12 novembre 2025

 

 Le parole proibite


Che teneri i fascioleghisti. Sono geneticamente allergici alle regole e tendono a violarle o ad aggirarle con grande disinvoltura e non a caso difendono gli evasori fiscali, gli stupratori, gli occupanti abusivi e violenti di immobili pubblici, però quando sono al potere fanno di tutto per imporre al resto del mondo il loro modo – distorto, di norma – di vedere le cose. E così prescrivono divieti, inventano reati, promulgano disposizioni restrittive senza né capo né coda, ma con l’unico obiettivo di affermare il proprio controllo.

Hanno anche poca memoria, perché il ridicolo divieto di utilizzare termini come “burger vegano”, riporta alla memoria l’altrettanto ridicolo tentativo – e infatti naufragato disastrosamente, come tutto il fascismo peraltro – di vietare termini “stranieri” in nome di una non meglio precisata purezza dell’italica lingua. Come se l’italiano non fosse già il frutto di una straordinaria contaminazione di decine di altri idiomi, ma soprattutto come se non fosse una lingua “viva” e come tale vitale, dinamica, pronta al cambiamento e allo scambio (e arricchimento) con altre culture. La sola idea di “congelarla” con una disposizione imperativa è tanto orwelliana quanto patetica.

Tra l’altro, sul piano squisitamente linguistico, non è chiaro per quale motivo alcuni termini usualmente riferiti ai cibi di origine animale debbano essere blindati in un significato comunque acquisito successivamente. Pensiamo a burger, che viene da hamburger, che a sua volta deriva dalla città di Amburgo, perché riferito alla "Hamburg steak" (bistecca di Amburgo), una preparazione di carne tritata che gli immigrati tedeschi portarono negli Stati Uniti nel XIX secolo. E tra l’altro, a voler fare i precisini a tutti i costi, bistecca a sua volta deriva da “beef steak” (fetta di manzo) e con un’applicazione rigida del principio di purezza sarebbe improprio anche semplicemente parlare di bistecca di maiale.

Quanti termini o locuzioni potrebbero diventare improvvisamente vietati in base a questa visione ottusa? Pensiamo al latte di soia, al salame di cioccolato, alla colomba o, sempre rimanendo in cucina, alla friggitrice ad aria, che certamente non “frigge” le pietanze. Siamo pieni di termini che si trasformano e cambiano di significato e gli stessi piatti tipici sono soggetti a cambiamenti in base al gusto e alle abitudini e nessuno si scandalizza.

Ma sappiamo bene che in politica conta soprattutto il messaggio, non certo il diritto. E il messaggio la maggioranza di destra l’ha dato con la patetica approvazione della legge 1 dicembre 2023, n. 172, la quale, all’articolo 3, cerca di vietare l’uso delle denominazioni riferite alla carne per i prodotti vegani. Ovviamente questo tentativo fallirà, così come era fallito il diktat (termine straniero) della legge fascista 23 dicembre 1940, n. 2042, “Divieto dell'uso di parole straniere nelle intestazioni delle ditte e nelle varie forme pubblicitari” - che aveva raggiunto vette inarrivabili di comicità con termini imposti come “bevanda arlecchino” al posto di cocktail, "mescita" al posto di bar e “pallacorda” al posto di tennis. Peccato che la gente abbia continuato tranquillamente a giocare a tennis e a bere cocktail al bar. L’unica differenza è che almeno i fasci del secolo scorso la norma avevano provato a scriverla. Quelli di oggi hanno solo detto che lo faranno, ma la legge è del dicembre del 2023 e il decreto attuativo (previsto entro sessanta giorni dalla sua entrata in vigore) è ancora nei cassetti del Ministero. Non vorrei essere nei panni dei poveri funzionari ministeriali che dovranno proibire l’agnello di marzapane.

18 aprile 2023

Orsi, natura e presunta umanità

Una componente rilevante dell’economia del Trentino è il turismo e l’elemento prevalente di attrazione turistica è la natura. È sufficiente farsi un giro tra i siti di promozione turistica e si vede che le parole più usate sono – oltre a “natura” – che svetta al primissimo posto – montagna, boschi, prati, fiumi, laghi, animali, ossia la natura in tutte le sue possibili declinazioni. La “natura”, quindi, è un fattore imprescindibile dell’offerta turistica e per questo i trentini cercano di tutelare e valorizzare un patrimonio che porta lavoro, ricchezza e benessere all’intera collettività.


20 morti all'anno per punture di insetti


La fruizione del bene “natura” non è però esente da rischi. Ne siamo tutti consapevoli e di fronte alle numerose disgrazie che si verificano pressoché quotidianamente si reagisce con un certo fatalismo. Secondo i dati del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico soltanto nel 2022 ci sono state ben 504 vittime da incidenti in montagna. Ogni settimana in pratica nelle nostre montagne muoiono 10 persone. Le cause possono essere molteplici e molto spesso è l’imprudenza un fattore determinante. Muoiono sciatori, escursionisti, mountain biker, cercatori di funghi. Possono scivolare su un sentiero, cadere in un burrone, essere travolti da una valanga, punti da un’ape, morsi da una vipera, caricati da una mucca in un alpeggio. Ogni volta, alla dovuta costernazione per la perdita di una vita umana si accompagna l’inevitabile fatalismo: poteva succedere, è successo. Non si va necessariamente alla ricerca di una responsabilità (che spesso è proprio della vittima). Qualche volta si chiede di individuare misure di maggiore prevenzione e sicurezza, ma senza troppa convinzione, anche perché in molti casi è proprio il mancato rispetto delle misure esistenti a mettere in pericolo le persone (basti pensare ai numerosi incidenti degli sciatori che si avventurano nei cosiddetti “fuori pista”). Quasi mai, dunque, si cerca giustizia, responsabilità, un colpevole, al quale infliggere una punizione severa e adeguata. “Quasi” mai. Perché un momento in cui abbiamo bisogno del capro espiatorio (da sacrificare) c’è. Ed è quando il “colpevole” è il lupo (o l’orso) cattivo. Noi, per, pudore lo definiamo “problematico”. Che poi è problematico semplicemente perché non rispetta le “nostre” regole e quindi, per stare sicuri, dobbiamo metterlo in condizioni di non nuocere. Fermo restando che i primi a non rispettare le regole siamo proprio noi. Perché magari non gestiamo in modo adeguato i rifiuti, che facilmente attraggono gli animali selvatici, oppure non seguiamo adeguatamente le indicazioni su come tenere gli animali domestici o gli apiari, altri elementi di richiamo, oppure che – incuranti dei cartelli di avviso - entriamo in un bosco, magari correndo, dove è nota la presenza di animali normalmente elusivi, ma che possono diventare aggressivi in determinate circostanze (ad esempio in presenza dei cuccioli, come nel caso di JJ4).

Ecco, in questo caso, scatta la caccia al mostro. Si perde ogni senso di ragionevolezza e si addita l’animale (al quale è semplicemente da idioti pensare di applicare le nostre categorie dell’etica e del diritto) come il male assoluto. Ma davvero si può essere così grotteschi e puerili da scaricare su un animale selvatico la nostra piena responsabilità, che inizia soprattutto con l’incapacità di gestione delle nostre stesse scelte?

Già, le “nostre” scelte, perché gli orsi in Trentino erano estinti. Per essere più precisi li avevamo massacrati senza tanti complimenti perché disturbavano il nostro modello economico. Poi sono subentrate altre valutazioni e – sempre con un occhio attento alle esigenze economiche – abbiamo pensato bene di reintrodurli, perché così il nuovo business – quello della natura – si arricchiva di una componente molto attraente. Perché avere orsi, lupi, cervi, daini nei boschi li rende molto più interessanti dal punto di vista turistico. In più, il progetto di ripopolamento era lautamente remunerato dalla Commissione Europea e quindi nessuno si è fatto troppi problemi su cosa comportasse realmente impegnarsi nella realizzazione del progetto “Life Ursus”. Intanto ci becchiamo i soldi e buttiamo lì qualche orso. Si mettono un paio di cartelli e finisce lì. Se poi non dovessimo essere capaci, facciamo presto a dare la colpa agli orsi e li ammazziamo tutti.

La dinamica mi ricorda quella di un evento di quasi vent’anni fa che mi era rimasto impresso. Un giovane perse la vita in un incidente stradale. Probabilmente a causa della velocità eccessiva era uscito di strada ed era andato a schiantarsi contro un albero. Anche in quel caso serviva un capro espiatorio, qualcuno (o qualcosa) contro cui riversare un bisogno di giustizia (o meglio vendetta). E chi era questo qualcuno (o qualcosa)? L’albero, anzi gli alberi. “Problematici”, evidentemente. E così, nottetempo, un gruppo di amici e compaesani della vittima dell’incidente stradale pensarono bene di tagliare qualcosa come 200 alberi lungo i lati della strada. Una vera e propria devastazione ambientale e paesaggistica, frutto di una “giustizia sommaria” senza alcun senso.

