30 gennaio 2009

Il re è nudo - prima gli affari, poi la fuga


Neanche a dirlo il consiglio comunale inizia con quasi un’ora di ritardo.


Noi prendiamo subito la parola per chiedere ai consiglieri di prendere posizione in merito alla grave aggressione di cui era stata vittima la vigilessa nei giorni precedenti. Pubblichiamo il testo dell’ordine del giorno in modo da rendere più chiaro possibile quello che era il nostro proposito: esprimere solidarietà alla persona interessata, censurare l’episodio e chiedere all’amministrazione di dare un sostegno a chi aveva subito gravi offese solamente per aver svolto il proprio lavoro nell’interesse della collettività. Pensavamo di cavarcela in pochi minuti con la lettura dell’atto e il voto unanime del consiglio. Invece non è andata così. L’assessore Di Stefano ha cominciato ad argomentare la sua non condivisione dell’ordine del giorno. Solidali sì, ma solo fino ad un certo punto. Alfredo Galli ha giudicato “strumentale” l’iniziativa. Il consigliere Giuliani ha preannunciato la sua non partecipazione al voto per una forma di correttezza istituzionale (sembra per legami familiari) salvo poi insinuare dubbi su come siano andate effettivamente le cose. Il meglio di sé l’ha dato la capogruppo Ricci che, pur esprimendo solidarietà nei confronti della vigilessa, ha pensato bene di rivolgersi a noi dicendo “fate schifo!”, in riferimento alla nostra ultima pubblicazione. Evidentemente il problema non è la gravità dei fatti, ma parlarne.


Al secondo punto c’è l’esame di un po’ di verbali delle sedute precedenti.


Noi evidenziamo che uno dei verbali non riporta in modo corretto lo svolgimento della discussione e le affermazioni del vicesindaco cambiano di significato. Il segretario si inalbera e si sente attaccato personalmente. Cerchiamo di spiegare che non è così ed è lo stesso vicesindaco ad ammettere che in effetti aveva detto qualcosa di sostanzialmente diverso. Il segretario minaccia di lasciare la seduta. Il sindaco chiede la sospensione. Si svolge una riunione di maggioranza alla quale viene chiamato anche il segretario (soggetto super partes del consiglio, sic). Al rientro si propone di ritirare il verbale e di farlo correggere da Spezzano, Alfredo Galli e il segretario. In un altro verbale chiedo un’integrazione delle mie dichiarazioni (su cui tutta la maggioranza si astiene).


Si passa alle osservazioni. La prima riguarda una richiesta di revisione della viabilità di piano in zona circonvallazione Falcone. La preoccupazione dei cittadini che l’hanno presentata è più che fondata e l’impatto della viabilità prevista rischia di essere piuttosto pesante. Il problema, spieghiamo noi, è a monte. Una mancanza di programmazione e pianificazione urbanistica comporta conseguenze di questo tipo. Se non si ha la capacità di realizzare la rete stradale (e tutte le opere di urbanizzazione primaria) “prima” di costruire le case il rischio è che “dopo” non ci si riesca più. A Labico abbiamo il record mondiale di vicoli ciechi, di strade chiuse, Abbiamo quartieri di nuova edificazione con viabilità e parcheggi del tutto insufficienti. E tutto perché si è sempre fatta programmazione urbanistica guardando solo gli interessi dei costruttori e non la qualità della vita di chi sarebbe andato a vivere nelle nuove case. Parole al vento. L’osservazione viene accolta e noi ci asteniamo. Sulla seconda osservazione lascio il testimone a Maurizio.


