Labico on Video

Transumanza Eroica

17 maggio 2018

Appuntamenti di maggio



I prossimi giorni andrò un po' in giro. Ecco un breve riepilogo:

  • Sabato 19 maggio - Milano Technology Hub - ore 14:30 - Workshop su Economia Circolare
  • Venerdì 25 maggio - Frascati - Giornalisti nell'erba - ore 13:00 - Presentazione del saggio "Storia del diritto ambientale"
  • Sabato 26 maggio - Montalcino - Festival Eroica - Presentazione del diario di viaggio "Alle Colonne d'Ercole"
  • Domenica 27 maggio - Ruvo di Puglia - Ruvo Sportiva - Presentazione (a pedali) del diario di viaggio "Alle Colonne d'Ercole"




7 febbraio 2018

All'armi siam fascisti

C’è un inquietante corto circuito della logica ancor prima che del buonsenso in questo dibattito politico arroventato da una campagna elettorale nella quale i partiti stanno facendo a gara per inseguire, o addirittura alimentare, le pulsioni peggiori. Proviamo a mettere insieme due circostanze, da una parte abbiamo un povero mentecatto che prende in mano la pistola che legittimamente deteneva (ok, in teoria l’avrebbe potuta usare soltanto in un’apposita struttura, ma intanto qualcuno gli ha concesso il permesso di possederlo, quello strumento di morte) per usarla contro altri esseri umani con l’intenzione di ucciderli, dall’altra abbiamo autorevoli politici che chiedono di rendere più facile proprio la detenzione di armi, in modo che tutti, a loro avviso, possano avere la possibilità di difendersi.
Al netto delle considerazioni sull’effettiva efficacia di un’arma da fuoco per difesa personale, nessuno considera in modo adeguato che l’aumento della diffusione delle armi non va a beneficio esclusivo delle sbandierate “persone oneste” che hanno bisogno di sentirsi più sicure, ma consentirebbe a chiunque – che so, un esaltato coglione nazista, ad esempio – di tenere in casa pistole, fucili e kalashnikov , con il risultato di avere probabilmente una maggiore sicurezza percepita (la pistola sotto il cuscino come Tex Willer) ma un elevato numero di potenziali assassini pronti ad usare quelle armi per le ragioni più disparate (liti di condominio, momenti di gelosia, divergenze sulla corretta interpretazione del codice della strada). Perché solo un idiota può pensare di dividere i buoni dai cattivi e di armare i buoni in modo che si possano difendere dai cattivi. No, se tu decidi di diffondere l’uso delle armi, armerai tutti e i primi a correre a comprarsi un fucile o una pistola saranno i cattivi, seguiti dagli stupidi, che talvolta sono più pericolosi degli stessi cattivi.

Quello che ripugna è vedere cosa sia disposta a fare certa gente per aumentare di qualche punto percentuale il proprio consenso, il numero degli eletti e la fetta di potere da gestire. Il prezzo da pagare sarà un paese più impaurito ed imbarbarito e paradossalmente molto meno sicuro di adesso (negli ultimi 25 anni gli omicidi sono stati in lento ma progressivo calo). Un prezzo altissimo che, ovviamente, pagheremo noi.



11 gennaio 2018

Labico, sei mesi dopo.


Sei mesi. Pochi per fare un bilancio, ma sufficienti per farsi un’idea di come stia lavorando la nuova amministrazione comunale. Premetto subito, a scanso di equivoci, che il mio è un giudizio di parte, perché ho sostenuto sin dall’inizio l’attuale giunta. A differenza di quanto si possa pensare essere di parte non significa necessariamente essere incapaci di un’autonomia di giudizio. Anzi, nel mio caso essere di parte vuol dire essere ancora più attento e severo sui temi che mi stanno maggiormente a cuore.
Proviamo dunque a fare una prima (e necessariamente incompleta) valutazione per capire se davvero la nuova giunta sta cercando di realizzare quel “cambio di rotta” tanto atteso, come dimostra l’eclatante responso delle urne del giugno 2017.

