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28 agosto 2017

L'estate (labicana) sta finendo


L’estate labicana – sì, lo so che non è finita, ma dopo S. Rocco è legittimo tracciare un primo bilancio - è stata un successo straordinario. Per la prima volta dopo tanti anni il paese è tornato ad essere vivo e vitale e i cittadini sono tornati ad essere comunità. Questo è un risultato straordinario per una giunta che si è insediata a ridosso dell’estate e che ha trovato il capitolo di bilancio desolatamente (e, temo, per scelta deliberata) vuoto. C’è stato un cambio di passo indiscutibile e va dato atto al Sindaco ed alla nuova amministrazione di aver saputo costruire un ottimo programma e di aver deciso di coinvolgere le associazioni alle quali è stato riconosciuto, a differenza che nel passato (quando gli eventi si proibivano), un ruolo attivo e propositivo. Le associazioni hanno fatto con impegno e dedizione la propria parte apportando un contributo sostanziale all’ottimo risultato finale.
Ci sono stati (e altri ce ne saranno) davvero troppi eventi per poterli ricordare tutti come meriterebbero. La mia sensibilità personale di ambientalista mi spinge ad esprimere un particolare apprezzamento per un importante cambio di direzione che questa amministrazione sembra che voglia dare sul tema dello “stile di vita”, in particolare per quanto riguarda la produzione dei rifiuti. Sembra che ci sia la ferma volontà di intervenire con un approccio diverso, più attento e preoccupato all’impronta ecologica delle nostre abitudini. Nonostante i tempi stretti, già dal regolamento predisposto dal comitato si è cercato di dare un indirizzo chiaro sulla necessità di eliminare (o almeno ridurre) il monouso in plastica. E la risposta di chi ha organizzato “Labico in Frasca” è stata encomiabile, con quattro fraschette che si sono completamente convertite alle stoviglie tradizionali o al compostabile, azzerando quasi del tutto la produzione di rifiuto indifferenziato. A tutti loro va il mio personale ringraziamento, soprattutto per i gentili pensieri rivolti alla mia persona durante il lavaggio dei piatti ;-).
Quello che appare francamente desolante è la pochezza di argomenti di chi ha deciso di fare un’opposizione preconcetta, scomposta e irragionevole. Mi dicono di una lettera con la quale un autorevole esponente dell’opposizione avrebbe espresso dubbi sulla regolarità degli striscioni degli sponsor che quest’anno, come ogni anno, sono stati affissi in occasione della festa del Santo Patrono. Buffo che non se ne sia accorto prima, ossia quando aveva la competenza e l’autorità per intervenire per sanzionare eventuali illeciti. Per non parlare della patetica polemica sul “mancato invito” alla processione (momento religioso al quale l’amministrazione partecipa per cortesia istituzionale). Ho avuto a che fare in passato con veri e propri sgarbi istituzionali e sarei solidale se non si trattasse di una critica del tutto pretestuosa. In passato l’amministrazione comunale organizzava iniziative istituzionali alle quali non solo non invitava gli esponenti dell’opposizione, ma nemmeno li informava e non se ne scusava certo, visto che l’obiettivo era esattamente quello di cancellare la minoranza dal dibattito pubblico. Penso, ad esempio, all’iniziativa organizzata con l’assessore Di Carlo (PD, tra l’altro, ma all’epoca questo non suscitava scandalo) sul piano casa o alla celeberrima iniziativa pubblica a Colle Spina sulla zona industriale dove Alfredo Galli si era imbufalito perché io e Maurizio Spezzano non solo eravamo andati anche senza invito, ma avevamo osato addirittura prendere la parola ed esprimere la nostra opinione.
L’ultima perla è la decisione di tutti i gruppi di opposizione (compresi i non rappresentati in consiglio) di disertare la seduta di oggi. Ancora una volta con motivazioni abbastanza deboli. Gli assenti lamenterebbero il mancato rispetto della norma (statutaria e legislativa) che stabilisce un termine minimo entro il quale deve essere data la possibilità ai consiglieri comunali di esaminare gli atti all’esame. In pratica, a quanto pare, i consiglieri dell’opposizione vorrebbero poter andare in qualunque momento in comune per visionare gli atti. Qualcuno dovrebbe spiegare loro che non funziona così. Gli atti sono a disposizione dei consiglieri, ma non si può certo pretendere che gli uffici facciano gli straordinari per loro. In questa specifica circostanza gli atti erano stati messi a disposizione diversi giorni prima e sarebbe bastata un po’ di buona volontà per studiarsi tutta la documentazione. A me è dispiaciuto molto vedere un consiglio comunale senza contraddittorio, perché oggi è venuto meno uno dei fondamenti di un consesso democratico e di questo sono gli assenti a doversi assumere l’enorme responsabilità.

Io credo che il ruolo dell’opposizione non possa essere svilito in questo modo. Chi si oppone a questa maggioranza ha il diritto e il dovere di esercitare il suo ruolo in modo severo e imparziale, cercando di valutare e giudicare le scelte amministrative, migliorando e sostenendo quelle condivisibili, cercando di contrastare – nel rispetto delle regole – quelle che si giudicano sbagliate. In alcuni casi, quando le decisioni della maggioranza si ritengono particolarmente negative, sono anche comprensibili tecniche ostruzionistiche e dilatorie, ma utilizzando sempre un briciolo di buonsenso. L’aspetto preoccupante dell’assenza dell’opposizione è che sta assumendo un atteggiamento vittimistico, come se venissero lese le loro prerogative di eletti. Qualcuno ha fatto anche dell’ironia sul fatto che sia saltata la diretta streaming. Ossia quello che chi c’era prima aveva sempre “vietato”, “proibito”, “impedito”, con le scuse più ridicole (la legge sulla privacy, ad esempio). Ora che questo si sta facendo (in modo approssimativo, per carità) partono le critiche, magari da chi in passato non si era mai lamentato della mancanza dello streaming. Vorrei quindi ricordare agli esponenti dell’opposizione che il problema di una democrazia imperfetta ce l’abbiamo avuto fino all’11 giugno e che adesso loro dispongono di tutti gli strumenti per fare opposizione. E li invito a farla. Ma sul serio. Sui contenuti, sulle proposte politiche, sull’urbanistica, sulla cultura. Si facciano portatori di un’idea diversa e alternativa rispetto a quella attuale. Fosse anche la riproposizione di quella cementizia e speculatoria del passato. Almeno sarebbe qualcosa. Abbandonino arzigogoli e sofisticherie giuridiche sulle quali mi sembrano anche un po’ in affanno. Vadano in comune a prendersi le carte, le studino, esprimano critiche, elaborino controproposte. Sono certo che nessuno impedirà loro di farlo. E sono certo che la disponibilità della documentazione sia stata (e lo sarà in futuro) anche al di là del mero obbligo di legge, perché non credo che questa amministrazione abbia alcun interesse a tenere nascoste le carte o, peggio, a violare il munus dei consiglieri comunali. Il giorno che succederà, sarò in prima linea a contestarne l’operato. 

24 marzo 2017

Beep Beep, Willy il coyote ed altri animali fantastici.