Si passa quindi all’osservazione n. 103, elaborata dall’ufficio tecnico e finalizzata a trasformare circa 84mila metri quadrati di territorio da verde pubblico attrezzato in zona commerciale, per ospitare la cosiddetta “Città dell’Arte”, e dove verrebbe collocata la struttura metallica che qualcuno è convinto sia opera di Gustave Eiffel. In pratica si potrà costruire con un indice di 1,5 mc/mq su otto ettari di terreno che fino a due anni fa era agricolo. Rinviando ad altro articolo un tentativo di ricostruzione di tutta la vicenda, mi limito a rievocare alcuni degli episodi più salienti di un dibattito durato circa tre ore. L’illustrazione del sindaco è stata piuttosto sintetica ed è stato necessario integrarla con una nostra relazione che ha messo anche i consiglieri di maggioranza nella condizione di conoscere nel dettaglio tutta la vicenda. Da parte nostra ci si soffermava soprattutto sull’esigenza di agire, in quali- tà di amministratori, nell’interesse pubblico e dell’ente locale, mentre tutta l’operazione aveva l’aria di essere finalizzata ad una speculazione che avrebbe compromesso pesantemente gli equilibri territoriali del paese. Gli elementi di perplessità riguardavano sia le procedure – spesso di dubbia legittimità – sia i contenuti, visto che gli atti approvati sono a nostro avviso troppo penalizzanti nei confronti dell’- amministrazione comunale e di una genericità tale per cui non si sa con esattezza a cosa si andrà incontro. In più denunciamo che ci hanno tenuto nascosti molti degli atti relativi alla vicenda e consideriamo molto grave questo atteggiamento dell’amministrazione. Chi governa onestamente e rispettando le regole non ha certo il timore di rendere pubblica la propria azione politica e, anzi, è ben lieto di utilizzare tutte le forme possibili di comunicazione per dare a tutti i cittadini la possibilità di conoscere il proprio operato. Da noi questo non succede (a fatica stiamo riuscendo a far mettere in internet qualche atto) e vige la regola contraria: meno cose si fanno sapere meglio è. Quasi come se avessero qualcosa da nascondere. Per fortuna, attraverso una ricerca sul protocollo informatico del Comune, veniamo a conoscenza di alcuni atti che – casualmente? – erano stati esclusi dal fascicolo “Eiffel”. Molti sono i punti oscuri ed è del tutto fuori da ogni regola l’arrivo – durante il consiglio - di una lettera del rappresentante legale della società Arte & Sponsor ad integrazione della convenzione stipulata nel 2005. Assolutamente inammissibile. A parte la modesta valenza giuridica dell’atto. A parte il fatto che il regolamento comunale (e, con tempi più ampi, il testo unico sugli enti locali) dichiarano in modo esplicito che la documentazione deve essere messa nella disponibilità dei consiglieri almeno 48 ore prima dell’inizio della seduta. La cosa più scandalosa è che ne circolano due versioni, una protocollata e l’altra no, con contenuto differente. Ma sembra che la seconda sia quella “giusta”. In una confusione vergognosa in cui un segretario comunale corretto ed imparziale avrebbe dovuto dichiarare irricevibili simili atti. In linea teorica il voto dei consiglieri avrebbe potuto essere influenzato dalla lettura di un documento diverso da quello poi inserito ad integrare l’atto posto in votazione (e di conseguenza giuridicamente vincolante).


Esprimiamo una grande preoccupazione per la superficialità con cui si è proceduto e si sta procedendo. La famosa opera di Eiffel sembra una bufala, ma anche qualora fosse davvero attribuibile al celebre architetto avrebbe un valore decisamente modesto.


Eppure le stime dello studio di fattibilità parlano di ottomila visitatori al giorno, con punte di ventimila. Facciamo presente – dati dell’Ufficio Statistica del Ministero dei beni culturali alla mano – che opere di ineguagliabile valore storico-artistico-architettonico come il Tempio di Paestum, gli scavi di Ercolano, il Museo di Palazzo Ducale di Mantova e il complesso museale di Piazza San Marco a Venezia si attestano attorno ai mille visitatori al giorno: la metà della metà della metà di quanto dovrebbe attirare il capannone industriale accatastato nella tenuta del sindaco. Cifre più alte si ottengono solo attraverso altre “proposte”. E allora, affermiamo, si dica chiaramente se si vuole fare un centro commerciale! Ricordandoci però che anche quel tipo di offerta è ormai vicina alla saturazione, visto che qualcuno sta cominciando a licenziare e a chiudere. Proviamo anche a fornire qualche dato sulle variazioni di valore fondiario che il “pacchetto Eiffel” comporta. Ad esempio i terreni di proprietà del rappresentante legale di Arte & Sponsor, piazzati nel bel mezzo della zona degli impianti sportivi (per non toccare i quali hanno preferito espropriarne altri molto meno adatti), aumentano il proprio valore di circa un milione di euro. Il terreno destinato alla “Città dell’- Arte” aumenta di 20 milioni di euro il proprio valore. Anche un consigliere comunale vede aumentare il valore dei terreni di qualche familiare per qualcosa che supera il milione di euro.


Dopo una lunga discussione, che ci auguriamo abbia fatto sorgere qualche dubbio a qualche consigliere di maggioranza, si decide di passare al voto. Al termine di una brevissima pausa di riflessione si torna in aula. Spezzano pronuncia la dichiarazione di voto a nome del gruppo. Durante l’intervento formula una domanda (retorica) del tipo “cosa stiamo votando?”. Il sindaco, con nonchalance, tira fuori un foglietto scritto a penna dicendo “stiamo votando questo”. Siamo sconcertati.


