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8 agosto 2012

Interrogazione biblioteca


Al Sindaco di Labico, con richiesta di risposta al primo Consiglio Comunale utile e contestuale iscrizione del punto all’odg



Il sottoscritto consigliere interroga il sindaco, per sapere, premesso che:

-          da oltre cinque anni l’amministrazione comunale promette l’imminente apertura della biblioteca nei locali di Palazzo Giuliani;
-          in numerose circostanze sono stati fatti solenni annunci e anche qualche apparente inaugurazione, salvo poi non fornire alcun servizio alla collettività;
-          in diverse occasioni il consiglio comunale è stato chiamato ad approvare atti propedeutici all’effettiva entrata in funzione della biblioteca, tra i quali: delibera n. 34 dell’1 aprile 2008, con cui si è affidata in via sperimentale la gestione della biblioteca all’associazione “Bambini senza frontiere”; delibera n. 41 del 26 settembre 2008, con cui è stato approvato il regolamento di funzionamento della biblioteca; delibera n. 50 del 7 maggio 2009, con cui è stato rinnovato l’incarico per la gestione della biblioteca all’associazione “Bambini senza frontiere”; delibera n. 34 del 15 ottobre 2010, con cui il comune di Labico ha aderito al sistema bibliotecario intercomunale dei Monti Prenestini, delibera n. 23 del 5 aprile 2011, con cui è stato nuovamente affidato l’incarico all’associazione “Bambini senza frontiere”;
-          la biblioteca, nonostante l’ultima, farsesca, inaugurazione organizzata in prossimità delle elezioni amministrative, non è mai stata aperta a causa della totale responsabilità dell’amministrazione comunale;
-          con recente delibera di giunta del 26 luglio 2012 si scopre che l’amministrazione comunale ha intenzione di affidare la gestione della biblioteca all’azienda speciale servizi comuni secondo non meglio specificate “modalità già in uso all’amministrazione”;
-          nel provvedimento sopra citato è del tutto assente sia la motivazione per la quale l’amministrazione sembra aver deciso di chiudere il rapporto con l’associazione “Bambini senza frontiere” ed è completamente assente il disciplinare speciale relativo all’incarico che si intende affidare all’azienda speciale servizi comuni, a riprova della costante approssimazione con cui vengono effettuate le scelte amministrative;



per quali ragioni l’amministrazione abbia deciso di non rinnovare la fiducia all’associazione “Bambini senza frontiere” e in che modo, con quali tempi e con quali costi intenda avviare il servizio bibliotecario del Comune;
se ritenga corretto l’affidamento del servizio all’azienda speciale servizi comuni in assenza del prescritto disciplinare speciale.