Adesso abbiamo una mamma orsa, privata dei suoi cuccioli (che potrebbero non essere ancora in grado di sopravvivere da soli), rinchiusa in una gabbia e condannata a morte. Perché per la nostra sicurezza non basta averla messa in condizioni di non nuocere. Meglio ucciderla, così siamo più sicuri. E poi anche per una forma ancestrale di giustizia: lei ha ucciso, lei deve essere uccisa. Anzi, per avere ancora più giustizia dobbiamo ammazzarne qualche altro di orso. Facciamo 10, così rispettiamo proporzioni care a chi governa.

E ricordiamoci: noi siamo l’umanità, le bestie sono loro.

24 marzo 2020

2 a 0. Palla al centro.


Sono passati esattamente 10 anni. Era il 24 marzo del 2010, quando l’allora Vice Sindaco di Labico, Alfredo Galli, aveva annunciato in pompa magna l’intenzione di passare alle maniere forti per mettere a tacere le critiche – giudicate “calunnie” da Galli – dell’opposizione di allora (di cui ero il capogruppo). La questione che aveva particolarmente irritato Alfredo Galli era un articolo del sottoscritto, nel quale veniva fatta un’accurata ricostruzione di uno “strano” permesso di costruire che aveva consentito ad Alfredo Galli ed al fratello di edificare serenamente in piena zona agricola. Nell’articolo venivano riportati in modo meticoloso e circostanziato gli elementi di dubbia legittimità dell’iter che aveva portato al rilascio del permesso di costruire e che in nessun modo, nonostante una richiesta di chiarimento in consiglio comunale, avevano ottenuto una soddisfacente spiegazione da parte degli amministratori dell’epoca.

Così Galli, dopo aver criticato per anni la politica fatta per via giudiziaria, annunciò una denuncia in sede penale e una richiesta di risarcimento danni in sede civile. La prima non vide mai la luce, non si è mai capito perché, ma la seconda ha dato vita ad un procedimento che mi ha visto coinvolto come parte convenuta perché, ad avviso dell’attore (il termine è giuridico, evitiamo un’altra bega giudiziaria, mi raccomando) il mio scritto – contenente, sempre a suo avviso, affermazioni “non veritiere” - sarebbe stato lesivo della sua onorabilità. Per tale ragione chiedeva un risarcimento quantificato in 50mila euro.

Iniziò così una lunga avventura in tribunale che si concluse – almeno così pensavo – il 3 novembre 2014 con una sentenza molto chiara in cui il Giudice, in buona sostanza, affermava che il mio articolo costituiva “espressione di diritto di critica politica”, “di indubbio interesse pubblico”, “pienamente rispettosa della dignità personale del Galli” e che pertanto la sua istanza andava rigettata. Il tutto al modico costo di 4.500 euro a carico di Alfredo Galli.

Qualcuno più cauto, dopo una simile batosta, avrebbe archiviato la sconfitta senza troppo clamore. Peccato che Galli, che all’epoca era tornato a ricoprire il ruolo di Sindaco, abbia fatto valutazioni diverse. Non saprei dire se sia stato il timore del contraccolpo politico della sentenza, un cattivo consigliere o uno scatto di orgoglio, ma poco dopo Galli ha comunicato l’intenzione di ricorrere in appello, con una scelta più temeraria che coraggiosa.

E così è iniziato un nuovo capitolo della vicenda giudiziaria che ha visto me e Alfredo Galli su fronti contrapposti. Vicenda che ha avuto il suo (secondo) epilogo qualche settimana fa con una nuova sentenza, questa della Corte d’Appello di Roma, la quale contiene affermazioni di indubbio interesse.

In primo luogo viene premesso che perché si possa parlare di diritto di cronaca è necessario che si parta da “un diligente lavoro di ricerca”, “l’utilità sociale dell’informazione” e la “forma civile” della narrazione, improntata quindi a lealtà e chiarezza e priva di offese gratuite. Inoltre la sentenza afferma che la libertà di espressione politica non è elemento sufficiente per legittimare il contenuto di uno scritto, il quale deve avere il requisito essenziale della veridicità. Punto sul quale il Giudice si è soffermato con grande attenzione, riscontrando la precisa ricostruzione della vicenda da parte mia ed evidenziando che, a fronte di quanto riportato nel mio articolo, Alfredo Galli “non abbia replicato alcunché” e che gli addebiti da me segnalati “devono aversi per incontroversi”, in base all’articolo 115 del codice di procedura penale. Insomma, visto che Galli non è stato in grado di contestare nel merito, non c’è ragione per dubitare della veridicità di quanto ho scritto. Circostanza rafforzata dalla presenza – nella documentazione allegata – di un’autorevole perizia di parte che ricostruisce in modo impeccabile l’intera vicenda sotto il profilo giuridico-amministrativo. Infine, in sintonia con il giudice di primo grado, viene confermata pienamente la sussistenza dell’ulteriore requisito della continenza verbale, poiché mi ero limitato ad esporre i fatti, astenendomi dal formulare commenti di sorta.

Insomma, un’altra legnata (in senso metaforico, per carità) per Alfredo Galli, il quale è stato condannato anche ad un ulteriore rimborso delle spese di lite, pari a 6.500 euro.

Due a zero. Palla al centro. Dal Palaciocci è tutto.


P.S. - Un ringraziamento particolare va all'avvocata Simona Simeone, che mi ha assistito con straordinaria dedizione e competenza  in tutti questi anni.

16 gennaio 2020

Colle Fagiolara, una voce fuori dal coro


Sono davvero contento che nel nostro territorio, con la chiusura della discarica di Colle Fagiolara, si sia chiuso positivamente un pezzo di storia, a coronamento di un impegno di alcuni - pochi, determinati e coraggiosi, ai quali vanno i miei sinceri complimenti - che sono diventati molti e che hanno permesso un cambiamento quasi insperato per un territorio che qualcuno aveva definito “a bassa reattività sociale”, ossia incapace di opporsi a scelte di pianificazione ed infrastrutturali giudicate sbagliate. Con questa premessa potrei limitarmi a salire sul carro festante dei vincitori (forse con qualche ragione) e fare il mio piccolo post (auto)celebrativo.
Invece no. Non perché abbia cambiato idea, tutt’altro. Vorrei soltanto aggiungere un elemento di riflessione, perché l’eliminazione di una discarica (che costituisce il più basso gradino nella gerarchia europea della gestione dei rifiuti) è indubbiamente un ottima notizia, ma se non è accompagnata da politiche adeguatamente virtuose, rischia di essere solamente lo spostamento di un problema. In pratica se siamo stati abbastanza bravi -  grazie ad una serie di misure di “economia circolare” (riduzione “a monte” dei rifiuti, recupero, differenziata, riciclo) - a non avere più bisogno di quella discarica, allora abbiamo ottenuto un vero successo. Ma se l’equivalente dei rifiuti che venivano conferiti in quella discarica dovrà andare da qualche altra parte (un termovalorizzatore, una discarica in un altro comune, in un’altra regione o, peggio, all’estero) l’entusiasmo dovrebbe essere accompagnato da qualche attenta considerazione sull’efficienza del sistema.
In questo momento il sistema rifiuti in Italia è inadeguato. E lo è con livelli di inefficienza variabile a seconda della latitudine e degli ambiti territoriali (in genere va meglio al Nord, ma non mancano situazioni apprezzabili al centro e al sud). Nel Lazio la situazione è senz’altro critica - anche se ci sono regioni che stanno peggio (ma questa è una magra consolazione) - e al momento non mi sembra che si possa parlare di “autosufficienza” nella gestione dei rifiuti (e quindi qualcun altro se ne dovrà fare carico).
Per quanto riguarda il nostro ambito territoriale (diciamo Valle del Sacco e Monti Prenestini), sarà il caso di farsi un esamino di coscienza per capire quanto (e se) siamo bravi. Quindi mi pongo alcune domande. Gli enti locali del nostro comprensorio pubblicano regolarmente i dati della raccolta differenziata? E questa raccolta differenziata quanto è efficiente? Ci sono, tra noi, comuni virtuosi (con percentuali superiori all’80%)? E quanti sono al di sotto del limite del 65% imposto dal quadro normativo? Come siamo messi con il principio di autosufficienza e di prossimità? Spero di conoscere le risposte, ma non troppo presto, non vorrei sciupare questo bel momento.

15 ottobre 2019

Il giro delle fonti. Chi semina e chi raccoglie.