Io sono quello a destra.
Sono dell’idea che il dialogo e il confronto siano un elemento vitale in un consesso civile (e democratico), ma sono altresì convinto della necessità che questo straordinario strumento di partecipazione venga utilizzato con la massima trasparenza. Posso dire, con un pizzico di orgoglio, di avere sempre scelto di sottoscrivere i miei pensieri e le mie critiche. Talvolta pagandone un prezzo, con reazioni scomposte e aggressive, insulti, minacce, fino ad arrivare in tribunale. E questa è la ragione per cui non sento alcun obbligo di dare risposte a chi esprime il proprio pensiero celandosi dietro l’anonimato.
Ho avuto modo di leggere un post – che in questi giorni è diventato un manifesto – in cui si affronta il tema della politica labicana e in qualche modo mi chiama in causa, invitandomi sostanzialmente a dare una spiegazione sulle mie (eventuali) scelte in vista delle prossime amministrative. Sono stati esclusivamente i toni garbati a convincermi non tanto ad una vera e propria replica – ma sono disposto a confronti pubblici con chiunque su qualunque tema (sempre che ci sia qualcuno interessato ad ascoltare) – quanto ad alcune precisazioni.
Per una mia inguaribile attitudine ad avere bisogno di un interlocutore proverò ad avvalermi della tecnica di ZeroCalcare e darò un nome e un volto immaginari all’autore della riflessione, che sarà denominato Beep Beep (un po’ per la propensione antonomastica a celare le proprie sembianze con astuti accorgimenti e un po’ perché io in politica - e non solo - mi sento sempre più a mio agio nella parte di Willy il coyote, ossia quello che, per dirla alla labicana, di solito “ce le piglia”).
La riflessione di Beep Beep, dunque, parte da alcune considerazioni critiche sulla lista civica Labico Bene Comune, della quale si sottolinea l’“assenza di contenuti nuovi ed innovatori”. Nuovi rispetto a cosa? All’attuale amministrazione? Ai programmi delle liste di opposizione delle scorse tornate elettorali? Nuovo è sicuramente sinonimo di miglioramento? E, soprattutto, quale proposta, in termini di contenuti, vorrebbe Beep Beep? Io un’idea diversa di città e di amministrazione pubblica ce l’ho e l’ho espressa piuttosto chiaramente nel corso degli ultimi dieci anni. Non è cambiata affatto.
Beep Beep prosegue la sua analisi con un azzardato confronto tra il quadro politico nazionale e la realtà locale. Mi limito ad osservare che il sistema elettorale maggioritario rende più complesse le scelte identitarie e, in ogni caso, prima o poi il momento in cui è necessario trovare – nell’interesse della comunità che ci si candida ad amministrare –un momento di intesa e di mediazione con gli altri soggetti, a meno che non si disponga di un consenso sufficientemente ampio. Nel 2007 questa alleanza che “snatura completamente l’ideologia” c’era stata, nel 2012 non si è trovato un accordo (capita), nel 2017 a quanto pare è prevalso il dialogo. Terrei lontano le ideologie (o quel che ne resta) dalla scelta di unire forze di opposizione con l’obiettivo di amministrare una città che è stata vittima di politiche speculative che ne hanno compromesso gli equilibri sociali, ambientali, territoriali ed urbanistici.
Non spetta a me occuparmi del PD, ma non condivido il tentativo di confondere i voti di partito con il giudizio su una riforma costituzionale. E’ vero che il primo a compiere questa operazione è stato proprio il promotore della riforma (l’ex premier Renzi) – commettendo tra l’altro un enorme errore strategico – e probabilmente qualcuno avrà votato più con la “pancia” che dando un giudizio di merito sulla proposta di modifica del quadro costituzionale, ma i dati non sono assolutamente confrontabili. Conosco elettori (ed eletti) del PD che hanno votato NO ed elettori (ed eletti) di altri partiti che hanno votato SI. Le differenti valutazioni nel merito di una riforma costituzionale non comportano necessariamente visioni inconciliabili di un programma amministrativo, mentre, ad esempio, sono certo di non avere nulla da spartire con qualcuno che come il sottoscritto ha votato NO, come, tanto per fare un esempio, la Lega Nord.
Anche per quanto riguarda il Movimento 5 Stelle labicano, non sono certo io a poter dare dei chiarimenti, ma mi sembra di capire che non ci sarà una lista certificata alle prossime amministrative (ce ne faremo tutti una ragione). Di più non saprei dire, soltanto non capisco l’esigenza di affibbiarmi per forza un’etichetta e non vorrei che si cercasse di confondere la mia attività lavorativa con le mie scelte politiche.
Al termine della riflessione Beep Beep mi chiede come farò a votare per quello che viene definito “fritto misto labicano”. In effetti non ha tutti i torti: come potrei votare un aggregato eterogeneo che spazia dalla sinistra alla destra estrema, che ha malgovernato il paese e devastato il territorio in questi ultimi decenni? Ecco, vorrei rassicurare Beep Beep su questo. No, non l’ho mai fatto e non ho nessuna intenzione di farlo adesso: Galli non avrà il mio voto!

Cordialmente

Willy



P.S. – qualcuno dirà che la mia non è una vera risposta. Può darsi che sia così. Però una vera risposta ha bisogno di un requisito essenziale: una vera domanda. E una domanda a sua volta, per essere vera, ha bisogno di qualcuno, in carne ed ossa, che la ponga.


P.S. 2 - per completezza di informazione pubblico di seguito il contenuto del post a cui faccio riferimento:

IL FUTURO DI LABICO (?!?!)
Il 2017 e’ stato pronosticato da molti come un anno di novità e di colpi di scena per la scena politica nazionale e mondiale, ed in questo mese di Febbraio la nostra realtà Labicana non sembra essere da meno….. Il 16 Febbraio e’ stata presentata la lista sostenitrice del candidato sindaco Danilo Giovannoli, Lista composta da elementi del Partito Democratico di Labico e denominata appunto, seguendo uno schema già perdente su scala nazionale ( anno 2013 elezioni politiche nazionali la lista del PD era appunto denominata Italia Bene Comune ), Labico Bene Comune, ciò non a voler fare una critica sul nome ( si risparmia pure quella sul simbolo….) , ma sulla sostanza derivante dal nome, ovvero quella che si rileva essere un’assenza di contenuti nuovi ed innovatori per l’amministrazione locale che dovrebbero contraddistinguere, almeno a parole le intenzioni degli esponenti della compagine presentata.

Bhe di nuovo sicuramente c’e’ l’eterogeneità di tale lista……sorprende l’appoggio della compagine “legalità e trasparenza” del consigliere Spezzano a tale lista, non puo’ non sfuggire anche a chi segue poco la politica che mentre sul piano nazionale le distanze tra tutti i blocchi delle sinistre a partire da Sinistra Italiana (proprio il 17.2 al congresso di Rimini gli esponenti di tale partito hanno indicato come assolutamente impercorribile l’alleanza con il PD) sino ad arrivare all’area di ispirazione del nostro consigliere Spezzano ovvero l’area sinistra radicale ( Rifondazione Comunista ed altri )ed il Partito Democratico ( al netto di eventuali scissioni dovremmo vedere cosa ne rimarrà) siano siderali, il consigliere Spezzano abbia sposato in pieno la causa del PD Labicano. Evidentemente avrà seguito troppo alla lettera il consiglio dell’esponente PD Paris, che il 27 Febbraio 2013 ( per i curiosi di constatare ecco il link : http://lanotiziah24.com/…/labico-paris-pd-il-centro-sinist…/ ) lo invitava ad avere “piu’ umiltà e rispetto per gli altri”……ora va bene magari riflettere se eventualmente si possa avere peccato in qualcosa ma da parte del Prof. Spezzano, risulta irreale l’ammissione implicita con tale “alleanza” di tali comportamenti da parte sua, sarebbe un’ammissione nei confronti degli 885 cittadini che alle scorse elezioni comunali gli hanno dato fiducia che l’esperienza politica sin qui dallo stesso condotta non ha prodotto i risultati che l’area di orientamento politico del suo elettorato gli chiedeva, con un’alleanza che adesso ne snatura completamente l’ideologia alleandosi con chi su scala nazionale e’ all’opposto di tale compagine ideologica….

 Ai concittadini inoltre l’idea Partito Democratico proprio non piace, infatti il 4 Dicembre scorso il referendum che ha respinto la riforma costituzionale del PD e di Renzi a Labico ha avuto un voto contrario a tale riforma pari al 71,26% , ovvero 2284 cittadini, ora ci si chiede come i cittadini che hanno espresso forte la loro convinzione contro le politiche del PD e del segretario ex presidente del Consiglio Renzi possano votare in massa ( e’ questa la convinzione che nel paese circola tra i sostenitori del PD ) per chi come Danilo Giovannoli e Benedetto Paris sono la trasposizione diretta di tali politiche sul territorio nonché sostenitori in particolari di Matteo Renzi (http://lanotiziah24.com/…/labico-danilo-giovannoli-invit…/ed ancora https://benedettoparis.wordpress.com “ il mio Si alla riforma ) , va da se che di nuovo, di giovane, di innovatore per la nostra amata realtà locale non si vede granchè….se poi la compagine per accaparrare voti va ad attingere a bacini che fino a qualche giorno prima erano di tutt’altro schieramento ( e non ci si riferisce solo alla sinistra ) il concetto appare ben chiaro a tutti i cittadini.

