il dipartimento degli affari interni e territoriali del Ministero dell’interno del 10 aprile 2014 per capire che il comune di Labico aveva già messo in conto di trasferire ai cittadini l’onere del dissesto (“Il ripiano della massa passiva verrebbe assicurato in dieci anni attraverso una manovra finanziaria attuata mediante maggiori entrate tributarie ed extratributarie, già deliberate nel 2013”) . Mentre parlare di “riduzione della spesa pubblica” come di un successo avrebbe un senso se si tagliassero gli sprechi, mentre in realtà si tagliano i servizi (e si vede dalle condizioni di degrado del paese).



Non bisognerebbe citare a vanvera gli organi giurisdizionali, perché si corre il rischio di rimediare brutte figure. Infatti Labico vanta il ben poco onorevole privilegio di essere finita nella relazione inaugurale dell’anno giudiziario 2015, proprio per la vicenda dei depuratori, prodiga di apprezzamenti per l’operato dei nostri amministratori. La parte dedicata a Labico inizia con “la polizia erariale segnalava molteplici profili di danno erariale ed ipotesi di illecito penale”, per poi proseguire specificando le gravi violazioni di legge perpetrate, sottolineando che “il direttore dell’impianto inviava al Comune di Labico le relazioni sul buon funzionamento dell’impianto e sulla corretta gestione del rapporto, che venivano sistematicamente avallate dall’amministrazione comunale”, fino a stigmatizzare la “Situazione ancora più incredibile se si pensi al fatto che detti comportamenti sono proseguiti anche in costanza delle indagini penali, tanto ad indurre la Procura della Repubblica a chiedere il sequestro degli impianti” e a concludere che “La situazione di grave crisi nella gestione degli impianti e dei gravi inadempimenti […] era ben nota all’amministrazione”. Proprio un figurone.