Squadra. Intanto la composizione della squadra. Un gruppo determinato, affiatato, composto da persone competenti. Per la prima volta c’è anche una vera parità di genere, non soltanto grazie alla doppia preferenza di genere, ma perché abbiamo per la prima volta due donne in giunta, una delle quali è vicesindaco. Una parità non nominale, ma sostanziale, visto che tutte le donne che fanno parte della maggioranza sono molto preparate e determinate.
Visione. Un altro aspetto fortemente innovativo è dato da una visione diametralmente opposta di come si guida una pubblica amministrazione. Siamo passati dall’occupazione del potere fine a se stessa, con il sindaco padre-padrone ed un gruppo di fedelissimi esecutori, alla gestione collegiale della cosa pubblica, con il sindaco che sceglie una squadra in base a capacità e competenze, delega l’azione di governo sui singoli settori, coinvolge tutti nei processi decisionali, ascolta con rispetto suggerimenti e consigli di chiunque abbia sufficiente autorevolezza.
Trasparenza. Anche qui va fatto il confronto (impietoso) con il passato. Ricordiamo tutti che il precedente sindaco aveva vietato le registrazioni audio e video dei consigli comunali, appellandosi persino al “Codice della privacy”, pur di tenere la cittadinanza all’oscuro di quello che succedeva nel palazzo. Ricordiamo addirittura l’episodio in cui aveva chiamato le forze dell’ordine per mandare via un deputato della Repubblica che cercava di riprendere un consiglio comunale. Scene imbarazzanti che per fortuna sono state archiviate, ma non dimenticate. Adesso lo streaming dei consigli comunali è fatto dalla stessa amministrazione. In modo approssimativo, imperfetto, con problemi tecnici di vario tipo, certo. Però la volontà è chiara: questa amministrazione non ha nessuna intenzione di nascondersi e anzi mette tutti i cittadini nelle condizioni di seguire quello che succede nel “Palazzo”, non solo con la diretta video delle sedute, ma anche con le convocazioni in giorni e orari che permettono una maggiore partecipazione.
Privilegi. E’ un segnale, piccolo, piccolissimo, ma decisamente apprezzabile. E’ stato immediatamente eliminato il parcheggio riservato del Sindaco. Uno spazio pubblico era sottratto alla collettività e destinato esclusivamente ad un singolo cittadino, il quale ne usufruiva non solo per gli impegni istituzionali, ma anche semplicemente per andare a messa la domenica. Un privilegio in stile borbonico inaccettabile.
Estate labicana. Qui non mi dilungo (anche perché ne ho già parlato qui), perché il cambiamento è stato talmente clamoroso da aver ricevuto l’apprezzamento pressoché unanime dell’intera popolazione. Vorrei citare solo la straordinaria esperienza delle fraschette, che ha permesso a centinaia di persone di godere tre serate indimenticabili. L’estate labicana ha permesso alle tantissime risorse di cui dispone Labico di esprimere al meglio tutte le proprie potenzialità e anche questo dà la misura del cambiamento: prima le associazioni erano a malapena tollerate, tranne quelle “amiche”, adesso sono tutte, senza distinzioni, coinvolte e valorizzate.
Conti pubblici. Non si potevano fare i miracoli e nessuno l’aveva promesso. Però si è capito subito che il bilancio comunale devastato dalla politica dissennata degli ultimi anni (ricordo soltanto il “buco” causato dalla vicenda dei depuratori) è finito nelle mani di chi ha le qualità per rimetterlo in sesto. Ci vorrà tempo e bisognerà ancora contenere le spese, ma forse una piccola luce in fondo al tunnel si inizia a vedere.
Territorio. C’è ancora molto da fare, indubbiamente. Però anche qui l’amministrazione ha coinvolto positivamente le generose realtà locali e ha permesso che venisse riqualificato e valorizzato lo splendido itinerario delle fonti, in abbandono da molti anni e che è stato “riscoperto” e apprezzato da tantissimi cittadini labicani.


