5 luglio 2008

Cronache dal consiglio

Noi di Cambiare e Vivere Labico abbiamo sempre criticato la modesta disponibilità al confronto istituzionale dei nostri amministratori. Dopo le elezioni del 27 maggio 2007 si è tenuto un solo consiglio prima della pausa estiva (quello del 16 giugno era esclusivamente di insediamento) il 3 agosto. Per una successiva convocazione è stato necessario attendere quasi due mesi (28 settembre).
Gli intervalli successivi sono stati mediamente di un mese e mezzo. Il record è stato battuto durante il periodo delle elezioni amministrative, complice probabilmente la candidatura del vicesindaco alle provinciali, durante il quale l’intera amministrazione comunale è stata mobilitata per la campagna elettorale e quindi non c’era certo tempo da perdere in attività amene come i consigli comunali. Settanta i giorni di inattività in quella circostanza.

14 giugno 2008

Cronache dal consiglio

Il consiglio viene convocato alle otto di mattina, probabilmente per dare più tempo allo svolgimento dei lavori. Qualcuno, come il sottoscritto, si presenta puntualmente all’appuntamento. Il portone di Palazzo Giuliani è chiuso. C’è il tempo di andare a prendere il giornale, di fare un salto al bar per un caffè, due chiacchiere in piazza.
Insomma alla fine la seduta inizia alle nove. Manca, probabilmente per la breve distanza con il consiglio precedente, l’approvazione dei verbali della seduta precedente. Ci limitiamo a farlo presente.
Subito il sindaco chiede l’inversione dei primi due punti all’ordine del giorno, in modo da poter affrontare subito la controproposta del comune su tracciato e casello della bretella Cisterna-Valmontone, attesa la presenza in consiglio del tecnico della Società Autostrade. Tutti d’accordo. Si passa all’esame della proposta che viene illustrata prima dal sindaco, poi dal consigliere delegato alla viabilità, Prestipino, e infine dal tecnico della Società Autostrade. A sentire gli interventi sembra la panacea di tutti i mali, un’infrastruttura dall’impatto ambientale insignificante, ma che porterà al paese ricchezza e benessere, libererà miracolosamente la Casilina dal traffico e dallo smog. Insomma un’occasione unica, irripetibile e che sarebbe sciocco farsi sfuggire. Nella minoranza molte sono le perplessità sulle conseguenze che l’intervento determinerebbe sul territorio, anche da parte dei più favorevoli all’opera. Infatti sia Tulli che Giovannoli esprimono forti riserve sul tracciato individuato dal comune e sulla collocazione del casello, che, va sottolineato, devasterebbe irrimediabilmente una delle poche aree quasi intatte del nostro territorio: la zona dei Casali. Anche io intervengo. La mia posizione è nota e, con un pizzico di autoironia, mi definisco come il giapponese che al termine della seconda guerra mondiale prosegue imperterrito la sua battaglia inconsapevole del fatto che la guerra è perduta e che da tempo è stata firmata la resa incondizionata.
Mantengo un giudizio negativo. In primo luogo sull’opera in sé, inutile, devastante ed in contrasto con un modello di sviluppo razionale ed equilibrato, nonché anacronistico in virtù del costante aumento dei costi energetici che costringeranno tutti noi a rivedere le scelte in materia di produzione e trasporto delle merci. In secondo luogo faccio una valutazione più specifica su quali sarebbero le conseguenze sul territorio labicano e contesto vivamente le rosee previsioni sul traffico fatte dai nostri amministratori.
