Visualizzazione post con etichetta 2011. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta 2011. Mostra tutti i post

14 dicembre 2011

Un Desiderio di cambiamento

Contro il dio-unico-cemento una persona coerente, onesta, capace: Tullio Berlenghi

Mi chiamo Laura e vivo a San Cesareo da 12 anni ormai.
Sono rumena di nascita italiana di crescita.
Ho sempre desiderato che San Cesareo cambiasse la politica del cemento con una politica del verde e del benessere collettivo, purtroppo non esiste un’opposizione vera e forte che possa fare questo.
A Labico invece ho avuto modo di conoscere una persona, consigliere comunale e capogruppo dell’opposizione, il quale mi ha ridato la speranza. Una persona onesta, coerente, dedita al suo lavoro di consigliere come servizio alla cittadinanza, sempre presente, con un modo di fare ormai rarissimo nei politici: Tullio Berlenghi.
Per me Tullio rappresenta una garanzia, una garanzia di un futuro completamente diverso dall’attuale unico-dio-cemento. Immagino facilmente, grazie al passato limpido e ricco di iniziativa di Tullio, che Labico guidata da una persona come lui possa diventare un comune virtuoso, dove il benessere del cittadino sia l’obbiettivo principale e dove la democrazia partecipata possa farsi spazio nella vita politica ed economica del paese. Come cittadina rumena mi rallegrerebbe vedere Tullio sindaco del mio paese sapendo che sarà garante di un progetto di integrazione necessario per il rilancio di un economia locale basata sull’artigianato, l’agricoltura, i servizi alla persona e alla comunità.
Come ingegnere sensibile alle tematiche ambientali sarei sicura che l’azione politica di Tullio e della sua giunta andrà nella direzione del risparmio energetico, dell’efficienza e delle energie pulite, argomenti fondamentali oggi per il rilancio dei piccoli comuni.
Con Tullio potrei sperare di discutere e magari mettere in azione progetti ambiziosi come quello di Rifiuti Zero.
Anche se non vivo a Labico la poca distanza con San Cesareo può indurre al miglioramento della situazione anche del mio comune. Le esperienze positive contagiano ma per attuarle c’è bisogno di persone coraggiose, oneste, coerenti, senza conflitti di interesse, senza alcun interesse personale se non il bene comune.. insomma una persona come Tullio Berlenghi.
Sfido chiunque a criticare Tullio per qualche azione incoerente o negativa fatta.


E allora perchè non votare il 18 dicembre prossimo, in piazza del Mercato a Labico, come candidato sindaco della lista civica Cambiare e Vivere Labico, proprio lui: TULLIO BERLENGHI!?

13 dicembre 2011

Cambiamento? Tullio è la garanzia per metterlo in atto.

