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10 febbraio 2014

"Caro Tullino" di Lorenzo Piazzai

Ricevo dal mio amico Lorenzo (nella foto) un ponderoso commento al mio post "Una politica da stadio". Eccolo.


Caro Tullino,
come ti anticipavo vorrei seguire e di quando in quando commentare i tuoi post.
Hai detto di esserne entusiasta ed io apprezzo chi mente con garbo.
Molto spesso abbiamo avuto divergenze di opinione e mai, almeno credo, ci è capitato di votare per il medesimo partito alle elezioni nazionali. Questo va considerato ed introduce riflessioni importanti sui nostri percorsi politici.
Però, sarai d’accordo con me se affermo che ci siamo sempre sentiti, per così dire dalla stessa parte. E’ vero, discutevamo e anche molto, ma ricorda su quante questioni le nostre sensibilità si dimostravano invece affini e la nostra scala di valori  condivisa. Voglio aggiungere che considero le questioni che ci uniscono di spessore molto più significativo di quelle che ci dividono.
Ma oggi assistiamo alla presenza di un soggetto politico nuovo, le cui vicende seguo con grande attenzione ed interesse. I cinque stelle sono per me una continua fonte di dubbi e di interrogativi. Mi piacerebbe di proporti alcune riflessioni e sottoporle al tuo giudizio.
Essi, nella loro pratica politica ed anche nella accezione di democrazia e partecipazione, rompono alcuni meccanismi di gestione del potere e di formazione del consenso ai quali siamo abituati da decenni.
Questo è a mio giudizio un fatto positivo.
Sono convinto che quello che definiamo “la casta” non sia solo un modo di costruire un èlite politica, economica, culturale e militare, che garantisce a se stessa privilegi ed appare vivere in una torre d’avorio, mentre attorno il paese arranca faticosamente. Oltre a questo, che pure rappresenta una continua fonte di sdegno e di fastidio per me intollerabile, sono convinto che la nostra dirigenza ha perso la capacità di immaginare, di progettare un paese diverso. Mi pare che non vi sia più alcuna forza che si presenti capace di proporre una strada coerente, pensata, congrua da percorrere.
Non mi interessa ciò che accade a destra come sai. Né comunque se avessimo una destra capace di progettare essa riceverebbe altro da me che un plauso ideale per lo sforzo, lungi da ogni adesione possibile.
Ma a sinistra?
I “nostri” sindaci partecipano allegri alla distruzione del territorio, i ministri della difesa nei governi di centrosinistra hanno acquistato armamenti e partecipato a guerre, i “nostri” ministri degli interni hanno gestito le piazze con i manganelli ed accolto profughi segregandoli in strutture di cui vergognarsi, i governi che più avrebbero dovuto esprimermi hanno introdotto, sostenuto, quando non apertamente teorizzato la precarizzazione del lavoro e la riduzione dei diritti dei lavoratori, la politica economica ed industriale è stata gestita, anche dai governi di centrosinista, come merce di scambio con i lobbisti miliardari piuttosto che alla luce di un qualsivoglia progetto organico di riforma economico-industriale del paese.
Solo esempi, dimentico molto. Un elenco triste e lungi dall’essere esaustivo.
A fianco di questo scempio “cieco” delle risorse del paese, si sono modificate profondamente le regole e le abitudini del confronto politico e della formazione del consenso.
La distanza fra rappresentanti e rappresentati appare oggi a me, incolmabile. La selezione della classe dirigente politica si è via via resa sempre più indipendente dalle usuali cinghie di trasmissione del consenso e del potere. I nostri dirigenti sono sempre meno il frutto di un dibattito politico, non appaiono più come interpreti di una proposta, ma si definiscono leader, si assumono responsabilità sempre meno condivise, concentrano un potere grande e di anno in anno sempre più oscuro, nei suoi contenuti e nei suoi confini.
Abbiamo assistito infine ad un parlamento di nominati. Non dobbiamo piegarci a considerare questa cosa come normale. Il vulnus non è tanto nella scandalosa composizione dello stesso, ma sul significato che questa cosa assume nel definire i limiti democratici del potere conferito alla nostra classe dirigente. Quando è successo questo? Quando abbiamo accettato di abdicare all’esercizio fondamentale della democrazia rappresentativa  che è plasticamente espresso nell’eleggere fra liste di nomi contrapposte quelli che meglio ci esprimono?
Allora certo, chiunque iscriva nella propria azione politica, l’obbiettivo di riformare, riducendolo, il potere di questa classe dirigente merita attenzione.
Prima di continuare proponendoti la mia attuale idea sul 5 stelle voglio precisare una cosa.
Beppe grillo non lo sopporto più. Le mie sensazioni verso di lui, si sono di anno in anno deteriorate. Il suo linguaggio lo trovo offensivo, provocatorio e pericoloso. Giudico i suoi atteggiamenti contrari alla mia abitudine di confronto rispettoso verso chi non la pensa come me. Non aiuta a riflettere. A fare chiarezza.
Il fatto incontestabile che egli rappresenti una figura carismatica che raccoglie consenso elettorale ai miei occhi non vale più di quanto affermato. Altri personaggi pretendevano di barattare la ragione con il consenso. Non mi erano simpatici loro e lo stesso vale per il leader dei grillini oggi.
Sono certo che questo outing non inficerà la serenità di quello che voglio dire.
Ad esempio, mentre scrivo, capita che una procura lo abbia rinviato a giudizio perché nel corso di una azione di protesta ha violato, insieme ad altri, una proprietà sottoposta a sequestro. Questa notizia mi rende triste. Un deputato grillino, credo una donna, ha commentato dicendo che erano in molti quel giorno e che quel provvedimento quindi andrebbe esteso anche agli altri.. Considererei un privilegio poter aggiungere il mio nome a chi si trova indagato per una azione di disobbedienza civile, non violenta, tesa a sottolineare la follia e la prepotenza che l’investimento per l’alta velocità in val di susa rappresenta.
Allo stesso modo, mentre scrivo, si consuma uno strappo grave dovuto alle polemiche seguenti  la approvazione del contestatissimo decreto legge IMU banchitalia.
Proverò ad esprimere le mie perplessità proprio usando a beneficio della chiarezza queste due questioni.
La prima questione, la TAV in val di susa dico, è molto chiara. Comunque la si pensi, che si sia a favore o contro, direi che tutto è molto comprensibile.
Ci si confronta sull’utilizzo del territorio. Sulle modalità di partecipazione alle decisioni, da parte delle comunità locali e delle forze sociali. Sulle priorità di spesa di denaro pubblico in periodi di drammatica difficoltà del paese. Sull’idea di sviluppo sostenibile. L’orizzonte ideale di quella battaglia abbraccia tante questioni, pone interrogativi che considero paradigmatici e perfettamente esemplificativi della crisi fra dirigenza politica e “gente”. Tanto è vero che essa ha avuto a sinistra un effetto dirompente, non è stata solo patrimonio di gruppetti di opposizione radicale, ma spacca e fa riflettere. Aggiungo inoltre, che è stata, ed è ancora, un laboratorio eccezionale di idee e di proposte. È facile per chiunque raggiungere i siti di diffusione e confronto no-TAV e rendersi conto che, invece di essere espressione di una generica “not in my backyard”, è al contrario una fucina di proposte e di riflessioni che hanno smontato con dovizia di particolari la proposta governativa. Lì qualcosa è nato. Di coerente e di condiviso. Spero che si vinca. In politica si vince e si perde, ma è importante ricordare che in tempi di disgregazione quella vicenda è davvero una perla di organizzazione dal basso, comunque vada a finire.
Allora in un contesto di quel tipo, l’azione politica di beppe grillo è fantastica. Oltre tutto è riuscito ad essere anche ragionevolmente rispettoso verso gli altri soggetti che animano quella protesta, è riuscito, così mi sembra, a non egemonizzare la scena, tenendo un atteggiamento utile ed efficace.