In pratica avevano deciso – non sappiamo dove, non sappiamo quando – di integrare l’osservazione n. 103 con una sorta di norma aggiuntiva di cui però non si erano premurati di informarci. La nostra indignazione è assoluta. Denunciamo l’assoluta illegittimità della procedura.


Chiediamo ancora una volta al segretario di esprimersi. Niente da fare. Forse bisognerebbe uscire dall’aula e andare a denunciare tutta la vicenda. Ci appelliamo al nostro senso di responsabilità. Chiediamo la lettura dell’integrazione e la doppia votazione (prima la modifica, poi l’atto modificato). Intervengo per la dichiarazione di voto sulla proposta di integrazione (un nonsenso giuridico). Si vota l’integrazione, che viene accolta. Poi Spezzano fa la dichiarazione di voto contrario a nome del gruppo sull’osservazione come modificata. Nello Tulli ne fa una per spiegare la sua astensione. A favore dello scempio Eiffel ci sono nove consiglieri (sui 17 eletti), compreso il consigliere con i legami familiari beneficiati dal “pacchetto”. Probabilmente la correttezza istituzionale viene fornita in misura limitata ed era stata utilizzata tutta per essere super partes in altre vicende. Il sindaco aveva preso il solenne impegno di concludere tutti i punti all’ordine del giorno. Peccato che, incassata l’osservazione, si ricorda di avere altri impegni.


Appena terminata la votazione sulla 103 dice “Metto in votazione la sospensione della seduta”. Qualcuno (della maggioranza) alza la mano.


Io intervengo dicendo che, visto che c’è una proposta di modifica dell’ordine dei lavori, voglio intervenire per dichiarazione di voto. Nel frattempo qualcuno se ne va, ma il Sindaco non ci fa caso. Mi concede svogliatamente la parola. Esprimo tutto il mio rammarico per la mancanza di correttezza del sindaco e per la sua incapacità di mantenere gli impegni presi. Ci sono questioni importanti da affrontare e l’accordo era di esaminare tutto nella seduta odierna. Mi lascia parlare e poi indice la votazione. Io, per correttezza, lo avverto che in caso di mancanza del numero legale la seduta si rinvia al giorno successivo, come da regolamento. Si guarda intorno. Si accorge che della maggioranza ci sono solo sette persone. Cambia idea. “La votazione l’avevamo già fatta” e inizia ad andarsene. Una scena vergognosa. Chiedo al segretario.

Ma non si può mettere contro “i potenti”. E sostiene “a me hanno detto che la votazione era stata fatta” (perché dov’era?). Io chiedo “chi?”. “Gli scrutatori”. Ma forse non ha sentito lo scrutatore della minoranza, Benedetto Paris, che infatti interviene criticando l’atteggiamento del segretario. Noi cominciamo ad accusare i “fuggiaschi” di mancanza di rispetto verso le istituzioni e di preoccuparsi solo degli affari. Il sindaco sa che sta facendo una pessima figura. Per fortuna c’è anche un po’ di pubblico e questo forse lo fa esitare. Qualcuno più pratico (della maggioranza) pensa bene di recuperare i due consiglieri che si erano dileguati anzitempo. Nel giro di qualche minuto sono di nuovo nove. Il sindaco torna indietro si rimette al suo posto e – senza vergogna – con aria gongolante e tronfia si rivolge a noi e dice “allora volete proprio votare?”. La stessa espressione immagino ce l’avesse il celebre imperatore che si pavoneggiava nel suo bel vestito nuovo. Peccato che, tra il pubblico, non ci fosse il disincantato bambino a sottolinearne la nudità

16 gennaio 2009

E il Sindaco si ritrovò in minoranza...

