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Alle colonne d'Ercole

Alle colonne d'Ercole
La mia ultima avventura

29 marzo 2017

Non servirà a nulla

Non servirà a nulla la morte un ragazzo di vent’anni. Non servirà a nulla la colossale figura di merda di tutte le squallide testate fascistoide e razziste che si sono lanciate come avvoltoi sulla notizia di un “ragazzo massacrato dal branco di albanesi”. Sono bastate alcune indiscrezioni non confermate per trasformare il drammatico episodio in una immediata sentenza di condanna per “gli stranieri”, brutti sporchi e cattivi (cit. Ettore Scola) per definizione, magari infilandoci dentro anche “gli zingari” e non fa niente che siano in realtà italiani (circa l’80 per cento degli zingari che vivono nel nostro paese hanno la cittadinanza italiana) perché il pregiudizio nei loro confronti si sottrae ad ogni considerazione logica.
Non servirà a nulla che per circa 24 ore i social siano stati inondati da affermazione becere, razziste, stupide, intrise di odio e violenza (“bisognerebbe dargli fuoco”, “ammazzateli tutti”, “se ne vedo uno, lo metto sotto con la macchina”) all’indirizzo di questi vigliacchi che vengono in Italia a infastidire le nostre (sì, aggettivo possessivo) donne e dai quali bisogna difendersi in una guerra quotidiana del bene (che siamo noi, orgogliosamente italiani) contro il male (gli stranieri, soprattutto se poveri e disgraziati).
Non servirà a nulla aver scoperto che il “branco” era composto prevalentemente (e forse esclusivamente) da cittadini italiani e che sia miseramente fallito il diffuso bisogno di avere un nemico verso cui riversare le nostre frustrazioni e le nostre miserie. Un (ri)sentimento folle sul quale speculano politici senza scrupoli e media che traggono nutrimento da questa assurda spirale di odio.
Non servirà a nulla neanche provare a chiedere come si faccia a distinguere i buoni dai cattivi. Sono buoni quelli dalla pelle bianca? No, certo, ci sono stranieri bianchi e italiani dalla pelle scura. Sono buoni i cattolici? Anche qui la linea di demarcazione sarebbe difficile da tracciare. Sono buoni quelli che hanno la carta d’identità italiana? E come facciamo con quelli di altre etnie diventati italiani? Sono buoni quelli che pagano le tasse? Oddio, meglio di no, perché spesso sono gli italiani ad evaderle e gli stranieri ad essere in regola. No, non c’è un modo per distinguerli con le etichette, come al supermercato, i buoni dai cattivi, con tutta la buona volontà. E infatti Salvini mica l’ha presentata una proposta di legge per farlo. E non solo perché non sarebbe capace di scrivere un paio di pagine in italiano, figurarsi una proposta di legge, ma proprio perché non sarebbe possibile.
Non servirà a nulla nemmeno ogni altra dannata tragedia in cui qualche italianissimo coglione farà del male ad altri esseri umani, per le più bieche e futili ragioni, magari assalendo col crick l’automobilista che non gli ha dato la precedenza o uccidendo la “propria” donna, colpevole di non essere sufficientemente fedele all’immagine muliebre che si era costruito. Una volta esclusa la presenza di sangue arabo nelle vene del criminale, non resterà che declassare l’episodio a “tragica fatalità” e andare oltre, sempre alla ricerca del mostro da sbattere in prima pagina e da dare in pasto all’insensata ferocia della massa.

Non servirà a nulla neppure esprimere il proprio cordoglio e il proprio sgomento per una morte assurda e atroce. No, non servirà a nulla, ma almeno, rispetto all’indifferenza, è un tentativo, forse ingenuo, di restare umani.

24 marzo 2017

Beep Beep, Willy il coyote ed altri animali fantastici.