Una riflessione a parte sulla domanda da “one million dollar” che molti si fanno: che fine ha fatto il MoVimento 5 stelle a Labico ?? ci ricordiamo tutti l’apparizione dell’ On. Frusone, deputato 5 stelle al consiglio comunale del 29 Luglio 2013 e di come l’ex consigliere comunale Tullio Berlenghi sul suo blog (http://tullioberlenghi.blogspot.it articolo sezione 2013 TITOLO “quod erat demostrandum” ) unitamente al consigliere Spezzano parlasse dell’evento come una partecipazione diretta della loro compagine a quanto era avvenuto, segnando una chiara vicinanza d’intenti con il MoVimento, come esaminando l’attività parlamentare del MoVimento appare chiara la collaborazione di Tullio Berlenghi con il MoVimento stesso, ora sarebbe sicuramente molto gradita un’opinione di un illustre cittadino Labicano cosi attivo nella vita politica locale ed in particolare su temi ambientali che a tutti devono essere cari come Tullio Berlenghi, potrà votare per il “fritto misto Labicano” che spazia dalla destra alla sinistra estrema?
..L'indifferenza opera potentemente nella storia. Opera passivamente, ma opera. (A. Gramsci )

..ci sono due diversi tipi di persone nel mondo, coloro che vogliono sapere, e coloro che vogliono credere. (F. Nietzsche)

4 maggio 2014

Le bacchettate del Viminale

Sono diversi anni che sosteniamo che i conti pubblici labicani non tornano. Ad ogni sessione di bilancio abbiamo provato ad esprimere le nostre perplessità sull’approssimazione con cui vengono gestite le risorse pubbliche, sulle zone d’ombra dei bilanci, sull’incapacità di programmare le spese e sull’aleatorietà delle entrate. A Labico si è puntato tutto su una crescita edilizia, che, secondo le affermazioni degli amministratori, sarebbe dovuta essere il volano dell’economia labicana, ma che è servita solo a ridurre – in qualità e quantità – il livello dei servizi. In qualche modo, anche con qualche tocco di finanza creativa, si è però sempre riusciti a far quadrare i bilanci e a rimanere a galla. Fino a quando non è arrivata la stangata del sequestro dei depuratori, anch’essa figlia della mancanza di capacità di programmazione, che ha mandato in tilt conti e amministrazione. Sarebbe bastato un briciolo di coscienza per ammettere la propria inettitudine e lasciare finalmente la guida di un paese ormai allo sbando. Un commissario, una nuova giunta, un’amministrazione straordinaria, il tesoriere della bocciofila, Pippo, Pluto, nessuno. Qualunque altro soggetto sarebbe stato meglio degli amministratori che ci hanno portato al disastro. Invece no. A ben due anni dalla conclamata e certificata bancarotta labicana, il sindaco Galli - detto Vinavil per l’attaccamento (nel senso fisico-chimico del termine) alla poltrona – e la sua fedele compagine continuano a cercare di mantenere il controllo del timone, utilizzando qualunque strumento a disposizione.
Ed è così che, grazie ad una recente modifica del Testo Unico degli Enti Locali, è stata avviata una procedura denominata “piano di riequilibrio finanziario pluriennale”, altrimenti detta “predissesto”. Abbiamo già avuto modo di commentare la norma e ci limitiamo a dire che una definizione più calzante potrebbe essere “autodissesto”, visto che grazie a questa legge chi è causa dei guai per i cittadini può continuare a gestire i conti pubblici, scaricando proprio sui cittadini il costo della propria incompetenza. Non è certo il massimo, ma è comunque necessario che si predisponga un piano finanziario, che deve rispettare alcuni requisiti per ottenere il nulla osta del ministero dell’interno e della Corte dei Conti.
Quando abbiamo letto il piano redatto dagli uffici comunali, al netto delle perplessità di carattere metodologico, abbiamo rilevato anche diverse criticità nel merito del documento. Lo abbiamo scritto in alcuni articoli e lo abbiamo affermato a chiare lettere nell’iniziativa pubblica che abbiamo organizzato in piazza per spiegare ai cittadini cosa stava succedendo, senza che nessuno degli amministratori si degnasse di dare un’adeguata informazione ai cittadini. Ovviamente la risposta di Galli & C. è stata la solita alzata di spalle, accompagnata da affermazioni del tipo “noi pensiamo a lavorare, voi solo a criticare”.
Peccato che, puntuale, sia arrivata la risposta del Ministero dell’interno riguardante la richiesta di istruttoria. Anche al Ministero, a quanto pare, non hanno troppo rispetto per chi lavora e, avendo tempo da perdere in sterili critiche, hanno stilato numerosi rilievi. Vediamoli insieme:
·         In primo luogo viene confermata la stangata ai danni dei cittadini, con l’aumento delle tasse e dei tributi e con la riduzione dei servizi. In più si spiega che non bisogna fare i furbi con le date: il piano decennale decorre da quando viene approvato il Piano di riequilibrio in consiglio comunale, dal 2014, dunque e non dal 2013. La penitenza per i cittadini labicani terminerà dunque nel 2023.
·        Gli uffici del ministero contestano la disinvolta “autoriduzione” del debito da 5 milioni di euro a circa 3 milioni. In sostanza non è che uno possa affidare allegramente i lavori per determinati importi (con tanto di fatture) e poi decurtarli unilateralmente. La rideterminazione dei prezzi (peraltro tardiva) deve essere consensuale, altrimenti non può essere messa a bilancio.
·    Altri pasticci sono stati rilevati su voci passive del passato e infilate a casaccio nel calderone. La filosofia dei nostri amministratori è molto semplice: visto che dobbiamo ratificare il disastro, tanto vale metterci dentro tutti gli impicci, grandi e piccoli, del passato. Come quando si va dal carrozziere a sistemare l’automobile dopo un incidente e si cerca di sanare anche qualche vecchio graffio alla carrozzeria. Con il dettaglio che la macchina labicana è stata guidata per vent’anni da qualcuno che pensava di essere all’autoscontro.
·        Mancano le quantificazioni di diverse voci di spesa, così come mancano le quantificazioni della svalutazione dei crediti. Diciamo che l’ottimismo ha regnato sovrano durante la redazione del piano di rientro.
·   Qualche perplessità il Viminale l’ha espressa anche per quanto riguarda il personale e vengono espressi dei dubbi sulle modalità di calcolo. Il tutto senza sapere che a Labico si aggirano le norme per l’assunzione del personale attraverso il ricorso a società esterne. Forse bisognerebbe informarli su come stanno realmente le cose.
·         Il Ministero dell’interno dichiara senza mezzi termini “irragionevole” la destinazione delle entrate correnti agli investimenti, spostando il pagamento dei debiti ad esercizi futuri.
·     Anche la dismissione dei beni immobili è senza né capo né coda. Non si sa cosa si venda e quale sia il possibile incasso.
·        Gli aumenti di entrate sembrano basati più sull’ottimismo che su una concreta pianificazione. Forse per non far capire ai cittadini che arriveranno altre stangate?
·        Manca una documentazione che attesti l’effettività dei risparmi di spesa dichiarati. Dove intendono tagliare? A quali servizi dovremo rinunciare?
Al termine di questo corposo elenco di rilievi il Ministero ha invitato la nostra amministrazione ad inviare chiarimenti e correttivi, corredati da un’adeguata documentazione, tra cui accertamenti e riscossioni del servizio idrico integrato degli ultimi tre anni, nonché  il bilancio 2014. Se si pensa che quello del 2013 è stato fatto a novembre, possiamo solo immaginare lo sgomento di Galli e soci all’idea di dover predisporre il bilancio di previsione dopo nemmeno cinque mesi dall’inizio dell’esercizio finanziario. Al Viminale attendono una risposta entro la prossima settimana. Saranno ansiosi, e noi con loro, di vedere cosa saranno capaci di inventarsi i nostri amministratori.


Tullio Berlenghi e Maurizio Spezzano

24 novembre 2013

Scusi, posso fare una domanda?

