8 novembre 2011
5 novembre 2011
La banalità del male
Il commento del nostro premier
alla seconda tragedia che, nel giro di pochi giorni, ha colpito la Liguria e il
paese intero – se per qualcuno vale ancora un minimo di senso di solidarietà di
una nazione – è francamente disarmante: è successo perché hanno costruito dove
non si doveva. Sarebbe anche una
discreta sintesi, se ad esprimerla fosse stato un qualunque cittadino dotato
semplicemente di un minimo di buonsenso. Tra le concause che determinano eventi
come quelli appena registrati c’è, indubbiamente, l’inadeguatezza delle scelte
di pianificazione urbanistica e di governo del territorio. E costruire troppo,
male e in zone a rischio idrogeologico (per tacere di quello sismico) significa
aumentare i fattori di rischio. Quello che sconcerta, quello che spaventa,
quello che indigna profondamente è che a pronunciare queste parole sia stato il
principale artefice della deregulation urbanistica in un paese che già – per
cultura e vocazione – non è particolarmente incline a seguire regole che
vengono spesso giudicate troppo rigide. E quanto entusiasmo aveva suscitato
questo sorridente omuncolo che ha fatto della semplificazione – delle
procedure, della regole, del linguaggio – la sua arma vincente. Non a caso sono
passati senza troppi problemi due condoni edilizi nel giro di dieci anni, a cui
si sono aggiunti, per completare il quadro, il progressivo allentamento delle
norme in materia urbanistica e l’approvazione del “piano casa”, un’altra
meravigliosa perla di disprezzo verso le regole della civile convivenza, salutata
con irritante entusiasmo da molte amministrazioni regionali (che, in qualche
caso, sono riuscite a peggiorarne l’impianto). E adesso, proprio dal suo pulpito,
arriva il rimprovero sul mancato rispetto delle regole nello sviluppo edilizio.
Una considerazione come un’altra, quasi ovvia. Banale, se vogliamo. La banalità
del male. Un male che ci ha colpito 17 anni fa e dal quale ancora non siamo
riusciti a guarire.
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27 ottobre 2011
Sicurezza stradale: rassegnato fatalismo o interventi concreti?
Non mi piacciono le situazioni in
cui ogni affermazione possa essere accusata di strumentalizzazione. Però, così
come la catastrofe che ha messo in ginocchio la Liguria dovrebbe far riflettere
sui rischi derivanti dallo scriteriato utilizzo e consumo del territorio, il
drammatico incidente stradale che ha causato la morte di una persona in pieno
centro abitato, dovrebbe far riflettere sull’intrinseca insicurezza della
nostra mobilità. Una riflessione che dovrebbe servire a chi non si era mai
posto il problema, a chi il problema non lo vedeva pur avendone la
responsabilità, e un po’ anche a chi, inascoltato, il problema lo poneva da
tempo. Questo articolo l’ho scritto otto anni fa, in tempi non sospetti. Mi
sembra ancora attualissimo.
Sicurezza stradale: rassegnato fatalismo o
interventi concreti?
Non è facile
abitare in un paese, anche se piccolo come Labico, quando viene attraversato da
una strada "di scorrimento". Tutto diventa funzionale all'arteria
stradale e i comportamenti e le abitudini degli abitanti si adattano ad una
visione distorta e sbagliata del rapporto tra gli automobilisti (i padroni) e
gli altri utenti della strada (gli ospiti, spesso indesiderati). Esiste una
norma tanto nota quanto disapplicata del Codice della strada (articolo 40,
comma 11) che prevede che i conducenti diano la precedenza ai pedoni che
attraversano sulle strisce pedonali. Ebbene dubito che qualunque abitante di
Labico dotato di un normale istinto di sopravvivenza si arrischierebbe ad
attraversare la Casilina sulle strisce pedonali al sopraggiungere di qualche
automobile. E chiunque osasse azzardare nella migliore delle ipotesi verrebbe
insultato da un infastidito conducente costretto - quale insolenza - a
rallentare o addirittura a fermarsi per fare strada ad un semplice
"pedone". E così, per avere
una sensazione di maggiore sicurezza, gran parte di chi abita a poche decine di
metri dal centro del paese decide di utilizzare comunque l'automobile per recarsi
in "piazza", contribuendo - inconsapevolmente - ad alimentare una
perversa spirale che rende i pochi e coraggiosi pedoni rimasti ancor più
indifesi di fronte ai pericoli della strada. In altre città italiane alcune -
illuminate - amministrazioni hanno deciso di adottare provvedimenti finalizzati
a garantire una maggiore sicurezza per tutti gli utenti della strada. Si va
dalla progressiva pedonalizzazione dei centri urbani alla realizzazione di
percorsi protetti per pedoni e ciclisti, agli interventi di moderazione della
velocità, all'istituzione delle "zone 30", ossia le zone residenziali
nelle quali le automobili non possono superare i 30 chilometri orari.