Io sono quello a destra.
Sono dell’idea che il dialogo e il confronto siano un elemento vitale in un consesso civile (e democratico), ma sono altresì convinto della necessità che questo straordinario strumento di partecipazione venga utilizzato con la massima trasparenza. Posso dire, con un pizzico di orgoglio, di avere sempre scelto di sottoscrivere i miei pensieri e le mie critiche. Talvolta pagandone un prezzo, con reazioni scomposte e aggressive, insulti, minacce, fino ad arrivare in tribunale. E questa è la ragione per cui non sento alcun obbligo di dare risposte a chi esprime il proprio pensiero celandosi dietro l’anonimato.
Ho avuto modo di leggere un post – che in questi giorni è diventato un manifesto – in cui si affronta il tema della politica labicana e in qualche modo mi chiama in causa, invitandomi sostanzialmente a dare una spiegazione sulle mie (eventuali) scelte in vista delle prossime amministrative. Sono stati esclusivamente i toni garbati a convincermi non tanto ad una vera e propria replica – ma sono disposto a confronti pubblici con chiunque su qualunque tema (sempre che ci sia qualcuno interessato ad ascoltare) – quanto ad alcune precisazioni.
Per una mia inguaribile attitudine ad avere bisogno di un interlocutore proverò ad avvalermi della tecnica di ZeroCalcare e darò un nome e un volto immaginari all’autore della riflessione, che sarà denominato Beep Beep (un po’ per la propensione antonomastica a celare le proprie sembianze con astuti accorgimenti e un po’ perché io in politica - e non solo - mi sento sempre più a mio agio nella parte di Willy il coyote, ossia quello che, per dirla alla labicana, di solito “ce le piglia”).
La riflessione di Beep Beep, dunque, parte da alcune considerazioni critiche sulla lista civica Labico Bene Comune, della quale si sottolinea l’“assenza di contenuti nuovi ed innovatori”. Nuovi rispetto a cosa? All’attuale amministrazione? Ai programmi delle liste di opposizione delle scorse tornate elettorali? Nuovo è sicuramente sinonimo di miglioramento? E, soprattutto, quale proposta, in termini di contenuti, vorrebbe Beep Beep? Io un’idea diversa di città e di amministrazione pubblica ce l’ho e l’ho espressa piuttosto chiaramente nel corso degli ultimi dieci anni. Non è cambiata affatto.
Beep Beep prosegue la sua analisi con un azzardato confronto tra il quadro politico nazionale e la realtà locale. Mi limito ad osservare che il sistema elettorale maggioritario rende più complesse le scelte identitarie e, in ogni caso, prima o poi il momento in cui è necessario trovare – nell’interesse della comunità che ci si candida ad amministrare –un momento di intesa e di mediazione con gli altri soggetti, a meno che non si disponga di un consenso sufficientemente ampio. Nel 2007 questa alleanza che “snatura completamente l’ideologia” c’era stata, nel 2012 non si è trovato un accordo (capita), nel 2017 a quanto pare è prevalso il dialogo. Terrei lontano le ideologie (o quel che ne resta) dalla scelta di unire forze di opposizione con l’obiettivo di amministrare una città che è stata vittima di politiche speculative che ne hanno compromesso gli equilibri sociali, ambientali, territoriali ed urbanistici.
Non spetta a me occuparmi del PD, ma non condivido il tentativo di confondere i voti di partito con il giudizio su una riforma costituzionale. E’ vero che il primo a compiere questa operazione è stato proprio il promotore della riforma (l’ex premier Renzi) – commettendo tra l’altro un enorme errore strategico – e probabilmente qualcuno avrà votato più con la “pancia” che dando un giudizio di merito sulla proposta di modifica del quadro costituzionale, ma i dati non sono assolutamente confrontabili. Conosco elettori (ed eletti) del PD che hanno votato NO ed elettori (ed eletti) di altri partiti che hanno votato SI. Le differenti valutazioni nel merito di una riforma costituzionale non comportano necessariamente visioni inconciliabili di un programma amministrativo, mentre, ad esempio, sono certo di non avere nulla da spartire con qualcuno che come il sottoscritto ha votato NO, come, tanto per fare un esempio, la Lega Nord.
Anche per quanto riguarda il Movimento 5 Stelle labicano, non sono certo io a poter dare dei chiarimenti, ma mi sembra di capire che non ci sarà una lista certificata alle prossime amministrative (ce ne faremo tutti una ragione). Di più non saprei dire, soltanto non capisco l’esigenza di affibbiarmi per forza un’etichetta e non vorrei che si cercasse di confondere la mia attività lavorativa con le mie scelte politiche.
Al termine della riflessione Beep Beep mi chiede come farò a votare per quello che viene definito “fritto misto labicano”. In effetti non ha tutti i torti: come potrei votare un aggregato eterogeneo che spazia dalla sinistra alla destra estrema, che ha malgovernato il paese e devastato il territorio in questi ultimi decenni? Ecco, vorrei rassicurare Beep Beep su questo. No, non l’ho mai fatto e non ho nessuna intenzione di farlo adesso: Galli non avrà il mio voto!