Neanche il tempo di digerire il panettone e si ricomincia l’attività consiliare. Bisogna ancora terminare l’esame delle osservazioni alla variante al PRG. Ne mancano otto in tutto. Nell’ordine del giorno ne vengono inserite sette.
Dell’ottava avremo modo di parlare a breve. Come al solito la puntualità non è tra le qualità della maggioranza: consiglio convocato alle 8 e 30, inizio dei lavori alle 9 e 30. All’apertura della seduta il consigliere Paris invita il Sindaco al rispetto del regolamento e a rispondere alle interrogazioni presentate (faccio presente che ci sono interrogazioni senza risposta datate 2007). Il sindaco dichiara che cercherà di risolvere la questione nel più breve tempo possibile. Vedremo.
Si passa alle osservazioni. La prima riguarda la zona di Colle Alto, l’unica parte dei cosiddetti “lotti” che non è stata classificata come zona O, di recupero urbanistico.
Qualche maligno pensava che la scelta non derivasse da qualche logica urbanistica, ma che fosse semplicemente una misura punitiva nei confronti di un’area dove la maggioranza registra uno scarso consenso. Interveniamo tutti a spiegare quanto siano irrazionali le prese di posizione dell’amministrazione e Spezzano chiede semplicemente la corretta applicazione della legge. L’assessore Di Stefano si inventa una teoria del tipo che non dobbiamo preoccuparci troppo di fare le cose per bene, tanto ci penserà la Regione a correggere eventuali errori. Giudico superficiale e deresponsabilizzante questa impostazione. In ogni caso la soluzione salomonica è quella di non inserire l’area in zona O, ma di considerarla zona satura o saturabile. Applicando le norme tecniche è praticamente la stessa cosa, ma formalmente l’obiettivo è quello di penalizzare chi abita in quella zona. Nello Tulli definisce la soluzione adottata un aborto giuridico.
L’osservazione successiva, che batte tutti i record di ritiro in commissione, riguarda la variazione della viabilità di piano di una zona del paese. La commissione aveva individuato un tracciato sul quale il Sindaco non era troppo convinto. In consiglio sono arrivate quindi tre proposte, l’ultima delle quali formulata dall’ufficio tecnico nei giorni precedenti. La discussione è lunga e approfondita e si cerca di individuare il tracciato più razionale, che crei meno disagio alle persone e di minore impatto ambientale. Si rende necessaria una sospensione. I gruppi consiliari si riuniscono. Noi, dopo una attenta valutazione ed in considerazione della necessità di realizzare la strada, optiamo per la scelta già formulata in commissione. La maggioranza torna in consiglio completamente spaccata. Il Sindaco non è d’accordo sulla scelta, con lui altri quattro consiglieri. Il Vicesindaco (e quattro consiglieri) la considerano la migliore. Il Sindaco fa una solenne dichiarazione di voto in dissenso dal suo gruppo, provando a disquisire su questioni relative alla tutela dell’ambiente e sulla necessità di salvaguardare il nostro territorio. Avete capito bene. Il pulpito è lo stesso che ha fortemente voluto un’opera in- frastrutturale che distruggerà la zona dei casali, lo stesso che ha pensato bene di mettere una bella zona industriale appiccicata al quartiere di Colle Spina, lo stesso che ha disegnato un piano regolatore che spalmerà di cemento la quasi totalità del territorio labicano. Al voto si registrano 9 favorevoli (4 della minoranza), 4 astenuti e 1 contrario. Nello Tulli esce al momento della votazione.
Si passa poi a due osservazioni dove si applicano criteri opposti a quelli utilizzati per Colle Alto. In questo caso infatti la maggioranza opta per l’accoglimento parziale di una richiesta di inserimento in zona O. In questo caso i terreni sono privi di immobili e non confinano con lotti inseriti in zona O. Però si decide di inserirli. Per poi, all’- osservazione successiva, cambiare di nuovo il criterio: un terreno confinante con la zona e con un immobile sanato non viene inserito nella zona di recupero, come chiedeva l’osservante. Che insegnamento si trae da questo episodio? La prima cosa è che la legge da noi non vale. Labico è zona franca. Non siamo tenuti ad applicare la legge come vorrebbe quell’ingenuo di Spezzano.
Casomai, insegna l’assessore Di Stefano, ci penserà la Regione a correggere eventuali strafalcioni. Però, aggiungo io, magari i tecnici regionali non se ne accorgono e tutto fila liscio. La seconda cosa è che non esiste un criterio di carattere generale che si applica a tutti (la cosiddetta imparzialità della pubblica amministrazione). A seconda delle circostanze si applicano criteri diversi.
E quali potrebbero essere allora le circostanze, se non il nome del proprietario del terreno? Ci sarebbero, nell’ordine del giorno, altre tre osservazioni e le nostre due importanti mozioni sulle borse di studio e sulle associazioni. Il Sindaco ha da fare e vuole chiudere il consiglio. Chiediamo un’inversione dei punti per poter esaminare velocemente le mozioni. Niente da fare. Chiediamo allora di proseguire il consiglio fino all’esaurimento dei punti. Ancora niente da fare. Si mette in votazione la sospensione del consiglio. Noi vorremmo proseguire i lavori e votiamo contro. La seduta viene sciolta. Poi magari qualcuno andrà in giro a dire che non si approvano i provvedimenti “per colpa dell’opposizione”.