Il traffico aumenterà inevitabilmente ed inesorabilmente. Chiedo come mai nessuno si sia mai degnato di fare uno studio serio sui flussi di traffico che attraversano il nostro paese. Come mai nessuno si sia mai chiesto che tipo di traffico interessa i nostri assi viari.
Che genere di domanda potrebbe soddisfare la bretella e quanta nuova domanda di mobilità andrebbe a stimolare. Nessuna risposta.
Nessuno sa bene cosa potrebbe succedere.
Eppure basta vedere la situazione di San Cesareo – peraltro portata ad esempio positivo – dove c’è un ingresso autostradale a un chilometro dall’abitato e dove la principale via di scorrimento del paese è completamente intasata nelle ore di punta. Osservo che la zona di Valle Fredda e dei Casali verrebbe irrimediabilmente compromessa tra casello, viabilità di connessione, rotatorie sparse (ben 14!) e tutta l’edificazione – spontanea o programmata che sia – che ne conseguirebbe. La realizzazione di un interporto (auspicata in più circostanze dai nostri amministratori) rappresenterebbe infine la pietra tombale sulle residue speranze di un paese che voglia essere davvero vivibile.
Considerazioni analoghe sono svolte da Spezzano e le riporta sul commento pubblicato in questo stesso giornale.
Alla fine si vota. Dieci favorevoli. Due astenuti (Tulli e Giovannoli). Due contrari (Berlenghi e Spezzano).
Si passa al secondo punto: aggiornamento condizioni contratto di servizio con il consorzio Gaia.
L’illustrazione di Giordani fa riferimento alla difficile situazione di Gaia, all’aumento dei costi di raccolta e di smaltimento (trasferiti puntualmente sulla TARSU) e alla conseguente necessità di modificare il contratto di servizio con l’ente gestore. Interviene anche il consigliere delegato all’ambiente, Luciano Galli, che, confermando la complessa situazione, anticipa l’intenzione dell’amministrazione di aumentare la raccolta differenziata, di controllare e sanzionare i comportamenti “incivili” ed invita l’opposizione ad un’assunzione di responsabilità. Noi consiglieri della minoranza interveniamo tutti sul punto. Ci sembra troppo importante la questione e cerchiamo di affrontarla con spirito di collaborazione.
Rileviamo però che non abbiamo elementi per poter valutare correttamente il quadro complessivo.
Sottolineiamo che stiamo parlando di una Società per Azioni, di cui il comune di Labico fa parte in qualità di “socio”. Una società che, a causa di una gestione a dir poco “sconsiderata”, si trova ad essere in “amministrazione straordinaria” e che di fatto è ad un passo dal fallimento. Un fallimento che coinvolgerebbe e danneggerebbe Labico e, ovviamente, i suoi abitanti.
Proviamo a ricordare che, al di là delle belle parole che si dicono sempre in queste circostanze sulla necessità di aumentare la raccolta differenziata, la normativa italiana da oltre dieci anni attribuisce ai comuni degli obiettivi da raggiungere, che il comune di Labico non ha mai rispettato.
