Il Sindaco “invita la
cittadinanza a limitare al massimo l’utilizzo dei servizi igienici privati al
fine di diminuire il flusso dei liquami presso i suddetti depuratori”. L’unica interpretazione
possibile di questa frase - tratta da un “avviso alla popolazione” del sindaco
di Labico - è molto semplice: fatene poca. Di cacca, si intende. In generale l’invito al risparmio e
a non abusare delle risorse naturali è normalmente apprezzabile. Viviamo in una
terra che ha molti limiti e noi umani siamo tanti e aumentiamo sempre di più.
Un rapporto rispettoso con il nostro pianeta sarebbe sicuramente auspicabile e
ben vengano amministratori illuminati che ci esortano alla misura. Sarei felice
di avere un sindaco che suggerisce di non sprecare il cibo, che incentiva la
vendita di prodotti biologici e a chilometri zero; un sindaco che promuova la
mobilità sostenibile e il risparmio energetico e si batta per evitare il
consumo del suolo. Un sindaco che magari va in giro per il paese in bici o a
piedi e non con il SUV, anche per fare pochi metri. Ecco, da un sindaco così,
apprezzerei l’invito (ancorché indiretto) a risparmiare una risorsa importante e preziosa come
l’acqua. Anzi: magari avercelo un sindaco così. Invece, il mio sindaco ha una
cultura diametralmente opposta. Il mio sindaco non ha la più pallida idea di
cosa significhi “decrescita” e tutta la sua azione amministrativa è sempre andata
nella direzione dello spreco, del consumo bulimico del suolo, dell’espansione
del cemento, dell’impermabilizzazione dei terreni, della distruzione
dell’economia agricola locale. Un sindaco che non si è mai posto il problema
del limite alla crescita, salvo accorgersi, di tanto in tanto, che la crescita
– soprattutto se disordinata e regolata esclusivamente dal profitto – porta con
sé alcune conseguenze di cui un buon amministratore dovrebbe tenere conto. Come
l’aumento della popolazione scolastica (della quale non bisognerebbe accorgersi
solo quando si iscrivono i bimbi a scuola), le maggiori esigenze di servizi da
parte dei cittadini, l’incremento del traffico e della domanda di parcheggi.
Fino ad arrivare alla sconcertante scoperta che se raddoppia il numero dei
cittadini raddoppia anche la produzione fecale della popolazione. E che anche
gli impianti di trattamento delle acque reflue urbane dovrebbero adeguarsi
all’incremento demografico. Disinteressarsene o, comunque, non intervenire per
anni non poteva che portarci ad avere i depuratori sequestrati dalla
magistratura (eh, sì: ogni tanto qualcuno si ostina a voler far rispettare le
leggi) e ritrovarci in una situazione disastrosa. E dopo tre mesi dall’inizio
dell’emergenza depuratori, ecco che il nostro primo cittadino tira fuori dal
cilindro la soluzione perfetta: evitate di andare a cagare. Col rischio che, per una sorta di contrappasso, qualcuno (e potrebbero essere in tanti) ci mandi lui.
5 luglio 2012
29 giugno 2012
L'estate labicana non delude mai
Partiamo da un dato di fatto. Se
si eccettuano le politiche di impulso all’espansione edilizia, la maggioranza
labicana è, di norma, priva di ogni spunto propositivo. Le poche, rare e
malfatte iniziative traggono la loro forza da critiche e lamentele da parte
dell’opposizione o dei cittadini. Con questi presupposti ogni tanto si asfalta
una strada, si organizza un evento, si avviano campagne di pulizia del paese.
Sempre senza convinzione, in modo trasandato e approssimativo, giusto per poter
dire: “ci avevamo pensato, l’abbiamo fatto, lo stiamo facendo”.
L’estate labicana è uno dei
terreni di scontro delle polemiche locali. Da una parte c’è chi lamenta – fatta
salva la settimana di S. Rocco
– l’assenza, pressoché totale, di iniziative e proposte durante tutto l’arco
estivo. Dall’altra c’è un’amministrazione che non ha né voglia, né idee, ma si
trova costretta a scrivere un programma su un manifesto e ad organizzare
qualcosa, giusto per non essere attaccabile. L’idea è quella di sfruttare il
lavoro degli altri – le associazioni socio-culturali locali – a cui delegare
l’impegno e la fatica, per poi attribuirsi meriti e visibilità. In questo modo,
tra l’altro, si ottiene anche il non indifferente vantaggio di esercitare un
“controllo” sulle associazioni. Quelle non sufficientemente allineate, se
proprio vogliono partecipare, devono starsene a margine e non disturbare il
manovratore.
