13 dicembre 2011

Cambiamento? Tullio è la garanzia per metterlo in atto.

 Nel titolo che ho deciso di dare a queste poche righe è già racchiuso tutto quello che credo possa bastare a determinare una scelta in occasione delle imminenti primarie di Cambiare e Vivere Labico. Credo che il mio paese abbia bisogno di aria nuova. Idee nuove. Persone nuove. Di un modo di amministrare e gestire la cosa pubblica completamente estraneo a quello attuale. Credo che il mio paese abbia bisogno, finalmente, di persone competenti che possano guidarlo verso uno sviluppo che non sia concentrato solo sull’irragionata - ed irragionevole – espansione edilizia, ma che punti alla valorizzazione di un territorio che, se amato un po’ di più, può offrire molto ai suoi abitanti. Credo che Labico abbia bisogno di più attenzione alla cultura, alla scuola, al sociale, ai diritti delle persone, di tutte le persone, senza discriminazioni di alcun genere… per evitare di restare un paese dormitorio, così come si è caratterizzato negli ultimi anni. Credo che ci sia bisogno di maggiore responsabilità, onestà, coerenza e trasparenza nella pubblica amministrazione….
Lo so, possono sembrare “desideri” scontati. Chi non vorrebbe queste cose per il paese in cui vive? Eppure, tra tutti questi “credo”, io ho una certezza: Tullio Berlenghi può realizzare questi “desideri labicani” meglio di chiunque altro. Cosa me lo fa pensare? Niente, proprio niente di eccezionale. Semplicemente e banalmente, il lavoro messo in campo da Tullio in questi cinque anni – che chi di voi usa facebook può ripassare ogni giorno grazie alla campagna “propaganda e dintorni”. Sto parlando delle innumerevoli interrogazioni consiliari; della passione dei tantissimi interventi in consiglio comunale – frutto di ore di intenso studio, di fronte a consiglieri di maggioranza che spesso non immaginavano nemmeno di cosa si stesse discutendo;  degli articoli che sono apparsi sul Cambiare e Vivere Labico News – che sono incalcolabili e che sono costati a Tullio un bel paio di querele -  e di quelli rimasti sul suo blog personale – che spesso hanno esulato dalla politica locale ma che proprio per questo hanno aiutato a capire meglio la persona “Tullio”; del coraggio e della competenza dimostrati nella predisposizione di alcuni atti di denuncia che sono costati ai vertici di questa amministrazione anche dei rinvii a giudizio – segno che proprio non è tutto oro quello che riluce; della bellissima idea dei TG LOV, piccole inchieste per smascherare le magagne delle maggioranza e che tanto successo stanno avendo, soprattutto tra i più giovani. Se questo è stato il suo impegno in cinque anni di opposizione, posso solamente immaginare quale potrebbe essere il suo impegno per il paese da primo cittadino. Il suo lavoro è, secondo me, il segno tangibile che un modo alternativo di fare politica è possibile. È la garanzia che percorrendo questa strada – scevra da contaminazioni e compromessi di alcun genere - il progetto iniziato cinque anni fa può essere portato avanti con forza ed entusiasmo. Per queste ragioni, il 18 dicembre, mi auguro che in tanti abbiano il coraggio di voltare pagina… di strappare, anzi, le vecchie pagine e ricominciare da un bel foglio bianco, sul quale scrivere in cima, “Per Labico scelgo Tullio Berlenghi”. Il vero cambiamento inizia da qui.

8 dicembre 2011

Ancora una persona investita sulla Casilina

“Sembra che il pomeriggio del 5 dicembre scorso si sia verificato un incidente sulla via Casilina, che avrebbe comportato l’investimento di uno degli operai che stanno lavorando alla realizzazione dei marciapiedi. Sui media locali non sembra esserci però alcuna traccia della notizia, nonostante, secondo alcune indiscrezioni, pare che la persona investita abbia riportato ferite abbastanza gravi e soprattutto nonostante si tratti di un incidente sul lavoro, tra l’altro, pubblico”. Lo dichiara Tullio Berelnghi, capogruppo di Cambiare e Vivere Labico, che ha depositato – a nome del gruppo consiliare – un’interrogazione sull’accaduto. “Chiediamo, quindi, al nostro primo cittadino, se le notizie riportate corrispondano al vero e, in tal caso, in che modo sia intervenuta l’amministrazione comunale per accertare le possibili cause dell’incidente, considerando che è avvenuto durante lo svolgimento di lavori pubblici. Non dobbiamo dimenticare – prosegue Berlenghi – che qualche settimana fa abbiamo presentato un’interrogazione in cui si segnalava proprio il problema della sicurezza del cantiere per il rifacimento dei marciapiedi, alla quale però il sindaco non ha risposto e – conclude il capogruppo di minoranza – dopo questo episodio, avvolto dal mistero, le perplessità su questo appalto aumentano. Ci auguriamo che il sindaco faccia chiarezza su questo episodio, dimostri di essere in grado di fugare ogni possibile ombra e, soprattutto, si interessi della sorte del lavoratore coinvolto nell’incidente”.