Chiediamo chiarimenti sui dati riportati dagli atti e su una certa incongruenza tra le entrate e le spese previste. Ricordiamo ancora una volta – ormai non si contano più – al sindaco che l’appello alla responsabilità sarebbe stato molto più credibile se si fossero costituite le commissioni consiliari e se in quella competente in materia si fosse affrontato il problema. Spieghiamo infine che non ci è possibile dare un voto favorevole visto che non abbiamo neppure potuto vedere il programma di ristrutturazione (obbligatorio in situazioni di sofferenza come quella in cui versa Gaia), di cui il comune dispone, ma che non è stato portato a conoscenza della minoranza.
Il nostro primo orientamento era di votare contro, ma decidiamo di accogliere l’invito del consigliere delegato all’ambiente e ci asteniamo. 10 favorevoli e 4 astenuti quindi il risultato finale.
Il terzo punto è una semplice rettifica riguardante usi civici a causa di un errore materiale. Si vota senza dibattito.
11 favorevoli 2 astenuti (Berlenghi e Spezzano).
Il quarto punto riguarda lo schema di convenzione con la cooperativa sociale GEA. La relazione di Scaccia spiega a grandi linee le finalità della convenzione e il ruolo della cooperativa. In pratica la GEA, sovvenzionata dal comune, retribuisce alcune persone che svolgono dei lavori per l’amministrazione comunale. Presentiamo un emendamento con cui chiediamo una maggiore chiarezza e trasparenza del rapporto con la GEA. Segnaliamo alcune imprecisioni nella redazione della convenzione (che fa riferimento ad una tipologia contrattuale non più esistente) e chiediamo di dare più dignità ai lavoratori chiedendo di aumentare la loro – modesta – retribuzione. Dopo una lunga trattativa la nostra proposta viene accolta. La delibera viene approvata all’unanimità.
Quinto punto. La formulazione burocratica è “programmazione degli incarichi per l’anno 2008”. Per rendere più familiare il concetto basta una sola parola: “consulenze”. Se ne prevedono due. Una di 4800 euro e una di 15.000 euro. Sulla seconda, che serve a retribuire un esperto in pianificazione urbanistica per un lavoro di supporto all’ufficio tecnico della durata di 24 mesi, non abbiamo molti elementi di valutazione. E’ possibile che il carico di lavoro degli uffici sia tale da giustificare questo “rinforzo”, ma non possiamo certo dirlo, soprattutto tenendo conto della vaghezza dell’atto che non dice nulla sull’impegno richiesto all’esperto in termini di tempo: un’ora alla settimana, dieci, trenta? Le perplessità aumentano rispetto alla prima. Dietro la formula “lo dice la legge” si cela un incomprensibile esborso di 4800 per pagare qualcuno che ci dica se a Labico si può o meno aprire una seconda edicola. Si parla di redazione di piano rivendita riviste e giornali. Si spiega che serve un esperto in programmazione commerciale del territorio. Si afferma la delicatezza ed importanza di un siffatto incarico. Faccio notare che in un paese dove senza criterio si fanno strade, scuole, marciapiedi, fogne, piazze (lì non manca il criterio mancano proprio le piazze), e via dicendo, si decide che serve uno studio profumatamente pagato per capire se è il caso di aprire un’attività commerciale. Misteri. Anche Luciano Galli esprime qualche perplessità sull’opportunità di spendere soldi pubblici per qualcosa che interessa l’economia privata. Al voto però nessuna sorpresa: 10 favorevoli e 4 contrari.

