Labico on Video

Transumanza Eroica

11 settembre 2017

Piove? Governo... il territorio.

Immagine trovata in rete
Piogge, temporali, nubifragi, alluvioni sono eventi atmosferici naturali, in alcuni casi di forte intensità, quindi meno frequenti, ma che rientrano nella norma e sono prevedibili, magari non esattamente nel momento in cui si verificheranno (anche se l’attuale meteorologia ci consente di fare delle ipotesi abbastanza attendibili), ma sicuramente sul fatto che possano avvenire e più o meno si è in grado di immaginare le possibili conseguenze. Il vero problema è che quando si compiono scelte importanti nella pianificazione territoriale si tendono a trascurare  aspetti importantissimi: il consumo del suolo, la fragilità del territorio, la razionale organizzazione dell’abitato, il rischio idrogeologico, il rischio sismico, la qualità complessiva degli edifici anche sotto il profilo energetico. Fattori questi che sono tristemente subordinati a quello che troppo spesso è il vero motore delle scelte urbanistiche: il profitto di (alcuni) privati. Il tutto scende a cascata in una serie di rivoli – metafora particolarmente adeguata – di meschini interessi, che concorrono a formare le scelte: il consenso per l’amministratore, qualche vantaggio (non sempre lecito) per il funzionario comunale, il presunto affare del privato cittadino convinto di aver risparmiato qualcosa, ecc. Il risultato sarà una città vulnerabile e nella quale i costi di gestione per il soggetto pubblico saranno ingenti e spesso insostenibili, con il risultato di non poter fare la dovuta manutenzione e di aumentare l’esposizione al rischio.

Purtroppo le modalità con cui si svolge ormai da qualche anno il dibattito politico – trasformato in scaramucce tra tifoserie antagoniste - rischia di deformare e banalizzare ogni tentativo di riflessione e la regola è quella di attaccare l’amministrazione di segno opposto che si ritrova a gestire la situazione emergenziale e che – con tutta probabilità - dovrà fare i conti con danni enormi. Del resto in molti casi non è semplice attribuire le responsabilità, quando le decisioni che hanno portato alla situazione attuale si sono succedute e stratificate nel tempo, andando presumibilmente ognuna di esse ad indebolire la sicurezza del territorio. Non sarà la deviazione di quel torrente, non sarà nemmeno l’impermeabilizzazione di quell’area verde a monte e neppure l’intubamento di quel canale, non sarà certo l’inadeguatezza della rete fognaria, né la disinvoltura con cui si sarà consentito di realizzare un immobile in un’area a rischio esondazione, né la sciatteria con cui si sarà ignorato quell’abuso edilizio o la faciloneria con cui qualcuno avrà concesso l’agibilità (rendendolo formalmente abitabile, quindi) di un seminterrato (a rischio allagamento per definizione). Non è quella singola decisione, ma la somma complessiva di ogni singolo atto scriteriato che avrà concorso a creare un assetto complessivo così fragile e i danni (e le vittime, purtroppo) conseguenti.

Indubbiamente una buona manutenzione può avere effetti significativi nella “riduzione del danno”, ma potrebbe non essere sufficiente. Dobbiamo essere consapevoli del fatto che il problema è molto più complesso e in molte realtà andrebbe riprogrammata, là dove possibile, la pianificazione urbanistica. Non serve – e soprattutto non serve a chi si candida a governare le città – ergersi a giudici e mettere sullo scranno degli imputati un amministratore che, in alcuni casi, si ritrova a gestire un’eredità scomoda. Anche perché al giro successivo i ruoli potrebbero invertirsi dando futilmente vita al patetico siparietto di accuse e scarichi di responsabilità. Responsabilità che, sia chiaro, ci sono e in qualche caso si possono anche provare ad individuare (punendo, se possibile, comportamenti illegittimi). In qualche caso si possono cancellare gli errori, in altri si può provare ad avviare interventi correttivi. Però sarebbe il caso di cambiare registro. Spendere meno energie per le polemiche “post”, ma dandosi da fare, sin da subito, per tutto quello che bisogna fare “prima”: prevenzione e pianificazione.