Altra cosa, del tutto diversa, quanto accaduto a proposito del decreto. Ne voglio parlare, non tanto perché nella ricostruzione che ne fai sul tuo blog ravvedo delle imprecisioni e in alcuni passaggi non sono affatto d’accordo, ma perché è l’esempio meglio calzante delle perplessità che il movimento grillino mi suscita.
Molto brevemente, epperò credimi che su ognuna di queste cose molto avrei da dire:
l’affermazione che il decreto, per la parte relativa alla rivalutazione delle quote in possesso ad alcuni istituti di credito, sia un regalo di 7,5 miliardi alle banche, sostenuto da fondi pubblici è una volgare falsità.
L’affermazione che l’utilizzo, magari irrituale, di norme regolamentari della Camera dei Deputati, da parte della presidenza, finalizzato a consentire l’esercizio del diritto di voto dell’assemblea, sia un colpo di stato è delirante.
La considerazione che nell’opinione pubblica si sia formata l’idea di una classe dirigente corrotta e pronta ad ogni bassezza pur di rubare ai poveri per donare ai ricchi, rende estremamente redditizie dal punto di vista del consenso quelle due affermazioni. Ma lo stesso vale per la propaganda leghista che affigge manifesti ogni volta che uno straniero ubriaco provoca un incidente stradale, un marocchino viene arrestato per spaccio o uno straniero violenta una donna.
Cavalcare i sentimenti di disagio è un’attività lucrativa, certo, ma pericolosa. Specie se poi si scopre che lo straniero era innocente.
Vorrei dilungarmi su ognuna delle due affermazioni. Ma, per ora me la cavo invitando tutti coloro che ne avranno la voglia, alla lettura dei diversi articoli (almeno 2 uno di dicembre ed uno di gennaio) del senatore del pd mucchetti. Voce critica, che ha posto questioni importanti sull’argomento e che ha il pregio di rendere abbastanza comprensibile anche per un profano come me una materia così complessa, come quella dell’assetto azionario di banchitalia. Suggerisco questa lettura, proprio perché è forse la più ferocemente critica verso le soluzioni prospettate, almeno nella prima formulazione del decreto.
Ti risparmio peraltro ogni considerazione sull’abuso della decretazione di urgenza, questione sulla quale purtroppo tutti si dichiarano d’accordo fin quando non si trovano a governare….
So che sei un conoscitore raffinato dei regolamenti parlamentari e non ho motivo di dubitare quando dici che la boldrini ne fa un uso quanto meno non condivisibile.
Vado al sodo. Quello che considero tale. Alla questione politica.
Il M5S è impegnato in una riflessione che porta verso l’uscita dell’italia dall’euro. Ignoro se questa posizione sia stata già formulata, mi pare che sia in attesa di essere sottoposta al vaglio del “televoto”, con rispetto parlando. Però è certamente una di quelle posizioni sventolate in campagna elettorale e che maggiore presa hanno suscitato nell’opinione pubblica, la quale diffusamente ha la percezione che i rincari dei prezzi e la diminuzione del potere d’acquisto che funestano il vivere quotidiano di così larga parte della nostra società sia da imputare proprio all’introduzione della moneta unica europea.
Ora, quale migliore occasione di questa per spiegarci quale sarebbe il migliore assetto dell’organo che dovrebbe tornare ad avere funzioni centrali per la politica monetaria e finanziaria del nostro paese, se quella idea di reintrodurre la lira vedesse la luce?
La questione centrale è questa: un movimento politico si appresta a proporre e a sostenere una posizione impegnativa e vitale come quella relativa all’abbandono dell’eurozona, decisione così carica di conseguenze che neanche gli esperti della materia riescono a sintetizzare, e non è in grado di formulare neanche una proposta per la soluzione dei problemi di assetto che affliggono l’organo che secondo loro dovrebbe assumere la funzione centrale di controllo della valuta che vogliono ripristinare?
Ho capito che fai giorni e giorni di ostruzionismo, ma due paroline su cosa si fa col 30% di banca intesa?
Io pretendo di leggere una proposta di legge del M5S che risolva le questioni che il decreto affronta.
Bene o male. Che io sia d’accordo o no, poco importa. Pretendo però che un movimento che propone una scelta così gravida di conseguenze, una scelta che se sbagliata può prefigurare il dissesto economico del paese, dia prova di sostenere tesi, non perché pagano dal punto di vista elettorale, ma perché sono parte di un progetto.
Pretendo di sapere se il fatto che l’azionariato di banchitalia sia concentrato nelle mani di solo 2 gruppi bancari privati, venga considerato un problema oppure no. E nel caso, come si risolve.
A me sembra un problema oggi, eppure parte rilevante delle funzioni di banca centrale sono demandate ad altro istituto, alla banca centrale europea. Tornare alla lira, significa rendere immediatamente alla banca d’italia tutte le funzioni di gestione della politica monetaria e finanziaria.
Se le proposte dei grillini non sono solo lo specchietto delle allodole per un paese provato e piegato, che rischia di essere vittima di ogni capopopolo che fa a gara per spararla più grossa, quale migliore occasione di questa per dimostrarci che un’altra strada sarebbe possibile?
Quanta differenza con la vicenda no-TAV.
Si in entrambi i casi la stampa spesso concentra l’attenzione su epifenomeni marginali, una ragazza che bacia un poliziotto o un cretino (peraltro compaesano) che brucia un libro……
Ma quanta differenza….
Mi pare che il movimento no-TAV sia il risultato coerente di una serie di riflessioni. È stato capace di protesta, ma foriero di proposta. Se si vincesse in val di susa ho la convinzione che i margini per la speculazione edilizia, per il consumo del territorio, per la programmazione economico industriale scellerata e spesso delinquenziale (penso alla tua taranto così ferita…) sarebbero ridotti. Non so se saremmo già in un mondo migliore, ma un passo in quella direzione certamente lo avremmo fatto.
Ho l’impressione che se il M5S vincesse sulla questione dell’euro neanche loro saprebbero bene da che parte ci stanno portando.
Non si gioca con la politica. Non si chiede consenso se non si hanno le idee chiare. Non vi è serietà.
Non lo si fa, poi, su questioni che possono addirittura mettere in discussione l’esistenza stessa di un’economia nazionale.
Qui non è questione di insulti.
Qui non è questione di non essere d’accordo con i grillini.
Il fatto è che i militanti pentastellati farebbero bene a prendersi una pausa di riflessione fra un insulto e l’altro e chiedersi:
ma davvero mentre propongo di ripristinare la lira non sono capace neanche di partorire uno straccio di proposta per sistemare lo scandalo dell’azionariato della banca che sto, proprio io, rimettendo al timone di tutta la baracca?
I resoconti delle audizioni del senato fanno tenerezza.
Ho sentito parlare di copia-incolla dello statuto della bundesbank.
Questo mentre ci si prepara a televotare sulla permanenza nell’eurozona.
Avrei voluto sentire grillo, o chi per lui, prendere la parola e cogliere l’occasione di spiegarci il ruolo di banca d’italia nel futuro assetto che egli prefigura qualora si uscisse dall’euro.
Aspetto, con fiducia che tu mi indichi dove reperire tale documento.
A me risulta non esserci.
Se così fosse, non mi resta da pensare che abbiamo incontrato un altro mago della comunicazione.
Mago non nell’accezione figurata di “particolarmente bravo”, ma in quella letterale di “capace di far apparire ciò che non c’è”. Più triste e preoccupante, visto che ha deciso di giocare non con cilindri e conigli, ma con il nostro futuro.
Con affetto ed immutata devozione,

Lorenzo

28 dicembre 2013

Il regalo di Natale ai labicani. Cronaca di un deprimente consiglio comunale.