Nel giro di poche settimane ho partecipato a due iniziative di pulizia organizzate a Labico. La prima, durante la quale abbiamo levato un bel po’ di immondizia lungo via della Marcigliana, ha visto la presenza di molti ragazzi, che hanno dato il proprio contributo con un impegno ammirevole. La seconda iniziativa si è svolta lungo il percorso delle fonti, un bellissimo itinerario tra storia e natura, che solo grazie all'abnegazione più che ventennale di Ruggero Mariani si è riusciti a recuperare e rendere fruibile. Ricordo ancora nitidamente il mio primo “giro delle fonti”, che risale a quasi 20 anni fa, con Ruggero a fare da guida, che illustrava ogni singola testimonianza del passato con competenza e passione. Per diversi anni, nonostante l’impegno di Ruggero, quel piccolo patrimonio naturalistico e storico – la cui valorizzazione non era certo una priorità delle passate amministrazioni - è stato un po’ trascurato. Solo di recente, grazie al fondamentale aiuto di altri straordinari volontari (tra tutti Simone Massari) e di alcune associazioni locali, il percorso delle fonti è stato restituito a Labico in tutta la sua bellezza. Anni di incuria però hanno lasciato il segno e lungo il sentiero era facile imbattersi in rifiuti di ogni genere ed è nata quindi l’idea di organizzare una bella passeggiata di “pulizia”, in occasione della giornata nazionale del camminare promossa da Federtrek.
E’ stata una bellissima giornata, complice un sole quasi estivo, che ha visto una nutrita e convinta partecipazione di tante persone, compresi molti amministratori, accomunate dalla voglia di riprendersi e godersi quel pezzettino di natura a pochi passi da casa. Il senso di sconforto alla vista di tutti quei rifiuti abbandonati è stato ampiamente compensato dal fatto di non sentirsi soli in quel piccolo gesto di impegno civico. E vorrei ringraziare uno ad uno tutti quelli che hanno sottratto una mezza giornata ad attività sicuramente più piacevoli per dare il proprio apporto ad un’iniziativa che non è soltanto (e già non sarebbe poco) la pulizia di un sentiero, ma è anche qualcosa che ci serve per essere comunità, qualcosa che ci fa capire che dobbiamo sentire nostro anche ciò che non ci appartiene individualmente, ma che è un bene di tutti, un bene comune da preservare tutti insieme. E un grazie particolare va a quei genitori con i bimbi piccoli, che forse saranno riusciti a collaborare poco alla raccolta, ma il cui contributo è stato ancor più importante, perché hanno messo un semino di valore nei propri bimbi. Un semino che, con le giuste cure, germoglierà e ci regalerà una generazione più attenta e sensibile di quanto non lo siano state le precedenti, a cominciare dalla mia.

P.S. - La foto è del 2017

13 settembre 2019

Stradarolo



La salita porta da Genazzano a S. Vito Romano. E’ quella che in gergo ciclistico viene definita “pedalabile”, che in sostanza significa che la puoi percorrere senza necessariamente sputare sangue e brandelli di polmoni. Questo la rende adatta anche a qualche, seppur affannato, scampolo di conversazione.
A - Hey, Tullio.
T. - Eh!
A. - Volevo dirti una cosa.
T. - E dilla!
A. - Ho avuto un’idea!
Qualcosa che assomiglia ad una scossa elettrica percorre la spina dorsale di T. Lo fa un paio di volte, dal basso verso l’alto e dall’alto verso il basso, a sottolineare la criticità della situazione. Le idee di Satta! Le idee di Satta fanno paura. Quando si è, ad esempio, piacevolmente riuniti e vengono pronunciata le temibili parole “Ho un’idea”, la maggior parte con malcelata indifferenza cerca di frapporre tra sé e l’autore della frase una ragionevole distanza di sicurezza (che peraltro non è mai abbastanza sicura, da quando hanno inventato il telefono). In bici non si scappa, salvo impegnarsi in un ingiustificabile scatto in salita, e così…
T. - Ah!
A. - La vuoi sapere?
T. - …
A. - Eh?
T. - Sì, sì, certo (deglutisce). Dilla.
A. - Ho pensato…  realizzare… evento artistico… piazze, vicoli… Zagarolo, Genazzano… danza, musica… mongolfiera… autobus… teatro… senzaleauto… sentieri… luci, drappi… poesia… pizzica… tango… libri… tovaglia... biciclette… lanterne… ferrovia…
Così, per 3750 metri, che alla penosa media di 8,7 km/h, corrisponde a 25 minuti e 51 secondi di appassionata illustrazione di un’idea fantastica (nel senso letterale del termine).
T. - …
A. - Che ne pensi?
T. - Bello è bello…
A. - Pero?
T. - Non ho detto però
A. - Era sottinteso
T. - Ok, però mi sembra irrealizzabile


Ebbene, benvenuti a Stradarolo!


Se proprio volete saperne di più, a vostro rischio e pericolo:

https://www.facebook.com/stradarolo/


26 agosto 2019

Labico, sempre più vivibile e sostenibile.



Seguo sempre con interesse quello che succede a Labico e – nei limiti del possibile – mi fa sempre piacere partecipare alle iniziative ed agli eventi che vengono organizzati. Ho un nitido ricordo dell’offerta del passato. Un po’ modesta, in effetti, e le proposte migliori (dal mio punto di vista, eh) erano quelle di associazioni e gruppi non legati all’amministrazione comunale, la quale non solo si guardava bene dall’incentivarle, ma qualche volta si adoperava con straordinario zelo per ostacolarle (indimenticabili i divieti per non meglio precisati motivi di sicurezza e finanche l’invio delle forze dell’ordine per assicurarsi che non venissero violate le disposizioni dell’autorità). Ora, vivaddio, quella fase è passata e la differenza tra le precedenti amministrazioni e l’attuale è tangibile. Labico è un paese dinamico e pieno di vita e che, nel suo piccolo, offre ai suoi abitanti – e anche a quelli dei paesi limitrofi – diverse opportunità di trascorrere piacevolmente le giornate e le serate estive con iniziative di molti tipi (culturali, sportive, musicali, di intrattenimento, enogastronomiche, ecc.). Penso – tra le altre cose – a “Labico in frasca”, una bellissima scommessa, giunta alla sua terza edizione, che offre la possibilità di riscoprire i posti più suggestivi di Labico, che diventa per qualche sera un luogo ancor più piacevole e accogliente, pieno di musica e allegria, con i bambini che giocano nelle strade liberate dalle automobili. E non è certo una cosa che si improvvisa se non si ha l’entusiasmo e la capacità di coinvolgere decine e decine di persone che mettono volontariamente a disposizione dell’intera collettività il proprio tempo e le proprie capacità. Dal mio personale punto di vista voglio anche apprezzare lo sforzo per rendere anche ambientalmente più sostenibili questi momenti. E’ un tema sul quale uno sparuto gruppo di “idealisti” stava insistendo da anni e che era etichettato da molti come un vezzo di dubbia utilità. Per fortuna, vuoi l’accresciuta consapevolezza e sensibilità da parte di tutti, vuoi un oggettivo impegno del Sindaco e dell’amministrazione comunale, le cose stanno migliorando di anno in anno e Labico non si farà trovare impreparata quando – tra un paio d’anni – quello che in molti definivano impossibile (anzi, “una cazzata”, avevano commentato non troppo tempo fa) diventerà un obbligo di legge: l’addio ai prodotti monouso. Sotto questo aspetto esprimo il mio più sentito apprezzamento per la fraschetta di Sor Pippo, che ha eliminato completamente i prodotti monouso per sostituirli con stoviglie lavabili e ha anche egregiamente sfruttato la nuova location (Il Fontanone) per eliminare con facilità anche le bottiglie di plastica. La serata di ieri è stata il momento finale di un’estate decisamente positiva, che ha visto, ancora una volta, la partecipazione di tutti a costruire quel senso di comunità, che rappresenta il valore aggiunto di un piccolo paese come il nostro. Davvero grazie a tutti quelli che l’hanno reso possibile.

12 agosto 2019

Crisi di Governo e lessico della politica


Nel linguaggio che viene usato da giornalisti e politici si trovano frequentemente termini che contengono una connotazione di giudizio sulle scelte fatte (inciucio, tradimento), soprattutto per quel che riguarda accordi e alleanze che, da sempre, sono l’essenza dell’organizzazione dei poteri dello Stato disegnata con l’attuale Carta Costituzionale. E se, almeno in parte, un sistema elettorale che aveva l’ambizione di essere maggioritario (ma che non lo era a tutti gli effetti) poteva in qualche modo aver creato dei vincoli (politici, non giuridici) degli accordi pre-elettorali, un sistema sostanzialmente proporzionale riporta tutto all’alveo costituzionale, nel quale la formazione del Governo è frutto degli accordi che si riescono a costruire sulla base dei “numeri” in Parlamento (che infatti è chiamato ad esprimere la propria fiducia all’esecutivo al momento del suo insediamento). Certo, le modalità, le forme e i toni della comunicazione politica durante la campagna elettorale rendono più complesse le trattative per individuare un progetto di governo, ma tecnicamente ogni maggioranza è possibile dopo il responso delle urne. Saranno poi gli elettori a giudicare le scelte dei propri partiti. Il Governo Lega-5 Stelle (la cui gestazione è stata la più lunga della storia delle Repubblica) è nato proprio con queste difficoltà iniziali ed è stato frutto di un lungo lavoro di costruzione di un programma condiviso. Del resto, all’epoca, non c’erano le condizioni per nessun’altra coalizione, vista l’indisponibilità del secondo partito a formare qualsivoglia alleanza. Come spesso succede, però questa difficile alleanza è durata poco e l’azionista di minoranza (forte di un potenziale di consensi doppio dell’anno precedente) ha legittimamente pensato di “andare all’incasso” e togliere l’appoggio al Governo. Sin qui tutto bene. La forzatura è quella di pretendere di dettare tempi e modi della crisi. Perché se il desiderio della Lega è quello di andare a nuove elezioni, questo non significa che si dovrà fare necessariamente così. Saranno il Parlamento e il Presidente della Repubblica a stabilirlo. Così come non si possono dare giudizi sulle scelte degli altri partiti in termini di accordi e alleanze. Era stato legittimo il patto Lega-5 Stelle, è stato legittimo rompere quel patto, sarà altrettanto legittimo – una volta azzerato tutto con l’apertura della crisi – fare qualunque altra scelta, compresa ovviamente quella di andare a nuove elezioni. Saranno gli attori in campo a decidere. Si spera nell’interesse del Paese. Si teme per gli interessi di bottega o, peggio, personali.

