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24 marzo 2020

2 a 0. Palla al centro.


Sono passati esattamente 10 anni. Era il 24 marzo del 2010, quando l’allora Vice Sindaco di Labico, Alfredo Galli, aveva annunciato in pompa magna l’intenzione di passare alle maniere forti per mettere a tacere le critiche – giudicate “calunnie” da Galli – dell’opposizione di allora (di cui ero il capogruppo). La questione che aveva particolarmente irritato Alfredo Galli era un articolo del sottoscritto, nel quale veniva fatta un’accurata ricostruzione di uno “strano” permesso di costruire che aveva consentito ad Alfredo Galli ed al fratello di edificare serenamente in piena zona agricola. Nell’articolo venivano riportati in modo meticoloso e circostanziato gli elementi di dubbia legittimità dell’iter che aveva portato al rilascio del permesso di costruire e che in nessun modo, nonostante una richiesta di chiarimento in consiglio comunale, avevano ottenuto una soddisfacente spiegazione da parte degli amministratori dell’epoca.

Così Galli, dopo aver criticato per anni la politica fatta per via giudiziaria, annunciò una denuncia in sede penale e una richiesta di risarcimento danni in sede civile. La prima non vide mai la luce, non si è mai capito perché, ma la seconda ha dato vita ad un procedimento che mi ha visto coinvolto come parte convenuta perché, ad avviso dell’attore (il termine è giuridico, evitiamo un’altra bega giudiziaria, mi raccomando) il mio scritto – contenente, sempre a suo avviso, affermazioni “non veritiere” - sarebbe stato lesivo della sua onorabilità. Per tale ragione chiedeva un risarcimento quantificato in 50mila euro.

Iniziò così una lunga avventura in tribunale che si concluse – almeno così pensavo – il 3 novembre 2014 con una sentenza molto chiara in cui il Giudice, in buona sostanza, affermava che il mio articolo costituiva “espressione di diritto di critica politica”, “di indubbio interesse pubblico”, “pienamente rispettosa della dignità personale del Galli” e che pertanto la sua istanza andava rigettata. Il tutto al modico costo di 4.500 euro a carico di Alfredo Galli.

Qualcuno più cauto, dopo una simile batosta, avrebbe archiviato la sconfitta senza troppo clamore. Peccato che Galli, che all’epoca era tornato a ricoprire il ruolo di Sindaco, abbia fatto valutazioni diverse. Non saprei dire se sia stato il timore del contraccolpo politico della sentenza, un cattivo consigliere o uno scatto di orgoglio, ma poco dopo Galli ha comunicato l’intenzione di ricorrere in appello, con una scelta più temeraria che coraggiosa.

E così è iniziato un nuovo capitolo della vicenda giudiziaria che ha visto me e Alfredo Galli su fronti contrapposti. Vicenda che ha avuto il suo (secondo) epilogo qualche settimana fa con una nuova sentenza, questa della Corte d’Appello di Roma, la quale contiene affermazioni di indubbio interesse.

In primo luogo viene premesso che perché si possa parlare di diritto di cronaca è necessario che si parta da “un diligente lavoro di ricerca”, “l’utilità sociale dell’informazione” e la “forma civile” della narrazione, improntata quindi a lealtà e chiarezza e priva di offese gratuite. Inoltre la sentenza afferma che la libertà di espressione politica non è elemento sufficiente per legittimare il contenuto di uno scritto, il quale deve avere il requisito essenziale della veridicità. Punto sul quale il Giudice si è soffermato con grande attenzione, riscontrando la precisa ricostruzione della vicenda da parte mia ed evidenziando che, a fronte di quanto riportato nel mio articolo, Alfredo Galli “non abbia replicato alcunché” e che gli addebiti da me segnalati “devono aversi per incontroversi”, in base all’articolo 115 del codice di procedura penale. Insomma, visto che Galli non è stato in grado di contestare nel merito, non c’è ragione per dubitare della veridicità di quanto ho scritto. Circostanza rafforzata dalla presenza – nella documentazione allegata – di un’autorevole perizia di parte che ricostruisce in modo impeccabile l’intera vicenda sotto il profilo giuridico-amministrativo. Infine, in sintonia con il giudice di primo grado, viene confermata pienamente la sussistenza dell’ulteriore requisito della continenza verbale, poiché mi ero limitato ad esporre i fatti, astenendomi dal formulare commenti di sorta.

Insomma, un’altra legnata (in senso metaforico, per carità) per Alfredo Galli, il quale è stato condannato anche ad un ulteriore rimborso delle spese di lite, pari a 6.500 euro.

Due a zero. Palla al centro. Dal Palaciocci è tutto.


P.S. - Un ringraziamento particolare va all'avvocata Simona Simeone, che mi ha assistito con straordinaria dedizione e competenza  in tutti questi anni.

11 settembre 2017

Piove? Governo... il territorio.

Immagine trovata in rete
Piogge, temporali, nubifragi, alluvioni sono eventi atmosferici naturali, in alcuni casi di forte intensità, quindi meno frequenti, ma che rientrano nella norma e sono prevedibili, magari non esattamente nel momento in cui si verificheranno (anche se l’attuale meteorologia ci consente di fare delle ipotesi abbastanza attendibili), ma sicuramente sul fatto che possano avvenire e più o meno si è in grado di immaginare le possibili conseguenze. Il vero problema è che quando si compiono scelte importanti nella pianificazione territoriale si tendono a trascurare  aspetti importantissimi: il consumo del suolo, la fragilità del territorio, la razionale organizzazione dell’abitato, il rischio idrogeologico, il rischio sismico, la qualità complessiva degli edifici anche sotto il profilo energetico. Fattori questi che sono tristemente subordinati a quello che troppo spesso è il vero motore delle scelte urbanistiche: il profitto di (alcuni) privati. Il tutto scende a cascata in una serie di rivoli – metafora particolarmente adeguata – di meschini interessi, che concorrono a formare le scelte: il consenso per l’amministratore, qualche vantaggio (non sempre lecito) per il funzionario comunale, il presunto affare del privato cittadino convinto di aver risparmiato qualcosa, ecc. Il risultato sarà una città vulnerabile e nella quale i costi di gestione per il soggetto pubblico saranno ingenti e spesso insostenibili, con il risultato di non poter fare la dovuta manutenzione e di aumentare l’esposizione al rischio.

Purtroppo le modalità con cui si svolge ormai da qualche anno il dibattito politico – trasformato in scaramucce tra tifoserie antagoniste - rischia di deformare e banalizzare ogni tentativo di riflessione e la regola è quella di attaccare l’amministrazione di segno opposto che si ritrova a gestire la situazione emergenziale e che – con tutta probabilità - dovrà fare i conti con danni enormi. Del resto in molti casi non è semplice attribuire le responsabilità, quando le decisioni che hanno portato alla situazione attuale si sono succedute e stratificate nel tempo, andando presumibilmente ognuna di esse ad indebolire la sicurezza del territorio. Non sarà la deviazione di quel torrente, non sarà nemmeno l’impermeabilizzazione di quell’area verde a monte e neppure l’intubamento di quel canale, non sarà certo l’inadeguatezza della rete fognaria, né la disinvoltura con cui si sarà consentito di realizzare un immobile in un’area a rischio esondazione, né la sciatteria con cui si sarà ignorato quell’abuso edilizio o la faciloneria con cui qualcuno avrà concesso l’agibilità (rendendolo formalmente abitabile, quindi) di un seminterrato (a rischio allagamento per definizione). Non è quella singola decisione, ma la somma complessiva di ogni singolo atto scriteriato che avrà concorso a creare un assetto complessivo così fragile e i danni (e le vittime, purtroppo) conseguenti.

Indubbiamente una buona manutenzione può avere effetti significativi nella “riduzione del danno”, ma potrebbe non essere sufficiente. Dobbiamo essere consapevoli del fatto che il problema è molto più complesso e in molte realtà andrebbe riprogrammata, là dove possibile, la pianificazione urbanistica. Non serve – e soprattutto non serve a chi si candida a governare le città – ergersi a giudici e mettere sullo scranno degli imputati un amministratore che, in alcuni casi, si ritrova a gestire un’eredità scomoda. Anche perché al giro successivo i ruoli potrebbero invertirsi dando futilmente vita al patetico siparietto di accuse e scarichi di responsabilità. Responsabilità che, sia chiaro, ci sono e in qualche caso si possono anche provare ad individuare (punendo, se possibile, comportamenti illegittimi). In qualche caso si possono cancellare gli errori, in altri si può provare ad avviare interventi correttivi. Però sarebbe il caso di cambiare registro. Spendere meno energie per le polemiche “post”, ma dandosi da fare, sin da subito, per tutto quello che bisogna fare “prima”: prevenzione e pianificazione.

4 maggio 2017

Non è mai troppo tardi, Alfry.