l’indirizzo agli uffici per il recupero tributario è stato dato nel 2012 su proposta dell’allora Capo Dipartimento che giustamente aveva rappresentato la grave situazione dell’organico comunale, assolutamente insufficiente al fine di attivare proficuamente le procedure di recupero e aggiornare le banche dati dell’Ente;
a seguito di gara pubblica indetta nel rispetto della normativa europea, il Comune, nel 2015, ha affidato alla società A e G S.p.A. il servizio di supporto tecnico all’ufficio tributi;
Su questo mi permetto di obiettare che un’amministrazione capace e lungimirante non avrebbe dormito per interi lustri e avrebbe aggiornato costantemente le proprie banche dati, in modo da effettuare un continuo ed efficace controllo delle entrate fiscali e tributarie senza dover ricorrere a soggetti privati esterni che di mestiere lucrano sui soldi che i cittadini versano all’ente locale. Ricordiamoci che loro guadagnano anche sui pagamenti non dovuti e chi ha deciso di affidare ad un tale modello punitivo il rapporto tributario tra ente e cittadini dovrebbe fare un bell’esame di coscienza.
gli atti di accertamento notificati a fine anno 2015, sono più di novemila non solo per gli errori commessi dalla società ma perché riguardano anche cittadini non residenti a Labico e soggetti che, singolarmente, sono destinatari di diverse imposte e tasse; in realtà gli utenti destinatari di accertamento sono 4.625 e quindi non il numero o i numeri che qualcuno insiste nel pubblicare impropriamente su internet per confondere le idee ai cittadini e infangare l’immagine del Sindaco e della giunta comunale, facendoli apparire come sprovveduti;
Qui si gioca con i numeri per smentire senza smentire i dati (che, del resto, loro stessi hanno fornito). Il numero totale degli avvisi di accertamento (9538) l’hanno fornito loro. Che gli utenti destinatari di accertamento fossero meno degli avvisi era fuori di dubbio, ma Galli ci tiene a dimostrare di averlo capito persino lui, spiegando che non ci sono abbastanza cittadini a cui recapitare tutta quella roba.
a seguito della notificazione degli avvisi di accertamento (e non di cartelle esattoriali) è emerso che un numero considerevole di avvisi presenta vari errori;
Ecco, appunto: “è emerso che un numero considerevole di avvisi presenta vari errori”. In pratica è stato fatto un disastro ai danni dei cittadini (chi pagherà infatti tutti quegli avvisi di accertamento – mi raccomando non fate confusione - mandati a casaccio, il sindaco o i cittadini?). Invece di ammetterlo continuano a prendersela con chi lo sta facendo notare.
l’amministrazione guidata dal Sindaco Galli ha affrontato la situazione in modo del tutto adeguato, sia facendosi valere con la società affinchè rimediasse tempestivamente agli errori commessi, sia coinvolgendo la minoranza nelle valutazioni delle problematiche e relative soluzioni (purtroppo senza ricevere alcun contributo costruttivo), sia attraverso comunicazioni istituzionali chiare e tranquillizzanti, rispettose dei cittadini e di tutti gli altri interlocutori, diversamente da quanto ha fatto la minoranza, con espressioni offensive che arrivano al limite della diffamazione, piene di disprezzo verso le Pubbliche Istituzioni;
Qui si dice che gli amministratori sono tanto bravi e coscienziosi e la colpa è della società (se non della società, del responsabile ufficio tributi). Ma chi ha deciso di affidare questa operazione ad una società esterna, l’opposizione forse? Ovviamente l’eventuale contenzioso legale con la società chi lo dovrà pagare, se non i cittadini?
Sulla chiarezza delle comunicazioni ci sarebbe molto da dire, visto che ne hanno mandate un paio a settimana, con continue contraddizioni, incertezze e persino velate minacce (tipico delle comunicazioni istituzionali, immagino).
la ditta ha provveduto subito ad annullare una serie di avvisi impropriamente emessi, accomunati dal medesimo errore e sta provvedendo ad annullare ovvero rettificare tutti gli avvisi sbagliati;
E vorrei vedere! Ma qui siamo al delirio. L’alternativa qual era? Far pagare comunque la somma ingiustamente richiesta?
il responsabile dell’ufficio tributi ha contestato alla società A e G S.p.A. gli addebiti e sta replicando alle controdeduzioni per gli eventuali ulteriori provvedimenti richiesti dal caso;
Attendiamo con ansia il conto dell’ufficio legale che seguirà la vicenda.
nel frattempo, oltre a potenziare lo sportello di supporto ai contribuenti, sono stati diffusi sul sito web istituzionale diversi comunicati e pubblicati sul territorio avvisi alla popolazione per spiegare come sono andate le cose e comunicare le iniziative intraprese a favore dei contribuenti e della P.A, anche – come si ripete – con l’intento di tranquillizzare i cittadini che hanno ricevuto avvisi di accertamento erronei;
I cittadini labicani sono tranquillissimi. Abbiamo ordinato un container di valium. La posologia prevede una compressa ogni comunicazione istituzionale per tranquillizzare i cittadini.
in data 02/02/2016 il Responsabile dell’ufficio tributi, dott. Francesco Laudoni, ha adottato apposita determinazione dirigenziale, che sospende tutti gli effetti degli atti di accertamento fino al 30 giugno 2016 in modo che i contribuenti possano verificare con tutta calma le loro posizioni e gli uffici e lo sportello di front-office regolarizzare le varie situazioni risultate errate; tale provvedimento trova giustificazione nella necessità di evitare un dannoso e generalizzato annullamento, avvalendosi di strumenti offerti dalla legislazione vigente;
Anche qui siamo al minimo sindacale. Non era materialmente possibile che gli uffici esaminassero la valanga di avvisi pieni di errori inviati alla cittadinanza in soli 60 giorni. Magari non utilizzerei la parola “calma” per quanto riguarda la verifica. Invito il sindaco, da qui al 30 giugno, a trascorrere le proprie giornate nella sede dove si esaminano le posizioni dei singoli cittadini. Potrà apprezzare il clima di calma e serenità che si respira e di cui tutti gli tributeranno piena gratitudine.
IL RECUPERO TRIBUTARIO È UN ATTO DOVEROSO CHE L’ENTE DEVE ESERCITARE SIA PER RISPETTARE LA LEGGE CHE PER ATTUARE UNA POLITICA DI SOSTANZIALE EQUITÀ FISCALE E DI GIUSTIZIA SOCIALE, NONCHÈ AL FINE DI ASSICURARE UNA SERIE DI SERVIZI ATTUALMENTE NON GESTIBILI PER OBIETTIVA INSUFFICIENZA DI RISORSE FINANZIARIE, SENZA CONTARE I POSITIVI RIFLESSI CHE TALE OPERAZIONE POTRÀ AVERE A BREVE E MEDIO TERMINE SULLA REVISIONE DI TARIFFE ED ALIQUOTE TRIBUTARIE, A FAVORE DEI CITTADINI E SOPRATTUTTO DEI CETI MENO ABBIENTI.
Dopo trent’anni di malgoverno Galli farebbe bene a non parlare di equità fiscale e giustizia sociale, perché ha avuto tutto il tempo di mettere in pratica questi principi prima di adesso. Se non c’è riuscito è un suo limite (e un nostro problema, purtroppo).
Sulla base delle suesposte considerazioni, si ritiene che:
l’Amministrazione guidata dal Sindaco Galli abbia affrontato le situazioni in modo del tutto adeguato, attraverso iniziative concrete e comunicazioni istituzionali appropriate e rispettose degli interlocutori;
l’Amministrazione Galli abbia adottato tutte le iniziative necessarie ed opportune a difesa dei cittadini, dei contribuenti e dell’Ente Pubblico;
l’Amministrazione Galli stia continuando ad attivarsi per risolvere tutte le problematiche insorte sino alla loro completa e soddisfacente soluzione, nell’interesse dei cittadini e della P.A.
Questa è una patetica autocelebrazione del tutto priva di aderenza con la realtà. La situazione dei cittadini, dei contribuenti e dell’Ente Pubblico è tutt’altro che rosea e non basta scriverlo sul sito web per pensare che qualcuno ci creda davvero.
Al contrario, i consiglieri di minoranza, lungi dal fornire qualsiasi contributo e anzi alimentando l’onda del malumore e della generale preoccupazione, non riuscendo a raggiungere diversamente l’obiettivo di far cadere il Sindaco, si sono fatti promotori di una petizione popolare ed hanno convinto numerosi cittadini a firmare una farraginosa e non chiara istanza di annullamento generale dell’accertamento tributario, anche nei casi di sussistenza di un debito legittimamente accertato dalla P.A., con ciò intraprendendo una politica di incoraggiamento all’evasione fiscale, contraria ai loro doveri di pubblici amministratori, travisando del tutto il proprio ruolo istituzionale, mettendosi a disposizione di tutti i cittadini, senza distinzione tra onesti e non, spogliandosi della maschera di paladini della LEGALITA’ E TRASPARENZA, che da sempre indossano per carpire la buona fede dei cittadini.
Quanto sono cattivi gli altri, anzi forse è quasi colpa loro se le cose vanno così male a Labico, perché se c’è l’evasione fiscale la responsabilità è praticamente la loro.
A scanso di equivoci e per non far perdere ulteriore tempo ai cittadini, già abbastanza confusi dalla minoranza in queste ultime settimane, si precisa che una eventuale raccolta di firme non potrebbe, di per sé, legittimare la presentazione di alcuna mozione di sfiducia.
Questa della perdita di tempo dei cittadini è meravigliosa. Dopo aver ricevuto uno o più avvisi ogni contribuente ha dovuto – in media – andare una volta dal geometra (pagandolo), una volta dal notaio (pagandolo), una prima volta all’ufficio tributi, una prima volta in banca (perché non basta aver pagato ed avere la ricevuta, ma pretendono una certificazione ulteriore), una seconda volta dal geometra o dal notaio (se non da tutti e due), una seconda volta all’ufficio tributi (perdendo giornate di lavoro). Il tutto per risolvere un guaio causato dall’incapacità amministrativa di Galli. E quello che fa perdere tempo ai labicani sarebbe un cittadino che osa scrivere le sue opinioni sul suo blog?
D’altra parte, alla luce del numero esiguo di istanze presentare sul modello distribuito dalla minoranza e dei più recenti commenti apparsi sulla rete, provenienti da persone inizialmente critiche verso l’operato del Comune, che ora si dissociano dalle posizioni della minoranza e dei suoi seguaci più fedeli, si ha motivo di credere che questa volta i Labicani, grazie anche alla chiarezza e trasparenza dei comunicati pubblicati dall’Amministrazione, non si lasceranno influenzare dalla politica del Pifferaio locale in cerca di notorietà.
Su questo siamo d’accordo. Questa volta i labicani non si faranno influenzare dalla politica del pifferaio locale. Ne sono certo.


