C’è
sempre bisogno di qualcosa a cui aggrapparsi. Nel mare di dolore, di rimorsi e
di rimpianti. Tra i sensi di colpa per una frase non detta, un abbraccio non
dato, delle scuse mancate, c’è bisogno di un appiglio, un sostegno, una conforto. Quell'ancora di salvezza per me è il tuo sorriso – forse il tuo ultimo sorriso –
in quel letto di ospedale. Eri confusa e spaurita come una bimba e quando mi
hai visto ti sei illuminata e mi hai sorriso e abbracciato.Ti sei girata
verso il medico e gli hai detto – con un orgoglio che ancora fatico a spiegarmi
– “E’ mio figlio, lo vede?, è proprio mio figlio”. Il giorno dopo è iniziato il
sonno che, dopo una settimana, ti ha portato via. Sono venuto tutti i giorni a
guardarti dormire, come facevi tu – anche per ore - con i tuoi nipoti quando
erano piccoli. Ho un debito con te. Ed è la mia vita. Una vita bella, intensa e
felice, soprattutto grazie a te. E l’unica cosa che posso fare per onorare il
tuo dono è di viverla al meglio anche adesso che tu non ci sei più. Senza
smettere di pensarti, senza smettere di amarti. Ti porteremo al Magra per il
tuo compleanno. Ciao, mamma.
22 gennaio 2015
28 dicembre 2014
Fanfare e fanfaroni
Ogni tanto, come si suol dire,
riciccia. Noi da tempo lo chiamiamo affettuosamente il “bugiardino”, un
vezzeggiativo che serve un po’ a stemperare quel sentimento misto di sconcerto
e indignazione che si crea man mano che si va avanti con la lettura di una così
corposa mole di amenità concentrata in così poco spazio. Un vero record.
L’opuscolo in questione, denominato "Labico news", non è altro che un normale strumento di comunicazione politica (chiamarla
informazione sarebbe improprio) della maggioranza che viene spacciato per un
periodico (la cui periodicità non è dato conoscere, ma possiamo solo dire che
nella migliore delle ipotesi trascorre un anno tra un’uscita e l’altra) per di
più “gratuito”, quando è noto che il costo della pubblicazione medesima è
sostenuto con i soldi pubblici, quindi con i soldi dei cittadini che pagano le
tasse e lo stipendio al sindaco ed alla giunta.
Non ho né tempo né voglia di fare
l’analisi del testo, secondo il quale l’amministrazione attuale – praticamente
la stessa dallo scorso millennio – avrebbe fatto un lavoro meraviglioso e non
si capisce come mai qualche ingeneroso detrattore non apprezzi gli straordinari
risultati conseguiti, ma mi limiterò ad alcune considerazioni:
2. Conti
del comune. Tra il sindaco e il vicesindaco fanno a gara per confondere le
idee. Si mescolano fatti veri (la riduzione dei trasferimenti da parte dei
governi Berlusconi, Monti, Letta, Renzi è un dato effettivo) con ricostruzioni
molto fantasiose di ben poco edificanti vicende (come la questione dei
depuratori, per la quale la responsabilità amministrativa e politica di Galli
& C. è lampante ed è sufficiente leggere le carte per rendersene conto) con
vere e proprie sciocchezze, come l’ineluttabilità dell’aumento delle tasse. Non
è vero che “tutti i comuni d’Italia di dimensioni simili a Labico” abbiano
aumentato le tasse. Alcuni comuni hanno aumentato le tasse. Altri hanno
eliminato alcune spese. Altri hanno ridotto alcuni servizi. Il comune di Labico
è uno dei pochi, se non l’unico, ad essere riuscito a: aumentare le tasse
(quasi fino al massimo consentito dalla legge); aumentare in modo considerevole
il costo dei servizi a domanda individuale; non eliminare gli sprechi; ridurre
i servizi. Un capolavoro.