Caro Alfry,

davvero complimenti. Il video autocelebrativo è proprio ben fatto e di straordinaria efficacia comunicativa. Se non conoscessi abbastanza bene la situazione labicana probabilmente mi sarei lasciato sedurre dall’elegante e a tratti commovente narrazione, accompagnata da immagini impeccabili sotto il profilo tecnico, con sapienti inquadrature ad esaltare il bello (magari appena sistemato dopo anni di incuria) e a nascondere la trascuratezza e il degrado, che, non hai bisogno che te lo spieghi, rimangono purtroppo all’ordine del giorno.
Mi conosci abbastanza bene da sapere che proprio non ce la faccio a resistere alla tentazione di fare qualche doverosa precisazione. Non so se avrò tempo a sufficienza, visto che gli argomenti trattati sono davvero tanti e molti sono quelli non trattati e che meriterebbero di essere citati, però qualcosa proverò a dirla, magari a rate.
Oggi voglio iniziare da quello che vorrei definire “paradosso del verde”. Proprio tu, Alfry caro, che brandisci con orgoglio la tua innata propensione alla cementificazione di ogni centimetro quadrato di suolo, al punto da essere riuscito nella non facile operazione di farti bloccare dalla Regione la variante al piano regolatore (presentata in bozza nel 2004, adottata nel 2007, trasmessa con le osservazioni alla regione nel 2008 e che ancora non vede la luce), ti improvvisi amante della natura e dell’ambiente e decanti orgoglioso le splendide virtù di ben due parchi urbani a Labico, lasciando la parola a cittadine estasiate per la munificenza con cui hai concesso alla popolazione questi due bei fazzoletti di verde.
Ecco, proprio a questo proposito, mi preme farti notare qualche aspetto non marginale della pochezza della tua propaganda. Ci tengo ad informarti che le due paradisiache aree verdi sono rispettivamente di circa 3600 (compreso il campo di calcetto) e 2700 mq. Se ci aggiungiamo tutte le aree sportive del paese (pallone e campo di calcio) dobbiamo aggiungere altri 6800 mq, per un totale di 13.100 mq. Se consideri che il nostro comune ha una popolazione di circa 6300 abitanti possiamo dire di avere circa 2 metri quadrati di aree verdi (e sportive) a testa.
Ora prima di sperticarmi a tessere le tue lodi per questo grande risultato mi sono andato a leggere le norme che disciplinano la pianificazione urbanistica e che tu - che ti vanti di aver dedicato la vita a questo - dovresti conoscere abbastanza bene. Nello specifico il dm 1444 del 1968 (pensa, Alfry, c’era già quando hai iniziato a fare politica) all’articolo 3, lettera c), stabilisce che ogni cittadino ha diritto (diritto, Alfry, non gentile concessione del sovrano) a spazi verdi e per lo sport ad una dotazione minima (minima, Alfry, quindi volendo anche di più) di 9 metri quadrati, ossia il quadruplo di quella dei cittadini labicani. E si ti vai a dare un’occhiata ai dati ISTAT scoprirai che per quanto riguarda i capoluoghi di provincia (quindi ambiti urbani di maggiore concentrazione abitativa) la dotazione media di verde urbano è di oltre 31 metri quadrati, quindici volte quella dei cittadini labicani.

Ecco, Alfry, allora volevo dirti che intendo unirmi al coro di gratitudine che ha animato gli interventi del tuo video. Grazie, Alfry, ma certo non per quei due spicci di verde. Grazie per aver annunciato che levi il disturbo. Come diceva il maestro Manzi, non è mai troppo tardi.


P.S. - Per arrampicatori di specchi, portatori di travi e cercatori di pagliuzze: in effetti all'appello mancano parchi urbani di pregevole consistenza, quali, ad esempio, l'area verde dei cerchi e quella di Colle Spina. L'ordine di grandezza finale non varia (circa 14.400 mq totali) e i 2,1 mq pro capite potrebbero diventare 2,3 (magari andando a cercare qualche aiuoletta). Siamo sempre ad un quarto del minimo previsto dalla legge e ad un quindicesimo della media ISTAT. 

28 dicembre 2014

Fanfare e fanfaroni


Ogni tanto, come si suol dire, riciccia. Noi da tempo lo chiamiamo affettuosamente il “bugiardino”, un vezzeggiativo che serve un po’ a stemperare quel sentimento misto di sconcerto e indignazione che si crea man mano che si va avanti con la lettura di una così corposa mole di amenità concentrata in così poco spazio. Un vero record. L’opuscolo in questione, denominato "Labico news",  non è altro che un normale strumento di comunicazione politica (chiamarla informazione sarebbe improprio) della maggioranza che viene spacciato per un periodico (la cui periodicità non è dato conoscere, ma possiamo solo dire che nella migliore delle ipotesi trascorre un anno tra un’uscita e l’altra) per di più “gratuito”, quando è noto che il costo della pubblicazione medesima è sostenuto con i soldi pubblici, quindi con i soldi dei cittadini che pagano le tasse e lo stipendio al sindaco ed alla giunta.
Non ho né tempo né voglia di fare l’analisi del testo, secondo il quale l’amministrazione attuale – praticamente la stessa dallo scorso millennio – avrebbe fatto un lavoro meraviglioso e non si capisce come mai qualche ingeneroso detrattore non apprezzi gli straordinari risultati conseguiti, ma mi limiterò ad alcune considerazioni:
1.       Non si capisce come mai dal sito del comune di Labico siano scomparsi i numeri precedenti della pubblicazione dell’amministrazione. Forse perché il confronto con le promesse di qualche anno fa rende meno credibili quelle attuali? In effetti questa pubblicazione sembra ricalcare il sistema comunicativo del celebre romanzo 1984, nel quale c’erano gli addetti alla cancellazione della memoria collettiva per evitare che i cittadini potessero notare le contraddizioni e gli errori dei governanti. Peccato che non basti rimuovere pagine dal sito del comune e siamo in grado di recuperare qualche cimelio (molto istruttivo) del passato.
2.       Conti del comune. Tra il sindaco e il vicesindaco fanno a gara per confondere le idee. Si mescolano fatti veri (la riduzione dei trasferimenti da parte dei governi Berlusconi, Monti, Letta, Renzi è un dato effettivo) con ricostruzioni molto fantasiose di ben poco edificanti vicende (come la questione dei depuratori, per la quale la responsabilità amministrativa e politica di Galli & C. è lampante ed è sufficiente leggere le carte per rendersene conto) con vere e proprie sciocchezze, come l’ineluttabilità dell’aumento delle tasse. Non è vero che “tutti i comuni d’Italia di dimensioni simili a Labico” abbiano aumentato le tasse. Alcuni comuni hanno aumentato le tasse. Altri hanno eliminato alcune spese. Altri hanno ridotto alcuni servizi. Il comune di Labico è uno dei pochi, se non l’unico, ad essere riuscito a: aumentare le tasse (quasi fino al massimo consentito dalla legge); aumentare in modo considerevole il costo dei servizi a domanda individuale; non eliminare gli sprechi; ridurre i servizi. Un capolavoro.
3.       L’urbanistica. E’ il principale fallimento di questa amministrazione. L’espansione edilizia di questo comune è frutto di una cattiva programmazione urbanistica accompagnato da una pessima attuazione degli strumenti di piano, dal generoso ricorso a meccanismi di deroga (di cui ha usufruito anche il sindaco per edificare in zona agricola) e da una certa accondiscendenza nei confronti degli abusi edilizi. Per non farsi mancare niente è stata progettata una nuova variante urbanistica di stampo squisitamente elettorale con la quale si è prevista l’edificabilità disordinata ed irrazionale di una porzione enorme del territorio. La prima ipotesi di quella variante era stata presentata nel 2004 come il frutto della condivisione del lavoro della maggioranza e della minoranza dell’epoca. Noi l’avevamo giudicata irricevibile e l’abbiamo contestata prima fuori dal consiglio comunale e poi – durante la fase dell’esame delle osservazioni – in consiglio comunale. Ora è ferma su un binario morto della Regione Lazio ed è stato già annunciato un nuovo incarico ad un professionista e l’adozione di misure per risolvere tutte le criticità rilevate. Tradotto dal politichese vuol dire che si aprirà un nuovo mercato delle vacche, con la devastazione del territorio usata come merce di scambio per il consenso elettorale. Nel frattempo proprio questa scellerata politica urbanistica – che ha favorito la speculazione edilizia - ha ridotto drasticamente il valore degli immobili situati nel comune di Labico (basta guardare la borsa immobiliare per rendersene conto), impoverendo i suoi abitanti che, con molti sacrifici, avevano investito i propri risparmi sulla casa.
4.       Opere pubbliche. Se andiamo a ripescare i vecchi bugiardini troviamo alcune opere che ancora adesso campeggiano in bella evidenza sul programma attuale. Prima tra tutte la ristrutturazione del palazzo Ex Eca, che ancora deve vedere la luce (la colpa, ovviamente, è delle lungaggini burocratiche). Poi c’è una serie di opere, delle quali non è chiaro il motivo di vanto, visto che si parla di infrastrutture minime per un paese civile: illuminazione pubblica, marciapiedi, impianti fognari, plessi scolastici adeguati al numero di residenti. Alcune di queste opere – dette appunto di urbanizzazione primaria – avrebbero dovuto farle “prima” della costruzione e della vendita delle case (in realtà i costruttori, amici e parenti degli amministratori, hanno potuto aggirare allegramente la normativa vendendo case prive dei requisiti minimi di decenza) e invece la loro tardiva realizzazione sembra quasi un’opera meritoria. Per quanto riguarda il marciapiede di via Casilina, il vero scandalo è che i lavori siano ancora in corso dopo ben sei anni. Anche sulle scuole ci sarebbe molto da dire. Sono anni che le strutture scolastiche sono insufficienti e non sono rispettati gli standard di legge sul rapporto tra superficie delle aule e numero di studenti. Per non parlare degli spazi dedicati al miglioramento dell’attività didattica, talvolta sacrificati per creare le classi necessarie.
5.       Ambiente. Per la prima volta nella storia di questo comune c’è un assessorato che si occupa di ambiente, tema finora considerato marginale dai nostri amministratori. Non sarà facile sanare i danni degli ultimi anni, ma staremo a vedere. Nel frattempo, a sei anni dall’inizio della raccolta differenziata, viene fornito un primo vago dato sui risultati (tra l’altro non è vero che sia stato raggiunto un “obiettivo europeo”, casomai siamo, nonostante i progressi, ancora in violazione della normativa vigente che prevede il raggiungimento del 65 per cento entro il 2012, ossia due anni fa). Peccato che siano anni che chiediamo inutilmente di fornire un quadro completo dei dati sulla gestione dei rifiuti. Le amministrazioni comunali serie ed efficienti pubblicano periodicamente tutti i dati sul proprio sito internet. Il Comune di Labico, sulla cui serietà ed efficienza preferisco non esprimermi, non ha mai pubblicato un solo dato negli ultimi sei anni. Speriamo che con il nuovo assessore (cui, con l’occasione, formuliamo gli auguri di buon lavoro) qualcosa cambi.
6.       I grandi successi di Galli. Per un’incomprensibile distrazione nel bugiardino non sono riportati alcuni straordinari risultati ottenuti dall’amministrazione Galli. Ci sembra doveroso colmare questa lacuna con un breve – e purtroppo incompleto - riepilogo: 1) Città dell’arte. Nel 2005 veniva sbandierato lo straordinario ritrovamento di un’opera attribuita a nientepopodimeno che Gustave Eiffel. Subito pronta una bella speculazione edilizia per trasformare un’estesa area agricola in terreni edificabili. Poi non ne abbiamo saputo più nulla. 2) Biblioteca. Con andamento ciclico assistiamo a: corposi investimenti pubblici, annunci entusiasti, inaugurazione in pompa magna (preferibilmente poco prima delle elezioni) fino alla silenziosa sospensione del servizio. In questo momento Labico, paese di oltre seimila abitanti non ha una biblioteca. 3) Pista ciclabile. Un velo pietoso su 200mila euro buttati per una striscia d’asfalto senza capo né coda, mai ultimata. 4) Area di sviluppo industriale. Fanfare e grancasse per annunciare la realizzazione dell’area industriale e logistica che sarebbe dovuta sorgere presso Colle Spina e ritirata in gran fretta (buttando via, anche lì, qualche decina di migliaia di euro). 5) Centro giovanile. Qualcuno si ricorda l’enfasi con cui veniva annunciata la creazione del luogo di incontro per i nostri ragazzi? Ebbene, il luogo è scomparso. 6) Albergo diffuso a Labico. Anche in questo caso l’annuncio in grande stile in sala consiliare di una straordinaria opportunità economica per il Paese è svanito nel nulla. 7) Centro vaccinale. Il centro vaccinale è stato chiuso e a Labico, paese di oltre seimila abitanti (tra l’altro quello con l’età media più bassa nel Lazio), manca un centro vaccinale. A quanto pare il problema sembra non interessare gli amministratori.