9 gennaio 2009

Convocazioni, sconvocazioni, riconvocazioni


La prima riunione della neocostituita commissione urbanistica si era tenuta in un sereno clima prefestivo. Si era deciso di darle una veste informale, vista la necessità di procedere alla rapida approvazione del regolamento delle commissioni consiliari e si era colta l’occasione per trasformare l’appuntamento in una rilassante chiacchierata sulle questioni che l’amministrazione avrebbe dovuto affrontare nei mesi a venire. Si era detto che l’ultima seduta del consiglio sarebbe stata quella del 19 dicembre e il Sindaco si era impegnato – presenti il vicesindaco e l’assessore all’urbanistica – a non convocare il consiglio fino a dopo le festività natalizie. Nonostante in passato il Sindaco si fosse rivelato non troppo rispettoso dei propri impegni abbiamo pensato che non ci fossero ragioni per non fidarsi. Pochi giorni dopo veniva sconvocato il consiglio del 19 dicembre (“per motivi istituzionali” recitava il telegramma di avviso) ed eravamo tutti convinti che venisse tutto rinviato a dopo il 6 gennaio. Fino al 23 dicembre, giorno in cui arriva la convocazione di un consiglio per il 29 dicembre. Troviamo la procedura di dubbia correttezza, personale prima ancora che istituzionale, e chiediamo conto al Sindaco di questa imprevista convocazione.
Sembra che il primo punto debba essere trattato con la massima urgenza. Rimane qualche dubbio. Possibile che l’urgenza sia emersa solo negli ultimi giorni? Perché non avvisare telefonicamente di questo problema? Come mai sono stati inseriti altri punti per i quali non vi era alcuna urgenza? In attesa degli opportuni chiarimenti attendiamo il primo (ed unico) giorno utile prima del consiglio per recarci negli uffici comunali ad esaminare diligentemente gli atti per i quali è stata decisa questa convocazione. Gli uffici sono desolatamente chiusi. Nessuna traccia di un solo dipendente comunale. Chiediamo al vigile e ci conferma che è tutto chiuso. Il consigliere Giovannoli non si dà per vinto e inizia a telefonare a diversi membri della giunta, dal Sindaco in poi. Niente da fare. Gli atti sono chiusi in una stanza di cui nessuno ha le chiavi. Il giorno del consiglio siamo tutti lì, tranne Spezzano che aveva contato sulla buona fede del Sindaco per assistere l’anziana madre in Calabria, pronti a chiedere di sospendere la seduta il tempo necessario per esaminare le carte e poi procedere all’approvazione del famigerato “atto urgente”. Della maggioranza però arrivano solo in tre. Qualcuno parla di problemi di salute degli altri consiglieri di maggioranza (un’epidemia a quanto sembra). Il Sindaco prova a dire che dipende dal fatto che non abbiamo potuto esaminare gli atti - ma Giovannoli lo invita a non prendersi gioco dei presenti – e in ogni caso si dice pronto a rinviare la seduta a gennaio. Ma come – rispondiamo – e l’urgenza? E poi c’è una questione di correttezza formale. Siamo in prima convocazione. Bisogna prendere atto della mancanza del numero legale e passare alla seconda convocazione.
Va bene. Chiediamo solo al Sindaco di garantire che l’indomani venga esaminato esclusivamente l’atto “urgente”. Tutto il resto, comprese due nostre mozioni, rinviato a gennaio. Il Sindaco dà la propria parola. La seduta si chiude così.
La mattina dopo siamo di nuovo puntuali all’appuntamento. La massiccia presenza dei consiglieri di maggioranza, prontamente guariti dai malanni del giorno precedente, fa nascere qualche sospetto.