7. Sulla
questione depuratori abbiamo già detto e scritto abbastanza, ma visto che la
ferita brucia e il sindaco continua a ripetere come un mantra di non avere
alcuna responsabilità, ma che si è trattato di una sorta di sfortunata ed
imprevedibile fatalità. Chi poteva mai immaginare, in effetti, che triplicando
(e, col nuovo piano regolatore, sestuplicando) la popolazione labicana sarebbe
stato necessario l’adeguamento degli impianti di depurazione (già non proprio
impeccabili)? Chi poteva anche lontanamente sospettare che la continua,
inesorabile cementificazione del territorio e l’alterazione del normale
deflusso delle acque avrebbe potuto azzerare la portata di un invaso al punto
da modificarne la classificazione? Chi avrebbe mai pensato di attivare delle
serie verifiche sulla gestione degli impianti di depurazione, per accertare che
tutto venisse svolto in modo corretto e rispettoso della normativa vigente? Chi
mai si sarebbe sognato di rispondere ai continui e numerosi quesiti
dell’opposizione sulla situazione degli impianti fognari e di depurazione, la
cui malfunzionalità era evidente anche per i non addetti ai lavori? Chi avrebbe
mai potuto prevedere che qualche organo di polizia giudiziaria un po’ troppo
zelante sarebbe andato a fare dei controlli e a verificare una situazione
disastrosa, con numerose violazioni amministrative e penali, al punto da
rendere necessario il sequestro degli impianti? La risposta è semplice: qualche
amministratore onesto, giudizioso e competente. Certamente non i nostri
amministratori, bravi con le chiacchiere e le fanfare, un po’ meno con i fatti.
Buon 2015 a tutti i labicani.
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5 dicembre 2014
Come nascono le terre di mezzo?
Ed è questa la ragione per la
quale 5 anni fa abbiamo esaminato con molta attenzione il caso di un appalto
pubblico a Labico, rilevando numerose anomalie. La storia è in parte nota e ne
farò una brevissima ricostruzione. A novembre del 2009 venimmo a sapere
dell’esistenza di una procedura d’appalto per i lavori di ampliamento della
scuola media. L’importo, per un piccolo comune, era significativo. Si parla di qualcosa
come 700mila euro, che però vennero “frazionati” nel bando di gara, forse per
stare sotto la soglia di 500mila euro (opportunamente elevata dal Governo
Berlusconi poco tempo prima) e potersi avvalere di una procedura ristretta
(quindi soggetta a meno controlli). Nonostante la procedura ristretta rilevammo
una serie inquietante di anomalie, delle quali mettemmo a conoscenza il sindaco
di Labico, chiedendo di sospendere la procedura di gara. Né il sindaco di
allora, Andrea Giordani, né il sindaco di oggi (all’epoca responsabile degli
appalti pubblici), Alfredo Galli, ritennero che ci fossero delle irregolarità e
fecero tranquillamente concludere il bando. A quel punto non potemmo fare altro
che raccogliere l’intera documentazione, predisporre una dettagliata relazione
e portarla all’esame del nostro gruppo politico per un’azione comune. La nostra
ferma intenzione era quella di trasmettere tutto immediatamente alla
magistratura affinché verificasse eventuali illeciti. Alcuni consiglieri ci
hanno chiesto di aspettare per valutare se aggiungere la propria firma e siamo
stati costretti ad attendere oltre un mese per poter depositare il fascicolo
alla Procura della Repubblica di Velletri. Un mese durante il quale, a quanto
pare, tutta la nostra documentazione è finita nelle mani di uno degli attuali
imputati, facilitando eventuali strategie difensive.
Probabilmente questa vicenda è
stata una delle cause della rottura della coalizione e il segretario del
Partito Democratico di Labico ne ha, in seguito, preso pubblicamente le
distanze.
In realtà le cose stanno un po’
diversamente, abbiamo dovuto aspettare qualche anno, ma, alla fine, a maggio di
quest’anno, siamo venuti a sapere, poiché chiamati in qualità di testimoni al
processo, che la magistratura aveva confermato la presenza di illeciti, avviato
un’indagine e rinviato a giudizio alcune persone. Di tutto ciò era informato il
sindaco di Labico, il quale, oltre ad essersi guardato bene dal rendere nota la
vicenda, non si è neppure preoccupato di tutelare gli interessi economici della
comunità che è chiamato ad amministrare, costituendosi parte civile. Sì, perché
un reato contro la pubblica amministrazione vuol dire, verosimilmente, danno
economico per la pubblica amministrazione. E nel nostro caso i conti sono
presto fatti, basta leggere le carte processuali: l’appalto di 500mila euro
l’ha vinto una ditta che ha fatto un ribasso di pochi punti percentuali, mentre
sarebbe stato possibile un ribasso tra il 20 e il 25 per cento (come affermato
dal responsabile di una ditta il cui nome era stato utilizzato per presentare
una falsa domanda, al fine di raggiungere il numero minimo di offerte), con un
risparmio di circa 100mila euro. Basta moltiplicare questo valore per tutti gli
appalti per capire l’entità dello spreco di risorse pubbliche che può essere
causato da una “maldestra” amministrazione.