Concludo dicendo che la vera anomalia è questa incomprensibile resistenza al confronto democratico, che la dice lunga sulla pochezza e sulla senescenza culturale  di questa amministrazione, ancora convinta che il Comune possa essere governato con i principi del feudalesimo. Eppure basterebbe che Galli si girasse intorno per accorgersi che il mondo è cambiato. Basterebbe che Galli guardasse pochi chilometri più in là – a Colleferro - dove un sindaco molto più giovane e illuminato di lui, a fronte di una richiesta di convocazione da parte dell’opposizione, non si è trincerato grottescamente dietro inesistenti cavilli burocratici. Pierluigi Sanna, sindaco di Colleferro, ha semplicemente preso atto dell’esigenza del confronto ed è bastata una semplice richiesta dell'opposizione, perché si convocasse il consiglio comunale, che è stato riunito in un orario in cui i cittadini potessero essere presenti e partecipare. Non dobbiamo stupirci e non c’è nulla di straordinario. Si tratta dell’applicazione di un valore molto importante. Si chiama democrazia.


12 febbraio 2016

Vogliamo un confronto pubblico in consiglio comunale

E’ decisamente imbarazzante l’arroccamento del Sindaco il quale, non pago di avere gestito nel peggiore dei modi (tralasciamo, per carità di patria, l’amministrazione del Comune negli ultimi vent’anni) i danni causati dalla sua incapacità di programmazione culminati con il salasso dei depuratori e il maldestro tentativo di porvi rimedio con la funesta operazione delle “cartelle pazze”, si permette anche di replicare con minacciosa protervia a chi chiede – legittimamente – un confronto pubblico sulla vicenda, adducendo motivazioni risibili e pretestuose. Propongo quindi ai consiglieri comunali che abbiano a cuore la democrazia e la partecipazione di promuovere un atto in base al quale il Sindaco non potrà negare la convocazione del Consiglio comunale: una mozione di sfiducia. Non sarà necessario che i promotori la votino, una volta in consiglio comunale. E’ però importante utilizzare uno strumento che consenta di portare un tema così importante nella sede istituzionale naturale, ossia il consiglio comunale, dove ogni eletto potrà  esprimere la propria posizione, con la massima libertà e con la massima trasparenza. Sarebbe un atto dovuto e non dovrebbe neppure essere necessaria una esplicita richiesta. Metto a disposizione di chi voglia farsene carico una bozza di mozione. Per il deposito sono necessarie tre firme (almeno 2/5 dei consiglieri comunali) e il consiglio deve essere convocato non prima di 10 giorni e non più tardi di 30 giorni dalla presentazione.