Quando entriamo nell’aula consiliare il sindaco è visibilmente seccato. Il ritardo della segretaria comunale gli ha impedito di portare a termine nel migliore dei modi il blitz che aveva sapientemente architettato. La convocazione del consiglio comunale nel bel mezzo del periodo natalizio aveva, infatti, due straordinari pregi: la probabile assenza della parte più scomoda dell’opposizione e una comprensibile ridotta attenzione della cittadinanza (soprattutto se, per agevolare il tutto, ci si dimenticava finanche di far affiggere i manifesti di convocazione del consiglio). Insomma se la segretaria fosse stata puntuale, Galli avrebbe potuto fare a meno di “illustrare” (mi si passi il termine forte) il provvedimento da approvare. Purtroppo, però, la segretaria – impegnata peraltro in attività legate al suo incarico – è entrata quando c’era qualche cittadino nell’aula consiliare e Galli si è sentito in dovere di dare una breve spiegazione di quello che il comune si accingeva ad approvare.
Terminato l’appello ha iniziato a farfugliare alcune frasi sconclusionate il cui senso si potrebbe sintetizzare così: purtroppo a causa di eventi imprevedibili e del tutto indipendenti da noi (i più avranno pensato che un meteorite si deve essere abbattuto sul paese) ci ritroviamo con un debito pazzesco (ma non dice quanto), ma per fortuna io, che sono il miglior sindaco che si possa immaginare, ho già trovato una bella soluzione. Utilizziamo l’articolo 243-bis del testo unico degli enti locali e il problema svanisce come neve al sole. Sorvolando sugli effetti che può causare la neve, anche in modica quantità, merita di essere ricordato l’intervento di supporto di Scaccia, l’assessore al bilancio perfetto per questa maggioranza, il quale ha spiegato ad una platea basita che la scelta era stata fatta nel pieno interesse dei cittadini.  Nel senso che non pagheranno i cittadini il danno causato da altri (ossia da loro)? No, nel senso che il qu… antum ce lo metteranno i cittadini in comode fette, o meglio rate.
Tutto questo purtroppo non è stato registrato, perché – sempre per colpa di un destino cinico e baro – il costoso impianto di registrazione/amplificazione acquistato poco tempo fa (coi soldi pubblici) non funziona e non sono nemmeno in grado di fare una banalissima registrazione su un qualunque altro supporto. Non parliamo poi – sia mai – di eventuali riprese video che metterebbero in evidenza la distonia tra le affermazioni (fasulle) e le espressioni dei volti (pur essendo attori consumati, la qualità della recitazione è tale da non essere credibili neppure per un bambino). E così, zitti zitti, quatti quatti, i nostri bravi – nel senso manzoniano del termine – amministratori hanno approvato il “ricorso alla procedura di riequilibrio finanziario pluriennale”, termine con il quale il legislatore ha voluto occultare il senso vero di una norma che illustri giuristi hanno definito una “contraddizione ideologica e in termini” e che, nei fatti, sembra essere stata costruita su misura per salvare qualche amministrazione comunale in difficoltà. La norma, però, non solo presenta molti difetti strutturali ab origine, ma è anche stata modificata e corretta durante l’esame parlamentare al punto da renderla uno strumento molto pericoloso. Pochi giorni dopo la sua approvazione il Sole 24 ore, in un articolo felicemente intitolato “Il pre-dissesto e i rischi della politica irresponsabile” metteva in guardia dalle possibili conseguenze di una scelta troppo disinvolta di questo strumento e, evidentemente ben conoscendo la classe politica italiana, profetizzava: “Saranno molti gli amministratori che, abbagliati dal miraggio di vedere risolti i problemi dei loro enti e ritenendo il predissesto dotato di qualità salvifiche, agiranno con superficialità, trascurando le responsabilità cui è facile andare incontro”. Sembra quasi che gli autori dell’articolo avessero esattamente in testa i nostri azzeccarbugli locali. Già si immaginavano Galli e Scaccia riuniti insieme ai loro più fidi consiglieri tirare fuori dal cilindro la soluzione ottimale grazie alla quale continuare allegramente – per altri dieci anni! – a fingere non solo di non avere alcuna responsabilità per i problemi, ma finanche della loro inesistenza. E magari anche andare a raccontare in giro – come hanno provato a fare in consiglio comunale – che va tutto bene, che loro sono tanto coscienziosi e che se il paese è allo sfascio la colpa è dei marziani e dell’opposizione.

Ovviamente dalle spiegazioni (chiamiamole così) balbettate da Galli e Scaccia si è capito ben poco del famigerato piano di rientro e la sensazione è che ne sappiano meno di quello che hanno fatto capire. Si intuisce che stanno andando avanti con lo stile amministrativo che da sempre li caratterizza: vanno a tentoni, sperando di imbroccarne qualcuna (purtroppo per noi non succede spesso). Dal dibattito (anche qui usiamo con generosità i termini di cui ci dota la lingua italiana) sul punto sono emerse solo un paio di cose: la prima è che il debito ammonta ad oltre 5 milioni di euro (alla faccia…); la seconda è che, visto che si è trovato il coniglio nel cilindro, nel conto finale si è infilato un po’ di tutto, compresa una non meglio identificata somma relativa alla gestione 2005, quando in giunta con Galli sedeva Nello Tulli. Ora bisognerà capire a chi bisognerà imputare quest’altro buco di bilancio: all’allora sindaco, come sembra sostenere Tulli, all’allora assessore, come sembra far capire Galli, o al responsabile tecnico, come spesso avviene quando inizia a girare la ruota delle responsabilità e non si sa mai dove si va a fermare? L’unica, granitica, certezza riguarda il destinatario del conto finale. E’ sempre lui, il cittadino labicano, al quale però, l’amministrazione ha tenuto a formulare “i più sentiti auguri di un sereno Natale ed un felice anno nuovo” (e per la spending review ha preferito affiggere questi manifesti e non quelli di convocazione del consiglio comunale). Del resto, come si fa a non essere sereni e felici con un’amministrazione così?