Molti altri temi dovranno essere affrontati e si attendono sfide difficili, in gran parte dovute alla pesante eredità del passato: urbanistica, rifiuti, servizio idrico integrato, opere pubbliche, servizi. Non sarà facile. Intanto mi piace sottolineare che - mentre le passate amministrazioni, una volta vinte le elezioni, si barricavano nel Palazzo comunale per uscirne solo dopo quattro anni e mezzo in vista della campagna elettorale – l’attuale sindaco e la sua squadra incontreranno (domenica 14 gennaio) la cittadinanza per confrontarsi sul lavoro fatto in questi sei mesi e sulle molte cose da fare nei prossimi quattro anni (una la suggerisco io: la biblioteca). Si chiama “partecipazione” ed è una bella parola, perché ci invita ad essere parte attiva di quel delicato processo che è la gestione della cosa pubblica. Ci appartiene e ne facciamo parte, tutti: sindaco, consiglieri, cittadini.

26 ottobre 2017

Il sussidiario della discordia

Ho letto il paragrafo del sussidiario che è oggetto delle feroci polemiche di questi giorni e davvero faccio fatica a cogliere la gravità della questione. Probabilmente è un mio limite e per questo ho deciso di fare una vera e propria “analisi del testo”, proprio come a scuola. Ecco il risultato:

“E’ aumentata la presenza di stranieri provenienti soprattutto dai paesi asiatici e dal Nordafrica”.

E lì’ basta andarsi a guardare il dato sul sito dell’ISTAT, oppure, se non ci si vuole perdere troppo tempo, anche su wikipedia (che usa i dati ISTAT): gli stranieri sono passati da 1,3 milioni del 2002 a 5 milioni nel 2017. Con un supplemento di indagine si possono anche vedere i continenti di provenienza, ma basta considerare che sono stati indicati i due più popolosi (Asia e Africa) per capire, così a occhio, che dovrebbe averci preso. O qualcuno pensa che ne arrivino di più dall’Oceania?

“Molti vengono accolti nei centri di assistenza per i profughi”

“Molti” – non tutti quindi e nemmeno la maggior parte – significa che una quantità significativa di persone viene portata nei centri di assistenza. Mi sembra una ricostruzione abbastanza attendibile.

“e sono clandestini”

Qui l’uso della congiunzione potrebbe forse creare qualche confusione, ma il fatto che “molti” immigrati (presumibilmente non tutti quelli che vengono portati nei centri di assistenza) siano clandestini è un altro dato di fatto. Non è cattivo chi l’ha scritto, che – tra l’altro – ha pensato bene di chiarire il concetto con l’aggiunta della seguente frase: “, cioè la loro permanenza in Italia non è autorizzata dalla legge”.
In sostanza, mica l’ha deciso l’autore del testo che molti immigrati siano clandestini. L’ha deciso il nostro legislatore facendo delle leggi di merda. Ma l’introduzione del reato di immigrazione clandestina – se non erro – è stata fatta per la prima volta dalla Bossi-Fini nel 2002, ossia 15 anni fa. In questi 15 anni i vari governi che si sono succeduti cosa hanno fatto per cambiare le cose? Nulla mi pare. E quale forza politica metterà nel proprio programma la cancellazione di questa norma priva di umanità?

“Nelle nostre città gli immigrati vivono spesso in condizioni precarie:”

Non fa una grinza

“non trovano un lavoro, seppure umile e pesante, né case dignitose”.

Anche qui non siamo molto distanti dalla realtà.

“Perciò la loro integrazione è difficile:”

Tanto facile non mi sembra

“per motivi economici e sociali, i residenti talvolta li considerano una minaccia per il proprio benessere e manifestano intolleranza nei loro confronti”

Non c’è scritto “sono una minaccia”, c’è scritto che (talvolta) i cittadini li considerano una minaccia. Anche in questa circostanza il concetto si sarebbe potuto esprimere in modo più chiaro, ma il senso non mi pare in discussione e i fenomeni di intolleranza sono drammaticamente veri.


Il problema non è il sussidiario, ma la realtà che il sussidiario ha cercato – forse un po’ superficialmente – di descrivere.Non mi unirò alla battaglia per cambiare le parole del sussidiario: penso sia più importante cambiare queste di parole: “Lo straniero che fa ingresso ovvero si trattiene nel territorio dello Stato, in violazione delle disposizioni del presente testo unico nonché di quelle di cui all'articolo 1 della legge 28 maggio 2007, n. 68, è punito…”. Quella violazione è un reato e il suo autore è un “clandestino” da punire. Non è un sussidiario, è una legge dello Stato.