7.       Sulla questione depuratori abbiamo già detto e scritto abbastanza, ma visto che la ferita brucia e il sindaco continua a ripetere come un mantra di non avere alcuna responsabilità, ma che si è trattato di una sorta di sfortunata ed imprevedibile fatalità. Chi poteva mai immaginare, in effetti, che triplicando (e, col nuovo piano regolatore, sestuplicando) la popolazione labicana sarebbe stato necessario l’adeguamento degli impianti di depurazione (già non proprio impeccabili)? Chi poteva anche lontanamente sospettare che la continua, inesorabile cementificazione del territorio e l’alterazione del normale deflusso delle acque avrebbe potuto azzerare la portata di un invaso al punto da modificarne la classificazione? Chi avrebbe mai pensato di attivare delle serie verifiche sulla gestione degli impianti di depurazione, per accertare che tutto venisse svolto in modo corretto e rispettoso della normativa vigente? Chi mai si sarebbe sognato di rispondere ai continui e numerosi quesiti dell’opposizione sulla situazione degli impianti fognari e di depurazione, la cui malfunzionalità era evidente anche per i non addetti ai lavori? Chi avrebbe mai potuto prevedere che qualche organo di polizia giudiziaria un po’ troppo zelante sarebbe andato a fare dei controlli e a verificare una situazione disastrosa, con numerose violazioni amministrative e penali, al punto da rendere necessario il sequestro degli impianti? La risposta è semplice: qualche amministratore onesto, giudizioso e competente. Certamente non i nostri amministratori, bravi con le chiacchiere e le fanfare, un po’ meno con i fatti. Buon 2015 a tutti i labicani.

8 gennaio 2013

Non chiamatelo conflitto di interessi


In un mio post sulle “giunte a geometria variabile" criticavo l’assoluta mancanza di trasparenza di un’amministrazione in cui un assessore si dimette senza che nessuno lo venga a sapere. Poco dopo la pubblicazione ho ricevuto risposta proprio dall’interessato, il dimissionario Mirko Ulsi, che ha tenuto a precisare che “la lettera di dimissioni è stata presentata da me negli uffici preposti e messi al corrente di tutto chi di dovere”. La visione della democrazia sembra la stessa di Alfredo Galli. L’unico referente è il “sindaco-padrone” e Mirko Ulsi non si è sentito in dovere di comunicare ai cittadini la sua scelta e le sue ragioni. Spero che Mirko sia in buona fede - e forse per questo ha comunque preferito dimettersi - ma vorrei che fosse chiaro che in questo caso, oltre alla dignità politica di una persona e al rispetto della cittadinanza, sono in gioco questioni assai delicate. Se Alfredo Galli torna a gestire in prima persona anche formalmente (di fatto è sempre stato così) una materia importante e delicata come l’urbanistica, si evidenzia ancora di più il macroscopico e scandaloso conflitto di interessi che, per compiacere costruttori e speculatori, sta sistematicamente trasfigurando Labico. Del resto, ormai, non deve essere facile, neppure per Galli, trovare qualcuno sufficientemente ingenuo da prendere una finta delega su una materia nella quale le decisioni si prendono altrove.

29 febbraio 2012

Mozione "Salviamo il paesaggio"



Il Consiglio comunale di Labico, premesso che:



un’attenta pianificazione territoriale deve prevedere un’oculata gestione del territorio intesa come Bene Comune da tutelare per l’interesse generale;
un’amministrazione lungimirante e consapevole deve poter governare il proprio Comune svincolata da interessi particolari e da pressioni speculative di singoli;
un’accorta amministrazione deve rispondere alle esigenze dei suoi cittadini garantendo loro qualità della vita e sicurezza;
sempre di più, fenomeni naturali di grandi intensità si manifestano nel territorio italiano con conseguenze devastanti sia fisiche, materiali e psicologiche dei cittadini;
spesso, nuove costruzioni non vengono occupate né per lavoro, né per residenze, con la conseguenza di nuovi volumi che occupano inutilmente spazi;
molti edifici sono completamente abbandonati e fatiscenti;
da vari decenni la politica urbanistica adottata dalle diverse amministrazioni ha comportato un’eccessiva “frenesia edificatoria” volta spesso alla realizzazione dell’edificato indipendentemente dalle reali necessità e bisogni della comunità o dalla qualità, o dalla sicurezza idrogeologica, compromettendo il paesaggio, il benvivere e la sicurezza stessa delle persone;
oggi vi è sempre maggior necessità di edilizia sociale pubblica e che molti degli edifici vuoti potrebbero essere destinati a tale scopo;
edifici vuoti sono sinonimo di mancanza di corretta pianificazione;
edifici fatiscenti sono indice di un territorio mal gestito;
è necessario ridurre il consumo di territorio, riqualificare l’esistente, recuperare gli edifici vuoti;
è necessario mettere in sicurezza il territorio;
il Forum Italiano dei Movimenti per la Terra e per il Paesaggio ha avviato la campagna nazionale “Salviamo il Paesaggio e difendiamo i Territori”, che ha l’obiettivo di ridurre il consumo di territorio attraverso un’oculata gestione dello stesso;
tale campagna propone, tra le altre cose, di effettuare un censimento mirato da avviarsi su tutto il territorio italiano, tramite un modello che i singoli Comuni dovrebbero compilare, come da scheda allegata;

Condividendone gli intenti della campagna “Salviamo il paesaggio” sono ampiamente condivisibili ed è necessaria la piena consapevolezza della necessità di intervenire su un territorio già fortemente danneggiato;

Impegna Sindaco e Giunta

A intraprendere il censimento summenzionato, come da scheda allegata, entro un mese dall’approvazione della presente mozione e terminarlo entro 6 mesi dall’inizio.