SPEZZANO

28 maggio 2012

Libri, fogne e sciatteria dilagante


La cultura. Una bella parola, da infilare un po’ dappertutto. Nei discorsi istituzionali. Nei programmi. Nelle manifestazioni. La si butta là, così, per dare un tono all’ambiente. Come il famoso tappeto di Drugo de “Il grande Lebowsky”. Col rischio che qualcuno ci faccia la pipì sopra. Sempre come il famoso tappeto di Drugo.
Cultura, per un piccolo paese, vuol dire anche biblioteca. Anche questa è una parola che può essere svuotata di ogni significato e utilizzata a casaccio, come hanno fatto i governanti labicani negli ultimi cinque anni. Dopo aver chiuso una biblioteca esistente e funzionante, infatti, i nostri saggi amministratori hanno ammucchiato il piccolo patrimonio culturale del nostro paese (centinaia di libri tra acquisti e donazioni) in qualche scantinato, lasciando che l’incuria e l’umidità ne compromettessero irrimediabilmente lo stato di conservazione. E qui non c’è nemmeno da scoprire chissà quale trama oscura finalizzata a trarre indebiti vantaggi dalla gestione della cosa pubblica. In questa circostanza la protagonista di questa misera vicenda è una sola: la sciatteria. Non c’è disonestà, non c’è malizia, non c’è furbizia, solo sciatteria. In fondo, cosa importa se si butta via l’enorme e non commensurabile valore che possono avere dei libri. Tanto si ricomprano - coi soldi pubblici, neanche a dirlo - come hanno fatto due anni fa per dei libri che nessuno ha mai potuto vedere. Cosa importa se alcuni libri avevano un valore storico e non potranno mai più essere ricomprati. Sta di fatto che, dopo qualche anno di abbandono, si è deciso di mandare al macero una grande quantità di libri. Per non lasciare nulla di intentato – come associazione culturale Labicocca - ne abbiamo fatto richiesta, in modo da cercare di salvare il salvabile e rimetterli a disposizione della collettività. Ce li siamo caricati e li abbiamo portati a casa, dove, con molta pazienza, abbiamo cercato di selezionare quelli che muffa e umidità non avevano compromesso irrimediabilmente. Per farlo li abbiamo sistemati nell’unico spazio disponibile: il garage, che era diventato un piccolo laboratorio di restauro librario.
Purtroppo, nemmeno così, quei poveri libri sono stati tratti in salvo dalla malamministrazione labicana. Stavolta, però, non per sciatteria. Non solo quella, almeno. Qui si aggiunge la mission, la vera ragione sociale di questa amministrazione, che è anche la cancrena della nostra comunità: favorire la speculazione edilizia.  Il miglior modo per lucrare sullo sviluppo urbanistico è quello di costruire case di modesta qualità, risparmiando su qualunque onere (come le opere di urbanizzazione) da vendere a prezzi di mercato in tempi rapidissimi. Per fare questo ci vogliono amministratori compiacenti: che non si preoccupino di verificare se gli immobili siano a norma, se siano stati realizzati gli impianti fognari, dividendo, come stabilisce la normativa vigente, le acque chiare dalle acque scure; che chiudano un occhio – e forse due – sulla mancanza di un requisito essenziale di ogni immobile destinato ad uso abitativo, la certificazione di agibilità; che ignorino le segnalazioni su irregolarità e abusi; che, insomma, si preoccupino più degli interessi dei costruttori che dei diritti dei cittadini. E così, ancora una volta, a Labico è successo quello che succede nei paesi del terzo mondo. Basta un forte acquazzone. Con l’acqua che, anziché essere incanalata in una rete autonoma e convogliata direttamente verso un corpo idrico, viene buttata prima nelle condotte fognarie, la cui rete è stata manipolata, modificata, alterata – anche ostruendo illecitamente pozzetti di ispezione - in ogni modo ed in ogni momento sulla base, non  certo di una sua efficacia funzionale, ma delle esigenze dei costruttori. Non è necessaria una laurea in ingegneria idraulica per capire che, in questo modo, basta un flusso abbondante per mandare in tilt il sistema. L’acqua, mischiata ai liquami fognari, aumenta la pressione e fuoriesce al primo punto debole della struttura: una guarnizione, un tombino, un pozzetto. Qualche volta si infiltra semplicemente nel terreno, altre volte sgorga copiosa e impetuosa ad inondare case e pertinenze, come il nostro garage.  Senza alcuna pietà per i libri che qualcuno aveva cercato di sottrarre all’incuria, ma che, per la stessa incuria (ironia della sorte), hanno fatto una brutta fine. Come il tappeto di Drugo. Nel suo caso però era solo pipì. Gli antichi libri labicani, invece, hanno fatto proprio una fine di merda.