Con queste premesse si è svolta
la prima iniziativa estiva, una splendida due giorni organizzata, come ogni
anno, dall’associazione “Banda Larga” e per la cui buona riuscita sono serviti
il lavoro e la passione delle moltissime persone che, a titolo volontario,
hanno costruito, pezzo per pezzo, un bel programma, che ha coinvolto – tra
giochi e spettacoli – tantissime, persone. Soprattutto giovani e giovanissimi.
I cerchi si sono rivelati il posto adatto per l’iniziativa e la nuova gestione
del locale, finalmente frutto di una corretta procedura di affidamento, si sta
rivelando un’ottima partnership per riscattare finalmente una parte del paese
che era stata lasciata in completo abbandono. Bisognerebbe anche ricordarsi che
se non ci fossimo stati noi, con le nostre interrogazioni e con i nostri TG LOV
(quello dei cerchi è stato il primo in assoluto, oltre due anni fa), probabilmente
i cerchi sarebbero ancora nel triste stato di degrado e sporcizia che molti
ricordano.
L’unica anomalia è stata la
decisione, da parte dell’amministrazione, di organizzare in contemporanea
un’iniziativa a Palazzo Giuliani, con uno spettacolo teatrale preceduto dalla
proiezione della partita (mentre ai cerchi, sempre grazie alle associazioni,
erano stati installati ben due maxischermi). E’ strano che in un paese così
avaro di iniziative, soprattutto da parte dei nostri amministratori, non si scelga
di distribuire l’“offerta” culturale su più giorni. Escludendo che si tratti –
come spesso capita – del solito pressapochismo, si può ipotizzare che la
maggioranza, , pur avendo cercato di appropriarsi – almeno nella forma - della
festa in piazza, l’abbia sentita comunque distante ed estranea al punto tale da
averne preferita una più facilmente riconoscibile come “propria”. Ancora una
volta, come già era capitato per la celeberrima “cena di gala” durante la sagra
delle nocciole, un modo per costruire un muro tra la casta politica locale –
nei piani alti dell’elegante palazzo Giuliani - e la cittadinanza, un po’ più a
valle, nella più popolare cornice dei cerchi. Ancora una volta non è stato
difficile fare la mia scelta e tra il palazzo e la piazza ho scelto la piazza,
l’agorà, proprio come il nostro giornale.
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19 giugno 2012
Quando la politica mortifica la dignità del lavoro
| Paesaggio lucano |
Di solito evito di replicare agli
insulti. Il ricorso all’insulto imbarbarisce e mortifica ogni tentativo di
confronto politico e, rispondendo, si corre il serio rischio di ritrovarsi
sullo stesso piano dell’interlocutore. Cercherò, comunque, di esprimere alcune
considerazioni su quel poco di politico che emerge dal delirante “elogio
funebre” di quello che, in men che non si dica, è diventato un autorevole
esponente di Cambiare e Vivere Labico: Marco Aurelio Marcelli, il quale
dispensa giudizi sommari e penose ingiurie all’indirizzo del sottoscritto, pur
senza fare mai il mio nome.
Proviamo, al netto delle offese
personali, a dare una lettura politica dell’“elogio”. Intanto il documento reca
il simbolo di Cambiare e Vivere Labico ed è quindi – sul piano formale -
espressione del pensiero dell’intero gruppo. Non sono considerazioni personali.
E’ un vero e proprio documento politico, il cui contenuto non è mai stato
ufficialmente sconfessato da nessuno. Bisogna prenderne atto. Immagino che
Tulli, Paris, Giovannoli e gli altri esponenti della lista ne condividano il
“senso politico”. E la prima notizia interessante che colgo è che Cambiare e
Vivere Labico non è più una lista civica, ma una chiara lista partitica targata
PD e appoggiata da Sinistra, Ecologia e Libertà. Per correttezza, avrebbero
fatto bene ad avvisare anche il loro elettorato e, magari, anche qualche
candidato. Invece in tutto il materiale elettorale non si era vista traccia di
un solo simbolo di partito. Misteri della comunicazione politica.