5 dicembre 2011

Propaganda e dintorni


Sono in campagna elettorale per le primarie. Dovrei fare comunicazione per convincere i simpatizzanti della coalizione di cui faccio parte che io potrei essere la scelta giusta per amministrare questo paese. La prima tentazione è quella di fare il classico libro dei sogni. Un modo semplice, ma efficace, di persuasione. Parlare di cose che registrino il favore di tutti. Parlare di ciò che intendo fare, dei progetti che mi piacerebbe avviare. Poi una bella sfilza di buoni propositi: scuola, cultura, servizi sociali, verde pubblico, infanzia, anziani, opere pubbliche, ecc. ecc. Tutte questioni su cui sarà difficile non essere d’accordo. In questo tipo di competizione chiunque - proprio chiunque, anche Gasperino il carbonaro - sarebbe un bravo candidato sindaco prima e bravo sindaco poi. Basta guardare i programmi delle campagne elettorali delle ultime elezioni. Nessuno mette tra i punti programmatici la devastazione del territorio o il malfunzionamento dei servizi. Eppure, quasi inesorabilmente, arrivano.
Come faccio, allora, a promuovere la mia immagine e a rendere credibili le mie promesse? Per fare qualcosa di meno scontato credo che non sia il caso che sia io a parlare. Allora, forse, è il caso che a parlare sia il lavoro da me svolto in questi cinque anni di impegno come eletto in consiglio comunale. Farò esattamente questo. A partire da adesso. Metterò in rete, ogni sei ore, una cosa qualunque fatta in questi anni. Un articolo scritto. Un’interrogazione presentata. Una lettera inviata. Un intervento fatto in consiglio comunale. Con questa media solo con la pubblicazione dei tg lov (dietro ognuno dei quali ci sono ore di lavoro, di ricerca, di impegno, di fatica e qualche notte insonne) potrei arrivare al 18 dicembre. Se ci metto anche tutto il resto non mi basterebbe (sempre pubblicando una cosa ogni sei ore) il tempo che mi separa alle prossime elezioni amministrative. Per fortuna sono un po’ disordinato e dubito che riuscirò a recuperare tutto. Quello che verrà fuori sarà, dunque, approssimato per difetto…

4 dicembre 2011

Il senso di (ir)responsabilità in politica


Ho ancora il nitido ricordo di una chiacchierata che feci, diversi anni fa, con colui che – all’epoca - ricopriva la carica di vicesindaco di un piccolo paese, paese del quale sarebbe diventato sindaco, pochi anni dopo. Si parlava dell’importanza della valorizzazione del territorio, dei suoi prodotti, di quell’economia “pulita” e sana che è l’agricoltura. La sua stessa attività di imprenditore era in buona parte legata all’agricoltura e alla zootecnia. Eravamo praticamente d’accordo su tutto. Ed entrambi giudicavamo miope e dannosa la scelta di fare economia attraverso la devastazione del territorio e il consumo di suolo agricolo. E lui aveva pubblicamente ribadito questi concetti favoleggiando di noti riferimenti geografici la cui ricchezza si basava sulla tutela del territorio, del paesaggio, delle colture agricole, come la Val d’Orcia.
Guardavo negli occhi il mio interlocutore con grande interesse. Sembrava sinceramente convinto di quello che diceva, pur facendo parte della giunta di un’amministrazione che percorreva esattamente la strada inversa rispetto alle sue parole. Non era lui a prendere le decisioni, posso immaginare. Ma lui era “parte” di quel sistema e trovavo surreale il distacco con cui lui che, a buon diritto, poteva tranquillamente chiedere di esaminare e valutare (e magari contrastare) le scelte che gli interessi dei costruttori legati all’amministrazione imponevano. Continuavo a osservarlo mentre parlava, vicino allo stand che pubblicizzava i prodotti agricoli della zona, e faticavo a nascondere il mio disagio. Per metterlo di fronte alla sua contraddizione ho provato a fargli una semplice domanda e gli ho chiesto in quale modo si potesse spingere nella direzione da lui indicata. Mi ha restituito lo sguardo, ha fatto una lunga pausa come per cercare le parole e, poi, col tono di chi rivela una verità nascosta, mi ha detto: “Il problema è la politica. Il problema sono gli amministratori”.
Sono rimasto attonito e affascinato dall’infantile semplicità con cui era riuscito a prendere le distanze dal ruolo che ricopriva. Non era ricorso ai faticosi strumenti della retorica politica. Si era semplicemente accreditato come “altro” rispetto alla politica e all’amministrazione di cui faceva parte.  Sono passati alcuni secondi prima che riuscissi ad articolare una sola sillaba.  Il mio sentimento non era di rabbia, ma di curiosità antropologica. Provavo una sorta di ammirazione per la temerarietà con cui, in modo così grossolano e puerile, cercava sottrarsi alle proprie responsabilità.
Ogni tanto ripenso a quella conversazione e mi convinco sempre di più che sia stata un’esperienza utile ed istruttiva, grazie alla quale ho smesso di stupirmi di fronte all’italico vizio di prendere così sfacciatamente le distanze da se stessi tutte le volte che ragioni di opportunità lo consigliano. E in politica non è una prassi diffusa: è (quasi) la regola.