Proposta di mozione di sfiducia

I sottoscritti consiglieri comunali chiedono, ai sensi dell’articolo 52 del d.lgs. n. 267 del 2000 e dell’articolo 45 dello Statuto del Comune di Labico, la convocazione del comunale nei termini stabiliti dalle sopra citate disposizioni al fine di discutere e mettere in votazione la seguente mozione di sfiducia:

Il consiglio comunale di Labico

premesso che:

-          Il … 2012 Alfredo Galli è stato eletto, per la terza volta, sindaco di Labico;
-          Alfredo Galli ha ricoperto incarichi importanti nell’amministrazione comunale in maniera pressoché ininterrotta a partire dal 1985;
-          ad aprile 2012 è stato disposto il sequestro dei due depuratori di Labico situati in località Pantano e Fontana Marchetta, determinando la necessità di provvedere allo smaltimento dei liquami attraverso il ricorso ad autocisterne;
-          il costo complessivo del periodo durante il quale non è stato possibile utilizzare i depuratori è stato di circa 5 milioni di euro, che sono stati inseriti nella contabilità comunale come debiti fuori bilancio;
-          l’amministrazione comunale guidata da Alfredo Galli ha ritenuto che attraverso la gestione ordinaria non fosse possibile raggiungere l’equilibrio contabile e che l’ammontare esorbitante dei debiti avrebbe portato il Comune al dissesto finanziario;
-          conseguentemente il sindaco, Alfredo Galli, ha presentato al consiglio comunale la proposta di avvalersi della procedura di riequilibrio finanziario pluriennale, introdotta nel nostro ordinamento dal d.l. n. 174 del 2012, con l’inserimento di tre nuovi articoli al Testo Unico degli Enti Locali;
-          la procedura in questione sostanzialmente consente agli enti che si trovino in una situazione di “predissesto” di redigere un piano della durata massima di dieci anni - da sottoporre a verifica da parte del Ministero dell’interno e della Corte dei Conti – attraverso il quale indicare tempi e modalità di raggiungimento dell’equilibrio di bilancio;
-          l’ipotesi era stata presentata alla cittadinanza come l’unica soluzione possibile per non gravare ulteriormente i cittadini e il consiglio comunale di Labico, con una prima delibera del 27 dicembre 2013, ha approvato l’avvio della procedura, mentre, con una seconda delibera del 17 marzo 2014, ha approvato il documento contabile finalizzato al riequilibrio finanziario;
-          in pratica l’amministrazione guidata da Alfredo Galli ha stabilito che per far fronte all’enorme massa debitoria accumulata a seguito della vicenda dei depuratori – a cui è stato aggiunto il riconoscimento di altri debiti fuori bilancio – oltre a portare le aliquote dei tributi locali in prossimità del livello massimo consentito si sarebbe puntato sull’affidamento ad un soggetto terzo il supporto nell’attività di controllo e recupero dell’evasione;
-          a seguito della gara indetta, il Comune ha affidato alla società A&G il servizio di supporto tecnico ed affiancamento all’ufficio tributi per l’accertamento e la liquidazione delle principali imposte di competenza locale;
-          la società affidataria, dopo una prima indagine sulla consistenza del patrimonio edilizio, e l’elaborazione delle banche dati disponibili ha elaborato un elenco di situazioni irregolari che ha fornito all’amministrazione comunale affinché procedesse all’avvio degli avvisi di pagamento;
-          nonostante l’incredibile quantità di situazioni segnalate – quasi 10mila – e l’enorme valore complessivo del credito che il comune vanterebbe nei confronti dei cittadini – quasi 12 milioni di euro, per un importo medio di 2000 euro per ogni residente a Labico, compresi i bambini – il sindaco Alfredo Galli, informato dalla ditta, non ha espresso perplessità sulla gravità della situazione e non si è preoccupato delle possibili conseguenze che l’invio delle 9538 missive avrebbe causato alla popolazione;
-          i primi giorni di gennaio ai cittadini di Labico sono iniziati ad arrivare gli avvisi di accertamento, creando una diffusa situazione di allarme e preoccupazione;
-          sono emersi immediatamente una quantità patologica di errori di ogni genere: calcoli imprecisi, proprietà inesistenti, misurazioni inesatte delle superfici, richieste di imposte già pagate o comunque non dovute;
-          la questione è stata tempestivamente segnalata sia dai cittadini, sia dai consiglieri di minoranza, che hanno chiesto immediatamente spiegazioni ed interventi risolutivi al Sindaco, anche attraverso la sottoscrizione di una petizione, che ha raccolto oltre 1500 firme;
-          l’amministrazione guidata dal Sindaco Galli ha affrontato la situazione in modo del tutto inadeguato, attraverso comunicazioni istituzionali vaghe e contraddittorie, che, anziché chiarire la situazione e rassicurare i cittadini, hanno aumentato il clima di preoccupazione e di incertezza;
-          il tono con cui sono state redatte le comunicazioni ha talvolta superato il confine dello stile istituzionale, che si vorrebbe asciutto ed imparziale, per scadere in uno stile bilioso e provocatorio, condito da incomprensibili allusioni e minacce nei confronti dei cittadini;
-          appare evidente che, pur nella sua gravità, quello sopra descritto è solo l’ultimo di lunga serie di atti posti in essere dal sindaco che stanno minando alla base il rapporto di fiducia e rispetto tra il primo cittadino e la comunità labicana ed è altrettanto evidente che ad Alfredo Galli ormai manchino del tutto la serenità e l’autorevolezza necessari a proseguire nel difficile compito di guidare il paese, soprattutto in un frangente così delicato;


esprime la propria sfiducia al Sindaco di Labico.