 Nel titolo che ho deciso di dare a queste poche righe è già racchiuso tutto quello che credo possa bastare a determinare una scelta in occasione delle imminenti primarie di Cambiare e Vivere Labico. Credo che il mio paese abbia bisogno di aria nuova. Idee nuove. Persone nuove. Di un modo di amministrare e gestire la cosa pubblica completamente estraneo a quello attuale. Credo che il mio paese abbia bisogno, finalmente, di persone competenti che possano guidarlo verso uno sviluppo che non sia concentrato solo sull’irragionata - ed irragionevole – espansione edilizia, ma che punti alla valorizzazione di un territorio che, se amato un po’ di più, può offrire molto ai suoi abitanti. Credo che Labico abbia bisogno di più attenzione alla cultura, alla scuola, al sociale, ai diritti delle persone, di tutte le persone, senza discriminazioni di alcun genere… per evitare di restare un paese dormitorio, così come si è caratterizzato negli ultimi anni. Credo che ci sia bisogno di maggiore responsabilità, onestà, coerenza e trasparenza nella pubblica amministrazione….
Lo so, possono sembrare “desideri” scontati. Chi non vorrebbe queste cose per il paese in cui vive? Eppure, tra tutti questi “credo”, io ho una certezza: Tullio Berlenghi può realizzare questi “desideri labicani” meglio di chiunque altro. Cosa me lo fa pensare? Niente, proprio niente di eccezionale. Semplicemente e banalmente, il lavoro messo in campo da Tullio in questi cinque anni – che chi di voi usa facebook può ripassare ogni giorno grazie alla campagna “propaganda e dintorni”. Sto parlando delle innumerevoli interrogazioni consiliari; della passione dei tantissimi interventi in consiglio comunale – frutto di ore di intenso studio, di fronte a consiglieri di maggioranza che spesso non immaginavano nemmeno di cosa si stesse discutendo;  degli articoli che sono apparsi sul Cambiare e Vivere Labico News – che sono incalcolabili e che sono costati a Tullio un bel paio di querele -  e di quelli rimasti sul suo blog personale – che spesso hanno esulato dalla politica locale ma che proprio per questo hanno aiutato a capire meglio la persona “Tullio”; del coraggio e della competenza dimostrati nella predisposizione di alcuni atti di denuncia che sono costati ai vertici di questa amministrazione anche dei rinvii a giudizio – segno che proprio non è tutto oro quello che riluce; della bellissima idea dei TG LOV, piccole inchieste per smascherare le magagne delle maggioranza e che tanto successo stanno avendo, soprattutto tra i più giovani. Se questo è stato il suo impegno in cinque anni di opposizione, posso solamente immaginare quale potrebbe essere il suo impegno per il paese da primo cittadino. Il suo lavoro è, secondo me, il segno tangibile che un modo alternativo di fare politica è possibile. È la garanzia che percorrendo questa strada – scevra da contaminazioni e compromessi di alcun genere - il progetto iniziato cinque anni fa può essere portato avanti con forza ed entusiasmo. Per queste ragioni, il 18 dicembre, mi auguro che in tanti abbiano il coraggio di voltare pagina… di strappare, anzi, le vecchie pagine e ricominciare da un bel foglio bianco, sul quale scrivere in cima, “Per Labico scelgo Tullio Berlenghi”. Il vero cambiamento inizia da qui.

26 agosto 2011

Lo sport a Labico? Tutto merito dell'amministrazione


Nell’ambizioso tentativo di approfittare di questi giorni di vacanza per mettere un po’ in ordine tra le mie carte mi sono imbattuto nella relazione previsionale e programmatica del bilancio 2011 e ho ritrovato una pagina che mi aveva già colpito quando l’atto era stato portato in consiglio per la sua approvazione. Nella relazione al bilancio si afferma, in sostanza, che tutto quello che è stato fatto per lo sport a Labico è merito dell’amministrazione comunale. L’amministrazione ha dovuto far fronte all’”assenza di privati volenterosi di far rifiorire lo sport locale”. In particolar modo per quanto riguarda il calcio. In pratica – se l’italiano ha un senso – l’enorme lavoro che fanno tutti quelli che – volontariamente e senza alcun vantaggio – si impegnano per lo sport a Labico per i nostri amministratori non esiste. Mi viene in mente la pallavolo, che si affida alla caparbietà e alla dedizione di alcune persone. Penso al calcio, completamente fermo per molti anni, che è ripartito grazie ad un gruppo di ragazzi che – con il proprio lavoro e spesso a proprie spese – ha rimesso in sesto un campo e fatto ripartire un’attività sportiva molto popolare. Sarà stata una svista. Si dirà. In fondo mica chi firma le delibere si prende la briga di leggere quello che propone. Sarebbe una pessima giustificazione, perché darebbe la misura di un quadro amministrativo svogliato e pressappochista, se qualcuno – come il sottoscritto in consiglio comunale – non avesse fatto notare questa aberrazione, offensiva nei confronti di chi sta dedicando volontariamente il proprio tempo ad un progetto di rinascita dello sport labicano. Avrebbero fatto in tempo a modificare la frase e a sostituirla con il riconoscimento e l’apprezzamento dell’impegno del grande lavoro fatto. Niente da fare. La frase andava bene così. E i dieci consiglieri della maggioranza hanno sostenuto compatti che se si fa qualcosa per lo sport a Labico è solo ed esclusivamente merito loro.

18 maggio 2011

Amministrative 2011. Si volta pagina?