Cordialmente

Willy



P.S. – qualcuno dirà che la mia non è una vera risposta. Può darsi che sia così. Però una vera risposta ha bisogno di un requisito essenziale: una vera domanda. E una domanda a sua volta, per essere vera, ha bisogno di qualcuno, in carne ed ossa, che la ponga.


P.S. 2 - per completezza di informazione pubblico di seguito il contenuto del post a cui faccio riferimento:

IL FUTURO DI LABICO (?!?!)
Il 2017 e’ stato pronosticato da molti come un anno di novità e di colpi di scena per la scena politica nazionale e mondiale, ed in questo mese di Febbraio la nostra realtà Labicana non sembra essere da meno….. Il 16 Febbraio e’ stata presentata la lista sostenitrice del candidato sindaco Danilo Giovannoli, Lista composta da elementi del Partito Democratico di Labico e denominata appunto, seguendo uno schema già perdente su scala nazionale ( anno 2013 elezioni politiche nazionali la lista del PD era appunto denominata Italia Bene Comune ), Labico Bene Comune, ciò non a voler fare una critica sul nome ( si risparmia pure quella sul simbolo….) , ma sulla sostanza derivante dal nome, ovvero quella che si rileva essere un’assenza di contenuti nuovi ed innovatori per l’amministrazione locale che dovrebbero contraddistinguere, almeno a parole le intenzioni degli esponenti della compagine presentata.

Bhe di nuovo sicuramente c’e’ l’eterogeneità di tale lista……sorprende l’appoggio della compagine “legalità e trasparenza” del consigliere Spezzano a tale lista, non puo’ non sfuggire anche a chi segue poco la politica che mentre sul piano nazionale le distanze tra tutti i blocchi delle sinistre a partire da Sinistra Italiana (proprio il 17.2 al congresso di Rimini gli esponenti di tale partito hanno indicato come assolutamente impercorribile l’alleanza con il PD) sino ad arrivare all’area di ispirazione del nostro consigliere Spezzano ovvero l’area sinistra radicale ( Rifondazione Comunista ed altri )ed il Partito Democratico ( al netto di eventuali scissioni dovremmo vedere cosa ne rimarrà) siano siderali, il consigliere Spezzano abbia sposato in pieno la causa del PD Labicano. Evidentemente avrà seguito troppo alla lettera il consiglio dell’esponente PD Paris, che il 27 Febbraio 2013 ( per i curiosi di constatare ecco il link : http://lanotiziah24.com/…/labico-paris-pd-il-centro-sinist…/ ) lo invitava ad avere “piu’ umiltà e rispetto per gli altri”……ora va bene magari riflettere se eventualmente si possa avere peccato in qualcosa ma da parte del Prof. Spezzano, risulta irreale l’ammissione implicita con tale “alleanza” di tali comportamenti da parte sua, sarebbe un’ammissione nei confronti degli 885 cittadini che alle scorse elezioni comunali gli hanno dato fiducia che l’esperienza politica sin qui dallo stesso condotta non ha prodotto i risultati che l’area di orientamento politico del suo elettorato gli chiedeva, con un’alleanza che adesso ne snatura completamente l’ideologia alleandosi con chi su scala nazionale e’ all’opposto di tale compagine ideologica….

 Ai concittadini inoltre l’idea Partito Democratico proprio non piace, infatti il 4 Dicembre scorso il referendum che ha respinto la riforma costituzionale del PD e di Renzi a Labico ha avuto un voto contrario a tale riforma pari al 71,26% , ovvero 2284 cittadini, ora ci si chiede come i cittadini che hanno espresso forte la loro convinzione contro le politiche del PD e del segretario ex presidente del Consiglio Renzi possano votare in massa ( e’ questa la convinzione che nel paese circola tra i sostenitori del PD ) per chi come Danilo Giovannoli e Benedetto Paris sono la trasposizione diretta di tali politiche sul territorio nonché sostenitori in particolari di Matteo Renzi (http://lanotiziah24.com/…/labico-danilo-giovannoli-invit…/ed ancora https://benedettoparis.wordpress.com “ il mio Si alla riforma ) , va da se che di nuovo, di giovane, di innovatore per la nostra amata realtà locale non si vede granchè….se poi la compagine per accaparrare voti va ad attingere a bacini che fino a qualche giorno prima erano di tutt’altro schieramento ( e non ci si riferisce solo alla sinistra ) il concetto appare ben chiaro a tutti i cittadini.