1 luglio 2018

Odio gli indifferenti, figuriamoci gli stronzi.


Stiamo assistendo ad un cambiamento davvero epocale. Stiamo legittimando il diritto all’odio. Un odio preventivo, nei confronti di qualcuno di cui non sappiamo nulla e che però giudichiamo pregiudizialmente capace di commettere le peggiori nefandezze. Basta girare un po’ sui social per capire quanto questi sentimenti negativi siano molto diffusi, colpendo anche in modo schizofrenico persone apparentemente solidali, sensibili e caritatevoli. Le stesse persone riescono a condividere contemporaneamente post pieni di preoccupazione per lavoratori licenziati, terremotati, cagnolini in cerca di adozione, embrioni alla terza settimana, calciatori non convocati e post intrisi di odio e livore nei confronti di disperati in fuga da qualche dramma.
Il cambiamento a cui stiamo assistendo è che l’indifferenza, ossia la negazione di umana pietà nei confronti di queste persone – un po’ ‘sticazzi, mica mi posso fare carico io dei problemi del mondo – viene man mano sostituita da un sentimento di avversione, livore, odio nei confronti di questi esseri umani.
Però anche odiare non è cosa semplice. Perché per odiare io ho due possibili strade: o mi iscrivo a pieno titolo nel club dei malvagi, quindi il mio odio, la mia avversione sono coerenti con un’indole maligna, oppure cerco una qualche giustificazione alla mia ostilità. Ma visto che nessuno vuole vedersi affibbiare l’etichetta di cattivo, bisogna percorrere un’altra strada. In pratica io continuo ad essere buono (e infatti mi preoccupo per i cagnolini e i terremotati, guarda quanto sono bravo) ma ho una giustificazione per i miei sentimenti negativi nei confronti di altri, che ho bisogno di “classificare” per categoria, razza, orientamento sessuale, credo religioso e via dicendo, imputando ad ogni classificazione qualche elemento negativo. Ed è quindi un fantastico rincorrersi di luoghi comuni: i negri puzzano e stuprano le nostre donne, i musulmani sono terroristi, i rom rubano e non pagano le tasse, ecc. ecc. Tutti pronti a postare news, foto e video che confermino i nostri assiomi. Non importano che siano fasulli o che siano assolutamente fuori contesto. L’importante è che servano ad alimentare questo flusso incontrollato di pseudonotizie che hanno la sola finalità di rafforzare i nostri convincimenti. In tutto questo non ci rendiamo nemmeno conto delle contraddizioni, perché un giorno magari chiediamo che vengano affondate le navi su cui viaggiano questi disperati e il giorno successivo diciamo che quelli che sono annegati erano vicino alla Libia quindi non è colpa nostra (facciamoli morire a casa loro). Perché il problema è complesso, per carità, e non è facile spiegare a chi non ha assolutamente intenzione di approfondire l’argomento che stiamo parlando di un continente la cui aggrovigliata situazione attuale è stata determinata soprattutto dalle scelte predatorie dei paesi ricchi e civilizzati in cui abbiamo la fortuna di essere nati e che quindi abbiamo la responsabilità civile e morale di chi continua a fuggire da guerre e crisi economiche nelle quali continuiamo a giocare un ruolo fondamentale (a cominciare dal business delle armi e dei combustibili fossili). Magari dovremmo domandarci cosa possa spingere una persona ad abbandonare famiglia e affetti per avventurarsi in un viaggio terribile e con prospettive di tortura o di morte per andare magari a spaccarsi la schiena 12 ore al giorno in mezzo ai campi di pomodori. Abbiamo bisogno di poter dire che vengono a fare la bella vita, inventandoci o dando credito a notizie false soltanto per dare un alibi al nostro livore. Eppure sono loro che continuano a morire in mare, compresi i bambini - evidentemente portatori anch’essi di qualche colpa - per i quali riusciamo a non provare alcuna compassione. E per mascherare questo cinismo proviamo a negare l’evidenza, dicendo che è tutta una messinscena. Allora sarà il caso di essere un po’ meno ipocriti: la “linea dura” (se si chiama dura una ragione ci sarà) aggiunge morte e dolore alla morte e al dolore di una situazione già drammatica.  Scegliere quella linea significa scegliere di far morire delle persone. Siamo liberi di farlo. Siamo liberi di smettere di essere indifferenti e di diventare definitivamente ed orgogliosamente stronzi.

P.S. – Il titolo è soltanto un omaggio al pensiero di Gramsci: in realtà sono quasi incapace di nutrire sentimenti di odio.

17 maggio 2018

Appuntamenti di maggio



I prossimi giorni andrò un po' in giro. Ecco un breve riepilogo:

  • Sabato 19 maggio - Milano Technology Hub - ore 14:30 - Workshop su Economia Circolare
  • Venerdì 25 maggio - Frascati - Giornalisti nell'erba - ore 13:00 - Presentazione del saggio "Storia del diritto ambientale"
  • Sabato 26 maggio - Montalcino - Festival Eroica - Presentazione del diario di viaggio "Alle Colonne d'Ercole"
  • Domenica 27 maggio - Ruvo di Puglia - Ruvo Sportiva - Presentazione (a pedali) del diario di viaggio "Alle Colonne d'Ercole"




7 febbraio 2018

All'armi siam fascisti

C’è un inquietante corto circuito della logica ancor prima che del buonsenso in questo dibattito politico arroventato da una campagna elettorale nella quale i partiti stanno facendo a gara per inseguire, o addirittura alimentare, le pulsioni peggiori. Proviamo a mettere insieme due circostanze, da una parte abbiamo un povero mentecatto che prende in mano la pistola che legittimamente deteneva (ok, in teoria l’avrebbe potuta usare soltanto in un’apposita struttura, ma intanto qualcuno gli ha concesso il permesso di possederlo, quello strumento di morte) per usarla contro altri esseri umani con l’intenzione di ucciderli, dall’altra abbiamo autorevoli politici che chiedono di rendere più facile proprio la detenzione di armi, in modo che tutti, a loro avviso, possano avere la possibilità di difendersi.
Al netto delle considerazioni sull’effettiva efficacia di un’arma da fuoco per difesa personale, nessuno considera in modo adeguato che l’aumento della diffusione delle armi non va a beneficio esclusivo delle sbandierate “persone oneste” che hanno bisogno di sentirsi più sicure, ma consentirebbe a chiunque – che so, un esaltato coglione nazista, ad esempio – di tenere in casa pistole, fucili e kalashnikov , con il risultato di avere probabilmente una maggiore sicurezza percepita (la pistola sotto il cuscino come Tex Willer) ma un elevato numero di potenziali assassini pronti ad usare quelle armi per le ragioni più disparate (liti di condominio, momenti di gelosia, divergenze sulla corretta interpretazione del codice della strada). Perché solo un idiota può pensare di dividere i buoni dai cattivi e di armare i buoni in modo che si possano difendere dai cattivi. No, se tu decidi di diffondere l’uso delle armi, armerai tutti e i primi a correre a comprarsi un fucile o una pistola saranno i cattivi, seguiti dagli stupidi, che talvolta sono più pericolosi degli stessi cattivi.

Quello che ripugna è vedere cosa sia disposta a fare certa gente per aumentare di qualche punto percentuale il proprio consenso, il numero degli eletti e la fetta di potere da gestire. Il prezzo da pagare sarà un paese più impaurito ed imbarbarito e paradossalmente molto meno sicuro di adesso (negli ultimi 25 anni gli omicidi sono stati in lento ma progressivo calo). Un prezzo altissimo che, ovviamente, pagheremo noi.



11 gennaio 2018

Labico, sei mesi dopo.