3 febbraio 2016

#andandofallendo

by Matteo Di Cocco
L’uso, sicuramente temerario, del doppio gerundio per affermare l’ineluttabile imminenza di una situazione catastrofica ha il sapore di una capitolazione. Questa paradossale vicenda delle “cartelle pazze” non è altro che l’imbarazzante epilogo della storia di un paese ostaggio – in parte consapevole e consenziente – di un potere troppo concentrato su se stesso per occuparsi concretamente ed in modo imparziale degli interessi della collettività. Un paese che negli ultimi vent’anni è andato sempre più alla deriva e nel quale l’inadeguatezza degli amministratori ha prodotto contemporaneamente disservizi e problemi di bilancio. E’ dal 2006 che segnaliamo in modo circostanziato ogni singola anomalia (e forse qualcuna ci è pure sfuggita) incontrando indifferenza e protervia. Dopo la questione dei depuratori (la cui responsabilità politica è evidente) non è stato difficile presagire il rischio del dissesto. Anche in quell’occasione la reazione di Galli fu caratterizzata dalla solita arroganza e, ancora una volta, sono volate le minacce di querele. Quello delle “cartelle pazze” è stato l’ultimo, disperato, tentativo di rimettere a posto le cose. E, in coerenza con tutta la passata gestione amministrativa, ancora una volta la maggioranza e la giunta si sono mossi con approssimazione e pressapochismo, puntando tutto sulle capacità salvifiche di un soggetto privato, che ha come obiettivo il proprio profitto. Il risultato è quello che conosciamo bene e che ha dato vita ad una serie di atti, missive, comunicati irragionevoli e contraddittori, che non hanno fatto altro che aumentare sempre più la confusione in una cittadinanza delusa e spaesata. Forse possiamo dire che l’era Galli si sta avviando mestamente (e non troppo onorevolmente) alla conclusione. L’implicita ammissione, da parte di Alfredo Galli, di avere portato il Paese sull’orlo del fallimento è un cambiamento epocale. Dopo anni di supponenza è arrivato il primo – timido e un po’ forzato – segnale di umiltà.  Se consideriamo che il termine, sul piano etimologico, viene da humus, terra - ossia qualcosa la cui cancellazione (attraverso il cemento) è stata alla base della sua fortuna politica – ci rendiamo facilmente conto della fatica che deve aver fatto. E non possiamo che apprezzarlo. Bentornato sulla terra, Alfredo.



Aggiungo una bella riflessione di Rosanna Pà in labicano (con tanto di traduzione):

La volete sape' la cosa che me piace de meno de tuttu stu bailamme labbicanu? La cosa che me piace de meno sò i sguardi spaesati della gente onesta. I sguardi de chi ha sempre pagato senza 'spettà j'urdemu giorno. I sguardi de chi 'n ci capisce gnente e s'è affidato a professionisti o ai conti degli uffici comunali. I sguardi de chi ancora non ha capitu se po' continuà a ritenesse 'na persona onesta o se è passatu dall'atra parte. I sguardi de chi se fida ancora de chello che dice "chi commanna" e pensa che ci stau 90 giorni de più pe' remmedia. I sguardi de chi "Quà sbagliu i saraio fattu, ma chesso è troppo" e de chi pagherà comunque perché è sempre stato rispettoso delle regole ma "Ssi 3000 euro i tenea da parte pe' j'urdemu viaggio ". Esso chesso proprio non me piace. Io i sbagli mié i metto a conto. Co' tutti i 'mpicci che tengo chisà quante vòti so' pagato tardi ('na vòta pure de più, dice 'na letterina verde) o me sò piersa 'na bolletta.....
Allora pe' i sguardi io ghiedo le scuse e tanta assistenza, non tieu da pagà nù centesimo se nonn'è dovuto.  Pe' chigli comme mì ghiedo i controlli tutti j'anni, controlli fatti da gente competente e macara pure dei paese così arméno i sòrdi remanenu qua. Pe' j'evasori "professionisti "..... Lascémo perde và.