1 dicembre 2011

Io voto Tullio Berlenghi, e tu? - di Stefano Simonelli


A Labico non è il 12 Settembre, è (circa) il 30 Novembre 2011.


Io voto Tullio Berlenghi, e tu?

La sincera passione che anima ognuno di noi,non aiuta certo un approccio particolarmente razionale. Ma il motore speciale che caratterizza la nostra azione politica è proprio quella passione, il trasporto autentico e la distanza anni luce dai modi e dalla mera appartenenza politica ai partiti “centrali”, convenzionali.
In uno schieramento civile di questo tipo si era riconosciuta una gran parte di labicani, vecchi e nuovi. Quel 40% ottenuto alle elezioni del 2007 non ci ha portato ad amministrare il paese, ma è stata comunque una vittoria, una specie di maremoto per una cittadina ostaggio da decenni di una cricca di soliti noti. E’ stato l’inizio di una nuova coscienza civile diffusa, ottenuta in larga misura proprio perché la distanza dalla politica convenzionale ha riacceso speranze e coinvolgimento scalzando quel disfattismo e quella disillusione così diffusi nell’Italia di oggi.
Ricordo l’entusiasmo e la forza travolgente dei primi due-tre anni di lavoro all’opposizione: nei consigli comunali finalmente esisteva una forza concreta, tangibile, nuova, in grado di contrastare con grande efficacia l’egemonia costituita (con grande compiacimento anche di noi sostenitori).
Si cercava di informare nella maniera più capillare tutta la popolazione. C’erano casi in cui non c’era abbastanza spazio per mettere tutti gli articoli che Eleonora, Sant’Eleonora!, riceveva e confezionava nel giornalino. Quello strumento era così indigesto alla maggioranza che hanno tentato di bloccarlo in tutti i modi, anche denunciandoci.
Abbiamo organizzato feste ed iniziative di ogni tipo per conoscerci, informare e catalizzare il consenso.
Abbiamo tutti parlato con tutti cercando ancora di portare allo scoperto le malefatte del local governo, di rendere appetibile e comprensibile la nostra azione e strappare quindi consensi anche alla parte avversa.
Molti, certo non tutti, ma molti, si sono spesi senza riserve nella promozione del bel lavoro che si stava facendo.Nella mia piccola mente questo significava avere delle ottime chances alle prossime elezioni.
Questi anni di lavoro hanno concretizzato quelle che all’inizio erano solo speranze. Abbiamo visto lavorare i cinque consiglieri. Non più parole ed intenzioni, ma fatti concreti.
Pian piano, la squadra che avrebbe cancellato le vergogne del passato,  andava consolidandosi.
Benedetto Paris è nato politico. Studia e vive di politica. E’ lucido, razionale, immune a qualsiasi provocazione. E’ il sindaco giovane che qualsiasi comunità vorrebbe.
Danilo Giovannoli ha dimostrato una finezza strategica speciale, un’intuizione immediata ed un’azione di estrema concretezza. La sua conoscenza e sincera attenzione ai problemi del territorio e dello sport, non ha pari.
Maurizio Spezzano è l’onestà fatta persona. L’intransigenza che ne deriva, mescolata con la passione che lo caratterizza, lo trasformano un’impetuosa macchina da guerra in grado di terrorizzare le fila avversarie al solo sollevarsi.
Nello Tulli è un uomo intelligente, onesto e dotato di un’enorme capacità persuasiva che sa trasformare con gran naturalezza in “contatto umano”, la sua arma vincente. La sua esperienza è preziosa.
Quattro sindaci ideali. Tutti “belli”.Come direbbero a Napoli: “Li voglio bene!”.