28 maggio 2012

Libri, fogne e sciatteria dilagante


La cultura. Una bella parola, da infilare un po’ dappertutto. Nei discorsi istituzionali. Nei programmi. Nelle manifestazioni. La si butta là, così, per dare un tono all’ambiente. Come il famoso tappeto di Drugo de “Il grande Lebowsky”. Col rischio che qualcuno ci faccia la pipì sopra. Sempre come il famoso tappeto di Drugo.
Cultura, per un piccolo paese, vuol dire anche biblioteca. Anche questa è una parola che può essere svuotata di ogni significato e utilizzata a casaccio, come hanno fatto i governanti labicani negli ultimi cinque anni. Dopo aver chiuso una biblioteca esistente e funzionante, infatti, i nostri saggi amministratori hanno ammucchiato il piccolo patrimonio culturale del nostro paese (centinaia di libri tra acquisti e donazioni) in qualche scantinato, lasciando che l’incuria e l’umidità ne compromettessero irrimediabilmente lo stato di conservazione. E qui non c’è nemmeno da scoprire chissà quale trama oscura finalizzata a trarre indebiti vantaggi dalla gestione della cosa pubblica. In questa circostanza la protagonista di questa misera vicenda è una sola: la sciatteria. Non c’è disonestà, non c’è malizia, non c’è furbizia, solo sciatteria. In fondo, cosa importa se si butta via l’enorme e non commensurabile valore che possono avere dei libri. Tanto si ricomprano - coi soldi pubblici, neanche a dirlo - come hanno fatto due anni fa per dei libri che nessuno ha mai potuto vedere. Cosa importa se alcuni libri avevano un valore storico e non potranno mai più essere ricomprati. Sta di fatto che, dopo qualche anno di abbandono, si è deciso di mandare al macero una grande quantità di libri. Per non lasciare nulla di intentato – come associazione culturale Labicocca - ne abbiamo fatto richiesta, in modo da cercare di salvare il salvabile e rimetterli a disposizione della collettività. Ce li siamo caricati e li abbiamo portati a casa, dove, con molta pazienza, abbiamo cercato di selezionare quelli che muffa e umidità non avevano compromesso irrimediabilmente. Per farlo li abbiamo sistemati nell’unico spazio disponibile: il garage, che era diventato un piccolo laboratorio di restauro librario.
Purtroppo, nemmeno così, quei poveri libri sono stati tratti in salvo dalla malamministrazione labicana. Stavolta, però, non per sciatteria. Non solo quella, almeno. Qui si aggiunge la mission, la vera ragione sociale di questa amministrazione, che è anche la cancrena della nostra comunità: favorire la speculazione edilizia.  Il miglior modo per lucrare sullo sviluppo urbanistico è quello di costruire case di modesta qualità, risparmiando su qualunque onere (come le opere di urbanizzazione) da vendere a prezzi di mercato in tempi rapidissimi. Per fare questo ci vogliono amministratori compiacenti: che non si preoccupino di verificare se gli immobili siano a norma, se siano stati realizzati gli impianti fognari, dividendo, come stabilisce la normativa vigente, le acque chiare dalle acque scure; che chiudano un occhio – e forse due – sulla mancanza di un requisito essenziale di ogni immobile destinato ad uso abitativo, la certificazione di agibilità; che ignorino le segnalazioni su irregolarità e abusi; che, insomma, si preoccupino più degli interessi dei costruttori che dei diritti dei cittadini. E così, ancora una volta, a Labico è successo quello che succede nei paesi del terzo mondo. Basta un forte acquazzone. Con l’acqua che, anziché essere incanalata in una rete autonoma e convogliata direttamente verso un corpo idrico, viene buttata prima nelle condotte fognarie, la cui rete è stata manipolata, modificata, alterata – anche ostruendo illecitamente pozzetti di ispezione - in ogni modo ed in ogni momento sulla base, non  certo di una sua efficacia funzionale, ma delle esigenze dei costruttori. Non è necessaria una laurea in ingegneria idraulica per capire che, in questo modo, basta un flusso abbondante per mandare in tilt il sistema. L’acqua, mischiata ai liquami fognari, aumenta la pressione e fuoriesce al primo punto debole della struttura: una guarnizione, un tombino, un pozzetto. Qualche volta si infiltra semplicemente nel terreno, altre volte sgorga copiosa e impetuosa ad inondare case e pertinenze, come il nostro garage.  Senza alcuna pietà per i libri che qualcuno aveva cercato di sottrarre all’incuria, ma che, per la stessa incuria (ironia della sorte), hanno fatto una brutta fine. Come il tappeto di Drugo. Nel suo caso però era solo pipì. Gli antichi libri labicani, invece, hanno fatto proprio una fine di merda.

