10 aprile 2009

Quando il dialogo si chiede con un monologo


Durante la seduta dedicata al bilancio il vicesindaco ha improvvisato un interessante monologo sui rapporti tra maggioranza e opposizione e sulla correttezza degli strumenti che possono venire utilizzati nella disputa politica. Non entro nel merito delle affermazioni del vicesindaco per due ordini di ragioni. La prima è di carattere procedimentale. Il vicesindaco - che in passato, in più circostanze, aveva tolto (o cercato di togliere) la parola ai consiglieri dell’opposizione per una più che rigorosa interpretazione del regolamento consiliare, per presunta estraneità all’ordine del giorno - si è permesso il lusso, approfittando del ruolo di presidente dell’assemblea, di una digressione priva di ogni attinenza con le questioni in esame, senza che si potesse dare vita ad un contraddittorio. La seconda è che abbiamo chiesto al vicesindaco di impegnarsi per inserire all’ordine del giorno del prossimo consiglio comunale proprio la questione sollevata in modo da poter avviare un sereno confronto e dare la possibilità anche all’opposizione di esprimere la propria posizione. In quella sede – se la maggioranza vorrà garantire una dialettica democratica – diremo le nostre ragioni.

Con l’acqua alla gola


 La politica economica del Governo penalizza i comuni: tagli al bilancio e aumenti delle tariffe.

Il 31 marzo abbiamo approvato il nostro secondo bilancio comunale. Una seduta “fiume” dedicata interamente al documento di programmazione economica del nostro piccolo paese.


Una seduta però che è stata caratterizzata dal dibattito e dal confronto politico. Certo è stata un’assise impegnativa, ma la complessità e la vastità del tema meritavano indubbiamente che i consiglieri comunali vi dedicassero un’intera giornata.


Qualcuno magari ha dedicato ancora più tempo all’esame dei documenti contabili. E chi ha avuto modo di assistere al consiglio ha avuto anche modo di notare che, tra i banchi della maggioranza, erano in molti ad avere idee piuttosto vaghe dell’esatto contenuto della corposa documentazione messa a disposizione dagli uffici. Noi di Cambiare e Vivere Labico abbiamo voluto esaminare con attenzione il bilancio. Come sempre metteremo a disposizione sul nostro sito gli atti ufficiali per chi desidera approfondire, ma riteniamo utile fare anche qualche considerazione di carattere generale sulle scelte contabili dell’- amministrazione.


Il bilancio preventivo per il 2009 si caratterizza per alcuni aspetti importanti. Intanto bisogna segnalare un aumento del 5 per cento del titolo I – entrate tributarie – che consiste praticamente in un significativo aumento della pressione fiscale. Dopo l’entrata a regime delle misure del Governo Berlusconi si evidenzia in modo chiaro che la tanto sbandierata cancellazione dell’ICI sulla prima casa è stata compensata - come era prevedibile e come sottolineato dagli stessi documenti contabili e finanche dalla relazione dell’assessore - con aumenti di altre imposte. Con una piccola considerazione aggiuntiva: ad essere beneficiati sono soprattutto i proprietari di immobili di pregio, per i quali l’ICI poteva raggiungere somme ragguardevoli, mentre i proprietari di piccoli immobili si ritroveranno a dover pagare molto di più di aumento di tasse e tariffe di quanto possano aver risparmiato sull’ICI. Molto interessante poi è l’andamento del gettito ICI. Nel 2007 sono state accertate entrate per 725mila euro, poi ridotte a 394mila nel 2008 per l’abolizione dell’imposta sulla prima casa. Il gettito sale a 420mila euro nelle previsioni 2009 (di cui 100mila per le seconde case e 175mila per fabbricati produttivi). Le minori entrate per il Comune ammontano quindi a 305mila euro. Solo in parte compensate con trasferimenti statali (237mila euro). Da notare che la relazione previsionale e programmatica stima che “a consuntivo la perdita del gettito ICI risulterà di sicuro superiore al trasferimento attribuito”.