25 febbraio 2012

Nemmeno un muretto alto così


“Nemmeno un muretto alto così”. Con la mano aperta, parallela al suolo e protesa verso il basso, il mio interlocutore indica l’ipotetica (e modesta) altezza del muro virtuale del quale sarebbe stata preclusa la costruzione. L’imputato del processo alle intenzioni (con rito abbreviato) nonché – presunto – giustiziere del cemento ero io. Il mio interlocutore mi riferiva l’episodio con un sorriso divertito. La tesi del sostenitore di Nello, in effetti, era la medesima, anche nella scelta delle parole, dei propagandisti galliani nel 2007 (chissà, magari le coincidenze potrebbero non finire qui). Una tesi rozza e affascinante, non priva di una certa contraddittorietà, ma che merita un’attenta lettura, perché il messaggio allusivo di quelle poche parole non può essere ignorato. Intanto cerchiamo di capire in che modo questa tesi si può inserire in una proposta politica e di governo del territorio. Sia che si proponga un modello di feroce sviluppo urbanistico, sia che si punti a ridurre il consumo di territorio l’affermazione non ha molto senso, a meno che non si intenda – implicitamente – affermare che, in caso di vittoria del proprio referente (Giordani nel 2007, Tulli nel 2012) ci sarebbe stata una certa indulgenza nei confronti di chi – realizzando abusi edilizi – commette un illecito amministrativo, se non un reato. Ovviamente non si troverà nessuno disposto a fare pubbliche dichiarazioni di questo tenore (sarebbe a sua volta un reato), ma tra le ospitali mura domestiche e sorseggiando un bel caffè, ci si può tranquillamente lasciare andare ad affermazioni che, eventualmente, potrebbero sempre essere oggetto di successive interpretazioni (“non l’ho mai detto” oppure “intendevo dire un’altra cosa” o il classico “sono stato male interpretato”). So bene che un certo tipo di promesse sono una merce di scambio per la ricerca del consenso molto utilizzata, ma, certo, è un modo per dequalificare un progetto politico che aveva – almeno all’inizio - ben altro respiro e ben altra caratura. Se proviamo a scartare questa ipotesi, si può immaginare che il piazzista nelliano intendesse far credere qualcosa di assolutamente falso, ossia che, un’eventuale amministrazione guidata dal Charles Bronson dell’edilizia, avrebbe negato ai cittadini i propri diritti. Infatti il combinato disposto di normativa, strumenti pianificatori e regolamento edilizio, prevede diverse possibilità di interventi edilizi da parte dei privati. L’importante è seguire le procedure previste e il referente – incredibile! – non è né il sindaco né l’assessore all’urbanistica. E’ il responsabile del dipartimento. Il quale non ha alcun potere discrezionale, ma deve semplicemente verificare che gli interventi vengano realizzati nel rispetto della legge. La terza ipotesi è che il messaggio intenda prefigurare la volontà (sottaciuta) di mutare sostanzialmente il progetto politico. In questo caso sarebbe utile saperlo.

10 novembre 2011

Saldi di fine governo





Sarà l’età, ma divento sempre più diffidente. L’operazione della “dismissione” dei terreni agricoli – si parla di un valore di sei miliardi di euro – mi preoccupa molto. Intanto perché queste operazioni di cassa sul modello di “pochi, maledetti e subito” attraverso la rinuncia al proprio patrimonio, ha tutta l’aria di un’operazione disperata, tipica di chi ha gestito i propri beni in modo irresponsabile e dissoluto. Non si tratta della svendita dell’argenteria di famiglia, a cui si può pensare di fare ricorso in un momento di estrema difficoltà. Perché l’argenteria ha un valore economico, ma non sostanziale. Fa parte del superfluo e, quando le cose non vanno benissimo, al superfluo si può – e si deve - rinunciare. La terra, invece, costituisce un valore essenziale. E la terra agricola rappresenta una piccola garanzia per noi, per il nostro futuro e per quello dei nostri figli. Tra le righe della norma che consente la dismissione dei terreni agricoli io leggo rischi enormi di speculazione. Da un lato il meccanismo della vendita diretta per i terreni al di sotto dei 400mila euro potrebbe agevolare operazioni non esattamente limpide. Dall’altro si esplicita tranquillamente la possibilità che quei terreni possano cambiare la propria destinazione urbanistica. Probabilmente qualcuno avrà già individuato quelli dove si può speculare meglio, magari con l’aiuto di amministrazioni compiacenti, che non è mai troppo difficile trovare. A dirlo adesso si rischia di essere tacciati per i soliti malpensanti dietrologi, sempre pronti a fare i processi alle intenzioni. Ora bisogna risanare i conti pubblici e non c’è tempo per preoccuparsi di ingiustificati sospetti. Eppure, proprio in questi drammatici giorni in cui le nostre città sono state flagellate dal maltempo, da molte autorevoli voci si è alzato il monito sull’eccessivo consumo di suolo, sull’abbandono dell’agricoltura (che non si risolve con speculazioni immobiliari) e sulle conseguenze di un cattivo governo del territorio sul rischio idrogeologico. Niente da fare. Bisogna fare cassa in fretta e non possiamo certo mettere le mani sugli stratosferici investimenti nel settore militare. Perché penalizzare il business degli armamenti, quando possiamo dare nuova linfa a quello del cemento?

5 novembre 2011

La banalità del male


Il commento del nostro premier alla seconda tragedia che, nel giro di pochi giorni, ha colpito la Liguria e il paese intero – se per qualcuno vale ancora un minimo di senso di solidarietà di una nazione – è francamente disarmante: è successo perché hanno costruito dove non si doveva.  Sarebbe anche una discreta sintesi, se ad esprimerla fosse stato un qualunque cittadino dotato semplicemente di un minimo di buonsenso. Tra le concause che determinano eventi come quelli appena registrati c’è, indubbiamente, l’inadeguatezza delle scelte di pianificazione urbanistica e di governo del territorio. E costruire troppo, male e in zone a rischio idrogeologico (per tacere di quello sismico) significa aumentare i fattori di rischio. Quello che sconcerta, quello che spaventa, quello che indigna profondamente è che a pronunciare queste parole sia stato il principale artefice della deregulation urbanistica in un paese che già – per cultura e vocazione – non è particolarmente incline a seguire regole che vengono spesso giudicate troppo rigide. E quanto entusiasmo aveva suscitato questo sorridente omuncolo che ha fatto della semplificazione – delle procedure, della regole, del linguaggio – la sua arma vincente. Non a caso sono passati senza troppi problemi due condoni edilizi nel giro di dieci anni, a cui si sono aggiunti, per completare il quadro, il progressivo allentamento delle norme in materia urbanistica e l’approvazione del “piano casa”, un’altra meravigliosa perla di disprezzo verso le regole della civile convivenza, salutata con irritante entusiasmo da molte amministrazioni regionali (che, in qualche caso, sono riuscite a peggiorarne l’impianto). E adesso, proprio dal suo pulpito, arriva il rimprovero sul mancato rispetto delle regole nello sviluppo edilizio. Una considerazione come un’altra, quasi ovvia. Banale, se vogliamo. La banalità del male. Un male che ci ha colpito 17 anni fa e dal quale ancora non siamo riusciti a guarire.