Rosanna Palazzi e Tullio Berlenghi

3 aprile 2012

Rifiuti - Mozione contro l'impianto TMB a Colleferro




MOZIONE
Il consiglio comunale di Labico, premesso che:
• il Consiglio Regionale del Lazio, in data 18/01/2012 ha approvato il
Piano di gestione dei rifiuti del Lazio;
• la discarica di Malagrotta dovrebbe essere chiusa entro pochi mesi;
• il dibattito politico in corso non lascia presagire un mutamento di
rotta nella gestione dei rifiuti e che viene ipotizzata l'apertura di
nuove discariche e la costruzione di un ennesimo inceneritore;
• l'impatto depressivo che tali opere producono nei territori sui quali
ricade la sventura di dover subire l'apertura di nuove discariche o la
realizzazione di impianti di incenerimento, con le conseguenti
svalutazioni immobiliari, la distruzione di vocazioni di produzione
agro alimentare e l'inevitabile diminuzione delle potenzialità
turistiche e culturali dei luoghi;
• tale piano contravviene a tutte le indicazioni contenute nelle
normative comunitarie e nazionali nel campo della gestione dei
rifiuti;
• il piano prevede un ulteriore, pericoloso e non sopportabile
appesantimento della già fortemente compromessa situazione
ambientale del territorio dell'Alta Valle del Sacco, con un
potenziamento abnorme del Centro di TMB di Castellaccio;
ritenuto urgente che Roma Capitale investa le risorse necessarie
affinché i propri rifiuti vengano riciclati e non conferiti in discarica o
inceneriti sul territorio di altri comuni laziali, e che l'azienda
municipale AMA modifichi rapidamente il proprio piano industriale in
modo da rispettare gli obiettivi posti in sede europea e già recepiti
dalla legislazione nazionale.
Tenuto conto che:
• una ulteriore politica gestionale dei rifiuti basata essenzialmente
sul metodo dell'incenerimento o del versamento in discarica
produce un pesante inquinamento atmosferico, del suolo e del
sottosuolo (come dimostrano i risultati allarmanti delle indagini
relative al territorio limitrofo la discarica di Malagrotta) o
sull'aria circostante gli impianti di incenerimento;
• tali fonti di inquinamento sono altamente cancerogene ed innalzano
il tasso di mortalità dovuto a patologie oncologiche;
• le esperienze più avanzate di gestione del ciclo dei rifiuti
dimostrano che il metodo più vantaggioso per la collettività in
termini economici, occupazionali, di rispetto dell'ambiente e
tutela della salute pubblica è il riciclaggio degli stessi;
• tutte le Istituzioni pubbliche, hanno il dovere di contribuire con
determinazione alla riduzione dell'inquinamento atmosferico, del
suolo e del sottosuolo per perseguire una reale e concreta tutela
della salute pubblica.
Visto:
1) il D.Lgs n. 152 del 3 aprile 2006, Parte Quarta “Norme in materia di
gestione dei rifiuti e di bonifica dei siti inquinati” ed in particolare l’art.
179 che dispone che le pubbliche amministrazioni debbano perseguire in
via prioritaria iniziative dirette a favorire la riduzione e la prevenzione
della produzione e della nocività dei rifiuti;
2) il D.Lgs n. 152 del 3 aprile 2006, Parte Quarta “Norme in materia di
gestione dei rifiuti e di bonifica dei siti inquinati” ed in particolare l’art.
180 che, al fine di promuovere in via prioritaria la prevenzione e riduzione
della produzione di rifiuti dispone che le iniziative di cui all’art. 179
riguardino in particolare:
a) la promozione di strumenti economici, eco-bilanci, sistemi di
certificazione ambientale, analisi del ciclo di vita dei prodotti, azioni di
informazione e sensibilizzazione dei consumatori, l’uso di sistemi di
qualità, nonché lo sviluppo del sistema di marchio ecologico ai fini della
corretta valutazione dell’impatto di uno specifico prodotto sull’ambiente
durante l’intero ciclo di vita del prodotto;
b) la previsione di clausole di gare d’appalto che valorizzino le capacità e
le competenze tecniche in materia di prevenzione della produzione di
rifiuti;
c) la promozione di accordi e contratti di programma o protocolli d’intesa
anche sperimentali finalizzati, con effetti migliorativi, alla prevenzione ed
alla riduzione della quantità e della pericolosità dei rifiuti;
3) l’art 198 del Decreto Legislativo 152/06 che attribuisce ai Comuni la
gestione dei rifiuti urbani e dei rifiuti urbani assimilati con particolare
riferimento alle modalità del servizio di raccolta, trasporto e
smaltimento;
attesa la necessità di salvaguardare gli interessi pubblici connessi
all’ambiente attraverso una progressiva e significativa riduzione delle
quantità di rifiuti indifferenziati destinati allo smaltimento in discarica
ed un incremento della raccolta differenziata dei rifiuti urbani ed
assimilati per il mantenimento e miglioramento degli obiettivi fissati
dall’art. 205 del succitato D.Lgs. n.152/06 che prevede in particolare il
raggiungimento per l’anno 2012 almeno il 65% di raccolta differenziata;
considerati gli obiettivi delle normative nazionali che fissavano al 65%, la
percentuale minima di raccolta differenziata da assicurare entro il 31
dicembre 2012 e per gli anni successivi al 2011, la percentuale minima di
raccolta differenziata da assicurare sarà stabilita con decreto del
Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, sentita la
Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le
province autonome di Trento e di Bolzano, in vista di una progressiva
riduzione della quantità di rifiuti inviati in discarica e nella prospettiva di
rendere concretamente realizzabile l'obiettivo “Rifiuti zero”;
• l’art. 42 del D. Lgs. 267/00;
Considerato che:
• si sono realizzate alte “rese” percentuali di raccolta differenziata
nei Comuni "virtuosi" dove è in corso di svolgimento il sistema di
raccolta dei rifiuti urbani ed assimilati in modalità “porta a porta”;
• a livello nazionale sono state già assunte deliberazioni di attuazione
del percorso “Rifiuti zero”, come nei comuni di Capannori e di
Porcari in provincia di Lucca;
• a livello internazionale molte città hanno assunto il percorso verso
“Rifiuti zero” alla data del 2020 attraverso la definizione di atti
deliberativi e di concreti strumenti operativi volti a scoraggiare
l’incremento dei rifiuti e lo smaltimento in discarica e volti a
favorire, oltre ad iniziative di generalizzata estensione della
raccolta differenziata, anche la “responsabilità estesa dei
produttori” con la quale coinvolgere fattivamente il “mondo
produttivo” nell’assunzione di “produzioni sempre più pulite ed in
grado di “incorporare” i costi ambientali delle merci prodotte;
• un’attenta politica di gestione dei rifiuti che punti alla loro
prevenzione, al riuso, al massimo recupero di beni e materiali si pone
in linea anche con gli obiettivi di generalizzare la diminuzione dei
“gas serra” resa sempre necessaria e stringente da “accordi
internazionali” che puntano ed obbligano i governi a “Tagliare” le
emissioni di CO2 legate anche alla produzione dei beni di consumo a
partire dagli imballaggi;
• l'incremento della raccolta differenziata potrebbe favorire la
messa in moto, sul territorio dell'Alta Valle del Sacco, di attività di
forte riduzione del pesante impatto ambientale;
• la raccolta differenziata "porta a porta" è in grado di incrementare
gli occupati nel servizio;
esprime l’unanime e netta contrarietà al Piano Regionale dei Rifiuti, con
particolare riferimento ad ogni eventuale ipotesi di realizzazione di un
polo integrato per lo smaltimento nell'area dell'alta Valle del Sacco, a
partire dal potenziamento del centro TMB di Castellaccio, alla
realizzazione del centro TMB di Colleferro, alla proroga dell'attività della
discarica di Colle Fagiolata, all’inserimento di Paliano ed Anagni nell’ATO
di Roma.
IMPEGNA L'AMMINISTRAZIONE COMUNALE
1. Ad adottare tutte le iniziative e le procedure per "impedire" che sul
territorio comunale trovino spazio azioni in chiaro contrasto con un
sano ed efficace piano di rifiuti di cui al punto 2), respingendo in
toto quanto previsto dal Piano Regionale dei Rifiuti approvato dal
Consiglio Regionale del Lazio, con particolare riferimento alle
determinazioni riguardanti il nostro territorio (potenziamento TMB
Castellaccio, realizzazione TMB Colleferro, prosecuzione attività
discarica Colle Fagiolara);
2. ad intraprendere il percorso verso il traguardo dei “Rifiuti Zero”
entro il 2020 stabilendo per il 2012 il raggiungimento del 65% di
raccolta differenziata e per il 2016 il 75%;
3. Per il raggiungimento di tali obiettivi il Consiglio Comunale dà
mandato alla Giunta Municipale di estendere a tutti i quartieri e le
frazioni del territorio comunale la modalità di raccolta “Porta a
Porta” dei rifiuti urbani ed assimilati;
4. Impegna il Sindaco e la Giunta a verificare la possibilità di
migliorare il sistema tariffario nel senso di adeguarlo ad una sempre
più concreta rispondenza all’effettiva quantità di rifiuti prodotti
dalle utenze domestiche e non domestiche
5. di realizzare un centro comunale per la riparazione e il riuso dove
beni durevoli e imballaggi possano essere reimmessi nei cicli di
utilizzo ricorrendo eventualmente anche all’apporto di cooperative
sociali e al mondo del volontariato;
6. dare mandato alla Giunta Municipale affinché intraprenda tutti gli
sforzi per minimizzarne i flussi di rifiuti, favorendo, anche in ambito
di programmazione provinciale la realizzazione di impianti “a freddo”
di ulteriore selezione in grado di recuperare ancora materiali
contenuti nei residui ed in grado di orientare costanti iniziative di
riduzione volte a “sostituire” oggetti e beni non riciclabili o
compostabili;
7. di dare mandato alla Giunta Municipale di adoperarsi negli confronti
degli Enti Competenti affinché i rifiuti-residui prodotti sul
territorio comunale non vengano avviati ad incenerimento sul
territorio della nostra Provincia come previsto dal piano provinciale
dei rifiuti;
8. di istituire l’“Osservatorio verso Rifiuti Zero” che abbia il compito
di monitorare in continuo il percorso verso Rifiuti Zero indicando
criticità e soluzioni per rendere il suddetto percorso verificabile,
partecipato e costantemente in grado di aggiornarsi anche alla luce
dell’evolversi del quadro nazionale ed internazionale.