La seduta, tanto per cambiare, inizia con 45 minuti di ritardo. Chiedo subito al Sindaco di confermare l’impegno assunto il giorno prima. Il Sindaco non risponde e prova ad andare avanti. Fino a cinque, sei anni mi sembra un atteggiamento naturale.
Entro l’adolescenza direi che questo silenzio si possa ancora giustificare. Dai quattordici anni non rispondere alle domande mi sembra un segno di maleducazione. Se poi l’interessato è un adulto e finanche presidente di un’assemblea elettiva e naturale destinatario delle domande dei membri della stessa assemblea il suo silenzio credo sia davvero imperdonabile.
Abituato a gestire esponenti della prima categoria di reticenti insisto con la domanda. Il Sindaco, con soverchio sprezzo del ridicolo, prova ad aggirarla facendo riferimento a presunti accordi telefonici con me e Spezzano.
Interviene anche Di Stefano, che chiede di rispettare l’ordine del giorno della convocazione. Alla fine il Sindaco afferma di avere un impegno alle dieci e quindi si farà solo il primo punto. Non perché sia di parola quindi, ma perché ha altro da fare. Prendiamo atto e andiamo avanti. Si passa al punto in questione. Gli atti messi a nostra disposizione erano davvero inadeguati a farsi un’idea del contenuto della delibera. Il Sindaco giustificava l’urgenza con la necessità di aggiornare un contratto di collaborazione. Peccato che non veniva portato il contratto né veniva spiegata in modo chiaro la situazione. In ogni caso ci siamo visti con attenzione la normativa di riferimento e abbiamo cercato di valutare la situazione. In pratica la delibera definiva il programma per l’affidamento degli incarichi esterni, la cui approvazione era stata resa obbligatoria dalla finanziaria del 2008. Non mi dilungo sulle questioni tecniche. Posso solo dire che, dall’esame della normativa e della scarna documentazione, emergeva chiaramente che la tanto sbandierata urgenza non c’era. Lo diciamo a chiare lettere e chiediamo spiegazioni. Chiediamo anche spiegazioni di come mai nessuno abbia risposto ad una nostra richiesta del regolamento sul funzionamento degli uffici fatta il 15 settembre scorso. E chiediamo anche come mai non sia stato rispettato il regolamento che prevede la comunicazione semestrale al consiglio di un rapporto sulle collaborazioni e sui contratti esterni. Il Sindaco ci guarda stupefatto. Questa fisima di rispettare le regole proprio fa fatica a capirla. Tra l’altro viene del tutto elusa la ratio della norma, finalizzata ad avere maggiore trasparenza su come la pubblica amministrazione gestisce i contratti. In pratica non si sa nulla e a noi viene il dubbio che uno dei due contratti di collaborazione esterna sia di fatto un rapporto di dipendenza e chiediamo che venga disciplinato come tale, evitando di dare vita a fenomeni di precarizzazione del personale. In ogni caso si vota il programma. La maggioranza vota a favore mentre noi ci asteniamo, visto che risponde esclusivamente all’esigenza di adempimento normativo, ma non contiene alcun elemento utile a farsi un’idea sulle esigenze e sul funzionamento degli uffici. Su questo invitiamo l’amministrazione a dare un quadro esauriente nel più breve tempo possibile. I bookmakers danno 1 a 100 la risposta dell’amministrazione entro la fine di gennaio, ma dubito che troveranno qualcuno disposto a scommettere.