Una riflessione a parte sulla domanda da “one million dollar” che molti si fanno: che fine ha fatto il MoVimento 5 stelle a Labico ?? ci ricordiamo tutti l’apparizione dell’ On. Frusone, deputato 5 stelle al consiglio comunale del 29 Luglio 2013 e di come l’ex consigliere comunale Tullio Berlenghi sul suo blog (http://tullioberlenghi.blogspot.it articolo sezione 2013 TITOLO “quod erat demostrandum” ) unitamente al consigliere Spezzano parlasse dell’evento come una partecipazione diretta della loro compagine a quanto era avvenuto, segnando una chiara vicinanza d’intenti con il MoVimento, come esaminando l’attività parlamentare del MoVimento appare chiara la collaborazione di Tullio Berlenghi con il MoVimento stesso, ora sarebbe sicuramente molto gradita un’opinione di un illustre cittadino Labicano cosi attivo nella vita politica locale ed in particolare su temi ambientali che a tutti devono essere cari come Tullio Berlenghi, potrà votare per il “fritto misto Labicano” che spazia dalla destra alla sinistra estrema?
..L'indifferenza opera potentemente nella storia. Opera passivamente, ma opera. (A. Gramsci )

..ci sono due diversi tipi di persone nel mondo, coloro che vogliono sapere, e coloro che vogliono credere. (F. Nietzsche)

5 dicembre 2016

Scusate, vorrei scendere...

C’è un affollatissimo carro dei vincitori dal quale vorrei scendere prima che l’aria diventi irrespirabile, come sul 64 all’ora di punta. Sono contento del risultato del referendum, ma non la considero una vittoria. Non una mia vittoria, almeno. Io ho interpretato il quesito come prevede l’articolo 138 della Costituzione e l’ho fatto col massimo zelo possibile: mi sono letto le proposte di modifica, ho cercato di comprenderne il senso e la portata, ho elaborato una mia valutazione – comprensiva di alcune riflessioni di carattere metodologico – e ho deciso di esprimere un voto contrario. La chiave di lettura di questo referendum si sarebbe potuta limitare a questo: il Parlamento propone una riforma costituzionale e il Popolo – che detiene la sovranità – la boccia, senza conseguenze sul piano politico e degli equilibri parlamentari e di Governo.  Non è andata così: la riforma – imposta con una certa protervia ad un Parlamento dubbioso e recalcitrante – è stata trasformata dal Presidente del Consiglio in un plebiscito sulla sua persona. Ad essa sono stati attribuiti  significati che andavano ben al di là della portata reale delle modifiche alla Carta costituzionale e si è fatta una propaganda eccessiva, arrogante e fuorviante a favore delle modifiche costituzionali. Il Governo ha messo in campo risorse enormi, ha occupato militarmente le TV di Stato come neppure Berlusconi aveva mai fatto, e ha spaccato in due il paese proprio sulla legge fondamentale dello Stato che, per definizione, dovrebbe essere frutto del più ampio accordo possibile, politico e sociale. Questa scelta scellerata ricade con enorme responsabilità su chi ha deciso questo azzardo. Un azzardo da giocatore senza scrupoli che prova ad alzare la posta e a far saltare il banco per accaparrarsi tutto. L’operazione non è riuscita, ma lascia comunque il Paese in una brutta situazione ed è troppo facile lavarsene le mani. Renzi fa bene a dimettersi, ma ci sono un Presidente della Repubblica e un partito che ha la maggioranza in Parlamento che hanno il dovere “politico” di indicare la strada per uscire da questo pantano. Ed è infantile pretendere che la soluzione la trovino gli altri, colpevoli di aver votato no. Gli altri non sono e non vogliono essere una coalizione. Non hanno progetti condivisi e non hanno fatto scelte comuni. Sono, per dirla con parole di Renzi, un’accozzaglia. Se il Presidente della Repubblica non trova le condizioni per proseguire la legislatura si dovrà tornare alle urne. C’è una brutta legge elettorale, anche questa imposta dal premier a colpi di fiducia e che lui stesso avrebbe voluto cambiare, “monca” visto che  nulla dice sull’elezione del Senato (sempre per l’arroganza che ne ha caratterizzato l’agire politico). Con un po’ di buonsenso e di disponibilità al dialogo se ne potrebbe fare una condivisa. Se non ci si riesce – e sarebbe un errore - si dovrà usare quello che c’è. I riformisti potranno costruire una coalizione il cui programma metta nero su bianco le proposte che si intendono portare avanti e puntare a quel 40% di elettori che aveva creduto alla bontà della riforma. Non è poco. Gli altri, se non vogliono restare a guardare, dovranno formulare proposte programmatiche alternative credibili. L’importante è voltare presto questa (brutta) pagina e ricominciare a fare politica (in questi casi si dice sempre “nell’interesse del paese”). Sarebbero da evitare piagnistei, accuse gratuite alla controparte e fosche previsioni da parte dei sostenitori del SI e inutili (e in alcuni casi ridicoli) trionfalismi da parte dei sostenitori del NO. La vera sconfitta di questa partita è stata l’arroganza e non serve sostituirla con l’arroganza di qualcun altro. Piuttosto bisognerebbe riprendere in considerazione un valore che in politica sta scomparendo: il rispetto degli altri, che non sono il demonio, ma qualcuno con cui è necessario dialogare e confrontarsi. La democrazia funziona così.