Al processo abbiamo deciso di
avvalerci della cosiddetta “azione popolare” che consente anche ai semplici
cittadini di intervenire in sede penale in sostituzione della pubblica
amministrazione inerte e costituirsi parte civile. In pratica ci siamo fatti
carico noi (e a nostre spese) di quello che Galli & company non hanno
voluto fare. Abbiamo chiesto anche ai nostri ex compagni di viaggio di unirsi
in questa battaglia, ma – in coerenza forse con il cambio di rotta di due anni
prima – hanno preferito non rispondere.
L’aspetto che accomuna questa
vicenda a quella – indubbiamente ben più grave – che ha sconquassato la
politica della Capitale - in un intreccio che vede coinvolti esponenti di
spicco di Forza Italia, Alleanza Nazionale e Partito Democratico – è che uno
dei reati più contestati ai 100 tra indagati e arrestati dell’operazione “Terra
di mezzo” è quello di “turbativa d’asta”, ossia lo stesso reato contestato agli
imputati del processo labicano. La turbativa d’asta consente, in linea teorica,
a soggetti estranei all’amministrazione di costruire un accordo per pilotare
dall’esterno l’esito di un bando pubblico. E’ facile intuire che è molto
difficile un’operazione di questo tipo senza nessun tipo di informazione che
provenga dall’interno dell’amministrazione e, tantomeno, se – durante l’iter
procedimentale – viene segnalata – come abbiamo fatto noi - la presenza di
un’anomalia grave.
Come abbiamo avuto modo di dire
in piazza, non crediamo che il nostro giudizio si debba basare esclusivamente su
vicende che abbiano un rilievo penale e non ci interessa quale sarà l’esito del
processo, perché la documentazione processuale dimostra in modo inequivocabile
quello che noi abbiamo evidenziato sin dall’inizio: la regolarità
dell’affidamento di quei lavori era fortemente incrinata da molteplici anomalie
che non potevano certo attribuirsi al caso e questo ha comportato un esborso di
soldi pubblici più elevato e minori garanzie di qualità di esecuzione dei
lavori. La responsabilità – politica e amministrativa – per noi è già
sufficiente per esprimere un giudizio negativo su chi ha permesso che ciò
avvenisse. E un po’ di responsabilità – sempre politica – ce l’ha anche chi ha
preferito tapparsi gli occhi di fronte all’evidenza. Ed è proprio chi si gira
dall’altra parte, chi fa finta di niente, chi non vuole pestare i piedi a lasciare
libero – più o meno consapevolmente – quello spazio dove si può insediare la
“terra di mezzo”. Noi non ci siamo girati dall’altra parte.
Tullio Berlenghi e Maurizio Spezzano
6 novembre 2014
L'urlo di dolore
La nuova ondata di maltempo che
si è abbattuta sull’Italia sembra quasi la risposta di un paese martoriato alla
definitiva approvazione dello sblocca Italia, un mix di norme accomunate da un
unico denominatore: la prevalenza degli interessi, degli affari e della
speculazione sulla tutela del territorio, la difesa dell’ambiente, la sicurezza
dei cittadini. Il paradosso è che uno degli argomenti a favore del decreto si
basava proprio sul ricatto dell’esigenza di intervenire sulla messa in
sicurezza del territorio. Peccato che di risorse per la prevenzione (ma anche
per le emergenze) ce ne siano ben poche e non siano neppure stati stanziati i
fondi promessi per Genova. Peccato soprattutto che il vero problema di chi
governa è una mentalità chiusa e incapace di comprendere che l’unico intervento
possibile non è quello di risolvere il problema dell’impermeabilizzazione e
cementificazione con altro cemento per imbrigliare e incanalare canali,
torrenti e fiumi. Servirebbe un approccio diverso, rispettoso della territorio,
della natura e delle sue dinamiche. Certo altro cemento significa stanziamenti,
appalti, speculazioni, interessi. Non è un caso che – indifferenti all'altra
emergenza, quella delle tangenti e delle malversazioni, che ha colpito tutto il
territorio nazionale, dal MOSE di Venezia alla ricostruzione dell’Aquila,
passando dall’EXPO di Milano – nello sblocca Italia si allentino ulteriormente
le maglie e i controlli sulle opere. Così, ancora una volta, con la scusa
dell’emergenza sarà più facile violare le norme, affidare i lavori agli amici,
fare la cresta sulla sicurezza e sulla qualità degli interventi. Salvo poi,
alla prossima tragedia, essere tutti di nuovo in prima fila a battersi il
petto. Ovviamente già pronti alla prossima spartizione.