28 agosto 2017

L'estate (labicana) sta finendo


L’estate labicana – sì, lo so che non è finita, ma dopo S. Rocco è legittimo tracciare un primo bilancio - è stata un successo straordinario. Per la prima volta dopo tanti anni il paese è tornato ad essere vivo e vitale e i cittadini sono tornati ad essere comunità. Questo è un risultato straordinario per una giunta che si è insediata a ridosso dell’estate e che ha trovato il capitolo di bilancio desolatamente (e, temo, per scelta deliberata) vuoto. C’è stato un cambio di passo indiscutibile e va dato atto al Sindaco ed alla nuova amministrazione di aver saputo costruire un ottimo programma e di aver deciso di coinvolgere le associazioni alle quali è stato riconosciuto, a differenza che nel passato (quando gli eventi si proibivano), un ruolo attivo e propositivo. Le associazioni hanno fatto con impegno e dedizione la propria parte apportando un contributo sostanziale all’ottimo risultato finale.
Ci sono stati (e altri ce ne saranno) davvero troppi eventi per poterli ricordare tutti come meriterebbero. La mia sensibilità personale di ambientalista mi spinge ad esprimere un particolare apprezzamento per un importante cambio di direzione che questa amministrazione sembra che voglia dare sul tema dello “stile di vita”, in particolare per quanto riguarda la produzione dei rifiuti. Sembra che ci sia la ferma volontà di intervenire con un approccio diverso, più attento e preoccupato all’impronta ecologica delle nostre abitudini. Nonostante i tempi stretti, già dal regolamento predisposto dal comitato si è cercato di dare un indirizzo chiaro sulla necessità di eliminare (o almeno ridurre) il monouso in plastica. E la risposta di chi ha organizzato “Labico in Frasca” è stata encomiabile, con quattro fraschette che si sono completamente convertite alle stoviglie tradizionali o al compostabile, azzerando quasi del tutto la produzione di rifiuto indifferenziato. A tutti loro va il mio personale ringraziamento, soprattutto per i gentili pensieri rivolti alla mia persona durante il lavaggio dei piatti ;-).
Quello che appare francamente desolante è la pochezza di argomenti di chi ha deciso di fare un’opposizione preconcetta, scomposta e irragionevole. Mi dicono di una lettera con la quale un autorevole esponente dell’opposizione avrebbe espresso dubbi sulla regolarità degli striscioni degli sponsor che quest’anno, come ogni anno, sono stati affissi in occasione della festa del Santo Patrono. Buffo che non se ne sia accorto prima, ossia quando aveva la competenza e l’autorità per intervenire per sanzionare eventuali illeciti. Per non parlare della patetica polemica sul “mancato invito” alla processione (momento religioso al quale l’amministrazione partecipa per cortesia istituzionale). Ho avuto a che fare in passato con veri e propri sgarbi istituzionali e sarei solidale se non si trattasse di una critica del tutto pretestuosa. In passato l’amministrazione comunale organizzava iniziative istituzionali alle quali non solo non invitava gli esponenti dell’opposizione, ma nemmeno li informava e non se ne scusava certo, visto che l’obiettivo era esattamente quello di cancellare la minoranza dal dibattito pubblico. Penso, ad esempio, all’iniziativa organizzata con l’assessore Di Carlo (PD, tra l’altro, ma all’epoca questo non suscitava scandalo) sul piano casa o alla celeberrima iniziativa pubblica a Colle Spina sulla zona industriale dove Alfredo Galli si era imbufalito perché io e Maurizio Spezzano non solo eravamo andati anche senza invito, ma avevamo osato addirittura prendere la parola ed esprimere la nostra opinione.
L’ultima perla è la decisione di tutti i gruppi di opposizione (compresi i non rappresentati in consiglio) di disertare la seduta di oggi. Ancora una volta con motivazioni abbastanza deboli. Gli assenti lamenterebbero il mancato rispetto della norma (statutaria e legislativa) che stabilisce un termine minimo entro il quale deve essere data la possibilità ai consiglieri comunali di esaminare gli atti all’esame. In pratica, a quanto pare, i consiglieri dell’opposizione vorrebbero poter andare in qualunque momento in comune per visionare gli atti. Qualcuno dovrebbe spiegare loro che non funziona così. Gli atti sono a disposizione dei consiglieri, ma non si può certo pretendere che gli uffici facciano gli straordinari per loro. In questa specifica circostanza gli atti erano stati messi a disposizione diversi giorni prima e sarebbe bastata un po’ di buona volontà per studiarsi tutta la documentazione. A me è dispiaciuto molto vedere un consiglio comunale senza contraddittorio, perché oggi è venuto meno uno dei fondamenti di un consesso democratico e di questo sono gli assenti a doversi assumere l’enorme responsabilità.