Inoltre non è chiaro per quale ragione la stima del gettito ICI sia così “prudenziale” rispetto alla variante adottata al PRG. Facendo un rapido calcolo sulla base delle aliquote attuali e senza tener conto delle numerose modifiche intervenute in sede di esame delle osservazioni si può stimare un introito ICI aggiuntivo pari a 247mila euro. Dieci volte di più dell’aumento del gettito previsto dal bilancio in esame. Sempre sul fronte delle entrate un aumento rilevante in termini percentuali è quello relativo alle multe e ammende. Si parla in questo caso di sanzioni pecuniarie per violazioni del Codice della Strada o delle norme in materia edilizia. L’- aumento è pari al 30 per cento.


Difficile immaginare che l’obiettivo sia quello di aumentare la sicurezza stradale o il rispetto della disciplina edilizia ed urbanistica. Bisogna fare “cassa” e si usano tutti gli strumenti a disposizione.


Aumentano le entrate derivanti da accensione di prestiti e questo significa che aumenta l’esposizione debitoria del Comune, che dovrà ovviamente sobbarcarsi gli oneri delle rate dei mutui. Mentre è drammatica la riduzione delle entrate per trasferimenti. Il taglio in questo caso è del 53 per cento.


Dagli enti sovraterritoriali e dallo Stato arriveranno molti meno soldi che in passato. Il saldo finale di tutto ciò sarà un taglio netto di 3 milioni di euro al bilancio, al netto degli aumenti delle tasse e delle tariffe. L’importo complessivo passa da 11,7 a 8,6 milioni di euro.


L’articolo 162 del TUEL stabilisce la necessità che si raggiunga un equilibrio tra i primi tre titoli delle entrate e le spese correnti e la quota capitale dei mutui da rimborsare nell’esercizio in corso. L’equilibrio è garantito solo dalla presenza delle entrate per multe e ammende, un’entrata che è per definizione aleatoria e che potrebbe anche non verificarsi. Per quanto riguarda le imposte giova ricordare che è dello scorso anno l’ultimo aumento dell’addizionale comunale che, nell’arco di due anni, è raddoppiata, passando dallo 0,4 allo 0,8%. Non è dato sapere per quale ragione, a fronte di un assestamento di 443mila euro per il 2008, la previsione per il 2009 si attesti su un valore di 391mila euro, con uno scostamento pari a 52 mila euro.


Piuttosto anomale appaiono le stime rispetto al gettito dei numerosi aumenti previsti. Ad esempio l’aumento delle tariffe sull’acquedotto comporta una previsione del nuovo gettito in linea con la nuova tariffa, facendo presumere 40mila euro di maggiori entrate. Lo stesso criterio però non viene applicato per i buoni pasto, che aumentano del 20%, mentre il nuovo gettito viene incrementato di appena il 10%. Tra l’altro bisognerebbe capire come mai le spese per le mense scolastiche siano aumentate di 33mila euro dal 2007 al 2008. Ancora più prudente il calcolo per il trasporto scolastico. A fronte di un aumento di circa il 10% della tariffa il gettito previsto viene addirittura decurtato di 500 euro. Un’entrata del tutto priva di ogni possibile elemento di valutazione è l’imposta sulla pubblicità, di cui si ha esclusivamente il dato finale delle entrate, pari a 7.500 euro per il 2009, identico al consuntivo 2008. Anche la figura del responsabile del tributo è assente e si rimanda ad una società a responsabilità limitata. Si entra probabilmente in quella “zona grigia” della gestione amministrativa che si preferisce non pubblicizzare troppo.


In ogni caso si registra una forte contrazione dell’autonomia finanziaria, dovuta soprattutto alla riduzione del prelievo tributario procapite (taglio dell’ICI), e solo parzialmente compensata dall’aumento dell’indice di autonomia tariffaria. Per quanto riguarda la spesa va segnalato un aumento della rigidità delle spese correnti, dovute alla forte incidenza delle spese sul personale e sugli interessi.