Poi però c’è Tullio, Tullio Berlenghi, cui dobbiamo la genesi speciale di questo gruppo speciale. Non un politico ma un cittadino esperto di politica, un ambientalista si, ma non un fanatico irrazionale, un leader senza urla ed imposizioni. Una figura diversa dal solito capo carismatico eppure in grado di trascinare il carro forte di una competenza e di una limpidezza cui non siamo più abituati. Argomenti solidi e fatti incontestabili sono le sue armi, la sua maniera non urlata di far-politica è forse in controtendenza con i dogmi attuali, ma è ciò che ha saputo rapire gli animi dei nostri sostenitori, è ciò che ha messo in crisi, sistematicamente, ogni posizione della maggioranza. La sua non appartenenza politica, figlia certo della scarsa sensibilità ecologista di quest’Italia di merda (per citare le parole dell’ ex-premier), lo pone in una condizione particolare, per alcuni una debolezza, ma per molti di noi una preziosa caratteristica, un fatto che molti vedono come la via per evitare diktat di partito. L’assoluta assenza di interessi personali, e forse anche il fatto che sia un neo-labican, lo colloca in uno status speciale: non è schiavo di compromessi, può indicare e perseguire i migliori obiettivi per la nostra comunità senza doversi piegare a ricatti di alcun tipo; rappresenta meglio di ogni altro anche quella parte sempre più consistente di nuovi labicani che sono approdati in queste lande, (ricordo che Labico ha un unico record nazionale: è la città con età media più bassa d’Italia: 39 anni ca.).
Con puntualità rara e chiarezza esemplare, ha saputo informare la comunità di ogni avvenimento amministrativo e non. Ci ha perfino stupito con un’oratoria efficace che temevamo non avesse ed una capacità di mediazione che sembrava difettasse ad un apparente fanatico ambientalista.
Ha lavorato con una determinazione ed una costanza che non vede precedenti. E’ l’autore, assieme ad Eleonora Fioramonti, di decine di TG lov, altro strumento frutto della sua creatività e competenza (visto che scrive, riprende, monta e mette in rete. Tutto da solo!).  Ha firmato il 99,9% delle prime pagine di C&VLnews (colpa mia se ne ho occupata una…).
E poi è onesto - colpo di scena!!!! - Trovare persone oneste tra la gente comune non è facilissimo. Trovarle tra coloro che si occupano di politica è assai più difficile. Provate a farlo parcheggiare in doppia fila: non ce la farete mai! Scherzi a parte, la moralità politica e l’onestà in senso lato di Tullio sono indiscutibili. Non sono io a dirlo, lo testimoniano gli Atti della corrente consiliatura.
Le mie stanche e provate sinapsi ricordano con fatica fatti e cose, ma mostrano una particolare efficienza nel rammentare un luogo comune a tutti gli Italiani: siamo stati sempre (o quasi) costretti a votare il meno peggio. Stavolta no! Per incredibile che sia, questa volta abbiamo un candidato capace ed onesto da votare, perché ha ampiamente dimostrato di meritare la nostra fiducia.
Insomma, Tullio è speciale perché … è normale, è uno di noi. Però possiede gli strumenti per fare bene, è fortemente motivato ed è abbastanza votato al sacrificio da accollarsi la responsabilità di risollevare un paese disastrato ed abbandonato. Dobbiamo sostenerlo in ogni modo, i nostri figli ce ne saranno grati.
Offrire a Berlenghi la propria fiducia è un’azione concreta verso una democrazia che riconosce il merito, l’obiettivo più alto. Per i Labicani è una occasione da non perdere, confido che sappiano coglierla.


Stefano Simonelli


P.S.

Il web offre una quantità di testimonianze dell’azione svolta da C&VL. Invito tutti a spendere qualche minuto per vedere i tg lov o per leggere qualche documento.  Sai com’è… carta canta!

Alle colonne d'Ercole

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La mia ultima avventura