31 maggio 2008

Cronache dal consiglio

Dopo due mesi di interruzione dell’attività consiliare – interruzione curiosamente coincisa con la candidatura del vicesindaco alle elezioni provinciali – viene finalmente convocata l’assemblea degli eletti in comune. Non certo per la voglia di confronto democratico che anima i nostri amministratori, ma per approvare in tempo utile un atto che la legge obbliga al vaglio del consiglio comunale. Il primo punto all’ordine del giorno è, come consuetudine, relativo all’approvazione dei verbali precedenti. Io contesto il verbale relativo al ritiro della delibera sull’addizionale IRPEF, su cui avevo espresso una mia valutazione politica. In quella circostanza il vicesindaco cercò - illegittimamente - di levarmi la parola. Nacque un’accesa discussione durante la quale espressi comunque il mio giudizio, ossia la stretta connessione tra la decisione del ritiro della delibera (un aumento di tasse è sempre una misura impopolare) e le incombenti elezioni provinciali. Di tutto questo però nel verbale non trovo traccia. Lo faccio presente e chiedo un’integrazione. Il sindaco e qualche consigliere comunale si trovano d’accordo. Il vicesindaco esita. Poi, con senso di responsabilità, decide di approvare la mia proposta. Gesto decisamente apprezzabile. L’ho detto in consiglio e lo ribadisco in questa sede. Comunque quattro i contrari nella maggioranza.
Tra questi anche chi ambisce a svolgere proprio il ruolo di presidente del consiglio comunale. Il segnale sembra quello di voler far capire che non ha intenzione di essere “super partes” e, soprattutto, che ritiene lecito ridurre al silenzio il dissenso.
E non è un bel segnale. Spezzano chiede – e ottiene - la corretta scrittura dei verbali relativi all’esame delle osservazioni alla variante al PRG, che pertanto verranno integrati e riportati in consiglio. Io chiedo che nel verbale relativo alle risposte alle interrogazioni venga inserito il testo delle risposte, nell’interesse dei cittadini che vogliono essere messi a conoscenza di quanto avviene, ma anche dell’amministrazione stessa.
Secondo punto. Addizionale IRPEF. Prevedibile e prevista questa delibera, solo temporaneamente congelata due mesi prima. Il contenuto è ben noto. L’addizionale comunale IRPEF passa da 0,6% al 0,8%, con un sostanziale raddoppio dal 2006 a oggi (era lo 0,4%) e raggiunge il massimo possibile. Noi di Cambiare e Vivere Labico contestiamo la misura. Inoltre chiediamo chiarimenti sulle effettive entrate che dovrebbe comportare, visto che, stando agli atti di bilancio, l’incremento sembra modesto rispetto alle entrate dello scorso anno. Il chiarimento del responsabile dell’ufficio è puntuale e soddisfacente. Viene anche applicato – correttamente – un principio di cautela contabile per evitare “sorprese” in fase di assestamento. Chiediamo la massima trasparenza su come verrà gestito l’eventuale extragettito. Al voto dieci favorevoli e cinque contrari.
I punti tre e quattro sono atti legati all’approvazione del bilancio e servono a “fotografare” la situazione esistente. Il punto tre riguarda i servizi a domanda individuale. Nasce un piccolo dibattito sull’esigenza, da noi sottolineata, di garantire servizi di qualità a costi accessibili, in particolare per quel che riguarda i servizi legati alla scuola (trasporto bambini e mensa). A causa del “rigore” con cui il Sindaco decide di cronometrare gli interventi dei consiglieri di minoranza, prima Spezzano e poi Tulli si allontanano dalla sala consiliare per protestare di fronte alle numerose pause forzate (anche attraverso lo smodato uso di un campanello!) e alla fine non partecipano al voto.
Quindi: 10 favorevoli, 3 astenuti e 2 “auntoesclusi”. Il punto quattro è una semplice presa d’atto. Approvato con 14 voti favorevoli.