Un’altra notizia di rilievo
riguarda l’idea che da quelle parti sembrano avere del lavoro. Il lavoro non
sembra più un diritto, come affermato dalla nostra Carta Costituzionale, ma una
concessione, a fronte della quale il lavoratore sembra non possa ambire ad avere
delle proprie idee, ma – per non rischiare di essere considerato un parassita
o, quanto meno, un ingrato – deve allinearsi alle scelte politiche del proprio
datore di lavoro. Ce n’è abbastanza per rivedere i severi giudizi su alcuni
influenti imprenditori locali, che non mi risulta abbiano preteso di
condizionare le scelte politiche dei propri dipendenti.
![]() |
| Biscia d'acqua nell'oasi WWF di Policoro |
Trovo poi abbastanza singolare
che Sinistra Ecologia e Libertà labicana - i cui autorevoli esponenti, oltre ad
avere approvato un devastante piano regolatore, avevano appoggiato la lista del
PDL nel 2007 – parli di tradimento. Come fa Marco Aurelio Marcelli, che per sua
scelta non mi rivolge neppure la parola, a sentirsi “tradito” da me? Il
tradimento ha senso in presenza di una qualche forma di rapporto. Ma non è che
Berlusconi o Galli possano mai accusare me di averli “traditi”. Tra me
Berlusconi, Galli e i Marcelli non c’è mai stato alcun tipo di rapporto, né
politico, né personale. E forse non è un caso che il giovane Marcelli, nel goffo
tentativo di offendermi, usi, in senso dispregiativo, lo stesso identico
termine utilizzato da Remo
Di Stefano (ossia l’esponente PDL a cui lui e i suoi
familiari avevano portato i voti nel 2007). E questo utilizzo dispregiativo di
un’attività lavorativa la dice lunga – se mai ce ne fosse bisogno – sul
rispetto che gente che si proclama di sinistra ha nei confronti dei lavoratori.
Io non sono un portaborse e usare in modo denigratorio questa parola non
offende certo me (io faccio un altro lavoro, se ne ha voglia, posso provare a
spiegarglielo, così come avevo fatto con Di Stefano cinque anni fa) ma chi quel
lavoro lo svolge. Ogni lavoro è dignitoso e merita rispetto. E se fossi stato
un netturbino, un necroforo o un cameriere? Sarebbe stato deplorevole svolgere
una mansione così umile ai suoi nobili occhi? Potrei considerarla una caduta di
stile, ma per farla è necessario averne avuto almeno un po’, di stile. Per il
momento il giovane portavoce di Cambiare e Vivere Labico ha dimostrato solo una
certa supponenza. Una ragione in più per essere convinto di aver fatto la
scelta giusta, antagonista al sistema di potere di Galli, sempre e comunque e
non a seconda delle stagioni politiche.
8 giugno 2012
Consiglio comunale rinnovato, si fa per dire.
Il 26 maggio i cittadini labicani hanno potuto
assistere all’insediamento del sindaco e del consiglio comunale scelti con le
elezioni del 6 e 7 maggio. La prima evidente differenza rispetto a cinque anni fa
è nel numero dei consiglieri. Scelte molto discutibili di una classe politica
nazionale che spaccia per riduzione dei costi della politica tagli alla
democrazia ed alla rappresentanza hanno portato da 6 giugno 2012
Interrogazione malfunzionamento fogne
Al Sindaco del comune di Labico
All’assessore ai lavori pubblici
Oggetto: fuoriuscita liquami fognari in zona residenziale.