11 luglio 2010

Sette samurai cercansi


La principale qualità della maggioranza è la refrattarietà. La capacità di lasciare scivolare via questioni e problemi con invidiabile indifferenza. Almeno fino a quando il problema non assume dimensioni tali da non poter più essere ignorato. Era successo solo pochi mesi prima con i debiti fuori bilancio, trascurati per circa due anni, ma che alla fine hanno presentato un conto, molto salato, pagato non dai responsabili (sindaco e vicesindaco), ma dai cittadini labicani. E così è stato anche per il revisore dei conti nominato appena un anno fa e che aveva lamentato più volte difficoltà di accesso agli atti – almeno non siamo i soli – per poter svolgere al meglio la propria funzione. A quanto abbiamo potuto apprendere appena due giorni prima del consiglio, il problema si trascinava dall’inizio dell’incarico. L’interessato aveva in più occasioni fatto presente il suo disagio, ma i suoi appelli erano rimasti inascoltati e, alla fine, si è trovato costretto a dimettersi.
Peccato che l’esperienza non abbia insegnato nulla e, esattamente come un anno fa, hanno portato in consiglio una finta rosa di nomi (due) e una decisione già presa. Patetico il tentativo di dare all’operazione un’apparente correttezza procedurale, cercando di farci credere che la scelta sia stata del tutto casuale e basata esclusivamente sulle caratteristiche professionali della persona scelta. Alla quale, comunque, sentiamo il dovere di dare il benvenuto, auspicando una maggiore interlocuzione con l’opposizione di quanto non sia avvenuto fino ad ora.
 Ci sarebbe stato tutto il tempo per rispondere alle nostre interrogazioni. Con un unico altro punto all'ordine del giorno – la cui trattazione è durata meno di un'ora – sarebbe bastata la buona volontà del Sindaco e dei componenti della giunta per affrontare tutte le questioni poste dall'opposizione. Non era neppure necessario che rimanessero i consiglieri comunali la cui principale funzione è quella di alzare la mano al momento del voto. Però il Sindaco – che percepisce un vero e proprio stipendio per ricoprire l'incarico – aveva altri impegni e all'una doveva andare via (probabilmente si sarà dovuto occupare dell'organizzazione dei grandi eventi di Fontana Chiusa) e quindi hanno deciso di non dare risposta a molte delle nostre domande. Tra le questioni rimaste in sospeso segnaliamo: un "gallinaio" abusivo a Colle Spina; l'allegro finanziamento ad un'associazione a cui è stato anche concesso l'uso di Palazzo Giuliani, in piena violazione dei regolamenti che vengono fatti valere solo per le associazioni labicane invise all'amministrazione; lo stato di degrado e di abbandono della zona dei cerchi (ma sembra che adesso si stiano muovendo); i mille dubbi sui lavori di realizzazione della pista ciclabile; la sicurezza stradale in Circonvallazione Falcone, sollecitata da numerosi abitanti della zona.
Qualche risposta però è stata data. Qualcuna più convincente, altre un po’ meno. Proviamo a vederle.
Movimento terra Casali
Da diversi giorni si poteva notare uno strano movimento di terra in località Casali. Decine di camion portavano tonnellate di inerti in un terreno a ridosso della ferrovia. L’amministrazione, tanto per cambiare, dormiva. Ci siamo fatti carico della questione e abbiamo scritto un’interrogazione, subito dopo la quale il movimento è stato bloccato. Nella risposta però il sindaco ha affermato che era tutto in regola e che l’interessato aveva fatto la DIA (dichiarazione di inizio attività). Ma come? Per portare in giro tonnellate di terra di riporto basta la DIA? A noi non risulta. Spieghiamo al sindaco che questa attività non è regolata dalla normativa urbanistica, ma da quella sui rifiuti. E poi, se davvero era tutto in regola, perché hanno fermato tutto? C’è sicuramente qualcosa di strano, ma a noi non l’hanno voluto spiegare.
Lottizzazione La Selvotta 2
L’esame di questa interrogazione ha avuto dei risvolti molto divertenti. Sono state pronunciate affermazioni come “Quei bastardi dei costruttori”. Qualcuno penserà che siamo stati noi dell’opposizione, dipinti come quelli cattivi e sempre pronti a colpevolizzare la categoria. Invece non è così. Gli epiteti ingiuriosi nei confronti dei costruttori sono stati pronunciati da esponenti dell’amministrazione. Noi ci siamo limitati – come nel caso della Selvotta 2 – a segnalare le inadempienze dei costruttori per quanto riguarda la realizzazione delle opere di urbanizzazione e la connivenza dell’amministrazione che non si è preoccupata di vigilare sul loro operato. La “difesa” dell’amministrazione è stata invece tutto uno scaricabarile. Prima i costruttori, perché non hanno mantenuto gli impegni assunti in convenzione. Poi l’ufficio tecnico, a cui è stata attribuita la responsabilità dell’invenzione di un “prototipo di certificato di agibilità” (definizione del sindaco) in sostituzione del vero certificato che non poteva essere rilasciato in assenza dei requisiti stabiliti dalla legge. Poi dei notai che hanno comunque permesso la compravendita degli immobili. Loro, che da trent’anni amministrano questo Paese, non c’entrano nulla, non sanno nulla, non hanno colpe. Persino l’assessore Scaccia, i cui interventi sono piuttosto rari, ha voluto dire la sua, per derubricare la questione ad un fatto privato tra i cittadini e i costruttori. Loro se ne lavano le mani.
Liquami fognari
Una sintesi della vicenda si può esprimere così. Può un costruttore deviare il corso della fogna, provocando, in caso di forte pioggia, la fuoriuscita dei liquami e “sigillare” il tombino di ispezione, in modo che i liquami escano nel terreno adiacente? No, secondo il responsabile dell’ufficio tecnico. Eppure a Labico è successo. Cosa succede nei paesi normali? Arriva l’ufficio tecnico e fa ripristinare la normalità. A meno che il direttore dei lavori sia il fratello del vicesindaco. In tal caso il tombino rimane sigillato. Nega con vigore il vicesindaco e il sindaco promette che il lunedì successivo il tombino verrà riaperto. Sono passate due settimane e il tombino è esattamente come prima. Se poi parliamo di intoccabili si offendono.
Uso improprio di Palazzo Giuliani
La questione è nota. Andrea Giordani ha deciso di diventare cavaliere templare. Sin qui nulla da eccepire. Nel proprio privato ognuno fa quello che meglio crede. Il problema nasce quando per l’investitura decide di utilizzare la più prestigiosa delle sale di cui dispone il Comune: la sala consiliare. Una sala, va ricordato, il cui uso è rigidamente disciplinato da un regolamento da noi molto contestato che preclude alle associazioni labicane la possibilità di utilizzare quella sala. Se serve ad un’altra associazione – ché i templari giuridicamente altro non sono che un’associazione di diritto privato, come le associazioni di volontariato labicane – però il sindaco “deroga” al regolamento. Secondo noi il sindaco, così agendo, ha abusato della propria posizione per poter utilizzare per ragioni private un luogo di proprietà pubblica che a tutti gli altri non viene concesso. Il sindaco, però, anziché scusarsi, si è arrampicato sugli specchi farfugliando di una presunta equiparazione tra matrimonio civile e investitura a cavaliere templare. Ora, che io ricordi, il matrimonio civile è regolato da uno dei capisaldi del nostro ordinamento giuridico: il codice civile. Ho chiesto al sindaco di indicarmi in quale parte del codice si parla di cavalieri templari. O, eventualmente, quale disposizione di legge sancisce questa equivalenza. Non è stato in grado di rispondere. Però sono state date argomentazioni inoppugnabili. Dall’assessore Ricci, ad esempio, che ha detto che l’associazione è a carattere nazionale. Che non vuol dire niente, ma fa molto figo. Oppure, sempre da parte del vulcanico Giordani, che alla cerimonia c’erano sette generali. Qui mi sono arreso. Ai sette generali avrei dovuto contrapporre sette samurai. In loro assenza ho alzato bandiera bianca. La sala di Palazzo Giuliani è tutta tua, Andrea.

29 agosto 2009

Il Silenzio degli insipienti continua


Il blitz estivo è riuscito. La convocazione del consiglio comunale, indetta il giorno della vigilia di San Rocco con l’unico obiettivo di poter trasmettere in regione una scandalosa variante al piano regolatore generale, ha prodotto il risultato atteso.


Sin dall’inizio era chiaro l’ordine di scuderia impartito ai consiglieri comunali: alzare la mano al segnale convenuto. Altro non era concesso. Vietato prestare attenzione alle argomentazioni dell’opposizione. Inutile leggere gli atti su cui si era chiamati a votare. Sconsigliato intervenire durante la discussione. E l’andamento della seduta del consiglio ha confermato l’impressione iniziale.


Partiamo dall’inizio. Oggetto dell’approvazione era l’aggiornamento della relazione tecnica alla variante del P.R.G. “a seguito delle osservazioni approvate”. In teoria ci saremmo dovuti trovare di fronte ad una nuova versione della relazione tecnica, con i nuovi dati sulle cubature, sulle estensioni delle zone e sull’individuazione degli standard urbanistici (dalle scuole ai parcheggi). Ovviamente l’aggiornamento avrebbe dovuto riguardare anche tutta la cartografia, in assenza della quale è impossibile individuare la localizzazione di quegli spazi necessari alla collettività. La cartografia però non c’era. E la relazione tecnica era stata modificata in modo del tutto arbitrario, con l’inserimento di elementi mai discussi in consiglio comunale e con l’eliminazione di quelle parti che avrebbero potuto rendere più evidenti i macroscopici errori in essa contenuti. Del tutto inutile è stato il nostro rilievo sulla grave carenza della documentazione e si è deciso di procedere comunque all’esame dell’atto.


Ora è necessario ricordare che negli ultimi due anni il consiglio comunale ha attentamente esaminato le 161 osservazioni presentate e quelle accolte (anche solo parzialmente) comportavano quasi sempre aumenti di cubatura, trasformazione dell’area in zone che aumentassero il valore immobiliare, riduzione degli standard urbanistici. La conseguenza è che la variante risultante da queste modifiche (e che nessuno si è mai preoccupato di quantificare in modo esatto) farà aumentare notevolmente la crescita demografica del paese e, di conseguenza, si sarebbero dovuti individuare ulteriori spazi da destinare ai servizi per la collettività. E tutto questo i nostri amministratori lo avrebbero dovuto mettere nero su bianco in tutti i documenti che costituiscono lo strumento urbanistico, a cominciare dalla cartografia. Il problema è che quegli spazi “loro” non li hanno individuati e, nella variante che – senza vergogna alcuna – si accingono ad inviare alla Regione Lazio, quegli spazi non ci saranno. E i cittadini di Labico non avranno i servizi minimi stabiliti dalla legge nemmeno sulla carta. Ma, del resto, cosa ci si poteva aspettare dagli stessi amministratori che, per aumentare il profitto dei costruttori, negli ultimi quindici anni si sono resi responsabili della cancellazione di quasi tutti gli standard previsti dalla precedente pianificazione urbanistica? Cosa ci si poteva aspettare da un’amministrazione che ha fatto costruire interi nuovi quartieri senza marciapiedi, con le strade troppo strette, con parcheggi pressoché inesistenti? Cosa ci si poteva aspettare da un’amministrazione che, per non dispiacere gli speculatori, non si è mai preoccupata di far rispettare le convenzioni di lottizzazione, che non ha mai assicurato la realizzazione delle opere di urbanizzazione, che obbliga centinaia di cittadini a vivere in case prive del certificato di agibilità? Deve essere chiaro che l’obiettivo di questa amministrazione non è l’interesse della collettività, ma garantire il profitto degli immobiliaristi e, in quest’ottica, si spiegano bene le scelte di chi ha deciso di creare ben due centri commerciali in prossimità del centro storico (uno dei quali spacciato per “Città dell’arte”), senza neppure avere il coraggio di indicare nella relazione tecnica (forse per pudore) l’esatta estensione della nuova zona commerciale. E a nulla è servito indicare in consiglio comunale l’evidente errore del dato numerico (135.981 anziché 182.360).


L’ordine di scuderia era di non ascoltare e di votare. Se su quella relazione avessero scritto che il presidente della Repubblica si chiama Paolino Paperino l’avrebbero votata ugualmente. Anche se i soliti pedanti esponenti dell’opposizione avessero fatto loro notare che non è esattamente così.