Rosanna Palazzi e Tullio Berlenghi

18 dicembre 2010

Siamo in buone mani, anzi bucate

In una situazione normale la dialettica politica si limiterebbe ad un confronto tra differenti visioni su “come” governare, sulle priorità, sul modello di sviluppo economico ed urbanistico, su come utilizzare le risorse per il settore sociale, la scuola, la cultura e via dicendo. In una simile situazione ogni scelta sarebbe pienamente legittima e i cittadini deciderebbero da chi essere governati sulla base del tipo di proposta avanzata.  A Labico la situazione normale non è e l’unica certezza programmatica della nostra amministrazione è quella della speculazione sul territorio. Per il resto le idee sono poche e confuse. Basti pensare alla rapida retromarcia sull’area di sviluppo industriale, la cui creazione sarebbe stata una svolta epocale (in negativo dal mio punto di vista) per un comune che, fino a pochi anni fa, aveva una vocazione spiccatamente agricola.
L’anomalia labicana però sta in buona parte nell’incapacità amministrativa di una maggioranza che non riesce a pianificare la propria attività e si ritrova, costantemente, con l’affanno a gestire situazioni che diventano inesorabilmente indifferibili, perché è mancata la capacità di affrontarle nei tempi dovuti. Gli equilibri di bilancio, approvati alla fine di novembre, hanno evidenziato in modo lampante i limiti di una compagine che vivacchia perché la macchina amministrativa va avanti quasi esclusivamente grazie al lavoro degli uffici. Ma dove c’è bisogno dell’impulso della politica ecco che si finisce nel pantano. E il paradosso è che i conti del Comune si salvano proprio grazie all’inerzia dell’amministrazione che, riuscendo a fare una minima parte di quanto promette, lascia molti residui nei capitoli di bilancio, che il ragioniere “rastrella” per evitare di andare in deficit. Il vero guaio è che si risparmia sulle cose importanti, come la scuola, la cultura, il sociale per bilanciare gli enormi sprechi a cui questa amministrazione ci ha abituato. Sprechi piccoli e grandi, la cui somma però incide sensibilmente sulle casse di un’amministrazione che non naviga certo nell’oro. Il nostro comune, ad esempio, non è nemmeno in grado di dirci quale sia la consistenza del proprio patrimonio, la cui gestione – ancorché molto approssimativa – ha un costo per la collettività, mentre in qualche caso potrebbe rappresentare un possibile gettito. Pensiamo, solo per fare un esempio, alla zona dei cerchi, il cui locale è stato affidato per una somma irrisoria (peraltro nemmeno pagata) ad un gestore che ha lasciato l’area nel degrado e nell’incuria. E se non fosse stato per un’interrogazione dell’opposizione la situazione sarebbe rimasta immutata. Adesso dovrebbero fare un nuovo bando per l’affidamento. Quanto ci metteranno? Il capitolato sarà tarato sull’interesse del privato (come nel bando precedente) o sarà più equilibrato? Nel frattempo continuiamo ad avvertire una sgradevole sensazione di irrispettosa indifferenza nei confronti del ruolo che gli amministratori sono chiamati a svolgere.
Un altro fulgido esempio del pressapochismo dei nostri amministratori riguarda un servizio, di competenza comunale, fino ad ora affidato ad un soggetto privato: le pubbliche affissioni. Negli ultimi anni la gestione del servizio è stata a dir poco fallimentare. Completamente disattesi sia il regolamento comunale che il precedente capitolato d’appalto, qualità del servizio inadeguata, assoluta mancanza di informazione e di trasparenza, mancanza di controllo delle infrazioni (soprattutto se commesse dagli esponenti della maggioranza, per i quali l’affissione selvaggia era considerata lecita), introiti ben al di sotto delle potenzialità. Di fronte ad uno scenario così ci si sarebbe aspettato l’impegno a cercare di avere garanzie di miglioramento, nell’interesse della pubblica amministrazione (penalizzata per le mancate entrate) e dei cittadini. L’impegno invece ce l’ha messo solo il responsabile dell’ufficio competente che ha predisposto nei tempi il capitolato d’appalto sul quale si sarebbe dovuto lavorare. Peccato che le priorità della maggioranza siano sempre altre e, soprattutto, i consiglieri di maggioranza hanno così tanti impegni da non poter protrarre i consigli comunali oltre l’ora di pranzo. Ed è così che, rinvia oggi, rinvia domani, sono venuti a mancare i tempi per l’approvazione dell’atto prima della scadenza dell’attuale concessione. Questa superficialità porterà l’ennesimo danno economico al bilancio del Comune. Per non farci mancare nulla la maggioranza ha infine deciso di sperperare, ancora una volta, qualche altro migliaio di euro (2500 solo per redazione e stampa) per il giornalino di propaganda della maggioranza, spacciato per informazione amministrativa.  Noi, anche alla luce delle evidenti difficoltà economiche in cui versa l’amministrazione, abbiamo chiesto di rinunciare alla pubblicazione dell’inutile bollettino autocelebrativo e utilizzare quelle risorse per uno dei settori più trascurati dalla nostra amministrazione: la scuola. Proposta ovviamente bocciata. E, per restare in tema di cultura, l’ultima dimostrazione di sciatteria l’hanno data con l’organizzazione di una fantomatica “mostra del libro” nei locali di Palazzo Giuliani, gli stessi locali che ospitano l’altrettanto fantomatica biblioteca comunale, della quale, periodicamente, gli esponenti della maggioranza promettono l’imminente apertura. Ecco, questa volta la biblioteca l’hanno aperta nel vero senso della parola e ce ne siamo accorti proprio andando a visitare la “mostra del libro” pubblicizzata con i manifesti stampati e affissi dall’amministrazione comunale (sempre tutto a nostre spese). Siamo entrati a Palazzo Giuliani e abbiamo trovato porte aperte, luci accese e tutti i locali della biblioteca completamente accessibili, con i libri mezzi ammuffiti accatastati a casaccio sui tavoli. L’unico problema era che non c’era nessuno e chiunque avrebbe potuto approfittare della situazione per sottrarre qualcosa. I locali lasciati in stato di desolante abbandono sono gli stessi che vengono concessi con disinvoltura alle associazioni vicine alla maggioranza, come nel caso della precedente mostra, organizzata dall’assessorato alla cultura (in quel caso noi cittadini abbiamo anche dovuto sborsare 1780 euro), ai cavalieri templari per il nuovo gioco di ruolo del sindaco, ma che invece sembrano preclusi proprio alle associazioni culturali labicane, le quali possono solamente sperare in una gentile concessione da parte di chi gestisce il potere. Resta la desolante immagine del più importante palazzo storico del paese trascurato e abbandonato a sé stesso a simboleggiare l’indifferenza di questa giunta e di questa maggioranza per la cultura, per Labico e per i suoi abitanti. Non è un bello spettacolo: speriamo di arrivare in fretta ai titoli di coda.

Alle colonne d'Ercole

Alle colonne d'Ercole
La mia ultima avventura