Sei mesi. Pochi per fare un bilancio, ma sufficienti per farsi un’idea di come stia lavorando la nuova amministrazione comunale. Premetto subito, a scanso di equivoci, che il mio è un giudizio di parte, perché ho sostenuto sin dall’inizio l’attuale giunta. A differenza di quanto si possa pensare essere di parte non significa necessariamente essere incapaci di un’autonomia di giudizio. Anzi, nel mio caso essere di parte vuol dire essere ancora più attento e severo sui temi che mi stanno maggiormente a cuore.
Proviamo dunque a fare una prima (e necessariamente incompleta) valutazione per capire se davvero la nuova giunta sta cercando di realizzare quel “cambio di rotta” tanto atteso, come dimostra l’eclatante responso delle urne del giugno 2017.

Squadra. Intanto la composizione della squadra. Un gruppo determinato, affiatato, composto da persone competenti. Per la prima volta c’è anche una vera parità di genere, non soltanto grazie alla doppia preferenza di genere, ma perché abbiamo per la prima volta due donne in giunta, una delle quali è vicesindaco. Una parità non nominale, ma sostanziale, visto che tutte le donne che fanno parte della maggioranza sono molto preparate e determinate.
Visione. Un altro aspetto fortemente innovativo è dato da una visione diametralmente opposta di come si guida una pubblica amministrazione. Siamo passati dall’occupazione del potere fine a se stessa, con il sindaco padre-padrone ed un gruppo di fedelissimi esecutori, alla gestione collegiale della cosa pubblica, con il sindaco che sceglie una squadra in base a capacità e competenze, delega l’azione di governo sui singoli settori, coinvolge tutti nei processi decisionali, ascolta con rispetto suggerimenti e consigli di chiunque abbia sufficiente autorevolezza.
Trasparenza. Anche qui va fatto il confronto (impietoso) con il passato. Ricordiamo tutti che il precedente sindaco aveva vietato le registrazioni audio e video dei consigli comunali, appellandosi persino al “Codice della privacy”, pur di tenere la cittadinanza all’oscuro di quello che succedeva nel palazzo. Ricordiamo addirittura l’episodio in cui aveva chiamato le forze dell’ordine per mandare via un deputato della Repubblica che cercava di riprendere un consiglio comunale. Scene imbarazzanti che per fortuna sono state archiviate, ma non dimenticate. Adesso lo streaming dei consigli comunali è fatto dalla stessa amministrazione. In modo approssimativo, imperfetto, con problemi tecnici di vario tipo, certo. Però la volontà è chiara: questa amministrazione non ha nessuna intenzione di nascondersi e anzi mette tutti i cittadini nelle condizioni di seguire quello che succede nel “Palazzo”, non solo con la diretta video delle sedute, ma anche con le convocazioni in giorni e orari che permettono una maggiore partecipazione.
Privilegi. E’ un segnale, piccolo, piccolissimo, ma decisamente apprezzabile. E’ stato immediatamente eliminato il parcheggio riservato del Sindaco. Uno spazio pubblico era sottratto alla collettività e destinato esclusivamente ad un singolo cittadino, il quale ne usufruiva non solo per gli impegni istituzionali, ma anche semplicemente per andare a messa la domenica. Un privilegio in stile borbonico inaccettabile.
Estate labicana. Qui non mi dilungo (anche perché ne ho già parlato qui), perché il cambiamento è stato talmente clamoroso da aver ricevuto l’apprezzamento pressoché unanime dell’intera popolazione. Vorrei citare solo la straordinaria esperienza delle fraschette, che ha permesso a centinaia di persone di godere tre serate indimenticabili. L’estate labicana ha permesso alle tantissime risorse di cui dispone Labico di esprimere al meglio tutte le proprie potenzialità e anche questo dà la misura del cambiamento: prima le associazioni erano a malapena tollerate, tranne quelle “amiche”, adesso sono tutte, senza distinzioni, coinvolte e valorizzate.
Conti pubblici. Non si potevano fare i miracoli e nessuno l’aveva promesso. Però si è capito subito che il bilancio comunale devastato dalla politica dissennata degli ultimi anni (ricordo soltanto il “buco” causato dalla vicenda dei depuratori) è finito nelle mani di chi ha le qualità per rimetterlo in sesto. Ci vorrà tempo e bisognerà ancora contenere le spese, ma forse una piccola luce in fondo al tunnel si inizia a vedere.
Territorio. C’è ancora molto da fare, indubbiamente. Però anche qui l’amministrazione ha coinvolto positivamente le generose realtà locali e ha permesso che venisse riqualificato e valorizzato lo splendido itinerario delle fonti, in abbandono da molti anni e che è stato “riscoperto” e apprezzato da tantissimi cittadini labicani.


Molti altri temi dovranno essere affrontati e si attendono sfide difficili, in gran parte dovute alla pesante eredità del passato: urbanistica, rifiuti, servizio idrico integrato, opere pubbliche, servizi. Non sarà facile. Intanto mi piace sottolineare che - mentre le passate amministrazioni, una volta vinte le elezioni, si barricavano nel Palazzo comunale per uscirne solo dopo quattro anni e mezzo in vista della campagna elettorale – l’attuale sindaco e la sua squadra incontreranno (domenica 14 gennaio) la cittadinanza per confrontarsi sul lavoro fatto in questi sei mesi e sulle molte cose da fare nei prossimi quattro anni (una la suggerisco io: la biblioteca). Si chiama “partecipazione” ed è una bella parola, perché ci invita ad essere parte attiva di quel delicato processo che è la gestione della cosa pubblica. Ci appartiene e ne facciamo parte, tutti: sindaco, consiglieri, cittadini.

26 ottobre 2017

Il sussidiario della discordia

Ho letto il paragrafo del sussidiario che è oggetto delle feroci polemiche di questi giorni e davvero faccio fatica a cogliere la gravità della questione. Probabilmente è un mio limite e per questo ho deciso di fare una vera e propria “analisi del testo”, proprio come a scuola. Ecco il risultato:

“E’ aumentata la presenza di stranieri provenienti soprattutto dai paesi asiatici e dal Nordafrica”.

E lì’ basta andarsi a guardare il dato sul sito dell’ISTAT, oppure, se non ci si vuole perdere troppo tempo, anche su wikipedia (che usa i dati ISTAT): gli stranieri sono passati da 1,3 milioni del 2002 a 5 milioni nel 2017. Con un supplemento di indagine si possono anche vedere i continenti di provenienza, ma basta considerare che sono stati indicati i due più popolosi (Asia e Africa) per capire, così a occhio, che dovrebbe averci preso. O qualcuno pensa che ne arrivino di più dall’Oceania?

“Molti vengono accolti nei centri di assistenza per i profughi”

“Molti” – non tutti quindi e nemmeno la maggior parte – significa che una quantità significativa di persone viene portata nei centri di assistenza. Mi sembra una ricostruzione abbastanza attendibile.

“e sono clandestini”

Qui l’uso della congiunzione potrebbe forse creare qualche confusione, ma il fatto che “molti” immigrati (presumibilmente non tutti quelli che vengono portati nei centri di assistenza) siano clandestini è un altro dato di fatto. Non è cattivo chi l’ha scritto, che – tra l’altro – ha pensato bene di chiarire il concetto con l’aggiunta della seguente frase: “, cioè la loro permanenza in Italia non è autorizzata dalla legge”.
In sostanza, mica l’ha deciso l’autore del testo che molti immigrati siano clandestini. L’ha deciso il nostro legislatore facendo delle leggi di merda. Ma l’introduzione del reato di immigrazione clandestina – se non erro – è stata fatta per la prima volta dalla Bossi-Fini nel 2002, ossia 15 anni fa. In questi 15 anni i vari governi che si sono succeduti cosa hanno fatto per cambiare le cose? Nulla mi pare. E quale forza politica metterà nel proprio programma la cancellazione di questa norma priva di umanità?

“Nelle nostre città gli immigrati vivono spesso in condizioni precarie:”

Non fa una grinza

“non trovano un lavoro, seppure umile e pesante, né case dignitose”.

Anche qui non siamo molto distanti dalla realtà.

“Perciò la loro integrazione è difficile:”

Tanto facile non mi sembra

“per motivi economici e sociali, i residenti talvolta li considerano una minaccia per il proprio benessere e manifestano intolleranza nei loro confronti”

Non c’è scritto “sono una minaccia”, c’è scritto che (talvolta) i cittadini li considerano una minaccia. Anche in questa circostanza il concetto si sarebbe potuto esprimere in modo più chiaro, ma il senso non mi pare in discussione e i fenomeni di intolleranza sono drammaticamente veri.


Il problema non è il sussidiario, ma la realtà che il sussidiario ha cercato – forse un po’ superficialmente – di descrivere.Non mi unirò alla battaglia per cambiare le parole del sussidiario: penso sia più importante cambiare queste di parole: “Lo straniero che fa ingresso ovvero si trattiene nel territorio dello Stato, in violazione delle disposizioni del presente testo unico nonché di quelle di cui all'articolo 1 della legge 28 maggio 2007, n. 68, è punito…”. Quella violazione è un reato e il suo autore è un “clandestino” da punire. Non è un sussidiario, è una legge dello Stato.