2 dicembre 2016

Bufale e altri animali misteriosi

La propaganda politica è spesso accompagnata da slogan fantasiosi, da informazioni ingannevoli e, purtroppo, da vere e proprie bufale. Nel turbine della comunicazione ultraveloce del terzo millennio qualunque falsa notizia venga lanciata in rete rischia di propagarsi in pochi istanti contribuendo ad avvelenare e intorbidire un dibattito che già non sta brillando per serietà e chiarezza di informazioni. Il vero problema è che non si possono mettere sui due piatti della bilancia bufale di dubbia provenienza che magari vengono rimbalzate con entusiasmo dai sostenitori fideistici di una o dell’altra parrocchia e bufale “istituzionali” provenienti da esponenti autorevoli e riconosciuti delle forze politiche e sociali in campo. Ad esempio gira una bufala a favore del NO sulla presunta perdita di sovranità che questa riforma costituzionale comporterebbe. Non so chi sia la fonte, ma di sicuro non è un’affermazione di Zagrebelsky, di Smuraglia o della Falcone. Quella bufala è una sciocchezza priva di fondamento e che alla fine rischia di danneggiare la credibilità di chi sta cercando di costruire l’opposizione a questa riforma basandosi sull’analisi puntuale dei suoi contenuti e sui possibili scenari che comporterebbe. Di peso ben diverso è invece la bufala sulla scheda elettorale del Senato. La fonte, in questo caso, è la più autorevole che il fronte del SI possa mettere in campo: il presidente del Consiglio, segretario del partito che propone la riforma (l’unico partito, tra quelli che si sono presentati alle politiche del 2013, a favore del SI), onnipresente imbonitore televisivo nella estenuante propaganda referendaria. In più è stata ripresa dal sito ufficiale del SI (www.bastaunsi.it), che ha addirittura dato una serie di spiegazioni decisamente fantasiose, indicando persino le modalità di elezioni dei senatori, quando la Costituzione (nuova) affida tutto ad una legge statale che ancora non esiste ed è davvero grave che qualcuno ne dia per certa una formulazione, prima ancora che passi dal Parlamento. Non è una caso che la legge costituzionale preveda una norma transitoria per la prima applicazione, completamente diversa da quella ipotizzata sul sito del SI. Il generoso tentativo di andare in soccorso di un premier in evidente affanno si rivela per quello che è - l'è peso el tacon del buso – una toppa peggiore del buco che cerca di coprire. Lo rivelano le numerose incongruenze: 1. La norma costituzionale, al comma 2 del nuovo articolo 57, afferma che “I consigli regionali e i Consigli delle Province autonome di Trento e di Bolzano eleggono, con metodo proporzionale, i senatori fra i propri componenti e, nella misura di uno per ciascuno, fra i sindaci dei comuni dei rispettivi territori”. Sono i consigli ad eleggere, altrimenti il legislatore avrebbe usato un termine come “ratificare” o equivalente. 2. Al comma 5 si afferma che le elezioni devono essere fatte “in conformità alle scelte espresse dagli elettori per i candidati consiglieri in occasione del rinnovo dei medesimi organi”. Una frase un po’ ambigua, sulla quale molti esperti hanno espresso delle perplessità, proprio per la sua difficile applicazione. In ogni caso il meccanismo indicato sul sito del SI sembra prefigurare un meccanismo bloccato, visto i candidati al senato sarebbero inseriti in collegi uninominali. Facile immaginare – visto che stiamo parlando di una legge tutta da scrivere – che attraverso le candidature multiple la scelta dei senatori potrebbe comunque essere fatta a monte dai partiti. 3. Se il nominativo del seggio uninominale non dovesse essere eletto in consiglio regionale, cosa conterebbe di più, la volontà popolare o l’incompatibilità tra un cittadino comune e il seggio senatoriale della nuova costituzione (in quella attuale l’incompatibilità è tra parlamentare e consigliere regionale, come cambiano le cose..)? 4. L’ultimo comma dell’articolo 57 ribadisce che il sistema elettorale è di secondo grado e afferma che l’attribuzione dei seggi avviene in ragione dei voti espressi e della composizione del consiglio regionale, riportando il potere decisionale in capo ai consiglieri regionali. 5. Nelle regioni che mandano un solo senatore-consigliere (quasi la metà), come si farà, visto che il voto disgiunto potrebbe attribuire il seggio senatoriale ad un consigliere regionale di opposizione e la maggioranza potrebbe – in linea teorica – non ratificare l’indicazione dell’elettorato? Chi decide? La Consulta?  6. E i sindaci? Come si fa a dire che i senatori sono eletti dai cittadini, quando un quinto dei componenti del Senato saranno sindaci? Come facciamo a metterli nella scheda elettorale? Se ne prevede un’altra (quindi una terza)? E quando il sindaco termina il mandato come fanno gli elettori ad indicare la propria scelta per le elezioni suppletive? Si indirà un’elezione con un collegio grande quanto la Lombardia per dare la possibilità ai cittadini di dare la propria indicazione ai consiglieri regionali (che potrebbero anche ignorarla, vedi punto 5)?