In data 24
febbraio 2004 veniva segnalato al Sindaco del comune di Labico, al comando
della polizia municipale e alla ASL RMG, la fuoriuscita, durante i momenti di
maggiore intensità delle precipitazioni atmosferiche, di liquami dal tombino
della rete fognaria delle acque scure;
con tutta
probabilità il problema derivava dalla presenza di due concause, la prima era
il convogliamento delle acque chiare meteoriche nelle rete fognaria (in assenza
o non completezza di una rete autonoma), la seconda – quella “scatenante” – un
intervento di modifica delle condutture che potrebbe aver creato una sorta di
impedimento al regolare deflusso delle acque;
nel periodo in
cui era stata fatta la segnalazione nella zona c’era un cantiere edile
abbandonato, ma l’amministrazione non è mai intervenuta. In
seguito sono iniziati i lavori di realizzazione di due immobili e il
costruttore e il direttore dei lavori, visto il problema, hanno ritenuto di
sigillare il tombino con dei blocchi di cemento per impedirne il deflusso delle
acque;
La situazione
così modificata, di dubbia legittimità ad avviso dell’interrogante, aveva
portato alla fuoriuscita delle acque reflue da un tombino situato nel giardino
dell’abitazione confinante, con conseguente allagamento del garage con i
liquami fognari; la questione è stata prontamente segnalata al Sindaco, ai
vigili urbani, all’ufficio tecnico, ai carabinieri ed alla ASL; il Sindaco
aveva dichiarato che sarebbe intervenuto, anche con un’ordinanza per lo
sganciamento dei discendenti; nulla però è stato fatto e, appena due giorni
dopo l’episodio, era stata permessa la completa asfaltatura del piazzale del
cantiere e relativa impermeabilizzazione del suolo;
nel frattempo,
pur in assenza dell’agibilità e in una situazione così incerta sotto il profilo
sanitario, l’amministrazione aveva permesso che gli appartamenti fossero
utilizzati come abitazione;
con la pioggia
intensa del 24 maggio 2010 il problema si era verificato di nuovo e dal
medesimo tombino era uscita un’enorme quantità di liquami che aveva
completamente invaso alcuni garage, con disagi e danni economici; ancora una
volta, erano stati tempestivamente avvisati i vigili che avevano redatto un
verbale della situazione;
nei giorni erano
stati effettuati alcuni sopralluoghi da parte dei tecnici del comune e da parte
del personale della ditta Cretaro, i quali hanno deciso di montare – a spese
della collettività - una valvola nel tombino di chi, senza alcuna
responsabilità, aveva subito i danni causati dal mancato rispetto delle regole
da parte di alcuni e dai mancati controlli da parte dell’amministrazione; a
quanto risulta non si volle ripristinare il vecchio tracciato dell’impianto
fognario perché, a detta sempre del responsabile della ditta, i lavori della
pavimentazione del cantiere erano ormai terminati;
sembra inoltre
che il pozzetto di ispezione situato nel cantiere non sia più ispezionabile,
poiché, come detto dianzi, esso è stato indebitamente ed illecitamente
sigillato proprio per impedire la fuoriuscita dei liquami;
in una
precedente interrogazione era stata segnalata la problematica e, nella
risposta, il sindaco si impegnò ad affrontare e risolvere il problema nel giro
di poco tempo;
l’opposizione
consiliare chiese anche di avere un quadro dettagliato della rete fognaria del
paese per valutare quali potessero essere le criticità e le eventuali linee di
intervento;
appare superfluo
sottolineare che l’amministrazione ha disatteso gli impegni assunti in
consiglio comunale e si è guardata bene dal redigere e rendere conoscibile la
mappa della rete fognaria;
sabato 26 maggio
2012, lo stesso giorno dell’insediamento del nuovo consiglio comunale si è
verificata una nuova abbondante pioggia che ha provocato i medesimi danni e
disagi del passato, allagando con acque sporche e maleodoranti i garage degli
immobili di via Roma 31A e 33,
Si ritiene opportuno sottolineare
l’elevato rischio che le improprie sollecitazioni a cui sono state sottoposte
in questi anni le condutture potrebbero aver causato danni tali da provocare,
anche in condizioni di normale funzionamento, la dispersione nel terreno dei
liquami, con il rischio di creare problemi di carattere sanitario. Una circostanziata
ricostruzione della situazione, che si protrae dal 2004, senza che nessuno
abbia affrontato realmente il problema la si trova nell’allegata segnalazione
che Tullio Berlenghi
– all’epoca consigliere comunale - aveva portato ad ottobre scorso al Comando
dei Carabinieri di Labico, ma che il comandante aveva ritenuto di non dover
accogliere. Si allegano altresì i verbali degli interventi dei vigili urbani
dell’ottobre 2011 e del 26 maggio u.s., nonché alcune foto dei danni causati
dalla fuoriuscita dei liquami.
quali misure
intenda adottare l’amministrazione per assicurare il rispetto delle norme di
carattere igienico-sanitario e ambientale e per valutare eventuali
responsabilità di carattere amministrativo;
a che titolo la
ditta incaricata giudichi che non si debba intervenire nei confronti di chi ha
illecitamente alterato il corso della conduttura fognaria;
se non ritenga
che tutti i tombini della rete fognaria debbano essere ispezionabili e se non
si crei un pericoloso precedente nel tollerare che qualcuno si arroghi il
diritto di sigillare i tombini situati all’interno del proprio terreno;
se la mancanza
di volontà di intervenire nei confronti di chi ha creato il problema non
dipenda dal fatto che il direttore dei lavori del cantiere dove si è registrato
l’abuso è il fratello del vicesindaco e assessore ai lavori pubblici.
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