Il punto cinque, come i due precedenti, serve alla completezza del bilancio. Contiene il piano triennale delle opere pubbliche del paese. Opere che, essendo inserite nei capitoli di spesa delle uscite in conto capitale, vanno approvate contestualmente al bilancio (insieme ovviamente alle entrate previste per la loro realizzazione). Su questo elenco eravamo riusciti ad ottenere qualche piccolo miglioramento con alcune osservazioni presentate in precedenza. Cogliamo l’occasione per evidenziare come la realizzazione di opere pubbliche nel nostro paese avvenga in assenza di una vera e propria programmazione.
Sottolineiamo in particolare la questione dell’edilizia scolastica, le cui esigenze di ampliamento avrebbero dovuto essere ben note sin dal 1991 quando venne approvato un piano regolatore che prevedeva di triplicare (come è regolarmente avvenuto) la popolazione residente. Purtroppo invece si è atteso troppo tempo prima di iniziare ad occuparsi della questione ed è sempre stato necessario inseguire l’emergenza ampliando man mano gli edifici esistenti. Facciamo presente che anche per l’anno prossimo ci sono molte preoccupazioni nell’ambiente scolastico e che vorremmo vedere alcune tematiche sociali così importanti inserite tra le priorità dei nostri amministratori e non nella categorie “varie ed eventuali”. Si va al voto e si approva. Dieci favorevoli e 5 astenuti.
Sesto punto. Il bilancio preventivo per il 2008. Si tratta di un atto fondamentale dal quale si può individuare la politica di un’amministrazione. Ci siamo studiati la documentazione con la massima cura, abbiamo chiesto chiarimenti sulle questioni più complesse, abbiamo preparato una serie di emendamenti per chiedere degli aggiustamenti. La discussione è durata molto ed è stata anche accesa in alcuni momenti. La sensazione è stata però di una maggiore disponibilità reciproca a voler ascoltare le ragioni degli altri. Noi abbiamo fatto poche proposte, calibrate e basate sul buonsenso. Avremmo potuto chiedere ingenti risorse da distribuire un po’ ovunque per dimostrare la nostra attenzione alle tematiche più disparate. Abbiamo scelto invece la strada della responsabilità. Abbiamo chiesto poco. Su temi importanti. E abbiamo sempre individuato una copertura finanziaria ragionevole e praticabile. Tutti i temi sollevati hanno incontrato l’attenzione e, talvolta, la disponibilità da parte di alcuni esponenti della maggioranza. In particolare sono state accolte le richieste (in realtà pressoché obbligate visti gli impegni assunti) di finanziamento del consiglio dei giovani e dell’ufficio informagiovani. Ci è stato chiesto di ritirare due emendamenti per finanziare il funzionamento della biblioteca in cambio dell’impegno formale assunto dal sindaco di farsi carico di reperire le risorse adeguate. E’ stata accolta la nostra richiesta di prevedere dei premi per gli studenti più meritevoli, opportunamente ampliata (anche dal punto di vista finanziario) su suggerimento del capogruppo della maggioranza. Le altre nostre richieste di finanziamento delle società sportive, di ripristino del finanziamento per la protezione civile, di cancellazione del taglio operato ai danni del centro anziani (riduzione di 2/3), per la manutenzione del parco giochi e la gestione del campo di calcetto e l’agevolazione ICI per i giovani imprenditori e commercianti, sono state bocciate con la promessa – per alcune di esse – di utilizzare “eventuali” risorse reperite in fase di assestamento di bilancio. Il sindaco avrebbe voluto che, per questa disponibilità, l’opposizione desse il proprio voto favorevole. Abbiamo ringraziato il sindaco, ma facciamo notare che le nostre richieste (tra accolte, parzialmente accolte, affidate al destino e bocciate) ammontano a circa lo 0,2 per cento del bilancio complessivo del comune. Un po’ poco per chiederci di approvare un documento contabile così importante. Per approvare il bilancio bisognerebbe concorrere alla sua redazione e non limitarsi a poche e circoscritte proposte di modifica. Per cui si vota: dieci a favore e cinque contrari. Inoltre abbiamo proposto alla giunta, con un ordine del giorno, di rinunciare agli aumenti (per un importo complessivo pari a 37mila euro) che si sono attribuiti e di destinare le risorse ad interventi di carattere sociale.
Ovviamente niente da fare: proposta prontamente bocciata.