Quello dei rifiuti è indubbiamente un tema centrale per le amministrazioni locali. La sempre crescente produzione dei rifiuti unita alla mancanza di una strategia complessiva che punti sia alla loro riduzione, sia ad una efficace raccolta differenziata, affida ai pubblici amministratori una responsabilità enorme, in base alla quale si possono misurare le loro capacità, la loro preparazione ed il loro impegno. Non è un caso se ci sono realtà dove si registrano grandi progressi, con percentuali di raccolta differenziata che superano abbondantemente l’80 per cento ed altre dove non si raggiunge il 10 per cento. Non credo che gli abitanti delle città più virtuose siano generalmente più virtuosi: probabilmente hanno degli amministratori più sensibili e motivati, che sono stati in grado di avviare un nuovo percorso culturale.
L’argomento è molto sentito e spesso ci sono cittadini e associazioni che provano a incoraggiare l’amministrazione a muoversi nella giusta direzione. A Labico, ad esempio, l’ha fatto l’opposizione consiliare e, in effetti, nel 2008, è partita una raccolta differenziata porta a porta. Ma, a distanza di ben cinque anni, poco si sa sui risultati raggiunti. Un’associazione culturale – Labicocca – ha promosso un convegno per sensibilizzare la popolazione, insistendo sull’importanza dei dati della produzione dei rifiuti e della raccolta differenziata, che ha chiesto inutilmente all’amministrazione. Lo stesso si può dire per il consigliere di minoranza Maurizio Spezzano, che in più occasioni ha chiesto i dati (a partire dal 2008), senza ottenere risposta.  Non contento ha provato a chiedere i dati a Lazio Ambiente, la società per azioni interamente posseduta dalla Regione Lazio che gestisce la raccolta dei rifiuti in alcuni comuni del Lazio (tra cui Labico). La risposta è stata un diniego, anche molto sbrigativo. Spezzano ha mandato una nuova lettera, facendo riferimento, tra l’altro, alla convenzione di Aarhus e la risposta è stata nuovamente liquidatoria, condita stavolta da una velata minaccia di procedere alle vie legali, per un presunto testo diffamatorio nel blog dello stesso Spezzano.
Cerco di ricostruire la questione. Intanto stiamo parlando di un tema di assoluta rilevanza per la collettività, la cui gestione può determinare importanti conseguenze per l’ambiente, la salute dei cittadini e anche per le loro tasche, visto che sono i cittadini a pagare il conto. Al di là delle norme, questi sono dati che basterebbe l’uso del buonsenso a rendere pubblici e facilmente visionabili. Le norme, però, ci sono. Dalla normativa sulla trasparenza nella pubblica amministrazione, al testo unico ambientale – il cui articolo 189 impone al Sindaco di comunicare i dati sulla raccolta dei rifiuti -, alle leggi regionali, alle direttive e convenzioni internazionali. A volte, probabilmente, non sono sufficientemente chiare e, con un po’ di malizia, ci si può aggrappare a qualche cavillo interpretativo per “non fare” ciò che dovrebbe essere pacifico solo guardando la ratio della norma, ossia l’obiettivo che essa vuole perseguire. La maggiore responsabilità per la mancanza di trasparenza ce l’ha, in tutta evidenza, il sindaco, ma l’atteggiamento di Vincenzo Conte, amministratore unico di Lazio Ambiente, appare decisamente irritante.
Vincenzo Conte è un politico locale del PDL, nominato in extremis al vertice dell’azienda di proprietà della regione da una Polverini ormai al tramonto, sommersa dalla vergogna della vicenda Fiorito. Al momento della scelta il PD parlò di “nomina illegittima” e di una “vera assurdità”, nonché “dannosa per l’erario”. Infatti – a quanto risulta – Conte percepisce la bellezza di 130mila euro all’anno (l’emolumento, sempre alla faccia della trasparenza, non è visibile sul sito di Lazio Ambiente) per guidare la società.  Insomma, con queste premesse, Conte avrebbe fatto bene ad avere un atteggiamento più rispettoso dei cittadini e delle istituzioni, invece si arrocca su inspiegabili sottigliezze semantico-giuridiche pur di non rendere noti dati di rilevante interesse pubblico. Pubblico come la società che lui dirige, pubblico come il lauto emolumento che percepisce, pubblico come il compito che gli è stato affidato. Tra l’altro, per tornare alla norma che il suo zelante direttore cita per nascondere i dati alla cittadinanza, la risposta di diniego, in riferimento al decreto legislativo n. 195 del 2005 (in materia di accesso del pubblico all’informazione ambientale), si limita a richiamare il contenuto del punto n. 1 della lettera a) del comma 1, dell’articolo 2, nel quale non sono citati i rifiuti. Peccato che non abbia avuto la pazienza, e forse l’umiltà, di proseguire nella lettura della norma. In tal caso avrebbe potuto leggere anche il punto n. 2 della lettera a) del comma 1, nel quale, non solo si fa un generico riferimento ai “fattori che incidono o possono incidere sugli elementi dell’ambiente”, ma anche l’esplicita indicazione dei rifiuti come fattore di interazione ambientale. Con un altro po’ di pazienza (e altrettanta umiltà) avrebbe avuto modo di leggere anche il punto successivo, che individua qualunque atto – e specifica “anche di natura amministrativa” – che possa incidere sia sugli elementi (punto 1), sia sui fattori (punto 2). Il combinato disposto di queste e altre norme sembra davvero facile da comprendere e l’intenzione del legislatore appare sufficientemente manifesta. Un’altra lettura utile potrebbe essere il recente documento dal titolo “Politica per la salute, la sicurezza e l’ambiente”, pubblicato proprio da Lazio Ambiente un paio di mesi fa, nel quale, tra gli impegni che la società assume solennemente, c’è anche quello di “Promuovere il dialogo e il confronto con tutti i portatori di interesse (lavoratori e loro rappresentanti, organi di controllo, autorità pubbliche, cittadini, associazioni. ecc.) attivando adeguati strumenti di partecipazione e tenendo conto delle loro istanze. Comunicare in modo trasparente le prestazioni delle attività aziendali”. E chi ha firmato questo bel documento? Proprio lui, l’amministratore unico della società, il dott. Vincenzo Conte.

Dunque, la reazione scomposta di Conte sembra davvero irragionevole, così come appare sgradevole il ricorso alla classica minaccia di querela – tipica dei potenti - con il chiaro obiettivo di cercare di intimidire chi cerca di occuparsi della tutela dell’ambiente e della salute dei cittadini. Sarei curioso anche di conoscere cosa ne pensa chi – come il consigliere regionale Agostini del PD – aveva aspramente criticato la nomina di Conte durante la campagna elettorale. Di fronte a questo atteggiamento così supponente dell’amministratore delegato di Lazio Ambiente, mi aspetterei, da parte di chi governa la Regione, una chiara presa di posizione per schierarsi senza se e senza ma dalla parte dei cittadini. A meno che, anche in regione, non siano troppo preoccupati per la tenuta delle larghe intese per occuparsi dei diritti della collettività.

3 novembre 2013

Grazie, basta così.

Nei giorni scorsi Labico è stata tappezzata con i manifesti della lista “Rinnovare per Labico”, in cui si dà notizia di una sentenza di assoluzione (in primo grado) per la questione dei pasti pagati dalla collettività e forniti gratuitamente ad un’azienda privata per decisione del sindaco Galli. Non è certo l’unica e neppure la più grave delle tante penose vicende che caratterizzano l’azione politica dei nostri amministratori. Per evitare che l’uso urlato di slogan riesca nel tentativo di distogliere l’attenzione dai fatti, ci troviamo costretti a ricostruire, ancora una volta, la questione.
Tutto nacque nell’estate del 2008 quando venne portata in consiglio comunale una delibera per dare un contributo finanziario ad una struttura privata. Nella premessa di quella delibera c’era scritto, nero su bianco, che il comune già forniva – a quella struttura – cinque pasti giornalieri. Si era potuto scoprire così che, nel mese di novembre del 2006, una non meglio precisata direttiva comunale autorizzava l’erogazione dei cinque pasti giornalieri a favore della struttura privata, senza che venisse siglato alcun accordo tra il Comune e il centro di infanzia sulle modalità di erogazione dei pasti e sul modo in cui questi pasti avrebbero potuto costituire un vantaggio per le famiglie dei bambini che frequentavano la struttura. Insomma un vero e proprio “regalo” da un soggetto pubblico ad un privato che veniva fatto, guarda caso, proprio a pochi mesi dalle elezioni amministrative comunali. Buona parte degli atti relativi a quel periodo sono privi di protocollo e qualcuno potrebbe dubitare della loro autenticità. Non è un caso che l’erogazione gratuita dei pasti all’azienda privata sia stata interrotta in gran fretta quando sono stati sollevati dubbi sulla correttezza della procedura (la sospensione, a differenza dell’atto autorizzativo, è avvenuta con documento protocollato). Se il sindaco fosse stato davvero convinto della bontà della sua azione amministrativa non avrebbe modificato di una virgola la situazione. Invece c’è stata una continua correzione di rotta. La delibera fu ritirata e corretta tre volte prime di essere approvata e la polemica tra opposizione e maggioranza divenne molto accesa, al punto che – dopo la pubblicazione di un volantino della maggioranza dai toni particolarmente aggressivi - il gruppo di opposizione decise di chiedere alla magistratura di valutare se la procedura seguita per l’erogazione dei pasti presso una struttura esterna fosse corretta. Non abbiamo denunciato nessuno e tantomeno abbiamo diffamato qualcuno. Abbiamo semplicemente svolto il compito di controllo che qualunque cittadino - e, a maggior ragione, se è consigliere comunale - ha il pieno diritto di esercitare. Del resto prima il pubblico ministero, poi il giudice dell’udienza preliminare hanno giudicato illegittima la procedura seguita per concedere la fornitura dei pasti ed è iniziato un procedimento per individuare eventuali responsabilità penali. Ma questo a noi interessa ben poco. La nostra battaglia per la legalità l’abbiamo vinta nel momento in cui l’amministrazione – proprio per la nostra azione di controllo – è stata costretta a fare tutto alla luce del sole e seguendo un iter procedurale corretto. Non è un caso che il nuovo capitolato d’appalto della mensa preveda la possibilità che vengano forniti pasti alle strutture private (mentre prima non era possibile) e non è un caso che per fornire i pasti e ed erogare risorse pubbliche ad un privato sia stata necessaria una delibera di consiglio comunale (mentre prima era stata sufficiente una telefonata direttamente alla ditta che forniva i pasti). Adesso almeno i cittadini possono sapere tutto e giudicare l’operato dell’amministrazione, mentre per ben due anni soldi pubblici venivano spesi a favore di un’azienda privata senza che nessuno ne sapesse nulla. Sulla vicenda processuale preferiamo non pronunciarci, per due ragioni: la prima è che mancano ancora le motivazioni della sentenza, la seconda è che non è – al momento - una sentenza definitiva, quindi potrebbero emergere fatti nuovi.
Sulla questione appare necessario fare qualche altra considerazione. In primo luogo quello che conta – al di là dell’accertamento di eventuali responsabilità penali o amministrative – è il giudizio politico sulle azioni di chi governa un paese. Molte scelte, formalmente legittime, potrebbero essere piuttosto discutibili. Per esempio un’amministrazione comunale potrebbe assegnare gratuitamente un locale di proprietà del comune al titolare di una rivendita di giornali. Un’attività che riveste indubbiamente un qualche interesse per la collettività e che, quindi, potrebbe giustificare la decisione degli amministratori, ma quanti troverebbero da ridire? E se il locale venisse dato senza alcun atto amministrativo? Non sorgerebbero ulteriori perplessità sul comportamento degli organi decisionali? E qual è il confine tra il lecito, l’illecito e il penalmente rilevante? L’unico organo titolato a rispondere a questa domanda è la magistratura e se un cittadino ha dei dubbi ha il diritto-dovere di attivare un suo intervento, nel proprio interesse e in quello della comunità a cui appartiene.
Su questo punto ci agganciamo ad un altro aspetto dello sgangherato attacco della coalizione di maggioranza, quello del costo per la collettività del processo. Intanto ci piacerebbe capire di quali costi stiamo parlando. Ci sono costi per l’amministrazione comunale per il processo? Sarebbe opportuno saperlo, perché la responsabilità penale è personale e non sarebbe elegante che gli amministratori avessero deciso di usare i fondi comunali per sostenere le spese legali di questo processo. In attesa di avere maggiori lumi in merito e considerato che saremmo ben felici se si adottasse la regola secondo la quale chi si è reso responsabile di sprechi della pubblica amministrazione pagasse di suo (anche noi, ovviamente, alla bisogna), facciamo un breve quanto necessariamente incompleto resoconto di alcuni degli sperperi del denaro pubblico degli ultimi anni:

Debiti fuori bilancio. Qualche anno fa il consiglio comunale fu costretto a pagare i costi di una transazione per evitare ulteriori problemi. Anche in quella circostanza il sindaco aveva seguito una procedura molto “singolare” per l’affidamento dell’esecuzione di un’opera. A lavoro ultimato la ditta chiedeva di essere pagata, ma nessuno si è degnato di dare risposta e così, tra solleciti e diffide, si era arrivati ad un costo di gran lunga superiore a cui si sono aggiunte le spese legali sostenute dal comune. Errori su errori dei nostri amministratori e spreco di denaro pubblico. Il conto, ovviamente, alla cittadinanza.
Questione Eiffel. Qualche anno fa è stato sottoscritto un accordo con un privato (il quale, in modo del tutto casuale, ha ottenuto degli appalti e l’inserimento di particelle in zona edificabile nel piano regolatore) per realizzare una sorta di città dell’arte, previo acquisto di un mucchio di ferraglia attualmente “parcheggiato” nella proprietà di un privato cittadino. Costo iniziale dell’operazione: 300mila euro.
Area di sviluppo industriale. Un’altra straordinaria cantonata di Galli e compagnia. Sono arrivati in consiglio comunale spavaldi e baldanzosi con una bella delibera preconfezionata per la devastazione di una vasta area del territorio labicano. Insensibili alle perplessità dell’opposizione hanno approvato l’atto, salvo poi ritirarlo quando hanno capito che gli abitanti di Colle Spina li avrebbero inseguiti con i forconi. Costo dell’operazione 20mila euro. Per il saldo rivolgersi al sig. Pantalone.
Pista ciclabile. Ne abbiamo parlato decine di volte. Il comune aveva annunciato in pompa magna la realizzazione di una bellissima pista ciclabile (la "più lunga della provincia di Roma"...). L’opera è inutile, incompleta (lo sarebbe anche se fosse terminata), ancora in fase di realizzazione, ma già in avanzato stato di degrado e abbandono. Costo previsto: circa 200mila euro.
Biblioteca comunale. Le vicissitudini della nostra biblioteca non sono facilmente riassumibili. Possiamo solo dire che, tra ristrutturazione locali, acquisto libri, pagamento della quota di adesione al sistema bibliotecario, l’ordine di grandezza delle spese sostenute ammonta a qualche centinaio di migliaia di euro. Risultato? Labico al momento non ha la biblioteca.
Depuratore comunale. La vicenda è fin troppo nota e anche qui ci sono indagini in corso della magistratura. Resta il fatto che a causa dell’incapacità dei nostri amministratori ci siamo ritrovati con depuratori inadeguati e fuorilegge (lo dicono i magistrati, non noi) al punto da farne disporre il sequestro. Questa faccenda ci è già costata oltre quattro milioni di euro di debito. Chi lo pagherà?

In effetti, con credenziali così, siamo stupiti anche noi dell’incomprensibile perdita di consensi di Alfredo Galli e della sua coalizione. Davvero molti elettori labicani dimostrano un ben magra gratitudine nei confronti di chi, in tanti anni di duro impegno nelle istituzioni, ha fatto davvero tanto per il paese. Ora però, forse, basta così. Grazie.


Tullio Berlenghi e Maurizio Spezzano

22 ottobre 2013

Stiamo decisamente migliorando

Sabato scorso si è tenuta un’iniziativa pubblica per illustrare ai cittadini il progetto per organizzare una ricettività turistica nella nostra cittadina. L’idea, di per sé, potrebbe anche essere valida. Bisogna solo cercare di capire in cosa consiste e come si intende attuare. Siamo andati ad ascoltare e queste sono le nostre considerazioni.
A quanto pare un’azienda privata – la Terravision – sta cercando di realizzare una rete di turismo low cost in tutto il territorio nazionale, coinvolgendo 100 città. Per promuovere il proprio progetto sta contattando le amministrazioni locali, alle quali propone un protocollo d’intesa per inserirle nell’elenco delle 100 città fortunate. Su internet non c’è molto e nel sito di Terravision ancora non si parla del progetto. Per capirci qualcosa dobbiamo fare riferimento alle spiegazioni date dai referenti della società e da Alfredo Galli, che, in qualità di sindaco, ha accolto con sospetto entusiasmo il progetto. Tra i promoter va segnalata la presenza di Angelo Miele, già sindaco di Valmontone, già consigliere regionale della maggioranza Polverini-Fiorito, che rimarrà nella storia per l’oculata gestione delle risorse pubbliche. Miele ha fatto un discorso che abbiamo faticato a capire, ma è un nostro limite. Miele da un lato ha affermato di avere un ruolo tecnico e non politico e di essere stato incaricato di selezionare i 100 comuni più adatti per questo straordinario progetto. Dall’altro ha affermato, senza alcun imbarazzo, che la scelta di Labico era motivata dall’amicizia che lo lega ai nostri amministratori. Per fortuna, sempre a detta di Miele, Labico avrebbe proprio le caratteristiche adatte: un treno che ti porta a Roma in mezz’ora (e si capisce che lui non lo prende), un’antica tradizione di produzione agricola da valorizzare (ma fino ad ora a Labico la valorizzazione del territorio significava coprirlo di cemento), la necessaria riscoperta di prodotti locali, come il pisello labicano (del quale si sono ormai perse le tracce). Ovviamente la realizzazione del progetto porterà a Labico straordinari benefici, impulso all’economia locale, occupazione, fondi regionali e altre piacevolezze.
La sensazione era un po’ quella di quando l’imbonitore di turno illustra le prodigiose qualità del servizio di pentole nelle tv locali. In teoria sembra tutto bello e rassicurante, ma, sotto sotto, ti chiedi se c’è qualche fregatura. Noi qualche dubbio ce l’abbiamo e proviamo a mettere in fila le – poche – cose che sono emerse fino ad ora:
  1. Un soggetto privato si rivolge ad un soggetto pubblico per avere un aiuto nella realizzazione di un progetto con mere finalità di lucro. Il soggetto pubblico (che è il nostro comune) mette subito a disposizione i locali (pubblici) per la presentazione, la stampa e l’affissione dei manifesti (con soldi pubblici) e la collaborazione dell’amministrazione (pubblica, salvo prova contraria).
  2. Tra i due soggetti (pubblico e privato) verrà stipulato un protocollo d’intesa, del quale si ignorano i contenuti. L’unica cosa che si sa è che il protocollo comporta un onere per il soggetto pubblico di 12mila euro (soldi pubblici, a carico dei cittadini labicani).
  3. Il progetto consiste nella stipula di contratti di locazione di appartamenti situati nel centro urbano di Labico per un totale di 200 posti letto ad un prezzo di circa la metà del valore di mercato: si è parlato di 1800 euro annui per un appartamento di quattro posti (al netto delle tasse un ben magro profitto).
  4. I vantaggi per l’amministrazione (e per il paese) sono tutt’altro che certi e alcuni di quelli descritti lasciano perplessi. Secondo Miele, ad esempio, la Regione Lazio avrebbe una maggiore propensione a finanziare i progetti e le iniziative dei comuni che aderiscono a questa proposta. Se fosse vero, sarebbe preoccupante. Zingaretti sa che il nome della Regione viene speso con questa disinvoltura?
  5. Ci sono dei costi aggiuntivi dell’operazione, come i corsi di aggiornamento del personale del comune e maggiori oneri per i servizi, che saranno, presumibilmente a carico dell’amministrazione pubblica.
  6. Nella scorsa consiliatura avevamo chiesto all’amministrazione comunale di fare il censimento degli immobili inutilizzati, ma, ovviamente, si sono guardati bene dal farlo. Prima di dare il via ad un’operazione del genere sarebbe quantomeno doveroso uno studio sullo stato del patrimonio immobiliare all’interno del territorio comunale, in modo da far prevalere l’interesse della collettività. L’assenza di informazione potrebbe avvantaggiare i professionisti del settore immobiliare rispetto ai semplici cittadini. Ma a Labico sarebbe la prima volta che questo accade.
  7.  Sul sito del comune di Labico non c’è alcuna traccia di atti relativi al progetto. Non una delibera, non una determina, nulla di nulla.