Io credo che il ruolo dell’opposizione non possa essere svilito in questo modo. Chi si oppone a questa maggioranza ha il diritto e il dovere di esercitare il suo ruolo in modo severo e imparziale, cercando di valutare e giudicare le scelte amministrative, migliorando e sostenendo quelle condivisibili, cercando di contrastare – nel rispetto delle regole – quelle che si giudicano sbagliate. In alcuni casi, quando le decisioni della maggioranza si ritengono particolarmente negative, sono anche comprensibili tecniche ostruzionistiche e dilatorie, ma utilizzando sempre un briciolo di buonsenso. L’aspetto preoccupante dell’assenza dell’opposizione è che sta assumendo un atteggiamento vittimistico, come se venissero lese le loro prerogative di eletti. Qualcuno ha fatto anche dell’ironia sul fatto che sia saltata la diretta streaming. Ossia quello che chi c’era prima aveva sempre “vietato”, “proibito”, “impedito”, con le scuse più ridicole (la legge sulla privacy, ad esempio). Ora che questo si sta facendo (in modo approssimativo, per carità) partono le critiche, magari da chi in passato non si era mai lamentato della mancanza dello streaming. Vorrei quindi ricordare agli esponenti dell’opposizione che il problema di una democrazia imperfetta ce l’abbiamo avuto fino all’11 giugno e che adesso loro dispongono di tutti gli strumenti per fare opposizione. E li invito a farla. Ma sul serio. Sui contenuti, sulle proposte politiche, sull’urbanistica, sulla cultura. Si facciano portatori di un’idea diversa e alternativa rispetto a quella attuale. Fosse anche la riproposizione di quella cementizia e speculatoria del passato. Almeno sarebbe qualcosa. Abbandonino arzigogoli e sofisticherie giuridiche sulle quali mi sembrano anche un po’ in affanno. Vadano in comune a prendersi le carte, le studino, esprimano critiche, elaborino controproposte. Sono certo che nessuno impedirà loro di farlo. E sono certo che la disponibilità della documentazione sia stata (e lo sarà in futuro) anche al di là del mero obbligo di legge, perché non credo che questa amministrazione abbia alcun interesse a tenere nascoste le carte o, peggio, a violare il munus dei consiglieri comunali. Il giorno che succederà, sarò in prima linea a contestarne l’operato. 

22 giugno 2017

Io sto con Socialmente Donna, senza se e senza ma

A quanto pare il candidato sindaco di Tradizione e Progresso ha presentato una richiesta di accesso agli atti “contro” l’associazione Socialmente Donna. La capziosa furia nomotetica che pervade il testo dell’interrogazione cela un proposito abbastanza evidente: mettere i bastoni tra le ruote ad un’associazione composta da donne coraggiose e determinate che si impegnano da anni per combattere la violenza di genere e per aiutare le donne vittime di abusi e maltrattamenti. L’abnegazione di queste persone – che tutti noi dovremmo ringraziare – è a titolo gratuito ed ognuna di loro spende il proprio tempo e le proprie risorse semplicemente per aiutare altre persone in difficoltà e per promuovere azioni di conoscenza e di sensibilizzazione. Il valore straordinario di tutto questo è stato riconosciuto anche dalla precedente amministrazione che ha sempre aiutato e supportato l’associazione Socialmente Donna nella sua attività.
Tra le iniziative promosse da Socialmente Donna anche negli scorsi anni ci sono stati eventi teatrali e rassegne cinematografiche, che avevano il duplice obiettivo di trasmettere consapevolezza e di raggranellare un po’ di risorse per sostenere i costi dell’attività associativa (manifesti, locandine, ecc.). Queste iniziative sono state patrocinate dall’amministrazione Galli ed esponenti della giunta sono stati spesso presenti (in primis l’ex assessora Nadia Ricci). All’epoca, il consigliere Dell’Omo non aveva trovato nulla da eccepire, mentre adesso firma un atto che ha tutta l'aria di essere finalizzato ad impedire che si svolga la rassegna cinematografica.
Per carità, niente da dire se uno si sveglia la mattina con un improvviso afflato legalitario e decide di controllare con insolito rigore ogni singolo stormir di fronda. Anzi, considerato che nella sua personalissima scala delle priorità di intervento il primo atto sembra quello di “sparare sulla croce rossa” (che purtroppo è una metafora solo fino ad un certo punto), vorrei suggerirgli di farlo almeno in grande stile: attesa la pericolosità dell’oscura compagine perché non attivare i NAS, la Forestale, il KGB, le teste di cuoio, i NOCS, gli alpini, i cavalieri di malta, l’armata rossa, la finanza, la CIA, la NATO, i caschi blu e tutti insieme, armati fino ai denti, circondare la sede della pericolosa cellula eversiva, assicurare alla giustizia le temibili malviventi e riportare finalmente la piena legalità nel nostro piccolo paese?