19 dicembre 2008

Un anno di opposizione

Il 2008 è stato il primo anno “intero” di consiliatura. Un anno importante, durante il quale sono emerse alcune indicazioni utili per capire il quadro politico locale e per fare qualche utile riflessione. Intanto va sfatato un luogo comune che andava tanto per la maggiore prima delle elezioni: “chi va all’opposizione può solo stare lì a guardare gli altri decidere, perché non ha strumenti per condizionare le scelte”. Le cose non stanno esattamente così.
Gli strumenti sono pochi e non del tutto efficaci, ma con un po’ di impegno e di determinazione si può incidere anche dai banchi dell’opposizione e noi lo stiamo dimostrando.
Non è il caso di fare l’elenco della spesa dei risultati ottenuti, ma solo il fatto che nel 2008 si sia battuto ogni record di convocazione di consigli comunali la dice lunga sul fatto che l’opposizione c’è e fa sentire la sua voce. Noi ci studiamo gli atti e cerchiamo sempre di capire cosa c’è dietro le scelte della maggioranza e se c’è qualcosa che non quadra chiediamo chiarimenti. Non è un caso che più di una volta abbiamo costretto il sindaco a ritirare delibere o ad apportare modifiche sostanziali agli atti. Non con la forza dei numeri, ma con la forza delle nostre argomentazioni. Certo, la tentazione di sfruttare la superiorità numerica ogni tanto l’hanno avuta, ma noi abbiamo sempre fatto valere le nostre ragioni utilizzando tutte le opportunità che la legge ci consentiva.
Magari ci abbiamo messo un anno e mezzo, come per la costituzione delle commissioni consiliari, ma alla fine siamo riusciti a vincere l’arroganza di chi pensa che, una volta vinte le elezioni, si comanda. Invece si amministra. E sempre nel quadro di un confronto democratico.
Anche sul piano regolatore pensavano di poter gestire la partita delle osservazioni portandone in consiglio trenta o quaranta per volta e approvarle nel giro di poche sedute. Peccato che noi invece abbiamo chiesto un metodo e un confronto sulle questioni, cercando di avere come punto di riferimento l’interesse del paese e non le dinamiche dello scambio che invece sembrano animare l’operato di questa giunta. La conseguenza è stato un confronto serrato che ancora non ha visto la parola fine. Alcune osservazioni le hanno portate in consiglio quattro o cinque volte, compresa quella “personale” del sindaco (che avrebbe voluto aggiudicarsi l’intera zona turisticoricettiva) sulla quale, di fronte alla minaccia di un eventuale ricorso al TAR, alla fine hanno dovuto cedere al buonsenso. Abbiamo avuto modo di fare luce su vicende di dubbia regolarità, come l’erogazione a spese della collettività di pasti gratuiti ad una struttura privata decisa dall’attuale vicesindaco e senza l’ombra di uno straccio di atto amministrativo. Abbiamo ottenuto qualche piccolo risultato anche in materia di bilancio comunale, tra cui l’istituzione delle borse di studio per gli studenti più meritevoli e maggiori finanziamenti per settori legati al sociale, alla cultura e allo sport. Stiamo dimostrando di essere una forza di governo, seria e responsabile quando si tratta di fare proposte politiche, ma dura e intransigente quando bisogna arginare un malcostume amministrativo che per troppo tempo si è affermato a Labico. Nel bel messaggio di auguri pubblicato su questo giornale c’è una frase di enorme valore, tratta dal Concilio Vaticano II - “Non avvenga che si offra come dono di carità qualcosa che è già dovuto a titolo di giustizia” – il cui profondo significato dovrà essere ben chiaro a tutti i labicani: da quando ci siamo noi non bisognerà più chiedere come cortesia ciò che è un diritto. Se questo diritto qualcuno proverà a negarlo noi ci prenderemo carico di garantire il rispetto della legalità. Ed è stata sufficiente questa nostra azione politica, così cristallina e così incisiva, a mandare in corto circuito il “sistema”. Per carità un meccanismo di potere di tale portata non è facile da scalfire, ma anche le strutture più solide, sottoposte ad un’azione continua, prima o poi danno segni di cedimento.
E qualche segnale si comincia a vedere. Per ben due volte sono stati sconvocati consigli comunali di cui era arrivato l’avviso ai consiglieri, come per il consiglio previsto per il 19 dicembre e che è stato sconvocato in gran fretta per non meglio precisati motivi. Per non parlare dello spostamento degli equilibri tra gli assessorati con il passaggio del bilancio da Scaccia a Di Stefano. Il quadro è sin troppo evidente. Il potere a Labico è in mano soprattutto ai due assessorati “di serie A” (Di Stefano e Galli), col sindaco sempre più in balia di una maggioranza che fa fatica a controllare. Poi ci sino gli assessorati minori (attribuiti a Prestipino e Scaccia), il cui ruolo si andato progressivamente ridimensionando. Infine ci sono i consiglieri, la cui principale competenza sembra essere quella di alzare la mano in consiglio comunale, i quali, pur accusando qualche maldipancia, sembrano ancora allineati e coperti. L’opposizione invece – sulla cui tenuta in pochi avrebbero scommesso – gode di ottima salute e sta portando avanti un progetto politico di grande respiro. Ci sono questioni che vedono tra noi posizioni diverse, ma sulle quali non abbiamo problemi a confrontarci pubblicamente e serenamente. Quello che ci unisce invece è una diversa visione della gestione di una pubblica amministrazione, improntata alla correttezza, all’imparzialità ed alla trasparenza, nonché la volontà di avere un paese vivibile, in cui gli interventi vengono realizzati nell’interesse e a beneficio di tutti. Questo è il nostro progetto politico, sul quale contiamo di trovare nuovo consenso e, ci auguriamo, anche nuova partecipazione.
E questo augurio non può che unirsi a quello di un felice 2009 a tutti i labicani.