Uno dei principali problemi dell’analisi di un voto è quello di capire le ragioni del risultato elettorale. Ragioni che, gli interpreti degli schieramenti in campo, tendono ad attribuire a fattori completamente diversi a seconda del risultato. Anche perché non è facile capire quanto abbia pesato, nella scelta degli elettori, la qualità dell’amministrazione uscente. Spesso sono state bocciate ottime amministrazioni, così come talvolta mediocri compagini di governo sono state premiate dai propri cittadini. In certi casi è stato determinante un modello pulito e corretto, in altri è stato il voto clientelare a condizionare il risultato finale. E anche sulle scelte programmatiche nulla può essere dato per scontato: quanti “cementificatori” hanno avuto la benedizione dei propri elettori? In altre occasioni sono state le scelte di tutela del territorio e dell’ambiente a fare breccia nell’elettorato.  Per non parlare del condizionamento della politica nazionale. Mai come in questa circostanza la politica nazionale si è lanciata nell’arena delle amministrative. Personalmente nutro sempre qualche riserva sull’utilizzo dei “nomi forti” come specchietto per l’elettorato. Questo equivale, a mio avviso, a considerare gli elettori alla stregua delle allodole ed è un tantino offensivo. Non si può negare che non sempre gli elettori riescono a dimostrare una effettiva capacità di critica e di analisi e la superficialità con cui a volte votano li rendono facile preda degli imbonitori di mestiere. Questa volta, a quanto pare, i trucchetti del presidente del consiglio, ancorché ampiamente collaudati, non hanno sortito l’effetto sperato. E, come dicevo prima, non è facile capire perché. Una cosa è abbastanza certa: il suo proverbiale fascino questa volta ha fallito miseramente. Del resto solo un ingenuo – non me ne vogliano i 27mila milanesi – può pensare che abbia un senso dare la propria preferenza a qualcuno che in consiglio comunale non ci entrerà mai. Questo metodo, delle candidature “famose”, è purtroppo diffuso sia a destra che a sinistra. Serve ad aumentare i consensi. Pare. Perché pensiamo che gli elettori siano come i bambini (e Berlusconi questo l’ha detto senza mezzi termini), che si lasciano abbindolare dalla confezione colorata del prodotto. E una classe politica mediocre, anziché impegnarsi per avere un corpo elettorale maturo e responsabile, si lancia in questa sciatta rincorsa del consenso.
Un’altra mossa che non sembra aver prodotto il risultato sperato è quella di accattivarsi le simpatie di chi viola la legge. La promessa di fermare le demolizioni a Napoli è una delle più squallide trovate di un uomo  del tutto privo di ogni senso delle istituzioni, dello Stato, della legalità. A parte l’assoluta insensatezza di una sanatoria specifica per un determinato territorio. Perché gli abusi di Napoli sì e quelli di Bari o di Palermo no? E cosa ne pensano le persone che hanno scelto di rispettare la legge, che sono presumibilmente di più di quelle che non la rispettano? Quante sono le persone oneste a Napoli e in Italia? Perché dovrebbe ripagare – in termini di consenso – una politica che solletica gli istinti peggiori di ognuno di noi? Probabilmente ha funzionato fino ad ora. Ma siamo davvero certi che in un paese in cui ognuno è libero di violare le regole staremmo meglio? Gli abusi edilizi non sono solo quelli che ci permettono di avere una casa più grande a basso costo. Sono anche quelli che consentono al nostro vicino di costruire una palazzina che ci toglie la vista del sole. Sono anche quelli che costringono gli enti locali ad aumentare le spese per andare a portare i servizi a tutti quelli che non hanno rispettato gli strumenti urbanistici. E gli onesti pagano. Due volte. La prima perché hanno fatto le cose in regola (e pagato il dovuto). La seconda perché la disonestà degli altri finisce a carico dell’intera collettività. Non mi faccio troppe illusioni, perché troppe volte - negli ultimi 17 anni - ho sperato in una presa di coscienza da parte delle persone, però ho la speranza che questo voto possa rappresentare un primo passo di quella che Gianni Mattioli, nell’appassionato intervento con cui, in un’infreddolita piazza labicana, invitava a sostenere i referendum su acqua e nucleare, definiva una inevitabile “rivolta degli onesti” con cui dobbiamo riuscire a liberarci di una cultura di governo che troppi danni ha fatto all’Italia e agli italiani.

Alle colonne d'Ercole

Alle colonne d'Ercole
La mia ultima avventura