Anche la copertura delle spese del campo di calcetto appare inadeguata. A fronte delle tariffe indicate e con una valida gestione si potrebbe tranquillamente ambire ad introiti di gran lunga più elevati e comunque non inferiori a 15mila euro l’anno. E comunque è paradossale che un bene che potremmo definire voluttuario veda una bassissima copertura percentuale da parte del beneficiario (6,1%), mentre per i buoni pasto le famiglie si trovano a coprire il 42 per cento della spesa.


I trasferimenti statali sono diminuiti inoltre per il cosiddetto “taglio dei costi della politica” e per il fatto di aver superato la soglia dei 5000 abitanti. In pratica per favorire i costrut- tori non si è solo consumato e devastato il territorio, ma si è anche dovuto rinunciare alle agevolazioni ed alle opportunità previste per i piccoli comuni. Su questo la replica dell’assessore al bilancio e all’urbanistica è stata che noi saremmo contro al “progresso”. Nella sua visione (e della maggioranza) evidentemente progresso è sinonimo di speculazione edilizia. Noi per progresso intendiamo altro e siamo pronti a parlarne.


Per completare il quadro sulle entrate appare opportuno fare una breve valutazione su quanto sia aumentato negli ultimi anni il gettito relativo alla categoria 01 (proventi dei servizi pubblici) del Titolo III (entrate extratributarie). In pratica dai 586mila euro del 2007 si è passati a 814mila euro nel 2008 per arrivare a 1.091mila euro nel 2009. Con un aumento in percentuale del 34% in un solo anno e dell’86% dal 2007 ad oggi. Anche correggendo il dato con gli incrementi demografici, si ottiene comunque un aumento del carico per i cittadini piuttosto consistente.


Sul lato delle spese inutile sottolineare la preoccupante situazione del comparto istruzione e cultura, con un taglio di 44mila euro al comparto scuola e un taglio di 12mila euro alla cultura, 10mila dei quali sottratti alla biblioteca, che aveva già subito un taglio analogo nell’esercizio 2008. A conti fatti alla cultura l’amministrazione destina un ben misero 1,35% del bilancio comunale di parte corrente, mentre in conto capitale non viene destinato un solo centesimo al settore. Interessante osservare che, secondo la relazione previsionale e programmatica, il settore cultura sarebbe stato oggetto “in questi ultimi anni di un forte sviluppo rispetto agli esigui investimenti del passato, nell'intento di promuovere iniziative volte da una parte alla valorizzazione della nostra cittadina nel comprensorio provinciale e nazionale, dall'altra favorire lo sviluppo culturale della nostra popolazione”. Inoltre, sempre secondo la relazione, sarebbe “intenzione di questa amministrazione continuare il proprio impegno nelle manifestazioni culturali, del natale, dell'estate labicana ed altre iniziative, nonché favorire e valorizzare le associazioni presenti sul territorio”.


Belle parole, ma ben lontane dall’attuazione pratica.


La parte del leone la fa, come è naturale, la macchina amministrativa con 1,2 milioni di euro di budget (anche in questo caso con un lieve decremento). Il costo del personale incide sensibilmente sul totale, tenuto conto che il costo medio dei dipendenti comunali ammonta a 46mila euro, mentre nel 2007 era di 34mila euro.


Interessante sapere che la variante al P.R.G., della quale gli amministratori hanno denunciato la diffusa presenza di errori e di inesattezze, è costata ben 62mila euro.


Le spese correnti procapite sono diminuite, passando da 611 a 601 euro all’anno. Una riduzione ben più consistente riguarda le spese capitali procapite che sono praticamente dimezzate, passando da 1.162 a 611 euro all’anno.



22 marzo 2009

Anticipi di bilancio

Ecco qualche assaggio di quello che arriverà al prossimo consiglio: la cassa è in affanno!