Abbiamo calcolato l’estensione dei parcheggi necessaria per rendere un po’ più sostenibile (almeno sul piano della viabilità) l’imminente cementificazione; un calcolo basato sui valori che proprio in quella relazione sono contenuti e che fanno riferimento ad un preciso obbligo di legge. Ebbene a fronte di 28.280 metri quadrati dichiarati (ma non individuati) di nuovi parcheggi ne servirebbero – secondo le “loro” norme tecniche - in realtà non meno di 200.000, quasi dieci volte tanto, e questo significa che corriamo il rischio di vivere in una città con traffico e congestione a livelli romani.


Per non parlare del verde pubblico, vera ossessione negativa dei nostri amministratori, che proprio non si capacitano della presenza di tutti quegli spazi “improduttivi”. E così il poco che avevano individuato nella prima redazione del piano, lo hanno man mano cancellato con l’accoglimento delle osservazioni (il resto lo cancelleranno semplicemente non realizzandolo, come hanno fatto fino ad ora), senza però aggiornare il dato numerico sulla relazione tecnica.


A nulla è valso ricordare che la speculazione edilizia in programma sul campo sportivo porterà qualcosa come 70 famiglie e 140 automobili in una zona già congestionata per la miope capacità programmatoria di questa particolare categoria di amministratori.


A nulla è valso citare precisi riferimenti normativi e sentenze del Consiglio di Stato che impongono la ripubblicazione del piano a seguito dell’accoglimento “delle osservazioni formulate dai privati comportanti una profonda deviazione dei criteri posti a base del piano adottato”.


A nulla è valso ricordare che le osservazioni dell’Ufficio tecnico (e che hanno contribuito allo stravolgimento del piano) erano state frutto di una procedura del tutto illegittima.


A nulla è valso chiedere un contraddittorio agli esponenti della maggioranza. Nessuno dei quali è stato capace di confutare le nostre affermazioni. I pochi interventi che hanno fatto erano o su questioni del tutto marginali o completamente fuori luogo (come chi ha paventato il rischio dello scioglimento del comune in caso di mancata approvazione della variante…).


Il vero problema è che quella relazione probabilmente nessuno l’ha letta, come ha candidamente ammesso l’ex assessore all’urbanistica ma ufficialmente ancora in carica (ché a Labico le leggi dello Stato non valgono…), perché per votare quella relazione piena di errori e di omissioni bisogna essere o piuttosto sciocchi o molto in malafede.


Siamo stati diverse ore a spiegare e ad argomentare le nostre perplessità e le nostre critiche sia sul procedimento adottato per la trasmissione della variante alla Regione (la legge stabilisce una procedura ben definita che non è stata rispettata) sia sul contenuto della relazione. Abbiamo trovato davanti a noi un ostinato muro di gomma. Impassibili anche di fronte all’evidenza, tutti i consiglieri di maggioranza (almeno quelli che hanno ascoltato le nostre parole) hanno preferito fare la pessima figura di votare un atto completamente fasullo piuttosto che sottrarsi alle direttive impartite dall’alto. E la figura apicale a Labico non è quella del Sindaco, anch’egli allineato e coperto alle altrui indicazioni.

30 gennaio 2009

“Forse non tutti sanno che”: la vicenda Eiffel, i retroscena e i documenti scomparsi

Si è molto parlato della vicenda “Eiffel”. I toni tripudianti di alcuni amministratori farebbero pensare ad un’opportunità irripetibile per il nostro piccolo comune. D’altra parte però si registrano molte perplessità.
Prima di entrare nell’ambito delle opinioni (la struttura è veramente di Eiffel? Davvero verranno migliaia di persone ogni giorno a vederla? C’è il rischio di speculazioni?) appare opportuno dare un quadro chiaro della situazione in modo che ognuno possa farsi un’idea sulla base dei “fatti”. Procediamo quindi con ordine.
Tutto ha inizio nel 2003, quando il sig. Aldo Romano, recatosi a Lima per motivi di lavoro, decide di acquistare la struttura dismessa di un vecchio mercato della città e di portarla in Italia. Dichiara di aver sostenuto 300mila euro di spese per l’operazione. Non è dato sapere per quale ragione proprio il comune di Labico diventi il referente privilegiato del sig. Romano. Qual è il legame tra il sig. Romano e il comune di Labico? Sembra che sia il collega di lavoro di uno dei personaggi più vicini all’amministrazione comunale e questo, evidentemente, è motivo sufficiente di garanzia. Fatto sta che il 3 dicembre 2003 la struttura viene depositata in un magazzino di proprietà dell’allora vicesindaco, Andrea Giordani.
A questo punto ha inizio una campagna di stampa a sostegno dell’operazione.
In molti giornali si parla dell’ “Eiffel ritrovata” e sembrerebbe che in molti siano interessati alla struttura. Il comune di Labico ritiene che l’occasione sia irrinunciabile e decide, con un atto di indirizzo approvato il 23 dicembre 2004, di procedere all’acquisto della struttura, dando mandato al sindaco di reperire i fondi necessari. Negli atti e negli interventi in consiglio non si parla di una “proposta di partenariato” formulata da Arte & Sponsor appena due giorni prima (prot. n. 7823 del 21 dicembre 2004), che, per la sua rilevanza, avrebbe dovu to essere posta all’esame dei consiglieri comunali.
Questa è la prima anomalia. L’unico a certificare per iscritto l’autenticità dell’opera è, al momento, proprio il sig. Romano, parte in causa della compravendita e la cui competenza in materia è ignota ai più.
Un intervento qualificato in favore dell’autenticità dell’opera è svolto dall’arch. Pasanisi, chiamato ad esprimersi durante la seduta del consiglio comunale.
A gennaio 2005 il comune dà mandato ad alcuni professionisti per avviare un’indagine sull’autenticità dell’opera. Indagine per la quale si chiedono tempi molto stretti. In tutto vi sono tre relazioni: quella del sunnominato arch. Pasanisi che attribuisce senza ombra di dubbio l’opera a Gustave Eiffel, quella della soprintendenza ai beni architettonici e per il paesaggio del Ministero dei beni culturali, che non prende posizione e si limita ad attribuire al manufatto una “valenza storico-artistica”, “in attesa di ulteriori indagini”, e quella della società archeologica “Il Betilo” - voluta dall’allora assessore alla cultura, Nello Tulli - svolta in modo molto rigoroso, che esprime una forte perplessità, anche in virtù del fatto che l’opera non è citata nell’unica banca dati ufficiale delle opere di Eiffel, curata dall’omonima fondazione (www.gustaveeiffel.com).
Nonostante un quadro di profonda incertezza l’amministrazione decide di procedere e di approvare, con una deliberazione di giunta, un contratto preliminare per l’acquisto della struttura (delibera n. 7 del 28 gennaio 2005). La delibera prevede inoltre la costituzione di una società mista pubblico-privata (di cui non vi sarà più traccia negli atti successivi) .
Il 28 aprile 2005 l’amministrazione porta in consiglio due atti: l’accettazione di una liberalità da parte di un soggetto privato per l’acquisto del manufatto Eiffel e la sottoscrizione di un protocollo di intesa tra il privato e il comune per la realizzazione di un “Polo Artistico Integrato” (Città dell’Arte).
Il 29 aprile 2005 il protocollo d’intesa viene sottoscritto dal rappresentante legale del Comune e dal rappresentante legale della società Arte & Sponsor. Il Consiglio comunale non ha quindi ratificato il contratto tra le due controparti, ma si è limitato a dare un impulso politico a favore della stipula della convenzione. Questa lettura dell’atto, che perde quindi molta della sua rilevanza giuridica, è confermata dalla mancanza sia del parere tecnico, che del parere contabile, al cui posto si legge la dicitura “atto di indirizzo”.
Salta quindi la società mista e si avvia un protocollo tra il comune e la società “Arte & Sponsor” di Alberico Costantini. Quali sono i punti salienti di questo protocollo? Quali sono gli impegni dei due contraenti? Vediamoli con attenzione: Obiettivi: a) realizzazione di un polo di commercializzazione di oggetti d’arte (3 ettari); b) realizzazione di un polo dedicato al commercio e allo svago (6 ettari); c) realizzazione di un polo fieristico congressuale ricettivo (3 ettari).
Impegni dei contraenti Comune di Labico: scomputo degli oneri di urbanizzazione primaria e secondaria; concessione d’uso e sfruttamento del padiglione Eiffel per 77 anni; attuazione di quanto necessario per l’edificazione secondo il progetto presentato (probabilmente si intende la variante urbanistica); sollecito rilascio di tutti i permessi necessari.
In caso di inottemperanza, trascorsi cinque anni, la società potrà recedere e chiedere il rimborso delle spese sostenute.
Arte & Sponsor: acquisizione della proprietà e/o disponibilità delle aree preventivamente rispetto all’approvazione dello strumento urbanistico necessario per la realizzazione dell’iniziativa. Realizzazione dello studio di fattibilità e del progetto definitivo. Promozione, sviluppo, realizzazione e gestione del Polo artistico integrato. Destinazione di circa un ettaro della zona a parco pubblico con modalità da definire.
Inoltre entrambi i contraenti avrebbero dovuto: concordare e stipulare gli accordi attuativi entro 30 giorni; nei successivi 30 giorni la società avrebbe dovuto presentare un piano urbanistico di insieme delle tre iniziative (a, b, c).
Il 16 maggio 2005 si fa riferimento ad una parcella per una consulenza di Nicola Buonfiglio. Agli atti non risulta.
Il 15 luglio 2005 è stato sottoscritto un protocollo d’intesa tra Arte & Sponsor, il Comune e la sovrintendenza per i beni architettonici e del paesaggio del Lazio per lo sviluppo del progetto. L’accordo avrebbe dovuto essere ratificato dagli organi deliberanti entro 60 giorni e nei 60 giorni successivi bisognava stipulare gli accordi convenzionali. Di tutto questo non c’è traccia.
Tra gli atti del comune c’è uno studio di fattibilità (privo di data) redatto dalla società Arte & Sponsor, che il rappresentante legale della società, Alberico Costantini, ha dichiarato “superato” durante l’audizione del 12 gennaio 2009.
L'8 aprile 2006 c'è una comunicazione del prof. Carlo Pascasio dell'associazione per il disegno industriale (prot. n. 2643). Neanche questa comunicazione è stata inserita tra gli atti.
La variante al piano regolatore fa un sintetico riferimento al progetto al punto 7 dell’articolo 26 delle norme tecniche, in cui si dichiara che il verde pubblico attrezzato individuato in località “Le Foche” è destinato alla realizzazione del parco denominato “Città dell’arte”. Le dimensioni dell’area sono però molto minori di quanto stabilito nella convenzione.
La variante è stata adottata il 31 gennaio 2007.
Per molti mesi nessuno si è preoccupato della questione, nonostante alcuni amministratori siano andati alla fiera del turismo a presentare un progetto in proposito. Progetto di cui però nulla è stato messo agli atti del Comune. Dal registro dei protocolli però risulta che Il 13 marzo 2008 veniva presentato il preventivo delle stampe da Studio Iurato (prot. n. 1573). Non è dato conoscerne il costo. Solo nell’estate del 2008 cominciano a circolare voci sulla necessità di una modifica al piano. La zona “verde pubblico attrezzato” non va bene per il progetto.
E’ necessario trasformare l’area in zona commerciale. Vi provvede l’ufficio tecnico con una propria “osservazione” (la n. 103), protocollata ad aprile 2007, ma formulata materialmente nel 2008.
L’avvenuta costituzione delle commissioni permanenti rende necessario l’esame dell’osservazione da parte della commissione urbanistica.
L’opposizione chiede maggiori chiarimenti sulla vicenda. Si scopre che l’individuazione di due ettari da destinare alle strutture scolastiche fanno parte di un accordo verbale tra l’amministrazione e i proprietari del terreno destinato alla Città dell’Arte. L’anomalia della procedura spinge l’opposizione a chiedere l’audizione dei soggetti interessati .
Nella seduta del 12 gennaio 2009 vengono sentiti separatamente i proprietari del terreno e il rappresentante legale di Arte & Sponsor. I proprietari affermano di essere stati contattati dagli amministratori per la realizzazione del progetto Eiffel. Confermano l’esistenza di un accordo verbale che prevede la cessione gratuita del terreno destinato alle infrastrutture scolastiche in cambio dell’inserimento di altri lotti in zone RS e G nella variante al prg. Durante l’audizione viene chiesto agli interessati se sono disposti a formalizzare l’accordo in forma legale. La risposta è stata che devono prima consultarsi con gli altri proprietari e con i propri consulenti. Hanno affermato di non avere ancora venduto l’area destinata al progetto Eiffel, ma di avere solamente sottoscritto un “compromesso”.
Il rappresentante legale di Arte & Sponsor, Alberico Costantini, ha affermato che il progetto agli atti del comune è ormai superato e che il nuovo progetto è stato presentato alla BIT di Milano insieme al Sindaco (non si ha traccia di questo) e lascia copia del CD e del depliant di presentazione del progetto, ha illustrato un progetto di riorganizzazione dell’area (predisposto dall’arch. Pasanisi, di cui non ha lasciato copia), ha affermato di essere in possesso di un accordo non rescindibile per l’acquisto del terreno (di cui non ha lasciato copia), ha dichiarato che intende avvalersi della possibilità di chiedere il risarcimento danni in caso di inadempimento da parte del comune. I consiglieri di minoranza chiedono se vi sia altra documentazione in merito al progetto Eiffel, senza ottenere alcuna risposta .
Nella seduta del 19 gennaio 2009 il sindaco e il vicesindaco fanno una breve relazione sull’incontro con il consulente legale del Comune.
Stanno predisponendo un accordo scritto per la cessione gratuita del terreno destinato alle strutture scolastiche. Galli afferma che la convenzione si può rivedere in alcuni punti, mentre Giordani sostiene che la convenzione non può essere modificata. Il legale ha formulato le proprie valutazioni senza leggere la convenzione (non l’avevano portata), ma Giordani si affretta a chiarire che l’avvocato conosce benissimo la convenzione. Ovviamente non c’è una dichiarazione scritta dell’insigne avvocato riguardo alla convenzione. Gli esponenti della minoranza rilevano i numerosi impegni previsti dalla convenzione non mantenuti e sottolineano che vi sono tali e tanti inadempimenti da poter chiedere la risoluzione unilaterale del contratto .
In pratica sui punti emersi durante la seduta del 12 gennaio non viene fatto alcun chiarimento e rimangono molti aspetti incerti e fumosi. La discussione si protrae a lungo e i due esponenti della minoranza affermano che, a loro avviso, non si possa procedere all’esame dell’osservazione in consiglio fino a quando non si potrà avere un quadro più chiaro della situazione. Gli atti messi a disposizione dei consiglieri non consentono di dare un’adeguata valutazione e chiedono se non vi siano altri documenti in merito. Il rischio è che si faccia un’operazione che danneggi fortemente gli interessi pubblici. Il presidente ritiene comunque che non vi siano ragioni per attendere ancora e conferma il proposito di portare l’osservazione n. 103 in Consiglio comunale, senza però chiedere la commissione si pronunci in tal senso. Nulla di quanto era stato chiesto dall’opposizione nella seduta precedente viene portato a termine. In dettaglio non viene sottoscritto alcun accordo di cessione della zona delle strutture scolastiche, rinviando la redazione dell’atto ad un momento successivo e confidando su nuovi colloqui intercorsi tra alcuni esponenti della maggioranza e i proprietari. Non viene in alcun modo presa in considerazione l’ipotesi di rivedere la convenzione, neppure per quanto concerne la cessione gratuita dell’ettaro da destinare a verde pubblico, la cui formulazione attuale non appare sufficientemente chiara per gli esponenti della minoranza. Va segnalato che agli atti manca tutta la documentazione relativa ad una richiesta di prestito formulata in data 14 febbraio 2005 e che risulta essere stata concessa ed utilizzata in difformità per altri interventi.