Per quanto riguarda gli assi di attraversamento ci sono molte soluzioni che
possono essere adottate: dalle rotatorie alle "porte di ingresso" alla
separazione delle corsie per impedire i sorpassi, in modo da costringere
"fisicamente" gli automobilisti a ridurre la velocità. A Labico
non sembra che si intendano adottare soluzioni particolari. Un paio di anni fa
è stata allargata la sede stradale in prossimità del centro, con il conseguente
prevedibile aumento della velocità proprio nella zona abitata, ossia dove
bisognerebbe avere la massima cautela, mentre sono state installate delle
"bande rumorose", il cui effetto pratico è davvero molto vicino allo
zero. L'imminente adozione di un sistema elettronico di rilevazione delle
infrazioni potrà giovare indubbiamente alle casse comunali, ma non garantirà
agli abitanti del paese una maggiore sicurezza, visto che l'autovelox sarà
operativo presumibilmente solo qualche ora nei giorni feriali.
Concretamente
sarebbe possibile intervenire per rendere meno pericolosi i percorsi
"urbani" a Labico? Certo, la situazione di partenza è complessa ed è
difficile sperare in cambiamenti epocali, ma, con un po' di coraggio e un po'
di buona volontà è possibile fare qualche passo avanti. Gli interventi
strutturali più importanti dovrebbero avvenire sulla Casilina, in modo da
ottenere i seguenti risultati:
●
riduzione della velocità di attraversamento del
centro abitato;
●
realizzazione di percorsi sicuri per pedoni e
ciclisti per il raggiungimento del centro storico;
●
messa in sicurezza degli attraversamenti
pedonali;
●
installazione di dissuasori di sosta nei punti
di maggiore criticità.
Altri interventi
invece potrebbero essere di tipo "culturale" con l'obiettivo di
restituire alla strada una funzione sociale e di responsabilizzare gli utenti
della strada sui rischi - per sé e per gli altri - di comportamenti impropri
alla guida (non bisogna dimenticare che gli incidenti stradali sono la prima
causa di morte per i giovani sotto i 25 anni). In particolare potrebbe essere
utile introdurre corsi di educazione stradale responsabile nelle scuole. E,
sempre per quanto riguarda le scuole, bisognerebbe incentivare la realizzazione
di percorsi sicuri casa-scuola in modo da garantire ai bambini quell'autonomia
che stanno lentamente, ma inesorabilmente, perdendo. Inoltre non bisogna
dimenticare che l'Organizzazione Mondiale della Sanità ha rilevato che molte
patologie infantili - tra cui l'obesità e l'asma bronchiale - dipendono dalla
sedentarietà forzata dei nostri bambini e dall'elevata concentrazione di
inquinanti che sono costretti a respirare. Ovviamente non tutti abitano ad una
distanza dalla scuola percorribile a piedi, ma sarebbe sufficiente chiudere al
traffico veicolare le strade in prossimità degli edifici scolastici nelle fasce
orarie di entrata e di uscita per consentire ai ragazzi di percorrere a piedi
(o in bicicletta) un tratto di strada, senza i pericoli, il rumore e lo smog causati
dalle automobili. Non sono sogni irrealizzabili, ma progetti che stanno
prendendo piede nelle scuole di molte città europee. Le scuole e le
amministrazioni che collaborano ai progetti sono collegate attraverso una rete
(schoolway.net) che consente loro di scambiare esperienze e consigli e terranno
a Roma proprio il 15 e 16 maggio prossimi una importante conferenza
internazionale sulla mobilità sostenibile casa-scuola. Chissà se i nostri
amministratori parteciperanno.
29 aprile 2003
29 aprile 2003
26 ottobre 2011
Allergici alla democrazia
Siamo
alla fine di un ciclo. Da adesso in poi ogni atto che verrà portato in
consiglio comunale sarà l’ultimo, della sua categoria, di questa consiliatura.
E ognuno di essi servirà a delineare una valutazione sull’operato
dell’amministrazione e, in una certa misura, anche dell’opposizione. Dalla
lunghezza dell’intervallo tra un consiglio comunale e l’altro – il record è
stato recentemente battuto con un’interruzione di tre mesi e mezzo (da giugno a
ottobre) – già ci si può fare un’idea delle difficoltà della maggioranza nel
prendere parte al più importante momento di partecipazione democratica e di
confronto: il consiglio comunale. Questo sia perché fondamentalmente allergici
sia alla partecipazione che alla democrazia, sia perché preoccupati dal
confronto con l’opposizione, che li ha sempre visti in enorme difficoltà. Basta
assistere ad un consiglio comunale per rendersene conto. E così è stato anche
negli ultimi due. Era passato talmente tanto tempo dal precedente che un
consiglio comunale non è bastato ad affrontare tutte le questioni che si erano
accumulate. Basta pensare che il primo punto all’ordine del giorno – il
rendiconto del bilancio 2010 – avrebbe dovuto essere approvato entro il 30
aprile 2011. E per l’approvazione del secondo punto – gli equilibri di bilancio
2011 – si è resa necessaria una diffida da parte del Prefetto a convocare il
consiglio comunale, per non correre il rischio – in caso di mancata
approvazione nei tempi indicati dall’organo prefettizio – di essere
commissariati.