In ogni caso dobbiamo formulare i nostri sinceri complimenti a chi ha avuto l’idea. Di solito per avviare un progetto di questo tipo sono necessari discreti capitali iniziali e bisogna ricorrere a prestiti e conseguente esposizione debitoria con le banche. Invece, senza alcuna fatica, gli operatori turistici si ritroveranno con 1,2 milioni di euro a fondo perduto (12mila euro per 100 comuni) da utilizzare per anticipare le prime spese in attesa dell’arrivo dei turisti low cost. E se dovesse saltare tutto, cosa ne sarà di quei soldi? Probabilmente faranno la fine dei soldi che i prodighi (con i soldi nostri) amministratori labicani avevano generosamente elargito per un progetto naufragato miseramente, come l’area di sviluppo industriale a Colle Spina. In quel caso i soldi buttati erano 20mila euro. Se adesso ne buttiamo 12mila ne risparmiamo 8mila. Stiamo decisamente migliorando. 

Tullio Berlenghi e Maurizio Spezzano

14 luglio 2013

Una cosa è certa


Una cosa è certa

Una cosa è certa. L’opposizione che preoccupa Alfredo Galli si chiama Legalità e Trasparenza. Tra denunce, cause civili, intimidazioni di vario tipo Galli ha dimostrato – con le sue scomposte reazioni – di soffrire molto la nostra azione politica. Non stupisce quindi sapere che, nei giorni scorsi, alla vista della nostra pubblicazione “Agorà” in un locale pubblico del paese, sia andato su tutte le furie. La sola idea che qualcuno possa muovere delle critiche nei suoi confronti, abbia la supponenza di vergarlo nero su bianco e finanche l’ardire di diffonderlo nel “suo” paese, gli fa perdere il lume della ragione. Sembra – a sentire le chiacchiere del paese – che, alla vista dell’odioso oltraggio (ossia Agorà), abbia iniziato a lanciare contumelie, asserendo che quella pubblicazione sarebbe illegale con una velata accusa di connivenza (se non di complicità) nei confronti del gestore del locale per non aver prontamente provveduto ad eliminare l’illecita pubblicazione. Strano che il primo cittadino – a cui la legge attribuisce importanti responsabilità in merito alla pubblica sicurezza – di fronte ad un evidente (almeno a suo dire) illecito non abbia avviato una procedura per il ripristino della legalità. Avrebbe potuto – e dovuto – chiamare gli organi preposti e far sequestrare il corpo del reato, nonché avviare un’azione giudiziaria nei confronti dei responsabili. Niente di tutto questo. In compenso, subito dopo la sua uscita si è notata la sparizione delle numerose copie di Agorà. Che buffa coincidenza.
Ora è difficile ricostruire con esattezza l’episodio, che però parte da un dato di fatto inconfutabile: la convinzione del sindaco che la nostra pubblicazione sia illecita. Comprensibile persuasione da parte di chi interpreta in modo così distorto il concetto di democrazia da pensare che aver vinto le elezioni con poco più di un quarto dei voti dei cittadini labicani significhi essere il sovrano del paese, nei confronti del quale non sono ammesse le critiche. Non è un caso che abbia promosso azioni civili e penali nei confronti dei suoi detrattori, non è un caso che abbia abusato del suo potere per proibire con miserabili giustificazioni le riprese dei consigli comunali, non è un caso che – lui sì, violando apertamente la legge che pretende di insegnare agli altri – non abbia calendarizzato le mozioni dell’opposizione e abbia atteso oltre un anno per rispondere alle interrogazioni (ma non in consiglio comunale, sottraendosi, come sempre, al confronto). E allora noi, instancabili, lo interroghiamo nuovamente – per il momento in forma libera, riservandoci di porre le medesime domande nelle sedi proprie – per chiedergli: davvero ha nuovamente affermato che Agorà sarebbe illegale? E, in tal caso, perché non ne ha fatto disporre il sequestro? Perché non ha il coraggio di affrontare in nostra presenza – in consiglio comunale o in un dibattito pubblico - la presunta illegittimità della nostra pubblicazione? Teme di fare l’ennesima brutta figura, che è la ragione per la quale fa di tutto per rendere difficile ai cittadini la partecipazione ai consigli comunali?
Per quanto riguarda la sparizione delle copie di Agorà le risparmiamo la domanda e proviamo ad immaginare che siano sparite nel nulla. Del resto, con lei ad amministrare questo paese sono già spariti nel nulla 4 milioni di euro, cosa vuole che siano alcune decine di fogli in formato A4?


Tullio Berlenghi e Maurizio Spezzano

12 maggio 2013

Divieto di critica.



Non è andata bene ad Alfredo Galli. Paradossalmente gli sarebbe convenuto perdere le elezioni, magari addossando la responsabilità di tutti i problemi al sindaco uscente. La bomba depuratori era già esplosa e, con un’adeguata riflessione, non era difficile immaginarne la portata economica – almeno in ordine di grandezza – per le casse comunali. Lasciarne la gestione a chi, pur senza averne la responsabilità diretta, si ritrovava col cosiddetto “cerino in mano” sarebbe stato quasi un colpo da maestro. Ma, si sa, una delle regole della politica, o almeno di una certa politica, è che non bisogna mai mollare una poltrona, per nessun motivo. Così, quando Galli – che per l’imminente sconfitta aveva già pensato di mandare avanti un gregario - si è reso conto che l’opposizione era divisa, ha deciso di approfittarne per tornare al potere. Un potere gestito – se possibile – peggio di come l’aveva gestito fino ad ora (sì, lo sappiamo, non era facile). Nell’evidente incapacità di gestire gli enormi danni inferti al paese e al suo territorio, ha pensato bene di sostituire un’autorevolezza mai avuta con un’autoritarietà sconfinante nell’arroganza e nella sopraffazione. E’ ormai un anno che andiamo avanti così, con un’amministrazione che non riesce ad affrontare concretamente i problemi di cui è responsabile e che si limita ad impedire che, di quei problemi, si parli. Per fare questo viola costantemente le norme dell’ordinamento giuridico sul quale ha prestato solenne giuramento: non rispettando i tempi per l’approvazione dei documenti del bilancio, il cui contenuto appare in contrasto con i principi di contabilità pubblica; impedendo riprese e registrazioni dei consigli comunali, per impedire ai cittadini di sapere a chi hanno affidato le sorti della propria comunità; infrangendo le norme che impongono di dare le giuste risposte alle istanze dell’opposizione; instaurando un clima di terrore nel palazzo del Comune, dove chi prova ad agire con correttezza professionale rischia il posto di lavoro. Per chi, invece, non è ricattabile, l’arma è sempre la stessa: “l’intimidazione giudiziaria”. Ci siamo già passati, per avere segnalato un’anomalia sul permesso di costruire che ha consentito al Sindaco Galli di realizzare una bella villa in piena zona agricola e ci stiamo ripassando, per avere espresso delle perplessità su alcune recenti decisioni di Galli. Per il nostro sindaco, evidentemente, non esiste il diritto di critica politica. E’ sempre stato abituato ad opposizioni piuttosto morbide e collaborative e, non a caso, la strada che collega l’opposizione alla maggioranza labicana è sempre piuttosto trafficata. Il sindaco non sopporta, quindi, che qualcuno esprima dei dubbi quando afferma, con tono trionfale, di aver finalmente risolto il problema dei depuratori e di averne ottenuto – dopo un anno di duro lavoro – il dissequestro. Omette di dire che questo scherzetto, del quale ha la piena responsabilità politica e amministrativa, è costato ai cittadini qualcosa come quattro milioni di euro. Non solo omette di dirlo, ma omette anche di inserirlo nei documenti di bilancio, forse perché, se lo facesse, salterebbe il banco. Non lo diciamo solo noi –che siamo stati i primi ad evidenziare tutte le criticità della situazione – lo dice anche un ex segretario comunale. Badate bene: “un ex” e non “l’ex”. Perché a Labico abbiamo visto passare quattro segretari comunali nell’ultimo anno e mezzo. Neanche questo è un caso. Assumere una simile responsabilità in “questo” comune significa maneggiare qualcosa di rovente. E più di qualcuno ha temuto di scottarsi. L’ex segretario, infatti, in una puntuale e circostanziata lettera inviata al sindaco, alla giunta e agli uffici competenti, ha messo nero su bianco la gravità della vicenda depuratori (3,8 milioni di euro al 14 febbraio 2013), mettendo in serio dubbio la legittimità dell’operazione transattiva approvata con delibera di giunta comunale (delibera  che, solo a leggerla, fa drizzare i capelli in testa per la sconcertante approssimazione e superficialità con cui è scritta), nonché la vera e propria drammaticità della situazione debitoria in cui versa il comune e che si continua bellamente ad ignorare. Ovviamente quel segretario è andato via. Così come è andata via la responsabile del dipartimento dell’urbanistica, un tema molto caro al sindaco, per il quale ha bisogno di circondarsi di persone molto, come dire, “in sintonia” con lui. Altrimenti è meglio che facciano altro. Vale per i tecnici, come per i politici. E, infatti, non c’è più nemmeno un assessore all’urbanistica. L’urbanistica è lui, il re sole, anzi mattone. Che poi ci sia un conflitto di interessi, non è rilevante. Anzi, meglio far finta di niente e, soprattutto, meglio non dirlo: potrebbe scapparci un nuovo manifesto, stampato e affisso a spese dei cittadini, e, probabilmente, un nuovo formale richiamo alle forze dell’ordine affinché ripristinino la legalità a Labico. Chissà, potrebbe succedere davvero, ma non siamo certi che sarebbe lui a rallegrarsene.