Il re è nudo - prima gli affari, poi la fuga


Neanche a dirlo il consiglio comunale inizia con quasi un’ora di ritardo.


Noi prendiamo subito la parola per chiedere ai consiglieri di prendere posizione in merito alla grave aggressione di cui era stata vittima la vigilessa nei giorni precedenti. Pubblichiamo il testo dell’ordine del giorno in modo da rendere più chiaro possibile quello che era il nostro proposito: esprimere solidarietà alla persona interessata, censurare l’episodio e chiedere all’amministrazione di dare un sostegno a chi aveva subito gravi offese solamente per aver svolto il proprio lavoro nell’interesse della collettività. Pensavamo di cavarcela in pochi minuti con la lettura dell’atto e il voto unanime del consiglio. Invece non è andata così. L’assessore Di Stefano ha cominciato ad argomentare la sua non condivisione dell’ordine del giorno. Solidali sì, ma solo fino ad un certo punto. Alfredo Galli ha giudicato “strumentale” l’iniziativa. Il consigliere Giuliani ha preannunciato la sua non partecipazione al voto per una forma di correttezza istituzionale (sembra per legami familiari) salvo poi insinuare dubbi su come siano andate effettivamente le cose. Il meglio di sé l’ha dato la capogruppo Ricci che, pur esprimendo solidarietà nei confronti della vigilessa, ha pensato bene di rivolgersi a noi dicendo “fate schifo!”, in riferimento alla nostra ultima pubblicazione. Evidentemente il problema non è la gravità dei fatti, ma parlarne.


Al secondo punto c’è l’esame di un po’ di verbali delle sedute precedenti.


Noi evidenziamo che uno dei verbali non riporta in modo corretto lo svolgimento della discussione e le affermazioni del vicesindaco cambiano di significato. Il segretario si inalbera e si sente attaccato personalmente. Cerchiamo di spiegare che non è così ed è lo stesso vicesindaco ad ammettere che in effetti aveva detto qualcosa di sostanzialmente diverso. Il segretario minaccia di lasciare la seduta. Il sindaco chiede la sospensione. Si svolge una riunione di maggioranza alla quale viene chiamato anche il segretario (soggetto super partes del consiglio, sic). Al rientro si propone di ritirare il verbale e di farlo correggere da Spezzano, Alfredo Galli e il segretario. In un altro verbale chiedo un’integrazione delle mie dichiarazioni (su cui tutta la maggioranza si astiene).


Si passa alle osservazioni. La prima riguarda una richiesta di revisione della viabilità di piano in zona circonvallazione Falcone. La preoccupazione dei cittadini che l’hanno presentata è più che fondata e l’impatto della viabilità prevista rischia di essere piuttosto pesante. Il problema, spieghiamo noi, è a monte. Una mancanza di programmazione e pianificazione urbanistica comporta conseguenze di questo tipo. Se non si ha la capacità di realizzare la rete stradale (e tutte le opere di urbanizzazione primaria) “prima” di costruire le case il rischio è che “dopo” non ci si riesca più. A Labico abbiamo il record mondiale di vicoli ciechi, di strade chiuse, Abbiamo quartieri di nuova edificazione con viabilità e parcheggi del tutto insufficienti. E tutto perché si è sempre fatta programmazione urbanistica guardando solo gli interessi dei costruttori e non la qualità della vita di chi sarebbe andato a vivere nelle nuove case. Parole al vento. L’osservazione viene accolta e noi ci asteniamo. Sulla seconda osservazione lascio il testimone a Maurizio.