Da
questi aspetti si capisce molto bene quale sia l’atteggiamento della nostra
amministrazione, il cui impegno e la cui solerzia sono ineguagliabili solo ed
esclusivamente quando si devono affrontare temi, come l’urbanistica, che
preludono alla devastazione speculativa del territorio. Per esaminare le
osservazioni alla variante al piano regolatore si riuniva il consiglio comunale
ogni settimana. In quel caso la conclusione dell’iter procedurale per
l’approvazione della variante aveva la priorità su tutto e la maggioranza era
letteralmente precettata. Altrettanto solerte è stata l’amministrazione quando
ci si doveva occupare di questioni che riguardavano direttamente il sindaco.
Come l’istituzione di una commissione ad hoc per garantirgli la possibilità di
organizzare “Caput Lucis” nel suo ristorante o l’organizzazione di una sagra
delle nocciole – con soldi pubblici – che sembrava una kermesse pubblicitaria
per la sua azienda.
Ovviamente
la solerzia e l’impegno vengono meno quando i problemi da affrontare riguardano
la collettività. In quel caso l’amministrazione diventa improvvisamente
distratta e assente e così abbiamo la zona dei cerchi in stato di abbandono da
oltre tre anni, la via Casilina senza illuminazione e con cantieri privi dei
requisiti di sicurezza per l’intera estate, la scuola pubblica piena di disagi
e problemi, aggravati dai tagli operati dalla giunta con l’ultimo bilancio, una
biblioteca inesistente, l’assoluta inadeguatezza di gran parte dei servizi per
la collettività e i mille altri problemi che i cittadini devono vivere ogni
giorno, nell’assoluta indifferenza dei nostri amministratori.
Un’indifferenza
che si è manifestata in modo inequivocabile proprio negli ultimi due consigli
comunali, al termine dei quali sindaco e vicesindaco sono fuggiti di fronte all’obbligo
che la legge impone loro di rispondere alle interrogazioni presentate dai
consiglieri di opposizione. In pratica sono rimaste inevase tutte le
interrogazioni del 2011, che vertono su argomenti di interesse dei cittadini e
della collettività. Purtroppo non c’è nulla da fare, né il sindaco, né il
vicesindaco hanno tempo da perdere per i propri concittadini, salvo andarli a
cercare per chiedere nuovamente il consenso convinti di poter continuare a
gestire il potere in questo modo plumbeo e clientelare, sempre nell’interesse
di pochi furbi e alla faccia di molti, spesso inconsapevoli. Quello che abbiamo
fatto in questi anni e quello che faremo nei prossimi mesi sarà di cercare di dare
a quei molti tutti gli strumenti necessari per garantire loro la massima
consapevolezza. Poi saranno loro, i
cittadini labicani, a scegliere se vorranno tenersi questi amministratori o se
vorranno, finalmente, aprire una pagina nuova – e pulita – nella politica
labicana.
11 ottobre 2011
Niente di nuovo sul fronte ferroviario
Non so a quanto serva ripetere
sempre le stesse cose. Siamo nel terzo millennio, abbiamo computer in grado di
elaborare calcoli sofisticatissimi che consentono di individuare la traiettoria
di un neutrino lungo l'ormai famoso tunnel che - a detta della Gelmini -
collega l'Abruzzo alla Svizzera, ma siamo incapaci di fare le scelte giuste
sulla base delle conoscenze di cui disponiamo. Questo perché ad occuparsi dei
neutrini sono scienziati (e non ministri) ma ad occuparsi della pianificazione
del territorio e delle scelte infrastrutturali sono ministri, sindaci e assessori
(che sono ben lontani dall'essere qualificabili come scienziati). In realtà le
scelte da fare non sarebbero neppure troppo complicate. Quasi come arredare una
casa. Se ho una libreria in grado di contenere 100 libri e ne possiedo 90, so
già che, se decidessi di comprare cinque libri all'anno avrò due anni di tempo
per preoccuparmi di acquistare una nuova libreria o eliminare qualche libro se
non vorrò ritrovarmi con i libri sparsi per casa. Con qualche elemento di
complessità in più anche le scelte che riguardano il governo del territorio e
le scelte di mobilità devono tenere conto di alcuni parametri. Se gli enti
locali dell'hinterland romano sono amministrati da politici inclini alla
cementificazione non è difficile immaginare che questo determinerà prevalentemente
un aumento della domanda di mobilità radiale da e verso Roma. Se un non troppo
previdente governo nazionale avvierà politiche di contenimento della spesa,
basate su tagli folli e indiscriminati sul trasporto locale ferroviario, con il
complice silenzio della regione (e di molti enti locali, troppo indaffarati a
disseminare mattoni), sarà altrettanto facile immaginare che avremo una
riduzione della qualità ed efficienza di un servizio che già in origine
lasciava a desiderare. Il risultato non deve stupire nessuno. Caos e disagi.
Treni sovraffollati e sporchi. Ritardi continui. Treni soppressi senza
spiegazioni. I pendolari pagano ancora una volta il prezzo di essere in mano ad
amministratori e governanti incompetenti e inadeguati. Eppure non serve la
scienza, basterebbe il buonsenso.
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