Tullio Berlenghi e Maurizio Spezzano

14 settembre 2012

Bilancio comunale? Attendere prego...


Il solo fatto che il termine per la presentazione del bilancio preventivo degli enti locali venga fatto slittare in continuazione mi sembra un segnale di scarsa serietà da parte del Governo centrale. Abbiamo una legge dello Stato che stabilisce, correttamente, che il bilancio preventivo di un ente locale (se si chiama “preventivo” una ragione ci sarà…) deve essere predisposto e approvato prima dell’inizio del suo esercizio, ossia entro il 31 dicembre dell’anno precedente. Esattamente come succede al bilancio dello Stato, la cui approvazione avviene sempre entro il 31 dicembre. E quando questo non succede – ma sono più di vent’anni che non si verifica – si è costretti a ricorrere all’esercizio provvisorio. Ebbene, gran parte dei comuni, sfruttando le deroghe, fa almeno quattro mesi di esercizio provvisorio. Poi, grazie alle deroghe successive, si riesce ad andare ben oltre. Quest’anno i limiti sono stati superati tutti e, di deroga in deroga, si è arrivati a poter presentare il bilancio preventivo entro il 31 ottobre. Ovviamente un comune guidato da amministratori responsabili non prenderebbe neppure in considerazione questa opportunità. Un comune serio il bilancio lo approva il prima possibile, nel rispetto della legge e in applicazione del principio della trasparenza. Un comune serio… E Labico? Labico, a quanto ci risulta, non ha nessuna fretta di portare il bilancio in consiglio. Per un paio di ragioni. La prima è che i nostri amministratori applicano con assoluto rigore il vecchio adagio “Non fare oggi quello che puoi rimandare a domani”. In principio il precetto non era esattamente così, ma questa è la loro reinterpretazione. La seconda ragione è che non sanno proprio come far quadrare i conti, soprattutto dopo la simpatica vicenda dei depuratori.
immagine presa in prestito dal sito progettoperferrara.org
Il paradosso è che, se avessero approvato il bilancio 2012 in tempi normali, avrebbero avuto un po’ più di tempo per individuare delle soluzioni. Invece, complice la concomitante tornata elettorale, hanno preferito rinviare a dopo l’insediamento ogni decisione di tipo contabile.
La cosa divertente è che - dati i tempi - potrebbero approvare in contemporanea bilancio preventivo e assestamento, visto che i termini ormai sono quasi coincidenti e che avrebbe poco senso rivedere i conti dopo una o due settimane. Tanto vale fare tutto insieme. Anzi, magari potrebbero sperare in un’ulteriore deroga e approvare tutto col consuntivo.
Nel frattempo tutte le domande che abbiamo posto ai nostri amministratori sono rimaste senza risposta. Sembra quasi che non si rendano conto della gravità della situazione. Anzi, si comportano come se si trattasse di una disgrazia piovuta dal cielo, della quale loro – poverini – non hanno alcuna responsabilità. In attesa che il sindaco – che sembra sia in vacanza a godersi il meritato riposo – si degni di convocare nuovamente il consiglio comunale, noi cittadini faremo ripartire la nostra battaglia per chiedere che a pagare il disastro dei depuratori siano chi l’ha causato e non chi, come la cittadinanza, ne sta solamente subendo le conseguenze.


Tullio Berlenghi

2 settembre 2012

Sensazioni, suggestioni e intimidazioni


“Suggestive accuse”. Questo il lapidario giudizio sulla nostra articolata relazione di 12 pagine relativa alla vicenda “depuratori”, espresso in una lettera inviata a noi e al sindaco di Labico dalla “SIL SCARL” (e sul mittente torniamo dopo) . Suggestive, sì. Indubbiamente suggestive. Probabilmente noi, Maurizio e Tullio, ci siamo lasciati suggestionare. Magari da un sistema fognario che da anni fa acqua da tutte le parti (acqua è una metafora, in realtà fa ben altro). O forse dal fatto che il depuratore evidentemente non ha mai funzionato come si deve. O magari ci siamo lasciati condizionare dal semplice fatto che la magistratura ha disposto il sequestro dei due depuratori e chiesto il rinvio a giudizio di cinque persone. E probabilmente ci lasceremo impressionare ancora un po’ quando arriveranno le salatissime bollette che si renderanno necessarie per sanare i debiti derivanti da questa situazione, o forse quando scopriremo che i beni immobiliari del comune (e quindi nostri) saranno ceduti ai privati, sempre per far quadrare i conti. Sì, allora, sì. Siamo stati annebbiati da questo clima di suggestione.
Ma, proviamo ad andare con ordine e cerchiamo di interpretare il senso della missiva che abbiamo ricevuto. Sorvoleremo sull’uso molto piuttosto spigliato della lingua italiana e cercheremo di soffermarci sul “senso” (un parolone, in questo caso) delle affermazioni contenute. In primo luogo la ditta SIL SCARL afferma che loro scaricano in un fosso e non sul suolo. Sembra una buona notizia, però non tiene conto di due aspetti. Il primo è che non è affatto in discussione che Centogocce sia una fosso. Il problema è capire se sia un corpo idrico oppure no e la definizione di corpo idrico non è una questione geografica, ma normativa. E la legislazione vigente (d.lgs. n. 152 del 2006) stabilisce che un corpo idrico per essere definito tale deve avere una portata significativa per almeno 120 giorni all’anno, altrimenti viene classificato come suolo. Non lo diciamo noi e neppure il magistrato. Lo dice una legge dello Stato. Il secondo aspetto è contenuto nella stessa lettera che abbiamo ricevuto (nello stesso capoverso in cui si afferma proditoriamente che Centogocce è un fosso) e nella quale si asserisce che Centogocce “è asciutto per più di 120 giorni all’anno”, ammettendo implicitamente (se si conoscono le leggi) che non può quindi essere considerato corpo idrico, ma suolo e, di conseguenza, i valori tabellari degli scarichi diventano altri. Una robusta zappata sui piedi.
Il secondo aspetto nega che vi sia stato uno smaltimento illecito dei fanghi. Un’altra possibile buona notizia. Però non va spiegato solamente a noi, ma alla magistratura, perché è nell’ambito del procedimento penale sui diversi reati ipotizzati (scarico illecito di liquami, gestione illecita di rifiuti, frode) che è stata messa in dubbio la correttezza del comportamento nel trattamento dei fanghi. Noi abbiamo solo riportato i fatti per informare l’opinione pubblica e abbiamo cercato di ricostruire – carte alla mano – l’intera, complessa, vicenda.
Il terzo aspetto riguarda l’accusa di “frode” nei confronti dell’amministratore e del direttore della SIL SCARL, che nella lettera si respinge con forza, sostenendo che tutto veniva effettuato con regolarità. I dubbi, anche in questo caso, sono venuti al Corpo Forestale dello Stato prima, ai tecnici dell’ARPA poi e, infine, al pubblico ministero che ha condotto le indagini. Una manica di buontemponi che, non avendo niente di meglio da fare, ha prodotto una corposa documentazione sui presunti illeciti commessi nella gestione delle acque reflue e dei fanghi di depurazione. Se le cose non stanno così la ditta SIL SCARL farà bene a dimostrarlo, non tanto a noi, che ci siamo limitati a riportare quello che stava succedendo, quanto ai diretti interessati, i quali – ne siamo certi – saranno interessatissimi alle loro spiegazioni, ma temiamo che non si accontenteranno di frasi del tipo “io non c’ero e se c’ero dormivo”.
La lettera chiude con l’immancabile formula intimidatoria nei confronti di chi osa sfidare il potere: la minaccia di richiesta di risarcimento in sede civile. E’ ovvio che le forze in campo sono piuttosto sbilanciate, da una parte c’è chi fa profitto e dall’altra c’è qualcuno che, in maniera del tutto gratuita e volontaria, si dedica alla collettività. Il messaggio, nemmeno troppo velato, è che è meglio farsi gli affari propri. Il paradosso è che la ditta SIL SCARL si sente parte lesa e non esclude che possa chiedere a noi (Berlenghi e Spezzano) i danni. Danni per cosa? “Danni da reato”. Sembra una barzelletta: Di tutti i gravissimi reati ipotizzati dalla magistratura si sono perse le tracce. Ad un certo punto ciò che sembra essere imperdonabile è solo il fatto di averne fatto pubblica menzione. Uno spettacolare capovolgimento della logica e del buonsenso. Ah! Dimenticavamo. La lettera è firmata con uno scarabocchio sotto l’acronimo SIL SCARL. Anche qui è questione di stile. C’è chi mette la propria faccia nelle battaglie per la trasparenza e la legalità e c’è chi la propria faccia preferisce nasconderla dietro una sigla. E forse è una vera buona notizia: in fondo, ma proprio in fondo, un po’ di imbarazzo per aver scritto quella lettera devono averlo provato.