11 settembre 2017

Piove? Governo... il territorio.

Immagine trovata in rete
Piogge, temporali, nubifragi, alluvioni sono eventi atmosferici naturali, in alcuni casi di forte intensità, quindi meno frequenti, ma che rientrano nella norma e sono prevedibili, magari non esattamente nel momento in cui si verificheranno (anche se l’attuale meteorologia ci consente di fare delle ipotesi abbastanza attendibili), ma sicuramente sul fatto che possano avvenire e più o meno si è in grado di immaginare le possibili conseguenze. Il vero problema è che quando si compiono scelte importanti nella pianificazione territoriale si tendono a trascurare  aspetti importantissimi: il consumo del suolo, la fragilità del territorio, la razionale organizzazione dell’abitato, il rischio idrogeologico, il rischio sismico, la qualità complessiva degli edifici anche sotto il profilo energetico. Fattori questi che sono tristemente subordinati a quello che troppo spesso è il vero motore delle scelte urbanistiche: il profitto di (alcuni) privati. Il tutto scende a cascata in una serie di rivoli – metafora particolarmente adeguata – di meschini interessi, che concorrono a formare le scelte: il consenso per l’amministratore, qualche vantaggio (non sempre lecito) per il funzionario comunale, il presunto affare del privato cittadino convinto di aver risparmiato qualcosa, ecc. Il risultato sarà una città vulnerabile e nella quale i costi di gestione per il soggetto pubblico saranno ingenti e spesso insostenibili, con il risultato di non poter fare la dovuta manutenzione e di aumentare l’esposizione al rischio.

Purtroppo le modalità con cui si svolge ormai da qualche anno il dibattito politico – trasformato in scaramucce tra tifoserie antagoniste - rischia di deformare e banalizzare ogni tentativo di riflessione e la regola è quella di attaccare l’amministrazione di segno opposto che si ritrova a gestire la situazione emergenziale e che – con tutta probabilità - dovrà fare i conti con danni enormi. Del resto in molti casi non è semplice attribuire le responsabilità, quando le decisioni che hanno portato alla situazione attuale si sono succedute e stratificate nel tempo, andando presumibilmente ognuna di esse ad indebolire la sicurezza del territorio. Non sarà la deviazione di quel torrente, non sarà nemmeno l’impermeabilizzazione di quell’area verde a monte e neppure l’intubamento di quel canale, non sarà certo l’inadeguatezza della rete fognaria, né la disinvoltura con cui si sarà consentito di realizzare un immobile in un’area a rischio esondazione, né la sciatteria con cui si sarà ignorato quell’abuso edilizio o la faciloneria con cui qualcuno avrà concesso l’agibilità (rendendolo formalmente abitabile, quindi) di un seminterrato (a rischio allagamento per definizione). Non è quella singola decisione, ma la somma complessiva di ogni singolo atto scriteriato che avrà concorso a creare un assetto complessivo così fragile e i danni (e le vittime, purtroppo) conseguenti.

Indubbiamente una buona manutenzione può avere effetti significativi nella “riduzione del danno”, ma potrebbe non essere sufficiente. Dobbiamo essere consapevoli del fatto che il problema è molto più complesso e in molte realtà andrebbe riprogrammata, là dove possibile, la pianificazione urbanistica. Non serve – e soprattutto non serve a chi si candida a governare le città – ergersi a giudici e mettere sullo scranno degli imputati un amministratore che, in alcuni casi, si ritrova a gestire un’eredità scomoda. Anche perché al giro successivo i ruoli potrebbero invertirsi dando futilmente vita al patetico siparietto di accuse e scarichi di responsabilità. Responsabilità che, sia chiaro, ci sono e in qualche caso si possono anche provare ad individuare (punendo, se possibile, comportamenti illegittimi). In qualche caso si possono cancellare gli errori, in altri si può provare ad avviare interventi correttivi. Però sarebbe il caso di cambiare registro. Spendere meno energie per le polemiche “post”, ma dandosi da fare, sin da subito, per tutto quello che bisogna fare “prima”: prevenzione e pianificazione.

28 agosto 2017

L'estate (labicana) sta finendo


L’estate labicana – sì, lo so che non è finita, ma dopo S. Rocco è legittimo tracciare un primo bilancio - è stata un successo straordinario. Per la prima volta dopo tanti anni il paese è tornato ad essere vivo e vitale e i cittadini sono tornati ad essere comunità. Questo è un risultato straordinario per una giunta che si è insediata a ridosso dell’estate e che ha trovato il capitolo di bilancio desolatamente (e, temo, per scelta deliberata) vuoto. C’è stato un cambio di passo indiscutibile e va dato atto al Sindaco ed alla nuova amministrazione di aver saputo costruire un ottimo programma e di aver deciso di coinvolgere le associazioni alle quali è stato riconosciuto, a differenza che nel passato (quando gli eventi si proibivano), un ruolo attivo e propositivo. Le associazioni hanno fatto con impegno e dedizione la propria parte apportando un contributo sostanziale all’ottimo risultato finale.
Ci sono stati (e altri ce ne saranno) davvero troppi eventi per poterli ricordare tutti come meriterebbero. La mia sensibilità personale di ambientalista mi spinge ad esprimere un particolare apprezzamento per un importante cambio di direzione che questa amministrazione sembra che voglia dare sul tema dello “stile di vita”, in particolare per quanto riguarda la produzione dei rifiuti. Sembra che ci sia la ferma volontà di intervenire con un approccio diverso, più attento e preoccupato all’impronta ecologica delle nostre abitudini. Nonostante i tempi stretti, già dal regolamento predisposto dal comitato si è cercato di dare un indirizzo chiaro sulla necessità di eliminare (o almeno ridurre) il monouso in plastica. E la risposta di chi ha organizzato “Labico in Frasca” è stata encomiabile, con quattro fraschette che si sono completamente convertite alle stoviglie tradizionali o al compostabile, azzerando quasi del tutto la produzione di rifiuto indifferenziato. A tutti loro va il mio personale ringraziamento, soprattutto per i gentili pensieri rivolti alla mia persona durante il lavaggio dei piatti ;-).
Quello che appare francamente desolante è la pochezza di argomenti di chi ha deciso di fare un’opposizione preconcetta, scomposta e irragionevole. Mi dicono di una lettera con la quale un autorevole esponente dell’opposizione avrebbe espresso dubbi sulla regolarità degli striscioni degli sponsor che quest’anno, come ogni anno, sono stati affissi in occasione della festa del Santo Patrono. Buffo che non se ne sia accorto prima, ossia quando aveva la competenza e l’autorità per intervenire per sanzionare eventuali illeciti. Per non parlare della patetica polemica sul “mancato invito” alla processione (momento religioso al quale l’amministrazione partecipa per cortesia istituzionale). Ho avuto a che fare in passato con veri e propri sgarbi istituzionali e sarei solidale se non si trattasse di una critica del tutto pretestuosa. In passato l’amministrazione comunale organizzava iniziative istituzionali alle quali non solo non invitava gli esponenti dell’opposizione, ma nemmeno li informava e non se ne scusava certo, visto che l’obiettivo era esattamente quello di cancellare la minoranza dal dibattito pubblico. Penso, ad esempio, all’iniziativa organizzata con l’assessore Di Carlo (PD, tra l’altro, ma all’epoca questo non suscitava scandalo) sul piano casa o alla celeberrima iniziativa pubblica a Colle Spina sulla zona industriale dove Alfredo Galli si era imbufalito perché io e Maurizio Spezzano non solo eravamo andati anche senza invito, ma avevamo osato addirittura prendere la parola ed esprimere la nostra opinione.
L’ultima perla è la decisione di tutti i gruppi di opposizione (compresi i non rappresentati in consiglio) di disertare la seduta di oggi. Ancora una volta con motivazioni abbastanza deboli. Gli assenti lamenterebbero il mancato rispetto della norma (statutaria e legislativa) che stabilisce un termine minimo entro il quale deve essere data la possibilità ai consiglieri comunali di esaminare gli atti all’esame. In pratica, a quanto pare, i consiglieri dell’opposizione vorrebbero poter andare in qualunque momento in comune per visionare gli atti. Qualcuno dovrebbe spiegare loro che non funziona così. Gli atti sono a disposizione dei consiglieri, ma non si può certo pretendere che gli uffici facciano gli straordinari per loro. In questa specifica circostanza gli atti erano stati messi a disposizione diversi giorni prima e sarebbe bastata un po’ di buona volontà per studiarsi tutta la documentazione. A me è dispiaciuto molto vedere un consiglio comunale senza contraddittorio, perché oggi è venuto meno uno dei fondamenti di un consesso democratico e di questo sono gli assenti a doversi assumere l’enorme responsabilità.