23 novembre 2016

L'azzardo costituzionale

Non bisognerebbe mai fare delle riforme sulle regole - che siano quelle elettorali o la Costituzione – basate sulla contingenza, e quindi sulla convenienza, di chi ha, in quel momento, i numeri per decidere (tralasciando valutazioni su come si siano ottenuti quei numeri). Questa riforma della Carta Costituzionale (unita alla legge elettorale imposta al Parlamento con il voto di fiducia) sembra invece frutto di un chiaro calcolo politico. In caso di vittoria del SI alle prossime elezioni per il Parlamento tutto sarà nelle mani di un solo partito, il cui consenso stimato si aggira intorno al 30 per cento.
Quel partito, in caso di vittoria (peraltro probabile) alle elezioni, avrà la possibilità di mettere una persona di fiducia alla Presidenza della Repubblica (prima carica dello Stato), una persona di fiducia alla Presidenza  della Camera (che col nuovo assetto diventa la seconda carica dello Stato), una persona di fiducia alla Presidenza del Senato (terza carica dello Stato), un numero compreso tra otto e dieci (bisognerà vedere come verranno gestiti i rapporti di forza nei due rami del Parlamento) persone di fiducia alla Corte Costituzionale (dove quindi avranno la maggioranza assoluta). Verranno pertanto occupati tutti i ruoli di garanzia e di controllo con buona pace di quell’equilibrio tra i poteri che è alla base delle sane istituzioni democratiche.
Quel partito, in caso di sconfitta, avrà comunque in mano il Senato e potrà rendere la vita piuttosto complicata al Governo perché avrà la possibilità di bloccare tutte le leggi per le quali rimarrà il bicameralismo paritario. Tanto per fare un esempio potrebbe bloccare la legge europea, col rischio di esporre l’Italia all’avvio di un rilevante numero di contenziosi e determinare un’instabilità politico-economica di cui il Governo sarebbe chiamato a farsi carico.

Sono certo che se questa operazione – strategicamente molto astuta – l’avesse condotta un Silvio qualunque adesso avremmo le piazze piene di persone preoccupate e indignate. Ora invece, buona parte di quelle stesse persone è impegnata a cercare di spiegare a me e ad altri gufi che in fondo questa riforma non è poi così male: del resto non sentivamo tutti l’insopprimibile esigenza di cancellare il CNEL?



Nota (scritta 24 ore dopo il post). Ad essere precisi per eleggere il Presidente della Repubblica la maggioranza dovrebbe contare, oltre all'ipotizzabile minore partecipazione al voto dei nuovi senatori, sulla collaborazione di qualche parlamentare di altri schieramenti. Sarà un numero di senatori sufficientemente esiguo da poter immaginare che si riusciranno a raggiungere facilmente "accordi politici" i cui contraenti trarranno sicuramente congruo vantaggio.