Volete sapere cos’è che mi piace di meno di tutto questo bailamme labicano? La cosa che mi piace di meno sono gli sguardi spaesati della gente onesta. Gli sguardi di chi ha sempre pagato subito, senza aspettare l’ultimo giorno. Gli sguardi di chi non ci capisce niente e si è affidato a professionisti e ai conti degli uffici comunali. Gli sguardi di chi sta cercando di capire se può continuare a ritenersi una persona onesta è se è passato dall’altra parte. Gli sguardi di chi si fida ancora di ciò che dice “chi comanda” e pensa che ci sono 90 giorni in più per porre rimedio. Gli sguardi di chi “qualche errore lo avrò fatto, ma questo è troppo” e di chi pagherà comunque perché ha sempre rispettato le regole ma “questi 3000 euro li avevo messi da parte per il mio ultimo viaggio”. Ecco, questo proprio non mi piace. Io i miei errori li metto in conto. Con tutti i miei impegni, chissà quante volte ho pagato in ritardo (una volta ho pagato anche più del dovuto, secondo una letterina verde), quante volte ho perso le bollette…

Per gli sguardi spaesati io chiedo le scuse e l’assistenza per trovare la soluzione; non devono pagare un centesimo se non è dovuto. Per quelli come me chiedo che i controlli vengano fatti tutti gli anni, da personale competente, magari anche del paese, così, perlomeno, i nostri soldi restano qua. Per gli evasori “professionisti”… lasciamo stare, va’…

31 gennaio 2016

Che significa "famiglia naturale"?

Scena del film Shining
Sono sempre abbastanza attento all'uso dei termini che derivano dalla parola "natura", che riconduce all'idea di ambiente e di ecosistema. Lo sono per formazione, cultura, sensibilità. Anzi, l'importanza che attribuisco all'esigenza di riportare la natura al centro delle nostre azioni è talvolta oggetto di critiche, anche piuttosto aspre. La contrapposizione tra natura e progresso non ammette punti di mediazione. Il progresso assume un ruolo di dominio assoluto nelle scelte e diventa esso stesso sinonimo di benessere. La tutela dell'ambiente che ci circonda è solo marginale ed eventuale. Ogni critica ad un modello d sviluppo che rischia di peggiorare la qualità della nostra vita, danneggiare la nostra salute, contaminare l'ambiente in cui viviamo viene rispedita al mittente senza mezzi termini. E così città avvelenate dallo smog, discariche, inceneritori, pesticidi, cemento, consumo di suolo agricolo diventano tutti effetti collaterali inevitabili della nostra modernità. La natura? Sì, bella, ma non possiamo farle certo condizionare le nostre vite. Eppure cosa c'è di naturale nel mondo che abbiamo costruito? Sono forse naturali le convenzioni sociali? Lo sono i confini tra gli stati? Gli ordinamenti giuridici? O magari la chirurgia estetica?
Mi chiedo come sia possibile che siano proprio i portatori di una visione così fortemente antropizzata (ed antropocentrica) ad usare l'aggettivo "naturale" come l'unico ammissibile per qualificare correttamente la famiglia. E pretendere che ogni altra forma di legame, affetto, amore o semplice solidarietà sia bandita dalla nostra società perfetta ed incorruttibile. Salvo poi, una volta imposto un precetto così severo, ammettere molte deroghe - alcune esplicite, altre implicite) che permettono ai sostenitori di una presunta naturalità (solo per la famiglia e comunque tutta da dimostrare, visto che neanche in natura la darei per scontata) di prendersi qualche libertà (le famiglie così si allargano, cambiano forma, si moltiplicano).
Non sono in grado di stabilire quali possano essere le regole in un ambito così complesso come quello che riguarda le scelte di vita dei degli individui, i loro rapporti interpersonali, la loro sessualità, il "diritto" alla genitorialità (che, ad esempio, non credo si debba considerare un valore assoluto). Trovo però sconcertante che troppo spesso chi vorrebbe dettare regole ferree e inviolabili agli altri su questi temi non si faccia altre domande. Perché gli stessi che scendono in piazza per impedire a due persone dello stesso sesso di costruire un accordo sulla falsariga di quanto previsto dal titolo VI del libro primo del Codice civile non hanno remore a volere che si bombardino paesi e città, mietendo vite umane. Sono gli stessi che vorrebbero affondare i barconi dei disperati che fuggono da guerre di cui spesso noi siamo i mandanti. Sono gli stessi che si ricordano della Bibbia solo quando si tratta di difendere la presenza del crocifisso nelle scuole, ma se ne dimenticano quando potrebbero servire i concetti di rispetto e solidarietà. E quella vita, così sacra e pura quando si parla di feti o malati terminali, diventa improvvisamente sacrificabile quando appartiene a chi proviene dal posto sbagliato. Un posto che ci conviene rimanga povero per garantire a noi - e solo a noi - una ricchezza, un tenore di vita ed uno spreco di risorse che il mondo intero non potrebbe permettersi e che solo una profonda disuguaglianza (tutt'altro che biblica) rende possibile. Entrambi gli atteggiamenti (l'imposizione della propria morale e la negazione dei diritti umani) sono descrivibili con un unico termine: "egoismo". Egoismo nello stabilire che gli altri debbano conformarsi alla nostra particolare idea di di famiglia ed egoismo nella costruzione di un mondo che si divide tra oppressori ed oppressi. Cosa ci sia di "naturale" in tutto questo non è dato sapere. 

24 gennaio 2016

Tutti pazzi per le cartelle pazze



Breve ricostruzione storica delle vicende labicane.

Riassunto delle puntate precedenti.