TULLIO BERLENGHI
MAURIZIO SPEZZANO

28 marzo 2012

A Labico la politica è immobile (nel senso cementizio del termine)


L'indiscreto Magazine

Il giorno prima. L’indiscreto magazine?. Ah, no. Non l’avevo mai sentito. Mensile di approfondimento. Bello. Interessante. Io? Un editoriale? Certo, volentieri. Grazie… Su? Sulla politica labicana??? Ah. Ehm. Sì, sì. Ok. Per domani. Va bene. Il giorno dopo. No, scusa. Volevo essere sicuro. Un editoriale sulla politica labicana. Ne sei certo? Io? L’editoriale non è cronaca asettica, presuppone un’opinione, un giudizio, una valutazione. Io sono parte in causa… Sì, un po’ di autocritica, certo. Va bene. Ci provo.
Dunque, eccomi qui a scrivere un editoriale sulla politica labicana (l’ho già detto, vero?). Sì, proprio io. Un po’ come se ad uno studente si chiedesse di esprimere un giudizio sulla propria interrogazione. Come se la Gazzetta dello Sport proponesse a Totti di dare un voto alla propria prestazione agonistica. Come chiedere ad uno scrittore di recensire la sua ultima fatica letteraria. Se continua su questo binario il giornale di approfondimento di strada ne farà pochina, ma tant’è, proviamo a parlare del quadro politico a Labico, ad un mese dalle elezioni. Non dalle tribune, ma dal terreno di gioco, dove, è noto, la visuale è un tantino circoscritta.
La politica labicana è sempre stata caratterizzata da una certa staticità. Ci sono alcuni nomi ricorrenti nell’agone politico. Talvolta si intrecciano. Ogni tanto si modificano gli accordi e cambiano le alleanze. Ma il quadro sembra improntato ad un sostanziale immobilismo. E questo, presumibilmente, per la felice etimologia della parola, ché a Labico l’immobile, nell’accezione cementizia del termine, è il baricentro di tutti gli interessi economici e – di conseguenza – politici. Pensiamo alla storia politica recente, diciamo dal 1995. I nomi dei protagonisti politici dell’epoca erano Scaccia (sindaco), Marcelli, Zelli, Galli, Tulli. Nel 1997, dopo la caduta di Scaccia – grazie al fuoco amico di Marcelli e Zelli –, sindaco è diventato Galli, con Giordani vicesindaco e Tulli assessore. mentre Marcelli, Zelli e Scaccia sono passati all’opposizione (un parolone, se vogliamo). Nel 2002 si replica con la stessa squadra. E’ una consiliatura importante, perché si lavora ad uno dei più orrendi piani regolatori mai visti nella storia dell’urbanistica. Viene presentato al pubblico per la prima volta nel 2004. Fa già abbastanza schifo (ma i nostri infaticabili amministratori sono riusciti a peggiorarlo in due successivi passaggi), ma nessuno dei membri della giunta sembra accorgersene. Anche l’opposizione (chiamiamola di nuovo così) è in gran parte entusiasta (3 su 4 voteranno a favore e Marcelli si mette persino a disposizione per coordinare il lavoro della commissione nominata ad hoc). Nel 2006 Tulli lascia la maggioranza a sua insaputa. Pare che se ne sia accorto quando ha visto che avevano sostituito la targhetta del suo ufficio. Nel 2007 c’è il rinnovo del consiglio comunale. La maggioranza si presenta compatta e forte della gestione dell’iter della variante al piano regolatore (si invertono solo i ruoli di sindaco e vicesindaco), mentre l’opposizione decide di puntare su un rinnovamento, totale sui contenuti e parziale sulle persone (ecco, un po’ di autocritica, meno male). Il risultato è lusinghiero ed è la premessa per la costruzione di un’alternativa politica, fatta di credibilità e di competenza. Lo testimoniano l’enorme quantità di lavoro svolto, sul piano amministrativo, della comunicazione, dell’informazione. Lo testimonia l’enorme difficoltà in cui viene messa puntualmente la maggioranza su ogni singolo atto amministrativo. Lo testimoniano i piccoli, ma incoraggianti, cambiamenti positivi di una macchina amministrativa pigra e indolente.
Arriviamo al 2012. A bocce ferme questa opposizione ha tutte le credenziali per mandare a casa giunta, maggioranza e metodo della politica labicana. E questo non va bene. Mandare a casa la maggioranza, sì, ma non si può correre il rischio che cambino anche davvero le cose. Soprattutto su temi caldi, come edilizia e governo del territorio. Ed ecco dunque pezzi della maggioranza uscente unirsi a pezzi dell’opposizione, con l’obiettivo di alterare gli equilibri e dare vita ad un’opposizione più docile, meno conflittuale, più accomodante. Un’opposizione in cui non c’è più spazio per chi è ancora convinto della bontà del progetto originale. Il marchio vincente – il “brand”, come direbbero gli anglofili – era troppo appetitoso per lasciarlo nelle mani di qualche ingenuo idealista (che magari avrebbe potuto davvero tutelare il territorio e anteporre i diritti dei cittadini agli interessi ed alle speculazioni). E così si è dato vita a quella che – prendendo il termine in prestito dal linguaggio dell’economia – possiamo definire una “scalata”, attraverso la quale è cambiata non solo la guida del progetto politico, ma soprattutto il suo indirizzo. Ne è cambiato lo stile, i contenuti, la pulsione ideologica. E’ rimasto il marchio, ma è cambiata la ragione sociale. A chi quel progetto l’aveva ideato, costruito e realizzato sono state date due possibilità: accettare il cambio di rotta con la promessa di ruoli e incarichi oppure levare il disturbo. Gli interessati, per deplorevole coerenza, hanno preferito rinunciare ad incarichi e prebende e levare il disturbo. Roba da matti.

25 marzo 2012

In carrozza, si parte.


Comincia una nuova avventura. Si lasciano alle spalle problemi ed errori – e ne abbiamo fatto più di qualcuno – e si parte per una nuova campagna elettorale. Il clima è positivo, molte persone ci conoscono e conoscono il lavoro che abbiamo fatto come opposizione in questi cinque anni. Un’opposizione dura e determinata là dove erano in gioco ingiustizie, violazioni di diritti, abusi di potere e saccheggio del territorio, ma disponibile a collaborare quando si trattava di migliorare interventi e proposte a favore del paese e dei cittadini. Spesso la nostra collaborazione non era gradita, ma qualche volta non si è potuto fare a meno di prendere in considerazione proposte concrete e frutto di studio e di impegno. Pur nello scontro – talvolta feroce – che ha spesso caratterizzato i rapporti con la maggioranza, siamo riusciti a guadagnare il rispetto – e qualche volta, forse, la stima – dei nostri avversari politici. La nostra continua pressione ha permesso di raggiungere qualche piccolo risultato e, ad esempio, siamo riusciti ad imporre modalità di gestione della macchina amministrativa che tutelassero maggiormente l’interesse pubblico. Dopo aver assistito a discutibili procedure d’appalto per opere pubbliche, in cui le ultima priorità erano il risparmio dei soldi pubblici e la qualità degli interventi, anche per quanto riguarda bandi ed appalti c’è stato un piccolo cambio di rotta: più trasparenza, correttezza delle procedure, vantaggi tangibili per l’amministrazione (e, quindi, per tutti noi). Purtroppo solo alla fine della legislatura siamo riusciti ad aprire una breccia anche nel settore più controverso dell’amministrazione: quello dell’urbanistica, il più esposto ad appetiti ed interessi. Il consiglio comunale ha istituito una commissione speciale sull’urbanistica che, con la guida di Maurizio Spezzano, ha iniziato ad affrontare – tra le altre cose - i tanti problemi delle lottizzazioni, causati da costruttori senza scrupoli e da un’amministrazione incapace di assolvere al proprio ruolo. Convenzioni scadute, fideiussioni scomparse, certificati di agibilità fantasma. Il panorama delle magagne edilizie ed urbanistiche labicane è tanto ricco quanto desolante. Ovviamente ci sarà molto da lavorare per riportare tutto alla regolarità, ma il lavoro è stato instradato e, se anche nella prossima consiliatura ci sarà lo stesso senso di responsabilità nei confronti dei cittadini, potremmo riuscire a regolarizzare la maggior parte delle situazioni, togliendo ai tanti labicani, vecchi e nuovi, che si sono avventurati nell’acquisto di una casa nel nostro comune, quello sgradevole senso di precarietà a cui sono stati costretti per troppi anni. E questa è una delle ragioni che ci spinge a continuare la nostra azione politica: la consapevolezza che questo paese ha bisogno di amministratori slegati da interessi economici e che vedano la politica come servizio e non come opportunità di carriera. “Costretti a fare politica” era stato l’azzeccato e riepilogativo titolo di un articolo di Stefano Simonelli di qualche anno fa. In attesa di tempi (e amministratori) migliori di questi, siamo ancora in prima linea.