Essendo passato più di un mese dall’ultimo consiglio comunale abbiamo deciso di “uscire” con il nostro giornale per darvi qualche aggiornamento e per aprire qualche spazio di riflessione. Intanto assistiamo alla più lunga “pausa” da un anno a questa parte. Quella precedente – che detiene il record assoluto – era (casualmente?) coincisa con la campagna elettorale del vicesindaco per le elezioni provinciali.
Anche questa volta si è trattato di un’interruzione “strana”, visto che un po’ di cosette da sistemare ancora ci sarebbero e forse si sarebbe potuto approfittare di queste ultime settimane. Non dico per rispondere alle nostre interrogazioni, considerate le cenerentole dell’attività istituzionale, sia per lo scarso rispetto del ruolo dell’opposizione, sia per la scabrosità di alcuni argomenti che non poco imbarazzo creano alla maggioranza. Si pensi all’interrogazione sulla diffusa assenza dei certificati di agibilità e sul mancato completamento delle lottizzazioni, da cui si capisce che l’attenzione degli amministratori è massima quando si tratta di rendere edificabili i terreni, permettere la costruzione e agevolare la vendita delle case, per poi scomparire quando in quelle case ci vanno ad abitare delle persone. Però su altre questioni era stata palesata una certa urgenza. Penso all’atto di permuta sulla particella inserita nella proprietà del Sindaco, inserita con procedura d’urgenza per il consiglio del 6 febbraio, rinviata al 20 febbraio, ulteriormente rinviata con l’impegno di approfondire la questione con la commissione urbanistica (nonché di predisporre una mappatura di tutte le strade pubbliche che attraversano il territorio) e della quale invece non si è più avuto neppure un accenno.
Approfittiamo dunque di questo intervallo per dare una prima spulciata al bilancio del Comune. Il primo elemento che salta agli occhi è che è un bilancio “in affanno”. E’ un bilancio che gli uffici hanno faticato non poco a far quadrare nel rispetto dei principi contabili. Un bilancio che quindi mette in evidenza una “sofferenza” economica della nostra piccola comunità. Da dove nasce questa situazione? In primo luogo c’è il mancato introito ICI sulla prima casa deciso dal Governo Berlusconi. Un segno meno sulle previsioni dell’entrata solo parzialmente compensato da altri trasferimenti statali. Il saldo finale rimane comunque negativo, pur con un considerevole aumento dell’imposizione ICI legato al cambiamento di destinazione di molte aree previsto dalla variante adottata a gennaio 2007. Un aumento che, tra l’altro, potrebbe portare anche qualche brutta sorpresa qualora la Regione decidesse di rinviare al mittente il piano (pieno di incongruenze, errori ed irregolarità procedurali, da noi vanamente segnalate). Per compensare la riduzione delle entrate l’amministrazione ha deciso di perseguire due strade.
La prima è quella dell’aumento delle previsioni di entrata del comparto sanzionatorio: da un lato per le violazioni del Codice della Strada e dall’altro per irregolarità nell’attività edilizia. Da un lato quindi si fa una finta campagna di sicurezza posizionando qualche autovelox al solo fine di “fare cassa” (ché la sicurezza stradale è ben altra cosa) e dall’altro si darà il via a tanti microcondoni (magari già concordati) per sanare una pletora di piccoli e grandi abusi.
La seconda sarà quella dell’aumento delle tariffe a domanda individuale. Aumenterà tutto l’aumentabile. Dalla TARSU (rifiuti) alla tariffa sull’acqua. Dallo scuolabus ai buoni pasto. Dall’assistenza domiciliare agli impianti sportivi ed ai soggiorni estivi. Non perché vi sia stato un aumento dei costi (a parte i rifiuti su cui però bisognerebbe aprire un capitolo a parte, vista la sconcertante situazione in cui versa GAIA), ma perché c’era bisogno di compensare la riduzione del gettito operata dal Governo. E chi pagava magari cento euro all’anno di ICI per la prima casa rischierà di pagarne molti di più per l’aumento delle tariffe locali. Pensate ad una famiglia che ha due bambini che frequentano il tempo pieno. Con il rincaro dei pasti da 2,5 a 3 euro (20% netto di aumento) andrà a spendere circa 170 euro in più solo per la mensa scolastica. Senza parlare di tutto il resto. Ovviamente con quei soldi bisognerà finanziare anche il sostanzioso aumento di stipendio che si sono dati gli amministratori, per mantenere i quali la collettività spende circa 90mila euro all’anno.
Sono solo alcune anticipazioni della situazione contabile del Comune. Di queste cose si parlerà nel consiglio comunale del 30 marzo prossimo in cui proveremo ad avanzare qualche proposta per una più razionale allocazione delle – modeste, purtroppo – risorse economiche.