10 maggio 2008

Labico, l’isola felice (ma non troppo) del centrodestra

Sull’esito delle elezioni politiche nazionali e amministrative di aprile è stato già detto molto. Chiara ed innegabile la vittoria del centrodestra. Perdenti le scelte operate da Veltroni. Preoccupante che una larga fetta del Paese non sia rappresentata in Parlamento. Dal nostro punto di vista è sicuramente più utile fare qualche riflessione sul risultato del voto a livello locale. Che a Labico ci sia una forte maggioranza di centrodestra (che è quella che amministra il Paese da molti anni) non è certo una novità e i numeri, soprattutto per quel che riguarda le elezioni politiche, hanno sostanzialmente confermato questa supremazia.
Sulla base di questa forza nei consensi il nostro vicesindaco ha deciso di candidarsi alle elezioni provinciali.
Una candidatura piuttosto agevole in un collegio in cui tre comuni su quattro sono amministrati dal centrodestra e grazie anche alla semplificazione del partito unico imposto da Berlusconi ai suoi alleati. Ammirevole prova di forza la sua in quella circostanza: non si è nemmeno degnato di fare una telefonata. I suoi dirigenti di partito e i capi delle forze alleate lo hanno appreso dai giornalisti che li intervistavano. L’unico ad avere avuto un briciolo di dignità è stato Casini, che non ha accettato il diktat.
Ma non vorrei divagare.
Insomma la situazione era davvero favorevole e meritava di essere sfruttata. La campagna elettorale è stata fatta con grande spiegamento di forze e ci si è beffati di ogni minima regola di comportamento. Affissione selvaggia di manifesti ovunque (neanche a dirlo inutilmente segnalata al sindaco) e l’attività del consiglio comunale bloccata per oltre un mese e mezzo per poter meglio concentrare le forze sulla promozione del candidato. Si è fatto ricorso anche ad espedienti di qualunque genere, come quello di assoldare un congruo numero di finti rappresentanti di lista al solo scopo di spostarne l’indicazione di voto da un altro collegio.
Incredibilmente finanche la figlia del sindaco si è ritrovata ad essere rappresentante di lista. Peccato che, a parte al momento del voto, nessuno di questi garanti della regolarità si sia visto durante tutte le operazioni ai seggi, in particolare durante gli scrutini, il momento in cui l’azione dei rappresentanti di lista è più delicata e importante.
Anche il sindaco si è dato molto da fare e, incurante del suo ruolo super partes, ha fatto bella mostra del simbolo del suo nuovo partito in qualità di rappresentante di lista, pronto ad accogliere con affettuosi abbracci, baci e sorrisi tutti i cittadini. Insomma ogni cosa studiata fino al minimo dettaglio. Addirittura nel mio seggio gli scrutatori disponevano delle penne con simbolo e nome del candidato Galli. Trovo la cosa un po’ fuori luogo e sostituisco la prima penna con un’altra (mia, tra l’altro). Dopo un po’ ne vedo una seconda. Faccio notare alla scrutatrice che forse non è il caso. Lei replica affermando che la penna le appartiene. Non lo metto in dubbio, però forse non è il caso di utilizzarla in quella circostanza. Mi giro intorno e incrocio lo sguardo di un consigliere comunale di maggioranza, rappresentante di lista come me nonché consorte della scrutatrice in questione. Mi appello al suo buonsenso (e forse pecco di ottimismo) pensando di chiudere la vicenda senza troppo clamore. La reazione invece è del tutto inaspettata. Alza la voce. Infila una serie di frasi del tipo “vi attaccate a tutto”, “più fate così e più per noi le cose vanno bene” (si è visto…) e altre affermazioni del tutto prive di una connessione logica con quanto da me sollevato. Alla fine interviene il segretario di seggio affermando che in effetti quelle penne lì non ci potevano stare. Punto. La cosa divertente è che un rappresentante di lista del popolo della libertà in quel di Arezzo ha fatto togliere un disegno di un bambino raffigurante un arcobaleno, perché – a suo avviso – avrebbe potuto influenzare gli elettori. Applicazione ferrea delle regole (al limite del ridicolo) in alcune circostanze e disprezzo delle stesse in altre. Non che io pensassi davvero che i gadget elettorali di Alfredo Galli avrebbero potuto suggestionare i cittadini, ma ho sempre la sensazione che qualcuno abbia una visione un po’ distorta del ruolo di amministratore. Un ruolo che prevede responsabilità e la consapevolezza di svolgere un ruolo al servizio della collettività, mentre invece qualcuno lo interpreta come un’appropriazione di qualcosa, come un modo per porsi al di sopra e al di fuori delle regole, che continuano a valere per tutti gli altri, ma non per quelli che fanno parte della “casta”. Ed è stato davvero imbarazzante vedere, alle 15 in punto, al momento della chiusura dei seggi per le operazioni di voto, il nostro sindaco, che fino ad allora era stato adibito al lavoro di portineria, levarsi il contrassegno di rappresentante di lista e rimettersi i panni di garante di tutti.
Nonostante tutto questo però il risultato elettorale di Alfredo Galli è stato inferiore alle aspettative. Galli non è riuscito a riconfermare i voti delle amministrative e si è verificata una significativa differenza tra i voti delle politiche e quelli delle provinciali, in barba all’enorme pressione psicologica di tutto il politburo labicano all’ingresso dei seggi. Quando si riprenderanno dalla botta è probabile che il consiglio comunale ricominci a lavorare, ma si sa che gli interessi dei cittadini non sono esattamente il primo dei pensieri dei nostri amministratori.