19 dicembre 2011

L'esito delle primarie


Le primarie si sono concluse e il risultato finale è stato l'affermazione di Nello. Questo non è in discussione. Poi ci sono alcune questioni che rendono la vittoria meno "limpida" - come un evidente e documentabile concorso di voti di elettori della maggioranza che torneranno prevedibilmente all'ovile quando ci saranno le amministrative - ma il risultato formalmente è inoppugnabile. Detto questo, è necessario fare alcune considerazioni “contabili” che tanto piacciono a chi ha un’idea della politica molto più pragmatica di quanto non ce l’abbia io, che sono portato a fare le scelte perché mi sembrano giuste e non in base al consenso che portano.
Proviamo a guardare il dato numerico finale delle primarie: 980 votanti (tra l’altro oltre il venti per cento del corpo elettorale). Di questi 524 hanno votato per Nello Tulli e 452 per il sottoscritto. Uno scarto di 72 voti, pari al 7 per cento dei voti, sembra davvero poca cosa se si tiene conto della larga alleanza messa in piedi Nello Tulli per essere sicuro di vincere le primarie. Dando per buoni (nel senso di conquistati in previsione della tornata primaverile) i voti di qualche fedelissimo dell’attuale maggioranza, bisogna, infatti, suddividere le 524 preferenze ottenute da Nello per tutti i suoi sei “grandi elettori”. Lo stesso Nello Tulli (attuale consigliere comunale), Danilo Giovannoli (attuale consigliere comunale), Benedetto Paris (attuale consigliere comunale), Armando Zelli (storico consigliere comunale e primo dei non eletti di Cambiare e Vivere Labico). A questi nomi vanno aggiunti gli acquisti esterni che potrebbero creare qualche imbarazzo sul piano programmatico: Attilio e Agostino Marcelli (storici consiglieri comunali e sostenitori della variante al piano regolatore su cui il gruppo Cambiare e Vivere Labico aveva espresso piena contrarietà) e Vincenzo Prestipino (ex assessore di maggioranza e sostenitore, poi pentito, della realizzazione della zona industriale in prossimità del quartiere Colle Spina). Dall’altra parte c’erano solo due nomi: Tullio Berlenghi e Maurizio Spezzano, entrambi consiglieri comunali di opposizione.
I conti sono presto fatti: 524 diviso 6 fa 87. Mentre 452 diviso 2 fa 226. Il rapporto numerico diventa quasi di 3 a 1 per noi. Sempre senza contare che la credibilità dell’intero progetto si basa sull’impegno di chi ha lavorato per cinque anni. Ma dimenticavo che il lavoro non conta e, forse, da adesso neanche i conti conteranno più di tanto…

14 dicembre 2011

L’orgoglio della trasparenza



Sono orgoglioso della battaglia che stiamo conducendo. Una battaglia che è l’esatta prosecuzione dell’impegno di questi cinque anni di lavoro nelle istituzioni. Senza modificare di una virgola il progetto iniziale, senza derogare di un millimetro dal mandato che ci hanno conferito gli elettori. E sono orgoglioso, soprattutto, delle tante persone che stanno sostenendo me e l’integrità del progetto. Non solo non provo né imbarazzo, né vergogna per nessuno di loro, ma sono fiero di poter fare i nomi delle persone che, in modo disinteressato e pulito, stanno dedicando un po’ (o tanto) del loro tempo e della loro credibilità personale a questo obiettivo. Anzi, a volte ho quasi il timore di non meritare abbastanza la loro fiducia e penso di dover fare qualcosa in più per non deludere le loro aspettative. Forse è arrivato il momento di ringraziare molti di loro. Perché trasparenza significa anche poter dire – senza pudore – i nomi delle persone che ti affiancano e che ti sostengono in un momento così impegnativo, in cui è importante sentirsi circondati da persone con cui si è creato un rapporto di stima e di affetto reciproci.
Grazie, dunque, a tutti voi. Grazie ad Andrea, che con la sua simpatia e la battuta sempre pronta riesce sempre a rendere più lievi i momenti di tensione. Grazie a Veronica, con il suo senso pratico e la sua capacità di andare dritta al cuore dei problemi. Grazie ad Argia, persona straordinaria e genuina, una delle poche in grado di declinare a testa alta la parola politica senza mortificarne il significato. Grazie a Marco, allegro, motivato e generoso, con cui abbiamo condiviso la bella battaglia per la difesa di Colle Spina. Grazie a Giordana, che dietro ad un’adorabile timidezza, cela un mix di sensibilità e grinta che la rende speciale. Grazie a Paolo, per il suo desiderio di impegnarsi per difendere il suo paese dall’aggressione del cemento. Grazie a Maria Carmina, riservata e silenziosa, ma sul cui apporto si può sempre contare. Grazie a Mauro, che ha deciso di non delegare gli altri a decidere sul suo futuro e, soprattutto, su quello della figlia. Grazie a Pierpaolo per la sua istintiva attestazione di fiducia. Grazie a Stefano, per la sua calma olimpica, che solo le più gravi ingiustizie riescono a incrinare. Grazie a Leonardo, perché siamo diventati amici con 98 anni di anticipo sui tempi della tradizione popolare. Grazie a Stefano, che di olimpico non conosce nemmeno lo stadio, ma che sa coniugare grandi capacità di elaborazione (suo l’articolo più bello dell’intera raccolta di Cambiare e Vivere Labico News) e un umorismo indispensabile per conservare la nostra umanità. Grazie a Matteo, che è sempre disponibile a dare una mano e senza il quale non sarebbe neppure nato il TG LOV. Grazie a Luciana, per la sua autenticità e per la passione con cui si dedica a qualunque cosa faccia (indimenticabili le sue parole alla celebrazione del 150° per l’unità d’Italia). Grazie a Ruggero, che mi ha fatto scoprire e amare Labico e il suo maltrattato territorio. Grazie anche a Massimo, il consigliere “aggiunto” dell’opposizione. Uno che ama dire quello che pensa e in un mondo migliore di questo sarebbe la persona giusta per fare politica. Grazie a Giulia, fresca, schietta e solare, sempre pronta a fare la sua parte e desiderosa di apprendere in un mondo in cui tutti si sentono in dovere di insegnare. Grazie a Tommaso, che ha deciso di contaminarsi con un gruppo così eterogeneo perché ha pensato che, in fondo, c’era qualcosa per cui valesse la pena farlo. Grazie a Laura, giovane, competente e appassionata, pronta a lanciarsi in qualunque sfida, non preoccupandosi di sapere se la riguarda, ma solo perché la ritiene giusta. Grazie a Ilario, che riesce a trasmettere serenità e sicurezza anche nei momenti in cui ti viene voglia di mollare tutto. Grazie a Emanuela e al suo sorriso, che ti ricorda in un secondo che la vita vera è un’altra e non bisognerebbe mai dimenticarsene. Grazie a Eleonora perché in questi cinque anni c’è stata sempre ed ha lavorato più di chiunque altro con competenza e dedizione nell’esclusivo interesse di Cambiare e Vivere Labico. E non posso non ringraziare Maurizio, un caterpillar della politica, folle, impetuoso e autentico, con una visione ideale e romantica della politica. L’alleato che tutti vorrebbero avere, l’avversario che tutti temono. La marcia in più del nostro gruppo. E, infine, grazie anche a Rosanna, che ha dovuto sopperire con il suo buonsenso in tutte quelle situazioni in cui il mio era esaurito e che ha sopportato questi cinque anni di scarsa presenza del suo errabondo consorte.