Prima parte. La serenità. Labico era un tranquillo borgo dell’hinterland romano, con un piccolo centro storico dove bar ed esercizi commerciali vivevano dignitosamente e c’erano persino un’edicola e la biblioteca. Il panorama era molto bello e verde e i servizi erano abbastanza proporzionati rispetto al numero degli abitanti.
Seconda parte. Il progresso. Poi sono arrivati gli strateghi del progresso, i quali hanno deciso che bisognava dare più ricchezza al Paese. Per farlo era necessario spalmare di cemento l’intero territorio. Tutti ne avrebbero giovato. Così, dopo pochi anni la popolazione labicana è quadruplicata. Non i servizi, però, che si sono rivelati inadeguati all’aumentato numero degli abitanti. E anche le attività commerciali del centro storico anziché aumentare sono diminuite. Ha chiuso persino l’edicola e la biblioteca è diventata virtuale. Persino i dipendenti comunali sono diminuiti e le cose vanno molto peggio di quando è iniziata l’era dello sviluppo. Per quanto riguarda la ricchezza, se è arrivata ne hanno beneficiato in pochi, perché né i labicani vecchi, né quelli nuovi hanno mutato il proprio tenore di vita, anzi si sono ritrovati in quartieri nuovi di pacca del tutto privi di quello che la legge prescrive per le nuove urbanizzazioni. Niente marciapiedi, illuminazione insufficiente, parcheggi inadeguati, aree verdi finte, piazze mai realizzate e via dicendo.
Terza parte. I problemi. Non tutte le mancanze sono passate inosservate e ad un certo punto qualcuno si è accorto che il quadruplo delle abitazioni significava avere anche il quadruplo degli abitanti il quadruplo degli abitanti significava quadruplicare la quantità di deiezioni che finivano nella rete fognaria (già malandata di suo) e poi nei depuratori. Ma, in fondo, chissenefrega, avranno pensato da qualche parte. Depurate o no le nostre deiezioni da qualche parte finiranno. Purtroppo però in Italia ci sono delle leggi di tutela dell’ambiente e della salute che impongono di trattare correttamente gli scarichi. Non rispettarle è un reato e, in effetti, la magistratura ha aperto un fascicolo e individuato ben tre ipotesi di reato. Una delle conseguenze è stato il sequestro dei depuratori, con una serie di costi aggiuntivi che sono – ovviamente – ricaduti nelle tasche dei cittadini.
Quarte parte. Il caos. Il Comune si è così ritrovato molto vicino al dissesto finanziario. Sarebbe stata l’unica via di uscita accettabile. Forse non proprio onorevole, ma almeno dignitosa. Abbiamo mandato in fallimento un Paese, ne prendiamo atto e ce ne torniamo a casa. No, le poltrone (e i relativi stipendi), ancorché non più troppo confortevoli, non si lasciano facilmente e così i nostri amministratori hanno elaborato un bel piano decennale di rientro. Inutile che vi spieghi chi ha combinato i guai e chi si ritrova a pagarli. Nel piano di rientro è previsto, oltre ad aumentare al massimo tutte le tasse e le tariffe, il più ampio recupero possibile delle imposte non versate. Anche su quelle probabilmente non si è lavorato benissimo in passato (fioccano eufemismi) e quindi è ragionevole pensare che ci sia un tasso di evasione più elevato che altrove e quindi si può pensare ad un recupero. E come si fa il recupero?  A rigor di logica si può ipotizzare un piano di rientro graduale, non vessatorio e che si basi sulla predisposizione  di uno studio accurato, attraverso l’incrocio di tutte le banche dati, grazie alle quali ricostruire l’entità esatta dell’intero patrimonio immobiliare e del gettito che dovrebbe derivarne (tra l’altro questa richiesta l’avevamo fatta in passato, anche per valutare l’opportunità di dare vita alla nuova colata di cemento prevista dalla variante al piano regolatore). E’ stato fatto? No. Si è affidato un lavoro ad una non meglio precisata società che basa il suo business proprio sulla quantità delle somme recuperate (anche se non necessariamente dovute) e può stupire fino ad un certo punto che sia partita una richiesta spaventosa di tasse. Se io prendo una percentuale su quanto recupero mi conviene puntare alto e sperare che il cittadino – che magari si è perso la ricevuta del pagamento o non ha tempo o modo di contestare l’addebito – preferisca pagare e non porsi altri problemi. Insomma c’è tutta una evidente concatenazione di errori, la cui responsabilità è chiarissima e le cui conseguenze in termini economici sono purtroppo altrettanto chiare. Chi amministra sbaglia e porta il paese al collasso finanziario e chi viene amministrato paga. E deve anche tacere, perché altrimenti arrivano le minacce di denuncia.