7 aprile 2008

Nell'interesse dei cittadini

Questo numero “straordinario” di Cambiare e Vivere Labico ha come principale obiettivo quello di fare un piccolo bilancio a quasi un anno di presenza in consiglio comunale e di informare il maggior numero possibile di cittadini di Labico. Lo spazio ovviamente non è sufficiente per fare un resoconto esaustivo del nostro impegno - dettagliatamente descritto nei numeri del nostro giornale, scaricabili da www.cambiareeviverelabico.it – e pertanto ci limiteremo a qualche cenno sul lavoro svolto nell’ultimo anno. Un anno trascorso all’interno di un’istituzione, la più piccola del nostro ordinamento, ma non per questo di scarsa importanza, tutt’altro. Come gruppo consiliare abbiamo scelto di impostare la nostra azione politica basandoci su due capisaldi: nel metodo cercare sempre il dialogo e il confronto con la maggioranza; nel merito, non rinunciare mai ai propri contenuti e, soprattutto, avere come obiettivo gli interessi della collettività. Certo, non è stato facile, però, nonostante tutto, siamo riusciti a svolgere un’azione, di stimolo da una parte e di controllo dall’altra, che qualche risultato l’ha sicuramente prodotto.
Il primo importante risultato è stato quello di garantire a tutti i bambini la possibilità di andare a scuola. Abbiamo segnalato la questione sin dal primo consiglio comunale e abbiamo incalzato sindaco e vicesindaco ricordando loro le promesse fatte e gli impegni assunti in proposito.
Certo, i problemi scolastici sono tutt’altro che risolti e su molte importanti questioni – a cominciare dalla mancata concessione dell’autonomia scolastica, dovuta all’inerzia dei nostri amministratori – dovremo ancora lavorare molto (soprattutto considerata la poca considerazione che ha la maggioranza su questi temi). Altre “battaglie” le abbiamo fatte su questioni legate alle scelte in materia urbanistica. E sono state indubbiamente quelle più difficili, perché sono quelle che denotano in modo più evidente la differenza di impostazione tra noi e la maggioranza. Noi proviamo ad orientare le scelte in modo che gli interventi non creino disagio ai cittadini e che anzi possano migliorare il loro benessere. Da parte loro si cerca di privilegiare soprattutto l’interesse e il profitto di chi trae vantaggio economico dalle trasformazioni urbanistiche.
Qualche risultato l’abbiamo ottenuto, come l’obbligo di individuare una adeguata viabilità di collegamento della zona produttiva di Colle Alto, però la sensazione è quella che alcune materie siano decisamente tabù e infatti a nulla è servita la nostra netta opposizione a consentire una speculazione edilizia in prossimità dei cavi dell’alta tensione, con gravi pericoli per la salute dei cittadini che vi andranno ad abitare. E un’ulteriore conferma viene dalle osservazioni al piano regolatore sulle quali Spezzano e Giovannoli nella commissione competente e tutti noi in consiglio comunale stiamo dando vita ad un serrato confronto nel tentativo di limitare i danni che vogliono produrre al nostro territorio. Sempre in materia di governo del territorio abbiamo affrontato la delicata questione della bretella Cisterna-Valmontone, vagliandone prima le problematiche in consiglio comunale e poi organizzando un’iniziativa pubblica per spiegare alla cittadinanza (ognuno con la propria sensibilità) i pro e i contro dell’infrastruttura. Abbiamo invitato anche il sindaco che però ha preferito – come spesso avviene – sottrarsi al confronto. L’ultimo scontro l’abbiamo avuto su una delibera riguardante l’aumento dell’addizionale IRPEF, portato in consiglio, ma non affrontato, negli stessi giorni in cui la giunta ha approvato un aumento delle proprie retribuzioni. Vano il nostro tentativo di un chiarimento. Ad alcuni, forse maliziosi, è venuto il dubbio che il goffo tentativo di “congelare” la delibera sia legato alle imminenti elezioni. Quei maliziosi la risposta l’avranno dopo il 14 aprile.

Alle colonne d'Ercole

Alle colonne d'Ercole
La mia ultima avventura