11 settembre 2017

Piove? Governo... il territorio.

Immagine trovata in rete
Piogge, temporali, nubifragi, alluvioni sono eventi atmosferici naturali, in alcuni casi di forte intensità, quindi meno frequenti, ma che rientrano nella norma e sono prevedibili, magari non esattamente nel momento in cui si verificheranno (anche se l’attuale meteorologia ci consente di fare delle ipotesi abbastanza attendibili), ma sicuramente sul fatto che possano avvenire e più o meno si è in grado di immaginare le possibili conseguenze. Il vero problema è che quando si compiono scelte importanti nella pianificazione territoriale si tendono a trascurare  aspetti importantissimi: il consumo del suolo, la fragilità del territorio, la razionale organizzazione dell’abitato, il rischio idrogeologico, il rischio sismico, la qualità complessiva degli edifici anche sotto il profilo energetico. Fattori questi che sono tristemente subordinati a quello che troppo spesso è il vero motore delle scelte urbanistiche: il profitto di (alcuni) privati. Il tutto scende a cascata in una serie di rivoli – metafora particolarmente adeguata – di meschini interessi, che concorrono a formare le scelte: il consenso per l’amministratore, qualche vantaggio (non sempre lecito) per il funzionario comunale, il presunto affare del privato cittadino convinto di aver risparmiato qualcosa, ecc. Il risultato sarà una città vulnerabile e nella quale i costi di gestione per il soggetto pubblico saranno ingenti e spesso insostenibili, con il risultato di non poter fare la dovuta manutenzione e di aumentare l’esposizione al rischio.

Purtroppo le modalità con cui si svolge ormai da qualche anno il dibattito politico – trasformato in scaramucce tra tifoserie antagoniste - rischia di deformare e banalizzare ogni tentativo di riflessione e la regola è quella di attaccare l’amministrazione di segno opposto che si ritrova a gestire la situazione emergenziale e che – con tutta probabilità - dovrà fare i conti con danni enormi. Del resto in molti casi non è semplice attribuire le responsabilità, quando le decisioni che hanno portato alla situazione attuale si sono succedute e stratificate nel tempo, andando presumibilmente ognuna di esse ad indebolire la sicurezza del territorio. Non sarà la deviazione di quel torrente, non sarà nemmeno l’impermeabilizzazione di quell’area verde a monte e neppure l’intubamento di quel canale, non sarà certo l’inadeguatezza della rete fognaria, né la disinvoltura con cui si sarà consentito di realizzare un immobile in un’area a rischio esondazione, né la sciatteria con cui si sarà ignorato quell’abuso edilizio o la faciloneria con cui qualcuno avrà concesso l’agibilità (rendendolo formalmente abitabile, quindi) di un seminterrato (a rischio allagamento per definizione). Non è quella singola decisione, ma la somma complessiva di ogni singolo atto scriteriato che avrà concorso a creare un assetto complessivo così fragile e i danni (e le vittime, purtroppo) conseguenti.

Indubbiamente una buona manutenzione può avere effetti significativi nella “riduzione del danno”, ma potrebbe non essere sufficiente. Dobbiamo essere consapevoli del fatto che il problema è molto più complesso e in molte realtà andrebbe riprogrammata, là dove possibile, la pianificazione urbanistica. Non serve – e soprattutto non serve a chi si candida a governare le città – ergersi a giudici e mettere sullo scranno degli imputati un amministratore che, in alcuni casi, si ritrova a gestire un’eredità scomoda. Anche perché al giro successivo i ruoli potrebbero invertirsi dando futilmente vita al patetico siparietto di accuse e scarichi di responsabilità. Responsabilità che, sia chiaro, ci sono e in qualche caso si possono anche provare ad individuare (punendo, se possibile, comportamenti illegittimi). In qualche caso si possono cancellare gli errori, in altri si può provare ad avviare interventi correttivi. Però sarebbe il caso di cambiare registro. Spendere meno energie per le polemiche “post”, ma dandosi da fare, sin da subito, per tutto quello che bisogna fare “prima”: prevenzione e pianificazione.

Alle colonne d'Ercole

Alle colonne d'Ercole
La mia ultima avventura