Si passa quindi all’osservazione n. 103, elaborata dall’ufficio tecnico e finalizzata a trasformare circa 84mila metri quadrati di territorio da verde pubblico attrezzato in zona commerciale, per ospitare la cosiddetta “Città dell’Arte”, e dove verrebbe collocata la struttura metallica che qualcuno è convinto sia opera di Gustave Eiffel. In pratica si potrà costruire con un indice di 1,5 mc/mq su otto ettari di terreno che fino a due anni fa era agricolo. Rinviando ad altro articolo un tentativo di ricostruzione di tutta la vicenda, mi limito a rievocare alcuni degli episodi più salienti di un dibattito durato circa tre ore. L’illustrazione del sindaco è stata piuttosto sintetica ed è stato necessario integrarla con una nostra relazione che ha messo anche i consiglieri di maggioranza nella condizione di conoscere nel dettaglio tutta la vicenda. Da parte nostra ci si soffermava soprattutto sull’esigenza di agire, in quali- tà di amministratori, nell’interesse pubblico e dell’ente locale, mentre tutta l’operazione aveva l’aria di essere finalizzata ad una speculazione che avrebbe compromesso pesantemente gli equilibri territoriali del paese. Gli elementi di perplessità riguardavano sia le procedure – spesso di dubbia legittimità – sia i contenuti, visto che gli atti approvati sono a nostro avviso troppo penalizzanti nei confronti dell’- amministrazione comunale e di una genericità tale per cui non si sa con esattezza a cosa si andrà incontro. In più denunciamo che ci hanno tenuto nascosti molti degli atti relativi alla vicenda e consideriamo molto grave questo atteggiamento dell’amministrazione. Chi governa onestamente e rispettando le regole non ha certo il timore di rendere pubblica la propria azione politica e, anzi, è ben lieto di utilizzare tutte le forme possibili di comunicazione per dare a tutti i cittadini la possibilità di conoscere il proprio operato. Da noi questo non succede (a fatica stiamo riuscendo a far mettere in internet qualche atto) e vige la regola contraria: meno cose si fanno sapere meglio è. Quasi come se avessero qualcosa da nascondere. Per fortuna, attraverso una ricerca sul protocollo informatico del Comune, veniamo a conoscenza di alcuni atti che – casualmente? – erano stati esclusi dal fascicolo “Eiffel”. Molti sono i punti oscuri ed è del tutto fuori da ogni regola l’arrivo – durante il consiglio - di una lettera del rappresentante legale della società Arte & Sponsor ad integrazione della convenzione stipulata nel 2005. Assolutamente inammissibile. A parte la modesta valenza giuridica dell’atto. A parte il fatto che il regolamento comunale (e, con tempi più ampi, il testo unico sugli enti locali) dichiarano in modo esplicito che la documentazione deve essere messa nella disponibilità dei consiglieri almeno 48 ore prima dell’inizio della seduta. La cosa più scandalosa è che ne circolano due versioni, una protocollata e l’altra no, con contenuto differente. Ma sembra che la seconda sia quella “giusta”. In una confusione vergognosa in cui un segretario comunale corretto ed imparziale avrebbe dovuto dichiarare irricevibili simili atti. In linea teorica il voto dei consiglieri avrebbe potuto essere influenzato dalla lettura di un documento diverso da quello poi inserito ad integrare l’atto posto in votazione (e di conseguenza giuridicamente vincolante).


Esprimiamo una grande preoccupazione per la superficialità con cui si è proceduto e si sta procedendo. La famosa opera di Eiffel sembra una bufala, ma anche qualora fosse davvero attribuibile al celebre architetto avrebbe un valore decisamente modesto.


Eppure le stime dello studio di fattibilità parlano di ottomila visitatori al giorno, con punte di ventimila. Facciamo presente – dati dell’Ufficio Statistica del Ministero dei beni culturali alla mano – che opere di ineguagliabile valore storico-artistico-architettonico come il Tempio di Paestum, gli scavi di Ercolano, il Museo di Palazzo Ducale di Mantova e il complesso museale di Piazza San Marco a Venezia si attestano attorno ai mille visitatori al giorno: la metà della metà della metà di quanto dovrebbe attirare il capannone industriale accatastato nella tenuta del sindaco. Cifre più alte si ottengono solo attraverso altre “proposte”. E allora, affermiamo, si dica chiaramente se si vuole fare un centro commerciale! Ricordandoci però che anche quel tipo di offerta è ormai vicina alla saturazione, visto che qualcuno sta cominciando a licenziare e a chiudere. Proviamo anche a fornire qualche dato sulle variazioni di valore fondiario che il “pacchetto Eiffel” comporta. Ad esempio i terreni di proprietà del rappresentante legale di Arte & Sponsor, piazzati nel bel mezzo della zona degli impianti sportivi (per non toccare i quali hanno preferito espropriarne altri molto meno adatti), aumentano il proprio valore di circa un milione di euro. Il terreno destinato alla “Città dell’- Arte” aumenta di 20 milioni di euro il proprio valore. Anche un consigliere comunale vede aumentare il valore dei terreni di qualche familiare per qualcosa che supera il milione di euro.


Dopo una lunga discussione, che ci auguriamo abbia fatto sorgere qualche dubbio a qualche consigliere di maggioranza, si decide di passare al voto. Al termine di una brevissima pausa di riflessione si torna in aula. Spezzano pronuncia la dichiarazione di voto a nome del gruppo. Durante l’intervento formula una domanda (retorica) del tipo “cosa stiamo votando?”. Il sindaco, con nonchalance, tira fuori un foglietto scritto a penna dicendo “stiamo votando questo”. Siamo sconcertati.


In pratica avevano deciso – non sappiamo dove, non sappiamo quando – di integrare l’osservazione n. 103 con una sorta di norma aggiuntiva di cui però non si erano premurati di informarci. La nostra indignazione è assoluta. Denunciamo l’assoluta illegittimità della procedura.


Chiediamo ancora una volta al segretario di esprimersi. Niente da fare. Forse bisognerebbe uscire dall’aula e andare a denunciare tutta la vicenda. Ci appelliamo al nostro senso di responsabilità. Chiediamo la lettura dell’integrazione e la doppia votazione (prima la modifica, poi l’atto modificato). Intervengo per la dichiarazione di voto sulla proposta di integrazione (un nonsenso giuridico). Si vota l’integrazione, che viene accolta. Poi Spezzano fa la dichiarazione di voto contrario a nome del gruppo sull’osservazione come modificata. Nello Tulli ne fa una per spiegare la sua astensione. A favore dello scempio Eiffel ci sono nove consiglieri (sui 17 eletti), compreso il consigliere con i legami familiari beneficiati dal “pacchetto”. Probabilmente la correttezza istituzionale viene fornita in misura limitata ed era stata utilizzata tutta per essere super partes in altre vicende. Il sindaco aveva preso il solenne impegno di concludere tutti i punti all’ordine del giorno. Peccato che, incassata l’osservazione, si ricorda di avere altri impegni.


Appena terminata la votazione sulla 103 dice “Metto in votazione la sospensione della seduta”. Qualcuno (della maggioranza) alza la mano.


Io intervengo dicendo che, visto che c’è una proposta di modifica dell’ordine dei lavori, voglio intervenire per dichiarazione di voto. Nel frattempo qualcuno se ne va, ma il Sindaco non ci fa caso. Mi concede svogliatamente la parola. Esprimo tutto il mio rammarico per la mancanza di correttezza del sindaco e per la sua incapacità di mantenere gli impegni presi. Ci sono questioni importanti da affrontare e l’accordo era di esaminare tutto nella seduta odierna. Mi lascia parlare e poi indice la votazione. Io, per correttezza, lo avverto che in caso di mancanza del numero legale la seduta si rinvia al giorno successivo, come da regolamento. Si guarda intorno. Si accorge che della maggioranza ci sono solo sette persone. Cambia idea. “La votazione l’avevamo già fatta” e inizia ad andarsene. Una scena vergognosa. Chiedo al segretario.

Ma non si può mettere contro “i potenti”. E sostiene “a me hanno detto che la votazione era stata fatta” (perché dov’era?). Io chiedo “chi?”. “Gli scrutatori”. Ma forse non ha sentito lo scrutatore della minoranza, Benedetto Paris, che infatti interviene criticando l’atteggiamento del segretario. Noi cominciamo ad accusare i “fuggiaschi” di mancanza di rispetto verso le istituzioni e di preoccuparsi solo degli affari. Il sindaco sa che sta facendo una pessima figura. Per fortuna c’è anche un po’ di pubblico e questo forse lo fa esitare. Qualcuno più pratico (della maggioranza) pensa bene di recuperare i due consiglieri che si erano dileguati anzitempo. Nel giro di qualche minuto sono di nuovo nove. Il sindaco torna indietro si rimette al suo posto e – senza vergogna – con aria gongolante e tronfia si rivolge a noi e dice “allora volete proprio votare?”. La stessa espressione immagino ce l’avesse il celebre imperatore che si pavoneggiava nel suo bel vestito nuovo. Peccato che, tra il pubblico, non ci fosse il disincantato bambino a sottolinearne la nudità

Alle colonne d'Ercole

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La mia ultima avventura