P.S. – Proprio in queste ore a Sant’Omero si piange la morte di un’altra donna, vittima dell’ennesimo femminicidio. Un altro caso in cui la vittima aveva inutilmente segnalato il pericolo alle autorità competenti. Speriamo che non fossero troppo impegnate ad impedire l’illecita somministrazione di patatine per trovare il tempo di salvarle la vita.

P.S. 2 - Nella prima stesura del post facevo erroneamente riferimento ad un'interrogazione, mentre in realtà si tratta sembra si tratti di una richiesta di accesso agli atti. Mi scuso per l'imprecisione anche se, ovviamente, sul piano sostanziale la questione non cambia di una virgola.



21 giugno 2017

Caro criticone

Caro criticone,

ho scoperto che esisti solo da pochi giorni, ma stai dimostrando un impeto e una determinazione che ti permetteranno di recuperare in fretta il lungo oblio in cui hai vissuto negli ultimi anni. Sì, perché in effetti – e questo forse ti stupirà - la stragrande maggioranza di ciò che adesso ti scandalizza era esattamente così anche prima dell’11 giugno.
Sono certo che nel recente passato sarai stato assorbito da altri impegni e non avrai avuto modo di notare lo sfacelo in cui versava il paese e le moltissime inefficienze che pesavano sull’intera collettività. Il depuratore, tanto per fare un esempio, funzionava poco e male già negli anni passati. Qualcuno – non tu, mi pare – aveva inutilmente segnalato ad un’amministrazione troppo concentrata a spandere cemento sul territorio labicano per pensare che fosse necessario adeguare gli impianti di depurazione al mutato carico antropico. Cinque anni fa – e anche in quella circostanza mi sa che eri un pelino distratto – è intervenuta la magistratura e ha disposto il sequestro dei due impianti, individuando anche alcune gravi ipotesi di reato. Questo scherzetto è costato a noi cittadini alcuni milioni di euro, che stiamo ancora pagando. Dov’eri tu?
Non parliamo dell’espansione edilizia di questa città, che non è stata accompagnata dal necessario adeguamento di tutte le infrastrutture e di tutti i servizi. Qualcuno – non tu, insisto – ha posto il problema, ha segnalato la mancata realizzazione delle opere di urbanizzazione, ha chiesto a gran voce che venissero fatte le opere previste dalla normativa vigente per rendere vivibile una città.
Abbiamo avuto un mucchio di altri problemi, che non sto qui ad elencare completamente, causati dalla cattiva gestione amministrativa. Ti cito solo alcuni casi emblematici: 200mila euro per una ciclabile mai finita, 300mila euro per l’acquisto di un mucchio di ferraglia che non si sa nemmeno dove sia (la presunta opera di Eiffel), altre centinaia di migliaia di euro per una biblioteca non funzionante, decine di migliaia di euro per un progetto di sviluppo industriale a Colle Spina fermato dall’opposizione di allora e dalla cittadinanza (tu c’eri? non ricordo…).
Ecco caro criticone, di problemi nel paese ne avevamo tantissimi e tu eri assente. Comprensibilmente assente, perché in molti avevano un po’ di timore ad esprimere critiche e farlo era sconsigliabile (io ad esempio ho ancora un paio di cause in corso per aver osato esprimere il mio pensiero). Adesso questa enorme mole di problemi l’ha ereditata la nuova amministrazione. Alcuni sono difficilmente sanabili (penso agli errori di pianificazione urbanistica), altri avranno bisogno di tempo e di impegno.
Caro criticone, su una cosa hai ragione: bisogna vigilare sull’operato di una giunta e fai bene a farlo. Però ti invito a riflettere su un primo, importante, cambiamento. Ora l’esercizio della critica non solo sarà possibile, ma sarà uno strumento di dialogo e di collaborazione con l’attuale amministrazione. E’ un bel passo avanti, ti assicuro. Nel frattempo goditi questo nuovo clima di serenità e di propensione all’ascolto. E’ una cosa bella, ti assicuro. Se poi riesci anche a trasformare i tuoi borbottii indistinti in una critica collaborativa e costruttiva, allora avremo fatto tombola. E’ così che funzionano le comunità.