Un Desiderio di cambiamento

Contro il dio-unico-cemento una persona coerente, onesta, capace: Tullio Berlenghi

Mi chiamo Laura e vivo a San Cesareo da 12 anni ormai.
Sono rumena di nascita italiana di crescita.
Ho sempre desiderato che San Cesareo cambiasse la politica del cemento con una politica del verde e del benessere collettivo, purtroppo non esiste un’opposizione vera e forte che possa fare questo.
A Labico invece ho avuto modo di conoscere una persona, consigliere comunale e capogruppo dell’opposizione, il quale mi ha ridato la speranza. Una persona onesta, coerente, dedita al suo lavoro di consigliere come servizio alla cittadinanza, sempre presente, con un modo di fare ormai rarissimo nei politici: Tullio Berlenghi.
Per me Tullio rappresenta una garanzia, una garanzia di un futuro completamente diverso dall’attuale unico-dio-cemento. Immagino facilmente, grazie al passato limpido e ricco di iniziativa di Tullio, che Labico guidata da una persona come lui possa diventare un comune virtuoso, dove il benessere del cittadino sia l’obbiettivo principale e dove la democrazia partecipata possa farsi spazio nella vita politica ed economica del paese. Come cittadina rumena mi rallegrerebbe vedere Tullio sindaco del mio paese sapendo che sarà garante di un progetto di integrazione necessario per il rilancio di un economia locale basata sull’artigianato, l’agricoltura, i servizi alla persona e alla comunità.
Come ingegnere sensibile alle tematiche ambientali sarei sicura che l’azione politica di Tullio e della sua giunta andrà nella direzione del risparmio energetico, dell’efficienza e delle energie pulite, argomenti fondamentali oggi per il rilancio dei piccoli comuni.
Con Tullio potrei sperare di discutere e magari mettere in azione progetti ambiziosi come quello di Rifiuti Zero.
Anche se non vivo a Labico la poca distanza con San Cesareo può indurre al miglioramento della situazione anche del mio comune. Le esperienze positive contagiano ma per attuarle c’è bisogno di persone coraggiose, oneste, coerenti, senza conflitti di interesse, senza alcun interesse personale se non il bene comune.. insomma una persona come Tullio Berlenghi.
Sfido chiunque a criticare Tullio per qualche azione incoerente o negativa fatta.


E allora perchè non votare il 18 dicembre prossimo, in piazza del Mercato a Labico, come candidato sindaco della lista civica Cambiare e Vivere Labico, proprio lui: TULLIO BERLENGHI!?

13 dicembre 2011

Cambiamento? Tullio è la garanzia per metterlo in atto.

 Nel titolo che ho deciso di dare a queste poche righe è già racchiuso tutto quello che credo possa bastare a determinare una scelta in occasione delle imminenti primarie di Cambiare e Vivere Labico. Credo che il mio paese abbia bisogno di aria nuova. Idee nuove. Persone nuove. Di un modo di amministrare e gestire la cosa pubblica completamente estraneo a quello attuale. Credo che il mio paese abbia bisogno, finalmente, di persone competenti che possano guidarlo verso uno sviluppo che non sia concentrato solo sull’irragionata - ed irragionevole – espansione edilizia, ma che punti alla valorizzazione di un territorio che, se amato un po’ di più, può offrire molto ai suoi abitanti. Credo che Labico abbia bisogno di più attenzione alla cultura, alla scuola, al sociale, ai diritti delle persone, di tutte le persone, senza discriminazioni di alcun genere… per evitare di restare un paese dormitorio, così come si è caratterizzato negli ultimi anni. Credo che ci sia bisogno di maggiore responsabilità, onestà, coerenza e trasparenza nella pubblica amministrazione….
Lo so, possono sembrare “desideri” scontati. Chi non vorrebbe queste cose per il paese in cui vive? Eppure, tra tutti questi “credo”, io ho una certezza: Tullio Berlenghi può realizzare questi “desideri labicani” meglio di chiunque altro. Cosa me lo fa pensare? Niente, proprio niente di eccezionale. Semplicemente e banalmente, il lavoro messo in campo da Tullio in questi cinque anni – che chi di voi usa facebook può ripassare ogni giorno grazie alla campagna “propaganda e dintorni”. Sto parlando delle innumerevoli interrogazioni consiliari; della passione dei tantissimi interventi in consiglio comunale – frutto di ore di intenso studio, di fronte a consiglieri di maggioranza che spesso non immaginavano nemmeno di cosa si stesse discutendo;  degli articoli che sono apparsi sul Cambiare e Vivere Labico News – che sono incalcolabili e che sono costati a Tullio un bel paio di querele -  e di quelli rimasti sul suo blog personale – che spesso hanno esulato dalla politica locale ma che proprio per questo hanno aiutato a capire meglio la persona “Tullio”; del coraggio e della competenza dimostrati nella predisposizione di alcuni atti di denuncia che sono costati ai vertici di questa amministrazione anche dei rinvii a giudizio – segno che proprio non è tutto oro quello che riluce; della bellissima idea dei TG LOV, piccole inchieste per smascherare le magagne delle maggioranza e che tanto successo stanno avendo, soprattutto tra i più giovani. Se questo è stato il suo impegno in cinque anni di opposizione, posso solamente immaginare quale potrebbe essere il suo impegno per il paese da primo cittadino. Il suo lavoro è, secondo me, il segno tangibile che un modo alternativo di fare politica è possibile. È la garanzia che percorrendo questa strada – scevra da contaminazioni e compromessi di alcun genere - il progetto iniziato cinque anni fa può essere portato avanti con forza ed entusiasmo. Per queste ragioni, il 18 dicembre, mi auguro che in tanti abbiano il coraggio di voltare pagina… di strappare, anzi, le vecchie pagine e ricominciare da un bel foglio bianco, sul quale scrivere in cima, “Per Labico scelgo Tullio Berlenghi”. Il vero cambiamento inizia da qui.

Alle colonne d'Ercole

Alle colonne d'Ercole
La mia ultima avventura