E veniamo ai giorni nostri. Agli ultimi dieci per l’esattezza e andiamo a vedere in che modo l’Amministrazione si sta occupando della gestione del caos (che non è un meteorite arrivato chissà da dove), attraverso le sue cosiddette “comunicazioni istituzionali”, dalle quali trapela una certa schizofrenia.
Nella prima comunicazione -  del 12 gennaio, firmata dal responsabile del dipartimento – si comunica semplicemente un numero di telefono per eventuali chiarimenti.
La seconda, del 13 gennaio, firmata da Scaccia e Galli, parla della necessità di realizzare “realizzare una sostanziale equità contributiva e una diminuzione della pressione fiscale” (un moto d’ilarità sarà venuto anche a loro quando l’hanno scritto?), per poi affermare che si sono accorti adesso (governano da appena vent’anni) che da soli non ce la fanno e quindi si devono rivolgere ad un soggetto terzo e che comunque “nessun contribuente sarà chiamato a versare al Comune un euro in più o in meno di quanto effettivamente dovuto” (mentendo spudoratamente visto che sono centinaia gli errori riscontrati fino ad ora). Poi si arrovellano in una tesi piuttosto ardita: da un lato i cittadini labicani “nella stragrande maggioranza, sono persone oneste e coscienziose, rispettose della legge e animate da profondo spirito di appartenenza alla collettività”, ma dall’altro è stato accertato un “apprezzabile livello di evasione”  e di conseguenza i cittadini in debito con il comune devono comprendere “di aver agito non solo contro la legge ma anche a danno della comunità di cui fanno parte”. In sostanza a Labico convivono due maggioranze: una di persone oneste, l’altra di malviventi (in effetti, a vedere la situazione del bilancio, si capisce che qualche problemino a far di conto ce l'hanno). Il terzo comunicato, del 18 gennaio, con la generica firma sindaco e amministrazione, è  tutto un arzigogolo senza né capo né coda. In effetti i cittadini “giustamente lamentano errori commessi” e pertanto si sentono in dovere di porgere “le più sentite scuse”, però bisogna capire che “le banche dati del Comune non sempre sono aggiornate” (un lavoro fatto coi piedi, vogliamo dirlo?). Poi aumentano la confusione su chi ha la responsabilità di cosa, perché sì è la società, ma il recupero è gestito direttamente dal Comune (che però non ce la fa, quindi ci vuole pazienza). In ogni caso hanno già chiesto alla società di rimediare agli errori fatti (peccato che dovranno essere i cittadini a farlo notare, perché da soli mica se ne accorgono).  Si fa un bel riferimento – non guasta mai – al “fondamentale e imprescindibile obiettivo di favorire la crescita e lo sviluppo del nostro Paese” (del resto si è dimostrato un bel vantaggio finora). Il terzo comunicato termina con una bella minaccia nei confronti di chi osa criticare l’amministrazione e che sfrutta questa vicenda per fare politica (è buffo che chi vive di politica da tempo immemore riesca a connotare negativamente una parola che di per sé dovrebbe avere invece una valenza positiva).
Infine arriva il comunicato del 20 gennaio (stavolta con i nomi e cognomi di tutta la giunta). L’amministrazione ci informa di avere incontrato la società e contestato “duramente il lavoro sino ad oggi svolto, chiedendo ai responsabili di porre immediato rimedio alle incresciose situazioni verificatesi in questi ultimi giorni, pena la risoluzione anticipata del contratto”. Gliele hanno cantate come si deve a quei lestofanti. Però hanno deciso, sempre nell’interesse del Paese, ci mancherebbe, di mantenere in piedi lo straordinario accrocco messo su, sperando di riuscire a trovare una o due cartelle fatte come si deve.
Ovviamente non manca la parte di autocelebrazione in cui si dichiarano “amministratori seri, onesti e scrupolosi” che perseguono l’obiettivo di una “sostanziale equità fiscale” e di “migliorare i servizi resi alla popolazione”  (lì persino loro non dovrebbero fare troppa fatica, vista la loro modesta qualità attuale). Poi la nota informativa prende una piega non proprio istituzionale e, dopo una breve lettura del quadro politico labicano, termina con una frase che trovo interessante per vari motivi:
“Vogliamo concludere prendendo in prestito alcune delle parole uscite sulla rete, utilizzate da un autorevole cittadino labicano che critica l’operato di questa amministrazione, al quale ovviamente replichiamo dissentendo: chi amministra non ha alcun diritto di essere un pessimo amministratore, ma chi viene amministrato non ha alcun diritto di fare il furbetto a danno dei suoi consociati”.

Lanciamoci in un’esegesi del testo. Intanto si usa il sito istituzionale per una replica tutta politica (loro possono farla, la politica). Correttezza avrebbe voluto che si utilizzasse il sito di Rinnovare per Labico o la pagina facebook del sindaco o un qualunque altro strumento di informazione che non fosse del Comune, ossia di tutti. Vabbè lo stile, come il coraggio di Don Abbondio, uno non è che se lo può dare. Poi nella piccata risposta (mica si può dire ad un amministratore che è un pessimo amministratore solo perché ha portato il Paese sull’orlo della bancarotta, suvvia) si afferma che non si ha il diritto di fare i furbetti a danno degli altri cittadini. Qualcuno potrebbe pensare che si tratti di un trucco dialettico per fare sembrare che la velata accusa di evasione si riferisca proprio a quel cittadino che ha osato criticarli apertamente. Magari ce lo spiegheranno nel prossimo comunicato istituzionale. Noi aspettiamo fiduciosi.