Nota: il personaggio a cui si rivolge il post è immaginario ed ogni eventuale riferimento a persone realmente esistenti e borbottanti è puramente casuale.

9 giugno 2017

S’è girato i monno

Avrei volentieri evitato di entrare nella polemica sollevata dal miserabile volantino anonimo diffuso in lungo e in largo per il paese pieno di veleno nei confronti non solo dei candidati della lista n. 4, ma anche di chi in qualche modo deve avere commesso l’imperdonabile errore di “schierarsi”, più o meno manifestamente, a favore della coalizione guidata da Danilo Giovannoli. Ne avrei fatto volentieri a meno, ma trovo stupefacente che adesso il volantino si trasformi in un pretesto per attaccare ancora una volta proprio la lista Labico bene comune. “Sì, vabbé il volantino – è l’ardita tesi – ma quanto è brutta questa cosa che si facciano collegamenti più o meno espliciti ai propri avversari”. I quali, a quanto pare, si destano ora dal sonno virginale di coloro ai quali Biancaneve “je spiccia casa”. Proviamo dunque a mettere in fila alcune considerazioni.
  1. Il volantino è la sommatoria disgustosa e vomitevole di insinuazioni, allusioni, mistificazioni, insulti, anche squallidamente sessisti, che nel complesso integra senza se e senza ma un chiaro reato di diffamazione.
  2. Dei tre candidati sindaci avversari, uno solo (a quanto mi risulta), Fausta Ledda del Partito Comunista, ha espresso solidarietà nei confronti della lista n. 4, un altro ha semplicemente detto qualcosa tipo “non sono stato io” e il terzo – quello che ci ha tenuto a spiegare il significato della parola “diffamazione” – ha fatto finta o non si è accorto di niente.
  3. Prima ancora dei candidati sindaci, ciò che è davvero inquietante è il silenzio assordante del sindaco attuale, al secolo Alfredo Galli. Il primo cittadino avrebbe il dovere morale di intervenire al verificarsi di quello che giudico un vero e proprio attentato alle regole della civile convivenza democratica. Il nostro, invece, se n’è rimasto tranquillo e beato nel Palazzo. Un vero sindaco sarebbe corso dai carabinieri e avrebbe presentato lui una querela per diffamazione, perché quell’atto ingiurioso ha colpito non i singoli cittadini bersaglio dell’anonimo estensore del volantino, ma un’intera comunità, la “sua” comunità, la comunità di cui lui è – dovrebbe essere – il punto di riferimento e il garante. Perché non è intervenuto? Perché non ha espresso una dura censura nei confronti dell’autore del gesto? Perché ha lasciato che poche settimane prima venissero regolarmente affissi ben due manifesti anonimi finalizzati a screditare la lista Labico bene comune? Per incapacità, indolenza, menefreghismo? Qualcuno potrebbe addirittura leggere nell’inerzia del sindaco un atteggiamento implicitamente collusivo.
  4. Trovo preoccupante che molti – soprattutto tra i candidati e sostenitori di altre liste – tendano a sottovalutare la gravità di quanto avvenuto. Perché questo genere di episodi minano le basi del confronto democratico. Perché non si può parlare di un paese civile, libero e democratico se un cittadino (non dico un candidato consigliere, ma un semplice cittadino) non ha il diritto di esprimere la propria personale opinione a favore di uno schieramento, perché altrimenti rischia di essere messo alla berlina da un infamante foglietto di carta. Perché a quel punto non è importante che quello c’è scritto sia vero, verosimile o falso. Conta che in qualche modo si possa instillare il dubbio che in fondo qualcosa di vero ci sia, soprattutto se si ha l’abilità di mescolare mezze verità o riferimenti a fatti reali, perché una volta che hai mischiato merda e farina, non è che sia facile separarle.

In tutto questo, l’attività prevalente rimane quella di fare le pulci ai candidati e simpatizzanti della Lista n. 4. Come si dice a Labico “S’è girato i monno”. Ma non preoccupiamoci. Alle 23 di domenica 11 giugno succederà davvero.

Alle colonne d'Ercole

Alle colonne d'Ercole
La mia ultima avventura