C’è qualcosa che non mi convince nel percorso della costituente ecologista. Si fa un largo uso della parola partecipazione, ma poi si assiste a meccanismi e dinamiche in cui le scelte sono – sostanzialmente – calate dall’alto. Non ho mai smesso di far parte dei Verdi e seguo con grande interesse dall’inizio il tentativo di dare vita al nuovo soggetto politico, ma provo un po’ di disagio nel dovermi sentire, ancora una volta, intruso in quella che considero casa mia, la casa ecologista. Una casa che, negli ultimi vent’anni, ha visto passare tante persone: inquilini, coinquilini, affittuari, subaffittuari, ospiti, imbucati e via dicendo. Per periodi più o meno lunghi e con pretese più o meno larghe. Ogni tanto assisto a qualche “cambio di rotta”, a qualche “nuovo corso” a qualche “rifondazione”. Di solito questi momenti sono accompagnati dalla speranza che il cambiamento produca effetti positivi, per il soggetto politico e, perché no, per la politica ambientale e dei diritti del Paese. Ho quindi cercato di essere presente al maggior numero possibile di iniziative. Ho anche tentato di dare, quando consentito, un contributo al dibattito politico. Anche con qualche difficoltà, visto che i miei impegni – personali e di lavoro – non sempre si conciliano tanto agevolmente con questa scelta. Riconosco il grande lavoro svolto da 28 luglio 2011
Il percorso accidentato della costituente ecologista
C’è qualcosa che non mi convince nel percorso della costituente ecologista. Si fa un largo uso della parola partecipazione, ma poi si assiste a meccanismi e dinamiche in cui le scelte sono – sostanzialmente – calate dall’alto. Non ho mai smesso di far parte dei Verdi e seguo con grande interesse dall’inizio il tentativo di dare vita al nuovo soggetto politico, ma provo un po’ di disagio nel dovermi sentire, ancora una volta, intruso in quella che considero casa mia, la casa ecologista. Una casa che, negli ultimi vent’anni, ha visto passare tante persone: inquilini, coinquilini, affittuari, subaffittuari, ospiti, imbucati e via dicendo. Per periodi più o meno lunghi e con pretese più o meno larghe. Ogni tanto assisto a qualche “cambio di rotta”, a qualche “nuovo corso” a qualche “rifondazione”. Di solito questi momenti sono accompagnati dalla speranza che il cambiamento produca effetti positivi, per il soggetto politico e, perché no, per la politica ambientale e dei diritti del Paese. Ho quindi cercato di essere presente al maggior numero possibile di iniziative. Ho anche tentato di dare, quando consentito, un contributo al dibattito politico. Anche con qualche difficoltà, visto che i miei impegni – personali e di lavoro – non sempre si conciliano tanto agevolmente con questa scelta. Riconosco il grande lavoro svolto da
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