12 agosto 2014
Cosa c'entrano i bambini?
Oggi è il
70° anniversario della terribile strage di S. Anna di Stazzema. 70 anni fa i
soldati tedeschi, con l’aiuto dei fascisti italiani, uccisero brutalmente 560
persone, tra cui 130 bambini. L’anno era il 1944 e l’Italia era in guerra.
Uccidere era la norma. Per decidere che quell’eccidio era un crimine (contro
l’umanità) sono stati necessari 60 anni. Già perché noi umani abbiamo anche la
pretesa di credere che possano esistere delle regole in quel gioco disumano che
chiamiamo “guerra”. Senza pensare che a giudicare le eventuali violazioni
saranno i vincitori del conflitto, i quali useranno, per forza di cose, pesi e
misure ben diversi da quelli che avrebbero usato gli sconfitti a parti
invertite. Del resto l’attentato di via Rasella non era forse – agli occhi
degli occupanti – un vile attentato terroristico? E la rappresaglia (ossia
l’eccidio delle fosse ardeatine) non era una esemplare giustizia punitiva? Se
la Germania avesse vinto il conflitto chi avrebbe giudicato i due episodi? E
con quale verdetto? C’è forse bisogno di ricordare un altro massacro, quello di
Sand Creek, in memoria del quale Fabrizio De André scrisse una delle sue più
belle canzoni, per capire quanto sia importante essere dalla parte del
vincitore per stabilire se sia stato commesso un crimine?
Avventurarsi in complessi
confronti non è semplice e probabilmente non è necessario. E’ importante però
ricordarsi del passato per giudicare il presente. Quando si parla della
Palestina, ad esempio, si dà per scontato che tutte le ingiustizie commesse da
Israele siano ormai “archiviate” (attacchi, occupazioni, deportazioni, ecc.),
quindi si giudicano i fatti a partire da adesso (magari dimenticando le numerose, quanto timide, risoluzioni ONU). Se Hamas lancia un razzo è
“giusto” che Israele reagisca, anche bombardando le civili abitazioni,
trucidando civili innocenti, massacrando bambini. E’ il cosiddetto diritto alla
difesa. Che diventa l’alibi per il più forte per massacrare il debole e
l’indifeso (stiamo parlando della popolazione civile).
Non si possono cercare
giustificazioni per gli attacchi di Hamas e il quadro è talmente intricato che
sarebbe difficile trovare un modo per ricomporre una situazione in cui si sono accumulate
ingiustizie su ingiustizie, ma lo strapotere militare israeliano (che gode
anche dell’appoggio incondizionato di molti paesi occidentali) non lascia dubbi
su chi avrebbe (volendolo) la possibilità di intraprendere sul serio la via
della pace. La disparità tra le forze in campo è enorme e la risposta agli
attacchi è sempre di gran lunga superiore all'entità ed alla pericolosità degli
attacchi stessi, con la consapevolezza che il bersaglio è la popolazione
civile. Ed ogni volta, in nome della difesa e della giustizia, si perpetra qualche
nuova ingiustizia e si alimenta nuova disperazione e nuovo odio, portando
ancora linfa ai conflitti. Il paradosso è che, in passato, la soluzione a
questo genere di conflitti si è avuta prevalentemente grazie allo sterminio
(come per alcuni popoli sudamericani) o alla completa sottomissione (come i
nativi nordamericani). Certo, all’epoca non c’era l’ONU, che, pur con i suoi troppi
limiti, rappresenta comunque un luogo dove si cercano di conciliare le
contrapposizioni e le tensioni del panorama internazionale.
Resta il fatto che per chi
governa la soluzione più semplice, più pratica, più immediata è quella del
ricorso alla violenza e all’orrore. Già la guerra in sé è un crimine ed una
resa della ragione, ma una guerra che vede come obiettivo chi, come i bambini,
è “innocente” per definizione, è qualcosa di davvero abominevole. Ed è
abominevole e ipocrita ogni tentativo di giustificare scelte criminali. A Sant’Anna
di Stazzema come alle Fosse Ardeatine, a Sand Creek come a Gaza.
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