21 marzo 2009

Chi è Tullio Berlenghi

Tullio Berlenghi è nato a La Spezia il 27 agosto 1963. Fondamentalmente pigro e refrattario ad ogni assunzione di responsabilità, avrebbe condotto – se avesse potuto – una vita tranquilla, solitaria, oziosa e noiosa. La vita, si sa, non è mai particolarmente disponibile ad assecondare le inclinazioni individuali e il buon Tullio, dopo aver cercato di evitare per lungo tempo (e in parte con successo) di assumere impegni lavorativi, sociali, politici, affettivi e via discorrendo si è ritrovato con:

a) un lavoro, inesorabilmente stabile,


b) una serie di attività più o meno collaterali e di impegni via via più specifici in ambiti di vario tipo – dalla mobilità sostenibile alla tutela delle aree protette, dall’economia etica alla tutela dei diritti degli animali – e attualmente fa parte del gruppo di lavoro che si occupa della mobilità sostenibile per i Verdi di Roma e provincia, di un gruppo di lavoro sulla mobilità ciclistica istituito dal Ministero dell’ambiente, di un gruppo di lavoro su sport e ambiente, di una confederazione di associazioni (COMODO) che promuove il recupero delle ferrovie dismesse ad uso turistico, dell’associazione Sbilanciamoci che chiede una riforma strutturale dei conti pubblici in chiave di rispetto dei diritti dell’uomo e dell’ambiente;c) una copiosa produzione di articoli, pubblicati un po’ dovunque (e qualcosa è anche nelle pagine di questo sito), ma anche di documenti e dossier su temi facilmente immaginabili (sì, sì, le solite cose: pace, ambiente, solidarietà, sostenibilità…);


d) una moglie, Rosanna, tre figli, Irene, Dario e Valerio, e un cane, Oreste: non proprio l’ideale per chi vantava con orgoglio un’avviata carriera da single;


e) la fondazione, insieme a Paolo Piacentini e ad altri amici, dell’associazione escursionistica “Esplorando”, legata alla Federazione Italiana Escursionismo, per la quale, di tanto in tanto, organizza iniziative ed escursioni;


f) la partecipazione, a livello organizzativo, a Stradarolo, il festival internazionale dell’arte “su” strada, che si tiene ogni anno (da ben dieci anni) nel comprensorio prenestino;


g) ad essere l’autore - con introduzione di Fulco Pratesi e illustrazioni di Sergio Staino – del libro “Come difendersi dagli ambientalisti”, giunto alla seconda edizione e per il quale è prevista una diffusione nelle scuole della provincia di Roma;


h) la partecipazione al consiglio federale regionale dei Verdi del Lazio ed una candidatura a sindaco nel comune di Labico, che ne hanno minato in modo pressoché definitivo ogni velleità accidiosa.