6 dicembre 2008

Amministrare e comandare

Ormai quello che dovrebbe essere il momento più importante di esercizio della democrazia in ambito locale sta diventando qualcosa di straordinariamente surreale. Per i pochi – troppo pochi – cittadini che decidono di assistervi e di farsi una propria personale opinione su chi e come amministra il paese c’è la possibilità di capire che è in atto un cambiamento di non poco rilievo. La maggioranza che governa Labico sta finalmente cominciando a rendersi conto della differenza tra “comandare” e “amministrare”. Sta iniziando a fare i conti con delle regole che non possono essere interpretate a piacimento.
Tutto ciò ha ovviamente delle conseguenze. Ad esempio abbiamo l’anomalia di approvare a dicembre i verbali delle sedute consiliari di giugno. E questo perché in passato i verbali, come del resto tutti gli adempimenti di carattere giuridico, venivano considerati un inutile quanto fastidioso orpello e quindi ci si limitava a poche righe e probabilmente anche gli interventi erano pochi e contenuti.
Fu molto divertente la risposta del sindaco alla nostra richiesta di registrare le sedute consiliari: non si può, si viola la privacy. Un vero e proprio nonsenso. Adesso, a più di un anno di distanza, è stato dato l’incarico agli uffici di predisporre la registrazione e trascrizione delle sedute consiliari. La mancanza di chiarezza e di organizzazione su alcune questioni porta a perdere molto tempo in consiglio. Si sono perse ad esempio circa due ore per risolvere la questione posta da Spezzano sull’infedele trascrizione delle sue dichiarazioni. Per fortuna sulle sedute di giugno relative alle osservazioni alla variante di PRG avevamo predisposto un tavolo di verifica per evitare discussioni in aula. Con un po’ di buona volontà le cose si riescono a fare, però è necessario avere rispetto del ruolo e delle prerogative della minoranza, che invece, secondo una visione arrogante di qualche amministratore, dovrebbe essere esclusa dalla macchina amministrativa.
Anche la lettura dell’assestamento di bilancio è stata resa difficile da un metodo studiato ad arte per impedire all’opposizione – e ai cittadini – di sapere come e con quali criteri vengano spesi i soldi pubblici. Si mette a disposizione per poche ore la documentazione di bilancio due giorni prima della seduta. E da lì uno dovrebbe farsi un’idea delle politiche di bilancio. Certo molti amministratori non lavorano e non hanno problemi ad andare in orario di ufficio in comune a leggersi le carte. Per chi un lavoro ce l’ha, tutto diventa più difficile ed è evidente che questi sono mezzucci per rendere più gravoso il ruolo del consigliere. Che è un ruolo di controllo.
Nell’interesse di tutti i cittadini. E la necessità del controllo è stata dimostrata dal modo allegro con cui a volte vengono gestite le risorse. Il raggruppamento per macroaree, spesso con denominazioni vaghe e fumose, rende difficile una valutazione accurata della gestione delle risorse. Indubbiamente alla fine “i conti tornano”, nel senso che il bilancio è a saldo zero. Ma ci sono molti elementi di preoccupazione su “come” vengano utilizzate le risorse. Io posso dire di aver rilevato l’anomalia dell’assegnazione di 500 euro per la biblioteca comunale.
Una cifra ridicola, considerando che, nel 2007, alla voce biblioteca compariva un importo di circa 40mila euro per non funzionare. Chiedo un chiarimento. Il Sindaco dice che è solo per dicembre. “Ma dicembre è la prossima settimana”. Ribatto. Il Sindaco a questo punto annuncia solennemente che la biblioteca entrerà in funzione a partire dal 2 dicembre. “Per farle prendere aria?” Replica ironicamente Nello Tulli. Tutti a ridere. Peccato che ci sia poco da ridere visto che oggi, 5 dicembre, sono andato in biblioteca e l’ho trovata chiusa. Sembra che aprirà entro dicembre. Vi terremo informati.
Chiedo ancora una volta spiegazioni su come mai non vengano messi sul sito internet gli avvisi dei bandi. Ad esempio quello delle borse di studio. La cosa è grave sotto due aspetti. Il primo è che questo sembra un metodo per consentire a pochi di essere informati e di poterne beneficiare. La seconda è che non si capisce perché spendere soldi pubblici per un sito che non svolge la sua funzione istituzionale: quella di informare i cittadini. Chiedo anche all’assessore al bilancio quanto costa il sito ai cittadini.
Ovviamente l’assessore si guarda bene dal rispondermi.
A questo punto dovrei parlare del punto relativo alla concessione di una tomba. Non descrivo la vicenda perché è arrivata in redazione una lettera che dà una lettura molto chiara dell’episodio. Spezzano aveva sollevato alcune perplessità sui costi molto favorevoli della concessione.
Io avevo rilevato una preoccupante anomalia sulla gestione privatistica di un bene pubblico. Rilevavo che sul piano giuridico era molto discutibile la procedura seguita. Un consigliere di maggioranza mi dà ragione sostenendo che da tempo svolge una battaglia contro questo tipo di procedure. Anche il Sindaco dice che le mie affermazioni sono fondate. Però… però alla fine mette in votazione. Lui vota a favore. Con lui altri sette consiglieri di maggioranza. Manca un solo voto per ottenere il numero legale. E alla fine ci pensa il consigliere battagliero (di cui poco sopra) a far quadrare i conti …

Alle colonne d'Ercole

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La mia ultima avventura