Tullio Berlenghi e Maurizio Spezzano

10 agosto 2012

Interrogazione personale del Comune

Al Sindaco di Labico, con richiesta di risposta al primo Consiglio Comunale utile e contestuale iscrizione del punto all’odg



Il sottoscritto consigliere interroga il sindaco, per sapere, premesso che:

-          negli uffici dell’amministrazione comunale, oltre ai dipendenti regolarmente inquadrati all’interno della pianta organica, circolano diverse persone delle quali non sono chiare qualifiche, funzioni e responsabilità;
-          in alcuni casi si tratta di persone che, per ragioni non meglio chiarite, sembrano essere parte integrante degli uffici e avere libero accesso alla documentazione della pubblica amministrazione, la stessa documentazione per la quale molto spesso l’accesso agli stessi consiglieri comunali è precluso o reso inutilmente gravoso;


se il Sindaco intenda rendere pubblica l’intera composizione del personale che, a qualunque titolo, opera all’interno dell’amministrazione comunale, specificandone in modo chiaro funzioni, compiti, ruoli, responsabilità, ufficio di competenza e trattamento retributivo;
se vi siano o vi siano state situazioni di presenza di persone estranee all’amministrazione all’interno degli uffici e quali siano le motivazioni;
se il Sindaco sia consapevole delle eventuali conseguenze di danni all’amministrazione comunale derivanti da azioni o omissioni di persone prive di alcun titolo per svolgere incarichi all’interno della pubblica amministrazione e se si ritenga personalmente responsabile di tutto ciò che una così superficiale gestione della cosa pubblica potrebbe causare;
se non ritenga di dover fare applicare in modo tassativo la normativa che stabilisce che i dipendenti pubblici debbano essere muniti di un cartellino di identificazione, al fine di rendere più trasparente il rapporto tra il cittadino e la pubblica amministrazione e se non ritenga di dover affiggere, all’esterno di ogni ufficio, l’elenco dei dipendenti e dei collaboratori muniti di un regolare rapporto di lavoro o di collaborazione con le relative mansioni.


SPEZZANO

8 agosto 2012

Interrogazione sversamento liquami fosso Centogocce


Al Sindaco di Labico, con richiesta di risposta al primo Consiglio Comunale utile e contestuale iscrizione del punto all’odg



Il sottoscritto consigliere interroga il sindaco, per sapere, premesso che:

-          il 19 aprile 2012 la magistratura ha disposto il sequestro dei depuratori comunali di Labico, poiché non erano in grado di garantire il corretto trattamento delle acque, prima della loro re-immissione nell’ambiente;
-          da allora, per evitare rischi di ulteriore inquinamento ambientale si è reso necessario il trasporto dei liquami attraverso l’utilizzo di camion autospurgo per prelevare i liquami in arrivo al depuratore e per portarli presso impianti di trattamento funzionanti;
-          a parte le gravi responsabilità dell’amministrazione, sia per quanto riguarda le cause dell’intervento della magistratura, sia per quanto riguarda l’approssimativa gestione dell’emergenza, i dati sulle quantità dei liquami trasportati e dei costi sono sempre stati tenuti nascosti dall’amministrazione, fatta salva l’ammissione del sindaco – durante l’informativa in consiglio comunale – di aver superato (il 16 luglio 2012) il milione e mezzo di euro di spesa;
-          nelle ultime settimane si è avuta la sensazione di una consistente riduzione del numero dei viaggi dei mezzi autospurgo, facendo sorgere il legittimo dubbio dell’incompleto smaltimento dei liquami, una parte dei quali potrebbe essere lasciata andare direttamente nel fosso di Centogocce, con gravi rischi di inquinamento ambientale;
-          questa ipotesi potrebbe essere avvalorata dal notiziario web del TG LOV (Labico on Video) del 6 agosto u.s., nel quale si nota chiaramente, a circa un chilometro di distanza dal depuratore del Pantano, la presenza, nel fosso, di un flusso costante di acqua in un periodo in cui le piogge sono praticamente assenti;
-          una simile ipotesi sarebbe particolarmente grave, poiché l’inquinamento riguarderebbe prevalentemente il territorio del comune di Valmontone, che confina con il comune di Labico proprio subito dopo il depuratore del Pantano;


se il sindaco sia in grado di garantire che non vi sia alcun tipo di sversamento di liquami nel fosso di Centogocce, derivante dalla gestione di entrambi i depuratori;
se, qualora si riscontrassero delle irregolarità, che tipo di interventi intenda adottare il sindaco a tutela della legalità, della salute pubblica e dell’ambiente.


SPEZZANO

Interrogazione biblioteca


Al Sindaco di Labico, con richiesta di risposta al primo Consiglio Comunale utile e contestuale iscrizione del punto all’odg



Il sottoscritto consigliere interroga il sindaco, per sapere, premesso che:

-          da oltre cinque anni l’amministrazione comunale promette l’imminente apertura della biblioteca nei locali di Palazzo Giuliani;
-          in numerose circostanze sono stati fatti solenni annunci e anche qualche apparente inaugurazione, salvo poi non fornire alcun servizio alla collettività;
-          in diverse occasioni il consiglio comunale è stato chiamato ad approvare atti propedeutici all’effettiva entrata in funzione della biblioteca, tra i quali: delibera n. 34 dell’1 aprile 2008, con cui si è affidata in via sperimentale la gestione della biblioteca all’associazione “Bambini senza frontiere”; delibera n. 41 del 26 settembre 2008, con cui è stato approvato il regolamento di funzionamento della biblioteca; delibera n. 50 del 7 maggio 2009, con cui è stato rinnovato l’incarico per la gestione della biblioteca all’associazione “Bambini senza frontiere”; delibera n. 34 del 15 ottobre 2010, con cui il comune di Labico ha aderito al sistema bibliotecario intercomunale dei Monti Prenestini, delibera n. 23 del 5 aprile 2011, con cui è stato nuovamente affidato l’incarico all’associazione “Bambini senza frontiere”;
-          la biblioteca, nonostante l’ultima, farsesca, inaugurazione organizzata in prossimità delle elezioni amministrative, non è mai stata aperta a causa della totale responsabilità dell’amministrazione comunale;
-          con recente delibera di giunta del 26 luglio 2012 si scopre che l’amministrazione comunale ha intenzione di affidare la gestione della biblioteca all’azienda speciale servizi comuni secondo non meglio specificate “modalità già in uso all’amministrazione”;
-          nel provvedimento sopra citato è del tutto assente sia la motivazione per la quale l’amministrazione sembra aver deciso di chiudere il rapporto con l’associazione “Bambini senza frontiere” ed è completamente assente il disciplinare speciale relativo all’incarico che si intende affidare all’azienda speciale servizi comuni, a riprova della costante approssimazione con cui vengono effettuate le scelte amministrative;



per quali ragioni l’amministrazione abbia deciso di non rinnovare la fiducia all’associazione “Bambini senza frontiere” e in che modo, con quali tempi e con quali costi intenda avviare il servizio bibliotecario del Comune;
se ritenga corretto l’affidamento del servizio all’azienda speciale servizi comuni in assenza del prescritto disciplinare speciale.



SPEZZANO

Alle colonne d'Ercole

Alle colonne d'Ercole
La mia ultima avventura