Dal canto suo, sempre se il destino fosse stato più comprensivo, avrebbe scelto di dedicarsi all’escursionismo a piedi e in bicicletta, alla fotografia, alla musica, alla letteratura e al cinema. Le cose, però, sono andate diversamente…

7 marzo 2009

Continua (e si infittisce) il mistero della strada scomparsa


Cinque punti all’ordine del giorno. Ancora in approvazione i verbali relativi alle sedute di luglio 2008 (sic!). L’accordo era che li avremmo esaminati prima di portarli in votazione per evitare di bloccare il consiglio su una questione puramente procedurale. Va sottolineato che questa situazione è imputabile alla scarsa propensione della maggioranza a rendere noto quello che succede in consiglio. Altrimenti avremmo da tempo – come suggeriamo dall’inizio della consiliatura – la registrazione delle sedute e la trascrizione puntuale degli interventi. Nel frattempo si va avanti con verbali necessariamente sintetici e non sempre in grado di riprodurre fedelmente i termini del dibattito.
In ogni caso quei verbali non erano stati ancora esaminati dalla minoranza e il Sindaco decide di ritirarli per ripresentarli la settimana successiva. Il Sindaco chiede poi una modifica dell’ordine dei lavori perché, a quanto pare, è stato convocato in Regione per discutere proprio uno dei punti all’esame del consiglio. La lettera di questa convocazione è arrivata lunedì, ma ovviamente si sono guardati bene dall’avvisare la minoranza.
Tutto nella norma. Lascio a Maurizio le considerazioni in merito. Il punto successivo è la nomina del revisore dei conti del Comune. Ancora una volta la questione viene gestita in modo autoritario e nel più totale disprezzo della minoranza e delle sue prerogative. Il revisore dei conti è uno dei ruoli di garanzia previsti dall’ordinamento degli enti locali e correttezza e buonsenso vorrebbero che la scelta di una persona che deve svolgere un compito in modo imparziale debba essere condivisa tra maggioranza e opposizione. Serve l’individuazione di qualcuno che goda della piena fiducia di tutti. Non bisogna stupirsi che, invece, si sia preferito imporre un proprio nome e senza neppure farci conoscere la persona designata. Abbiamo già avuto modo di verificare la prassi “casareccia” di gestire i soldi pubblici. Quindi meglio evitare di dover rendere conto a troppa gente di quanto avviene negli uffici del comune. Contestiamo quindi il metodo, ma non abbiamo elementi di giudizio sulla persona interessata e quindi ci asteniamo.
Si passa al punto successivo: permuta di terreni tra T.A.V. S.p.A. e Comune di Labico. Credo sia utile un breve riassunto della “puntata precedente”. Il Sindaco aveva portato, con procedura d’urgenza, una delibera per uno scambio di terreni tra T.A.V. S.p.A. e il Comune. Circa 5000 metri quadrati di strade da T.A.V. S.p.A. al Comune. E circa 240 metri quadrati dal Comune a T.A.V. S.p.A.. L’illustrazione del Sindaco era stata piuttosto vaga e confusa. Si parlava di un non meglio precisato atto dovuto, ma non se ne spiegava bene il contenuto. Noi, pur avendo ricevuto con grande ritardo gli atti, abbiamo visto che c’era qualcosa di poco chiaro e le omissioni del Sindaco non aiutavano la comprensione della questione. Perché, ad esempio, il terreno si trovava nel bel mezzo della proprietà del Sindaco? Perché IRICAV (la società che ha realizzato l’alta velocità) non aveva espropriato direttamente anche quel pezzettino, così come aveva fatto per il resto del tracciato ferroviario? Forse perché ci passava una strada pubblica? Il Sindaco sosteneva che non c’era nessuna strada. Il vicesindaco ricordava di sì. Idee poche e confuse nella maggioranza. A fronte dei dubbi sollevati e della irregolarità procedurale seguita il Sindaco decideva di ritirare il punto. Due settimane dopo eccoci di nuovo ad affrontare l’argomento in consiglio.
In assenza del Sindaco presiede il vicesindaco. Anche questa volta chiedo di illustrare la proposta di delibera. Anche questa volta l’illustrazione non è particolarmente approfondita, ma emerge finalmente che la strada c’era. Lo dice il vicesindaco, lo conferma convintamente l’assessore Scaccia. L’unico a non averne la più pallida idea è l’assessore alla viabilità.