Io credo che il ruolo dell’opposizione non possa essere svilito in questo modo. Chi si oppone a questa maggioranza ha il diritto e il dovere di esercitare il suo ruolo in modo severo e imparziale, cercando di valutare e giudicare le scelte amministrative, migliorando e sostenendo quelle condivisibili, cercando di contrastare – nel rispetto delle regole – quelle che si giudicano sbagliate. In alcuni casi, quando le decisioni della maggioranza si ritengono particolarmente negative, sono anche comprensibili tecniche ostruzionistiche e dilatorie, ma utilizzando sempre un briciolo di buonsenso. L’aspetto preoccupante dell’assenza dell’opposizione è che sta assumendo un atteggiamento vittimistico, come se venissero lese le loro prerogative di eletti. Qualcuno ha fatto anche dell’ironia sul fatto che sia saltata la diretta streaming. Ossia quello che chi c’era prima aveva sempre “vietato”, “proibito”, “impedito”, con le scuse più ridicole (la legge sulla privacy, ad esempio). Ora che questo si sta facendo (in modo approssimativo, per carità) partono le critiche, magari da chi in passato non si era mai lamentato della mancanza dello streaming. Vorrei quindi ricordare agli esponenti dell’opposizione che il problema di una democrazia imperfetta ce l’abbiamo avuto fino all’11 giugno e che adesso loro dispongono di tutti gli strumenti per fare opposizione. E li invito a farla. Ma sul serio. Sui contenuti, sulle proposte politiche, sull’urbanistica, sulla cultura. Si facciano portatori di un’idea diversa e alternativa rispetto a quella attuale. Fosse anche la riproposizione di quella cementizia e speculatoria del passato. Almeno sarebbe qualcosa. Abbandonino arzigogoli e sofisticherie giuridiche sulle quali mi sembrano anche un po’ in affanno. Vadano in comune a prendersi le carte, le studino, esprimano critiche, elaborino controproposte. Sono certo che nessuno impedirà loro di farlo. E sono certo che la disponibilità della documentazione sia stata (e lo sarà in futuro) anche al di là del mero obbligo di legge, perché non credo che questa amministrazione abbia alcun interesse a tenere nascoste le carte o, peggio, a violare il munus dei consiglieri comunali. Il giorno che succederà, sarò in prima linea a contestarne l’operato. 

22 giugno 2017

Io sto con Socialmente Donna, senza se e senza ma

A quanto pare il candidato sindaco di Tradizione e Progresso ha presentato una richiesta di accesso agli atti “contro” l’associazione Socialmente Donna. La capziosa furia nomotetica che pervade il testo dell’interrogazione cela un proposito abbastanza evidente: mettere i bastoni tra le ruote ad un’associazione composta da donne coraggiose e determinate che si impegnano da anni per combattere la violenza di genere e per aiutare le donne vittime di abusi e maltrattamenti. L’abnegazione di queste persone – che tutti noi dovremmo ringraziare – è a titolo gratuito ed ognuna di loro spende il proprio tempo e le proprie risorse semplicemente per aiutare altre persone in difficoltà e per promuovere azioni di conoscenza e di sensibilizzazione. Il valore straordinario di tutto questo è stato riconosciuto anche dalla precedente amministrazione che ha sempre aiutato e supportato l’associazione Socialmente Donna nella sua attività.
Tra le iniziative promosse da Socialmente Donna anche negli scorsi anni ci sono stati eventi teatrali e rassegne cinematografiche, che avevano il duplice obiettivo di trasmettere consapevolezza e di raggranellare un po’ di risorse per sostenere i costi dell’attività associativa (manifesti, locandine, ecc.). Queste iniziative sono state patrocinate dall’amministrazione Galli ed esponenti della giunta sono stati spesso presenti (in primis l’ex assessora Nadia Ricci). All’epoca, il consigliere Dell’Omo non aveva trovato nulla da eccepire, mentre adesso firma un atto che ha tutta l'aria di essere finalizzato ad impedire che si svolga la rassegna cinematografica.
Per carità, niente da dire se uno si sveglia la mattina con un improvviso afflato legalitario e decide di controllare con insolito rigore ogni singolo stormir di fronda. Anzi, considerato che nella sua personalissima scala delle priorità di intervento il primo atto sembra quello di “sparare sulla croce rossa” (che purtroppo è una metafora solo fino ad un certo punto), vorrei suggerirgli di farlo almeno in grande stile: attesa la pericolosità dell’oscura compagine perché non attivare i NAS, la Forestale, il KGB, le teste di cuoio, i NOCS, gli alpini, i cavalieri di malta, l’armata rossa, la finanza, la CIA, la NATO, i caschi blu e tutti insieme, armati fino ai denti, circondare la sede della pericolosa cellula eversiva, assicurare alla giustizia le temibili malviventi e riportare finalmente la piena legalità nel nostro piccolo paese?


P.S. – Proprio in queste ore a Sant’Omero si piange la morte di un’altra donna, vittima dell’ennesimo femminicidio. Un altro caso in cui la vittima aveva inutilmente segnalato il pericolo alle autorità competenti. Speriamo che non fossero troppo impegnate ad impedire l’illecita somministrazione di patatine per trovare il tempo di salvarle la vita.

P.S. 2 - Nella prima stesura del post facevo erroneamente riferimento ad un'interrogazione, mentre in realtà si tratta sembra si tratti di una richiesta di accesso agli atti. Mi scuso per l'imprecisione anche se, ovviamente, sul piano sostanziale la questione non cambia di una virgola.



21 giugno 2017

Caro criticone

Caro criticone,

ho scoperto che esisti solo da pochi giorni, ma stai dimostrando un impeto e una determinazione che ti permetteranno di recuperare in fretta il lungo oblio in cui hai vissuto negli ultimi anni. Sì, perché in effetti – e questo forse ti stupirà - la stragrande maggioranza di ciò che adesso ti scandalizza era esattamente così anche prima dell’11 giugno.
Sono certo che nel recente passato sarai stato assorbito da altri impegni e non avrai avuto modo di notare lo sfacelo in cui versava il paese e le moltissime inefficienze che pesavano sull’intera collettività. Il depuratore, tanto per fare un esempio, funzionava poco e male già negli anni passati. Qualcuno – non tu, mi pare – aveva inutilmente segnalato ad un’amministrazione troppo concentrata a spandere cemento sul territorio labicano per pensare che fosse necessario adeguare gli impianti di depurazione al mutato carico antropico. Cinque anni fa – e anche in quella circostanza mi sa che eri un pelino distratto – è intervenuta la magistratura e ha disposto il sequestro dei due impianti, individuando anche alcune gravi ipotesi di reato. Questo scherzetto è costato a noi cittadini alcuni milioni di euro, che stiamo ancora pagando. Dov’eri tu?
Non parliamo dell’espansione edilizia di questa città, che non è stata accompagnata dal necessario adeguamento di tutte le infrastrutture e di tutti i servizi. Qualcuno – non tu, insisto – ha posto il problema, ha segnalato la mancata realizzazione delle opere di urbanizzazione, ha chiesto a gran voce che venissero fatte le opere previste dalla normativa vigente per rendere vivibile una città.
Abbiamo avuto un mucchio di altri problemi, che non sto qui ad elencare completamente, causati dalla cattiva gestione amministrativa. Ti cito solo alcuni casi emblematici: 200mila euro per una ciclabile mai finita, 300mila euro per l’acquisto di un mucchio di ferraglia che non si sa nemmeno dove sia (la presunta opera di Eiffel), altre centinaia di migliaia di euro per una biblioteca non funzionante, decine di migliaia di euro per un progetto di sviluppo industriale a Colle Spina fermato dall’opposizione di allora e dalla cittadinanza (tu c’eri? non ricordo…).
Ecco caro criticone, di problemi nel paese ne avevamo tantissimi e tu eri assente. Comprensibilmente assente, perché in molti avevano un po’ di timore ad esprimere critiche e farlo era sconsigliabile (io ad esempio ho ancora un paio di cause in corso per aver osato esprimere il mio pensiero). Adesso questa enorme mole di problemi l’ha ereditata la nuova amministrazione. Alcuni sono difficilmente sanabili (penso agli errori di pianificazione urbanistica), altri avranno bisogno di tempo e di impegno.
Caro criticone, su una cosa hai ragione: bisogna vigilare sull’operato di una giunta e fai bene a farlo. Però ti invito a riflettere su un primo, importante, cambiamento. Ora l’esercizio della critica non solo sarà possibile, ma sarà uno strumento di dialogo e di collaborazione con l’attuale amministrazione. E’ un bel passo avanti, ti assicuro. Nel frattempo goditi questo nuovo clima di serenità e di propensione all’ascolto. E’ una cosa bella, ti assicuro. Se poi riesci anche a trasformare i tuoi borbottii indistinti in una critica collaborativa e costruttiva, allora avremo fatto tombola. E’ così che funzionano le comunità.


Nota: il personaggio a cui si rivolge il post è immaginario ed ogni eventuale riferimento a persone realmente esistenti e borbottanti è puramente casuale.

