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5 agosto 2013

Golpetto di agosto



Il consiglio comunale di Labico – la cui celebrazione è frequente quanto un’affermazione di buonsenso della Santanché – viene convocato per la seconda volta nel giro di pochi giorni e sempre per lo stesso motivo: l’approvazione del piano programma dell’azienda servizi comuni. Detta così sembra una cosa davvero importante. Nella realtà – guardando con un minimo di attenzione gli atti – ci si accorge che il vero nodo della questione è l’assunzione di un paio di persone da “infilare” negli uffici comunali. Per aggirare la più severa normativa in materia sugli enti pubblici il sindaco ha pensato bene di organizzare un abile escamotage: inserire, tra i servizi forniti dall’azienda esterna, mansioni “tipiche” della struttura comunale e chiedere le figure corrispondenti (i cui nominativi sono stati precedentemente concordati). Poi sarà compito dell’azienda organizzare una sorta di concorso – fortemente ispirato ai principi della correttezza e dell’imparzialità – che, in via del tutto casuale, vedrà affermarsi proprio una persona decisamente molto vicina all'amministrazione. Era già capitato con il concorso per il tirocinio formativo come segreteria del sindaco, in cui ebbe la meglio – superando persone di gran lunga più competenti e qualificate – proprio la segretaria del sindaco. Ossia il risultato che tutti davano per scontato (http://vimeo.com/51901208 e http://vimeo.com/52377588).
Probabilmente martedì assisteremo a qualcosa di molto simile. Non sarà difficile fare pronostici su chi verrà beneficiato da questa operazione. E a confermare i sospetti c’è l’incauta affermazione di Giorgio Scaccia – per fortuna messa a verbale dalla segretaria comunale – che ha ingenuamente affermato che al Comune “due persone stanno lavorando gratuitamente”. Un qualunque consigliere comunale che interpreti correttamente il proprio ruolo  – non di maggioranza o di opposizione, quindi, ma semplicemente “libero” – si sentirebbe in obbligo di domandare a Scaccia chi lavori gratuitamente negli uffici, che lavoro svolga, a che titolo abbia accesso alla documentazione amministrativa, sulla base di quale criterio di individuazione sia stata scelta, ecc. ecc. Per fortuna un consigliere comunale che formulerà queste domande ci sarà, ma non sarà uno della maggioranza. Gli esponenti della maggioranza, infatti, non si fanno domande. Per loro è tutto normale. Anche disinteressarsi per mesi dei problemi del paese e poi convocare due volte in pochi giorni il consiglio comunale per un paio di assunzioni molto ambigue. Il capo dispone, il capo decide e loro, obbedienti, alzano la mano. Sono anche costretti a dichiarare di essere d’accordo. Qualcuno – per imbarazzo – preferisce non parlare, altri, i più zelanti, trovano anche il modo di intervenire per giustificare questo vergognoso modo di amministrare. Hanno addirittura condiviso la scelta – illegittima – di “proibire” la diffusione dei nostri bollettini informativi. Un atto degno del ventennio e che chiunque abbia davvero un briciolo di rispetto per la democrazia dovrebbe censurare con forza. Non i nostri eterodiretti consiglieri di maggioranza che non si preoccupano di un'attività amministrativa funzionale alla visione personalistica e privatistica del sindaco. E non pensano, approvando l’atto in discussione di martedì 6 agosto, di rendersi complici – e responsabili sul piano amministrativo e penale delle eventuali incongruenze in esso contenute – di una lesione del diritto e della legittima aspettativa delle ragazze e dei ragazzi di Labico a cui genitori diligenti spiegano l’importanza dello studio, dell’impegno e del merito e che invece devono prendere atto che il sistema più efficace per ottenere un risultato rimane – almeno a Labico – quello clientelare e che la meritocrazia è una chimera molto lontana dalla realtà. A questo punto a loro non rimangono che due possibilità: mettersi in fila davanti alla porta dei potenti per ottenere concessioni e favori oppure unirsi alla battaglia di chi vuole sovvertire metodi e mentalità inaccettabili e restituire al Paese i principi della legalità e della trasparenza. La differenza tra le due opzioni sta tutta in una parola: dignità.

7 agosto 2012

Il magheggio di una notte di mezza estate


“Ma guarda un po’!”. Queste le parole che mi sono affiorate alla mente quando ho letto l’articolo 3 del disciplinare speciale del servizio sperimentale supporto uffici, approvato con delibera di giunta del 26 luglio e pubblicata il 2 agosto. L’articolo elenca dettagliatamente le competenze dell’istituendo ufficio di supporto dell’attività della pubblica amministrazione. Si capisce subito che è un modo per aggirare le norme che regolano la gestione del personale degli enti locali. In un posto “normale” se si ritiene di aver bisogno di una qualche figura professionale si rende pubblica l’esigenza (attraverso un bando pubblico, ad esempio) e si ricorre alle forme contrattuali stabilite dalla normativa vigente. Con il concreto rischio, però, di non poter scegliere “chi” verrà assunto. Altrimenti si possono utilizzare altre strade. Ad esempio quella di affidare all’agenzia speciale servizi comuni (la trasformazione di ASPER), ossia un soggetto privato esterno, alcune mansioni legate all’attività dell’amministrazione, in particolare di supporto agli organi istituzionali (o presunti tali, nel nostro caso). Poi, per dare un po’ di credibilità a tutta l’operazione, l’Azienda farà riferimento al centro pubblico per l’impiego della zona per fare l’assunzione. Ovviamente, per evitare sorprese, hanno preso alcune cautele. La prima è che i requisiti sono cuciti addosso alla persona prescelta, al punto da incorrere nel paradosso (il primo) di chiedere “esperienza nella pubblica amministrazione” per un ruolo di tirocinio. Ed è veramente singolare che una persona esperta abbia bisogno di un tirocinio. Sempre per non correre rischi il tempo a disposizione per presentare la domanda sarà di pochi giorni sotto ferragosto. Infine, non si sa mai, meglio non dirlo a nessuno. E qui ci ritroviamo con il (secondo) paradosso dell’assunzione di una persona che lavorerà dentro agli uffici comunali, senza che la notizia venga data sul sito del comune, sul quale – ironia della sorte – campeggia ancora, in tutta evidenza, l’invito all’incantesimo di una notte di mezza estate. Più che di un incantesimo però bisognerebbe parlare di magheggio, sempre di mezza estate.

Alle colonne d'Ercole

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La mia ultima avventura