Del tutto insoddisfatti della relazione introduttiva proviamo noi ad esporre quanto siamo riusciti a capire, pur nella difficoltà ad avere tutta la documentazione (inutile dire che due settimane prima avevamo fatto protocollare una richiesta di tutti gli atti relativi alla questione, a cui non abbiamo avuto risposta…). E proviamo anche a chiedere ai consiglieri di maggioranza quanto sappiano sulla vicenda. La risposta è sempre quella: praticamente niente. Non hanno la minima idea di cosa andranno ad approvare. Eppure basta leggere la delibera per accorgersi di questioni di grande rilievo. La prima è che il terreno oggetto della permuta è in tutta evidenza un tratto di strada “comunale ad uso pubblico” e che tale strada risulta “dismessa e sottratta alla sua originaria destinazione”. Perché – chiediamo ai nostri solerti amministratori – non viene inserito nella documentazione l’atto di dismissione di questa strada? Chi ha la responsabilità politica di aver sottratto alla collettività un bene pubblico? Quando è successo? Nessuno ci sa rispondere. Qualche buontempone della maggioranza prova a farfugliare la parola “usucapione”. Probabilmente è una battuta – siamo sempre sotto carnevale – ma ci preme sottolineare che gli articoli 822 e seguenti del Codice Civile, che regolano i beni pubblici, escludono in modo categorico che un qualunque privato (compresi i sindaci) possa appropriarsi di una proprietà demaniale. Inoltre l’atto di permuta allegato alla delibera parla di una presunta “viabilità alternativa” che sarebbe stata realizzata, consegnata ed aperta al traffico per garantire la “continuità di passaggio”.
Balle. Non c’è nessuna viabilità che va a sostituire la strada di Centogocce che congiungeva Carchitti a Labico. In pratica con la delibera il Consiglio Comunale avrebbe “regalato” di fatto circa un chilometro di strada pubblica al proprietario del terreno attraversato, che, guarda la combinazione, è anche il Sindaco.
Ammirevole l’intervento del cosiddetto assessore alla viabilità. Mi chiede come faccio ad essere sicuro che lì ci fosse una strada e che quello sia un terreno pubblico. Lui non ha elementi per fare una simile affermazione e quindi, suppongo io, giudica un po’ troppo affrettate le mie affermazioni. Sottolineo, con malcelata ironia, che sarebbe stato più logico invertire le parti: il consigliere di minoranza che chiede lumi all’assessore alla viabiltà. Tra l’altro la risposta è davvero semplice. Bastava fare una visura catastale (e l’ufficio tecnico del Comune è abilitato in tal senso) e verificare che la particella di terreno chiesta dall’IRICAV è di proprietà pubblica. Per completezza di informazione chiedo di allegare agli atti copia della visura.
A questo punto nella maggioranza sono in molti a so- stenere la necessità di ripristinare la viabilità, eventualmente realizzando cavalcavia o sottopassi. E’ lecito chiedersi se, in assenza del nostro approfondimento, avrebbero votato a favore della delibera. In ogni caso adesso le idee sono più chiare e qualcuno vede nella TAV S.p.A. il principale responsabile della situazione. Noi ci teniamo a precisare che la T.A.V. S.p.A. – che è soggetto privato – ha tutto l’interesse a ridurre al minimo le proprie incombenze e che c’è invece un’enorme responsabilità – e non solo politica – di chi ha gestito la vicenda in nome e per conto del Comune, che è soggetto pubblico, e che come tale ha come “ragione sociale” la tutela degli interessi della collettività.
Alla fine siamo tutti d’accordo sulla necessità di rivedere l’atto di permuta in modo da garantire che la vecchia viabilità venga ripristinata in qualche modo e che è necessario predisporre un incontro tra la commissione urbanistica e l’IRICAV per studiare la revisione dell’intesa. E così l’atto “urgente” e “dovuto” viene rinviato nuovamente. Chissà che il Sindaco si sia pentito di aver lasciato la “sua” maggioranza a gestire la vicenda. Il giallo della strada scomparsa continua.

Alle colonne d'Ercole

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La mia ultima avventura