9 giugno 2017

S’è girato i monno

Avrei volentieri evitato di entrare nella polemica sollevata dal miserabile volantino anonimo diffuso in lungo e in largo per il paese pieno di veleno nei confronti non solo dei candidati della lista n. 4, ma anche di chi in qualche modo deve avere commesso l’imperdonabile errore di “schierarsi”, più o meno manifestamente, a favore della coalizione guidata da Danilo Giovannoli. Ne avrei fatto volentieri a meno, ma trovo stupefacente che adesso il volantino si trasformi in un pretesto per attaccare ancora una volta proprio la lista Labico bene comune. “Sì, vabbé il volantino – è l’ardita tesi – ma quanto è brutta questa cosa che si facciano collegamenti più o meno espliciti ai propri avversari”. I quali, a quanto pare, si destano ora dal sonno virginale di coloro ai quali Biancaneve “je spiccia casa”. Proviamo dunque a mettere in fila alcune considerazioni.
  1. Il volantino è la sommatoria disgustosa e vomitevole di insinuazioni, allusioni, mistificazioni, insulti, anche squallidamente sessisti, che nel complesso integra senza se e senza ma un chiaro reato di diffamazione.
  2. Dei tre candidati sindaci avversari, uno solo (a quanto mi risulta), Fausta Ledda del Partito Comunista, ha espresso solidarietà nei confronti della lista n. 4, un altro ha semplicemente detto qualcosa tipo “non sono stato io” e il terzo – quello che ci ha tenuto a spiegare il significato della parola “diffamazione” – ha fatto finta o non si è accorto di niente.
  3. Prima ancora dei candidati sindaci, ciò che è davvero inquietante è il silenzio assordante del sindaco attuale, al secolo Alfredo Galli. Il primo cittadino avrebbe il dovere morale di intervenire al verificarsi di quello che giudico un vero e proprio attentato alle regole della civile convivenza democratica. Il nostro, invece, se n’è rimasto tranquillo e beato nel Palazzo. Un vero sindaco sarebbe corso dai carabinieri e avrebbe presentato lui una querela per diffamazione, perché quell’atto ingiurioso ha colpito non i singoli cittadini bersaglio dell’anonimo estensore del volantino, ma un’intera comunità, la “sua” comunità, la comunità di cui lui è – dovrebbe essere – il punto di riferimento e il garante. Perché non è intervenuto? Perché non ha espresso una dura censura nei confronti dell’autore del gesto? Perché ha lasciato che poche settimane prima venissero regolarmente affissi ben due manifesti anonimi finalizzati a screditare la lista Labico bene comune? Per incapacità, indolenza, menefreghismo? Qualcuno potrebbe addirittura leggere nell’inerzia del sindaco un atteggiamento implicitamente collusivo.
  4. Trovo preoccupante che molti – soprattutto tra i candidati e sostenitori di altre liste – tendano a sottovalutare la gravità di quanto avvenuto. Perché questo genere di episodi minano le basi del confronto democratico. Perché non si può parlare di un paese civile, libero e democratico se un cittadino (non dico un candidato consigliere, ma un semplice cittadino) non ha il diritto di esprimere la propria personale opinione a favore di uno schieramento, perché altrimenti rischia di essere messo alla berlina da un infamante foglietto di carta. Perché a quel punto non è importante che quello c’è scritto sia vero, verosimile o falso. Conta che in qualche modo si possa instillare il dubbio che in fondo qualcosa di vero ci sia, soprattutto se si ha l’abilità di mescolare mezze verità o riferimenti a fatti reali, perché una volta che hai mischiato merda e farina, non è che sia facile separarle.

In tutto questo, l’attività prevalente rimane quella di fare le pulci ai candidati e simpatizzanti della Lista n. 4. Come si dice a Labico “S’è girato i monno”. Ma non preoccupiamoci. Alle 23 di domenica 11 giugno succederà davvero.

6 giugno 2017

11 giugno. A Labico si volta pagina

Mancano pochi giorni alle elezioni amministrative in cui i cittadini di Labico sceglieranno la prossima amministrazione. In qualche misura sarà una data storica per la nostra città, che vedrà l’uscita definitiva di chi nel bene o nel male – e il mio giudizio è netto e noto - è stato il principale protagonista della scena politica labicana: Alfredo Galli.
Non sono un assertore della teoria che in politica rinnovamento sia necessariamente sinonimo di miglioramento, ma in questo caso è evidente il bisogno che una classe politica, un metodo politico ed una cultura politica – dei quali il sindaco uscente è l’ineguagliabile incarnazione – chiudano definitivamente il ciclo. Questo cambiamento non sta avvenendo per caso, ma è il naturale epilogo di un percorso, durato dieci anni e costruito da molte persone (inter alios l’impareggiabile passione del vulcanico Maurizio Spezzano) che hanno avvertito la necessità di voltare finalmente pagina e che hanno lavorato con impegno e costanza per dare una proposta davvero alternativa, fatta di contenuti, credibilità e preparazione. Il percorso non è stato facile, ci sono stati problemi, difficoltà, sono stati anche commessi degli errori. E’ il fisiologico limite di un progetto democratico, partecipato e condiviso, ma è anche la sua ricchezza e la sua forza.
Dal 12 giugno Labico avrà l’opportunità di rinascere. Sarà una sfida ardua e decenni di pessimo governo locale peseranno come un macigno sui nuovi amministratori, ma sono convinto che la squadra di Labico bene comune abbia le capacità e le competenze per affrontarla in modo appropriato.

In una lista di persone qualitativamente così elevata non è semplice sceglierne due – una donna e un uomo, per la doppia preferenza di genere – a cui dare la propria fiducia. Io ho deciso di esprimere la mia preferenza per due persone in grado di unire l’entusiasmo della giovane età alla necessaria competenza ed alla sensibilità sui temi che personalmente mi stanno più a cuore, a partire dalla tutela del territorio e dell’ambiente in cui viviamo. L’11 giugno darò il mio voto alla lista n. 4, Labico bene comune, ed esprimerò la mia preferenza per Giulia Lorenzon e Paolo Galli, i quali, ne sono certo, daranno un apporto prezioso all’attività della futura amministrazione comunale. A Giulia e Paolo, a Danilo Giovannoli e a tutta la lista formulo i miei migliori auguri di buon lavoro perché Labico torni ad essere quel “bene comune” di cui noi cittadini abbiamo bisogno.

18 maggio 2017

Il figurone sul manifesto abusivo in 10 mosse

1.               Vedo su via Casilina un enorme cartellone pubblicitario con la propaganda politica a favore di una lista per le prossime elezioni amministrative. E’ chiaro che il cartellone non dovrebbe essere lì. Chi l’ha messo non conosceva la norma, non l’ha capita o l’ha volutamente ignorata.
2.                  Scrivo un post sul mio blog con cui segnalo l’anomalia.
3.                 La lista in questione risponde con un post su facebook nel quale si cita a vanvera la legge e si afferma, in sostanza, che quel cartellone sta bene dov’è.
4.                  Qualche simpatizzante della lista si premura di individuare le screpolature del dito (anche di qualcun altro), ma non si preoccupa di osservare con attenzione la luna (che proprio lì non ci dovrebbe stare).
5.               C’è chi fa presente tutte le violazioni di legge commesse negli ultimi vent’anni in tutto il territorio della Regione Lazio (eh, ma mica ti sei lamentato della locandina fuori posto affissa nel ’97 ad Alatri…). Faccio sommessamente presente che non faccio il carabiniere ed è un mio preciso diritto di cittadino segnalare ciò che ritengo opportuno.
6.             Altri dicono: se pensi che sia un illecito avvisa chi di competenza. Ok, lo faccio, ma era abbastanza visibile e se ne potevano accorgere da soli.
7.                  Replico alla risposta anonima della lista responsabile dell’affissione abusiva spiegando in modo ancora più semplice (forse un disegnetto avrebbe aiutato) le ragioni dell’illecito.
8.           Arriva una controreplica (sempre anonima) un po’ contorta con una simpatica metafora geometrica sull’angolo giro il cui senso sembra proprio di voler girare intorno alla questione. L’ignoto estensore insiste pervicacemente sul fatto che il manifesto sia perfettamente in regola, citando, quasi con saccenteria, la legge violata e altre norme la cui attinenza con la questione sollevata è paragonabile ad un intervento sulla meccanica quantistica molecolare ad un convegno sul simposio di Platone. Molto interessante, ma – citando un autorevole politico – che c’azzecca? La replica, tanto per chiarire ulteriormente l’intenzione di cambiare argomento senza affrontare il problema, termina invitandomi a commentare cose che ho scritto cinque anni fa. Lo ringrazio per l’attenzione ma proprio non credo di essere  la persona più adatta per fare l’esegesi di un testo scritto da me. Però sono sempre disponibile ad un confronto , anche pubblicamente, su qualsiasi cosa (a parte meccanica quantistica e simposio di Platone). Ovviamente il requisito necessario è quello di esistere e non temere il confronto.
9.                  Tolgono il manifesto.
10.               Sipario.




Alle colonne d'Ercole

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La mia ultima avventura